mercoledì 21 novembre 2012

Da qui all'eternità

Avete presente The Matrix, quel momento in cui il protagonista è al centro di un'azione frenetica e si ferma lì a mezz'aria. Non che il trambusto sia finito, è che improvvisamente ci si trova nell'occhio del ciclone, dove tutto è calmo. Una questione d'istanti, poi i nemici vengono abbattuti come birilli. Ecco, quel momento lì a mezz'aria è quello dove solitamente si trova Rape' all'apice di urla che fanno tremare le pareti della casa. Ma che ti urli? Si chiede in in quei pochi istanti, ma è  proprio questione di poco. Di lì a un attimo lancia le scarpe a Figlio-uno (quelle che sono venti minuti che gli dice di mettersi).
E dire che quasi undici anni di convivenza dovrebbero aver portato ad una qualche forma di assuefazione o accettazione (insomma tuo figlio è così mettiti l'anima in pace); oppure un antitodo. Macché, ogni volta è la stessa storia, il karma invocato, perseguito, praticato, perseverato a un certo punto, dopo una cosa chiesta quindici volte, diventa un'esplosione atomica.
Non è molto chiaro a Rape' quale sia la molla che la fa scattare, perché non le venga in mente nessuna saggia idea alternativa a Tarzan. Ogni volta, in quella lunga lista di tutte le cose che non dovrebbe fare riesce a metterle a segno tutte.
Cosa ci vuole? Il valium? Il prozac? Un corso di meditazione? Una personalità distaccata? Una menefreghista? Una superiore? Qual è l'antidoto a un figlio che vive perennemente sintonizzato su un altro canale, che non è che non ti ascolta o ubbidisce, non ti sente proprio. Che impiega mediamente 30 minuti per fare colazione 20 per lavarsi i denti e 20 per vestirsi? Non che siano tempi effettivi, nel frattempo ha fatto le boccace davanti allo specchio, ha saltellato in giro con un calzino, si è spruzzato di deodorante, ha fatto avanti e indietro verso l'armadio dimenticando quello che doveva prendere, chiacchierato con il fratello, perso e ritrovato il secondo calzino, chiesto scusa per avere la testa tra le nuvole, rinfilato il pigiama per sbaglio, ritolto il pigiama, osservato le striscie di dentifricio, trovato una maglietta, infilata a rovescio, rimessa a dritto. Insomma, a farci un film comico, Rape' sarebbe la prima a sbellicarsi. Ecco, le manca il distacco, le manca del buono e sano senso dell'umorismo, quello che sfodera in sala professori quando la maestra del primogenito, stravaccando su una sedia, dice: "anche oggi era l'unico a non aver scelto il pranzo." In fondo, sono solo sette anni che è una cosa che deve fare tutte le mattine.
Ma forse è una questione di compatibilità: Rape' è efficente, Figlio-uno un creativo; Rape' organizza, Figlio-uno procrastina; Rape' impiega il minimo indispensabile nel fare le cose, Figlio-uno un tempo indeterminato da qui all'eternità.
E' un amore intenso e un conflitto bellico.
In tanti anni le ha provate tutte: reward stickers, conversazioni mature, tono fermo, premi. Niente, l'alternativa al ruggito della tigre non l'ha trovata.
Forse un fischietto?

domenica 4 novembre 2012

In tour con famiglia

Sette giorni, quattro città, un albergo, una casa in prestito e una in affitto; chilometri macinati sulle italiche autostrade. Non si è capito bene se si sia trattato di un tour con vacanza o una vacanza con tour oppure semplicemente di un tour de force, fatto sta che alla partenza, Raperonzolo valutava le possibilità di sopravvivenza minime, al contrario la Rapefamiglia è rientrata alla base stremata ma piuttosto euforica.
Figlio-uno e Figlio-due hanno trovato nei numerosi ascensori saliti e scesi il top dell'intrattenimento: dal gabbiotto di Milano (gli abbiamo dovuto spiegare cos'era e neppure ci credevano), al semiloculo di Roma, passando per tutti gli altri abbastanza standard ma che per loro erano un'avventura. Per ciascuno di essi, ad ogni passaggio, Rape' e il Mr hanno dovuto esibire immaginari biglietti, consegnarli a Figlio-uno e ascoltare la telecronaca della salita (o discesa) da parte di Figlio-due.
Tra i momenti climax da segnalare, le numerose attese degli autorbus della capitale, in occasione delle quali i due giovani pacman venivano colti da raptus d'iperattività frenetica tra gli sguardi divertiti, scioccati o indignati di eventuali turisti o romani infreddoliti. 
Per halloween, i nostri hanno indossato le maschere già dalle dieci del mattino terrorizzando ogni passante che incrociavano. Verso mezzogiorno Figlio-due era già riuscito a distruggere la maschera di Figlio-uno, per la pace dei romani.
Il Mr, alla domanda "Qual è la parte del viaggio che ti è piaciuta di più?" ha risposto laconicamente "quel sonnellino pomeridiano che sono riuscito a farmi al quinto giorno".
Quanto a Rape' è già al quarto bucato e la montagna non si è ancora abbassata.