mercoledì 23 maggio 2012

Il benessere della malattia

Ci sono periodi in cui la malattia diventa una necessità. Siamo una generazione fortunata: ben nutrita, riscaldata, vaccinata e all'occorrenza antibiotizzata. Nel caso della Rapefamiglia, i bambini sono anche dotati di anticorpi stile Marines. Insomma, al di là dell'occasionale raffreddore, in questa casa (facendo tutti i dovuti scongiuri) virus e batteri vengono sgominati dopo neanche tre starnuti. Meglio di così non si potrebbe.
Però... ecco il però è che la malattia ha un suo valore, un suo benessere. E' quello che costringe a fermarsi, a mettere da parte tutte le cose da fare, tutte le scadenze, gli impegni. E' quello che cancella le lezioni di nuoto, gli scouts, la scuola, il lavoro; è quello che se anche non ti costringe al letto, ti impone comunque il riposo, che non è poco.
La sapevano lunga i nostri antenati, per i quali ficcarsi a letto anche per un mese era una cosa scontata, per i quali le bronchiti diventavano spesso polmoniti, e i bambini le malattie dell'infanzia se le facevano tutte dalla prima all'ultima. Certo non erano rose e fiori, c'era chi ci lasciava le penne. Non c'è da discutere che oggi a noi va decisamente meglio. Eppure è qualcosa di altro che si aggiunge ai ritmi spesso insostenibili del vivere di oggi: quel correre e correre dove la malattia occasionale è vissuta come una croce invece che una benedizione.
Ecco, Rape' pensava a questo negli ultimi giorni, quando di punto in bianco, lei e i bambini si sono ammalati tutti insieme. Era una cosa che non era mai successa. Tutti a casa. Improvvisamente, malgrado il febbrone di Figlio-uno, le gomitate di Figlio-due e i contorcimenti intestinali di Rape', nella nostra si è fatto strada il pensiero illuminante che era la cosa migliore che potesse capitare. Si è resa conto che quella mattina non avrebbe centrifugato per far sì che fossero tutti pronti per uscire, infilando un bucato in fretta e furia, non sarebbe tornata trafelata dal lavoro per preparare la cena, stendere il bucato e riuscire di corsa per la lezione di nuoto, per tornare, scaldare la cena e continuare a centrifugare fino al crollo della buonanotte. Si è resa conto che quel giorno nessuno avrebbe fatto una cicca.
E' stato un pensiero che l'ha resa vicina all'estasi.