lunedì 30 aprile 2012

C'è sempre speranza

Carissima...
"Mamma! Guarda!" Irrompe Figlio-Uno, computer in mano. "Sono riuscito ad usare il green screen e farmi apparire in un'astronave!" Rape' osserva estatica gli effetti speciali del figlio cineasta.
...scusa...
"Mamma!" Chiama Figlio-due dalla cucina, ha aperto tre cassetti e tirato fuori un numero imprecisato di oggetti tra cui forbici e scotch. "Mi aiuti a finire il mio libro?" I libri di Figlio-due sono una serie di fogli bianchi rilegati con lo scotch su cui scrive una parola per pagina. Anche questo è un inizio.
...se ti...
"Mamma!" Riecco Figlio-uno, sempre con il laptop in mano. Le mostra una serie di tutorials che dovrebbero svelarle ciscuno dei numerosi misteri di Adobe After Effects.
...rispondo...
 "Mamma!" Figlio-due reclama la merenda. Rape' gli passa una banana.
... solo ora, ma...
 "Mamma!" Figlio-uno, appare per la terza volta con il laptop, sta per farle vedere qualche cosa ma s'interrompe. Sbircia lo schermo della genitrice.
"Mmhh, credevo stessi scrivendo un altro libro. Quando lo scrivi un altro libro?"
Rape' lo osserva con un'espressione da ameba, poi sposta lo sguardo laconico verso le otto parole otto della mail che da giorni sta tentando di scrivere.
La vita è lunga, c'è sempre speranza.

lunedì 23 aprile 2012

Idee per l'insegnamento

Raperonzolo è sempre alla ricerca di nuove idee e ha la fortuna di lavorare con un maestro estremamente creativo. Quest'anno per far imparare le tabelline ai bambini a menadito ci siamo inventati una "sfida", un gioco. Abbiamo preparato un tabellone a piramide con dieci gradini colorati, ogni gradino rappresentava una tabellina. Nessun bambino era obbligato a partecipare. Chi voleva, ogni giorno metteva il cartellino con il nome sul tavolino delle sfide: si cominciava con la tabellina del 2, poi del 5, del 10 e poi tutte le altre in ordine fino al 9.  Se il bambino voleva accedere al primo gradino, la sfida era sulla tabellina del due. Io tiravo fuori un mazzo di carte da uno a dieci e le buttavo giù a caso. Se usciva il 7, signbificava 7X2 e la risposta doveva essere 14, massimo cinque secondi per rispondere; dieci risposte esatte e il bambino saliva al primo gradino. Il giorno dopo poteva proseguire la scalata con la tabellina del 5 e via di seguito. Ogni tre tabelline i bambini ricevevano un certificato e un piccolo premio. Chi raggiungeva la vetta veniva celebrato in assemblea davanti ala tutta la scuola.
Quando abbiamo cominciato non eravamo sicuri della partecipazione, pensavamo che solo i più bravi si sarebbero cimentati. Invece, l'esito è andato ben al di sopra delle aspettative. Molti dei meno bravi hanno visto l'occasione per emergere, e con grinta e determinazione sono scalati prima di altri. Hanno partecipato tutti, studiandole e ripetendole a casa pur senza esserne obbligati. Dopo tre mesi, quando abbiamo deciso di interromperla e inaugurare una nuova sfida, 17 bambini su 24 avevano raggiunto la vetta, gli altri sette avevano ancora qualche piccola difficoltà con la tabellina dell'8, nel senso che invece di cinque secondi impiegavano di più a rispondere, ma nel complesso, l'intera classe le aveva imparate.
La nuova sfida è una Caccia al tesoro dal titolo Spellbound. I bambini devono raggiungere sette isole per arrivare al tesoro. Per approdare ad ogni isola devono superare un test di 10 spellings. Anche qui, la partecipazione è volontaria. Si va da parole facili fino alle complesse. I bambini adorano le sfide.

giovedì 19 aprile 2012

Bambini difficili

Tutti i bambini in un modo o nell'altro sono difficili.  Fa parte della natura umana. Certo, nella valutazione dei pesi e delle misure, alcuni sono più difficili di altri. Ma in cosa sta la difficoltà? Per i genitori si tratta spesso di un problema di gestione a trecentosessanta gradi. Ogni membro familiare occupa un proprio spazio e quando un bambino, vuoi per emotività, comportamento o problematiche varie ne occupa così tanto da non lasciarne alcuno agli altri è dura. 
A scuola è diverso, se non altro perché è una struttura appositamente organizzata e perché l'orario scolastico ha un inizio ed una fine. I bambini difficili diventano un problema serio se sono troppi per le risorse a disposizione, oppure se il loro comportamento è altamente distruttivo.
Nella scuola dove lavora Rape', per fortuna, i bambini veramente difficili sono pochi, e nella maggior parte dei casi, con il tempo si riesce ad instaurare una struttura intorno a loro perché la difficoltà si ridimensioni.
Ma la difficoltà ha diverse sfumature. Viene subito da pensare ai bulli o ai bambini violenti o seriamente indisciplinati. In realtà, nella sua esperienza Rape' ha sempre trovato quei bambini i più facile da gestire. Di solito, certe difficoltà si riscontrano nei primi anni delle elementari. Sono bambini che arrivano a scuola senza alcuna esperienza di disciplina a casa, ma già verso la fine della seconda elementare tutto rientra nei ranghi, e anche i più ostici trovano il loro equilibrio nella comunità scolastica.
Più impegnativa è invece la gestione degli emotivamente vulnerabili, quelli che fanno fatica a fare amicizia, si isolano, dicono spesso le cose sbagliate al momento sbagliato e sono facili prede di altri (che non sono necessariamente bulli, ma personalità più forti). Spesso hanno la sindrome di Asperger, ma se sono autistici funzionali, non è detto che vengano diagnosticati, soprattutto perché per sottoporli ad un test vero e proprio ci vuole il consenso dei genitori, che non sempre vogliono accettare e affrontare il problema. In questi casi una scuola deve operarsi al meglio aiutando i bambini in questione ad uscire dal loro guscio, salvaguardandoli da chi si avvantagia della loro vulnerabilità. Succede poi però, dopo anni di battaglie, riusciti finalmente a far accettare ai genitori che il bambino ha un rapporto diverso con gli altri, fatica ad interagire ed è emotivamente vulnerabile, che questi decidano di iscriverlo alle superiori ad una scuola maschile, casa di macho-giocatori di rugby, futuri scienziati, famosa per il bullismo. Del figlio non hanno capito una cippa. Lui, che ha undici anni e una maturità di sette, alieno allo sport, giovane poeta ipersensibile, ignaro del mondo esterno... sarà carne da macello. Purtoppo talvolta i bambini difficili hanno genitori idioti. 
Ci sono poi gli attention seekers, quelli in continua ricerca di attenzione, che vengono ogni cinque minuti per ogni fesseria, come se l'intero playground fosse un complotto contro di loro, mentre in realtà sono loro a provocare per avere poi un motivo per poter lamentarsi degli altri. A loro modo sono dei bulli, ma senza seguito. Godono nel seminare zizzania, spettegolare contro gli altri. Questi sono quelli con cui Rape' ha pochissima pazienza, magari è un suo limite, ma l'empatia in questi casi tocca i minimi possibili.
Seguono gli immaturi. Tra loro c'è un bambino di sesta che potrebbe tranqulllamente stare all'asilo non fosse che (fuori della scuola, anche contro la madre) usa un linguaggio da scaricatore di porto, pianta bizze da treenne al supermercato e fa il bullo con le sorelle. E' una famiglia difficile, quatto figli, madre di nuovo incinta, non se li fila nessuno. C'è anche una bambina di terza arrivata da poco, ha talmente soggiogato la madre a furia di capricci e bizze che non sa più a chi santo votarsi per avere un po' di controllo. Il suo comportamento estremo è un grido d'aiuto: dispetti, broncetti, incrocia le braccia e si rifiuta di lavorare, fa finta di non sentire, si rifiuta di obbedire, strilla. La madre è una larva, appiattita sotto il rullo compressore-figlia e dell'altro figlio che, a tre anni, è sulla buona strada della sorella. A scuola la bambina non ha molto successo con queste pratiche però lavorarci e gestirla è un bel paio di maniche. Nel suo caso, è stata coinvolta una psicologa che la incontra tutte le settimane. Malgrado la difficoltà però a Rape' questi due bambini piacciono molto, in nessuno dei due casi denota malizia. Sono entrambi vittime: il primo di una madre con troppi figli e troppa poca educazione; l'altra di una madre con una personalità troppo debole.
Ci sono i bambini che si rifiutano di venire a scuola e che le madri trascinano di forza tra urli e strepiti, fino a spingerli dentro e via a chiudere la porta subito. Un giorno uno di questi bambini l'ha fatta in barba a Rape'. Mentre il maestro le diceva di assicurarsi che non uscisse dall'altra porta, lui è svicolato da una terza porta. La nostra, credendosi furba, ha fatto il giro dall'altra parte, pensando di ritrovarselo davanti, ma lui sapeva che il portone principale era ancora aperto e così anche il cancello. Solo in quel momento Rape' si è accorta di fare una cosa che non andrebbe mai fatta: corrergli dietro. Resasi conto, si è fermata subito, mentre lui era ancora nel cortile. Per quanto assurdo possa sembrare, il personale scolastico non può mai rincorrere un bambino che scappa, né trattenerlo con la forza. Se il bambino finisse sotto una macchina perché inseguito la responsabilità ricadrebbe sull'inseguitore. Vista Rape' che si fermava, lui l'ha osservata titubante vicino al cancello d'ingresso, come se non aspettasse altro che essere bloccato. E' rimasto lì per un po'. "Ora torna indietro" ha pensato la nostra. Invece alla fine è uscito. A Rape' ci sono volute diverse ore per riprendersi. Poi se ne è fatta una ragione, s'impara ad accettare anche il fallimento, e che non c'è molto da fare in questi casi fuorché chiamare la polizia e avvertire i genitori.
Infine ci sono i casi più ardui, i bambini con i genitori piantagrane. Sono quelli che guai anche solo a rimproverali, magari perché hanno spintonato a terra qualcuno, che la madre in un nanosecondo sarà dal preside con l'ascia di guerra. E' un guaio, perché per quanto si cerchi di restare obiettivi, l'idiosincrasia del personale scolastico per il genitore piantagrane non può non ripercuotersi sul bambino. Si finisce per interagire con distacco, sapendo che per ogni episodio, si stenderà un accurato rapporto con data, ora, evento, testimoni. L'interazione con il bambino perde naturalezza e diventa un continuo coprirsi le spalle, soprattutto perché il bambino con il genitore che giustifica tutto impara presto a manipolare le situazioni ed è incapace di accettare la propria reponsabilità.

domenica 15 aprile 2012

Parole chiave: storie tutte da esplorare

A leggerle così le parole chiave dei motori di ricerca si viene colti da una certa inquietudine. Se per esempio qualcuno arriva sul tuo blog avendo inserito "mamma consola il figlio porno" ti trema la terra sotto i piedi, e la domanda tuona in testa: chi e perché inserisce queste parole, cosa cerca e soprattutto perché?
La prima cosa che si pensa, sarà perché siamo tutti un po' cinici al fondo di noi stessi, è che qualche depravato sia alla ricerca di cose oscene, magari qualche immagine un po' spinta per passare la serata. Però, diciamocelo, l'ingenuità di chi cerca cose del genere su Google, più che inquietare fa sorridere, ma è un sorriso tragico, di quelli che rimandano alla miseria di molta umanità che ci circonda, piccola e oltretutto pure imbecille. 
Ma le spiegazioni possono essere molteplici, e la curiosità (che ovviamente resterà per sempre insoddisfatta) dà adito a numerose immagini, delle storie tutte da esplorare. 
In una versione stile Almodovar, a Rape' viene in mente una madre, una di quelle casa e chiesa con i bigodini in testa; il figlio è un travestito che la notte fa lo spogliarellista in un locale. La madre naturalmente non ne sa niente, poi un giorno lui crolla e confessa tutto. Ne segue una di quelle scene pazzesche dove tra lacrime e oggetti che volano, rientra il padre, pipa in bocca e giornale sotto braccio, ignaro di ciò che sta accadendo cerca le sue pantofole. Silenzio. Lei, bigodini in testa, non sa che pesci pigliare. Solo Google la potrà salvare. 
Oppure siamo in pieno dramma neorealista: una madre apre una porta che non dovrebbe aprire, dietro si cela il fattaccio. Sola e affranta non ha nessuno a cui confidarsi, a parte Google, protettore delle anime in pena.
C'è poi la versione intellettuale: uno scrittore è alla ricerca di materiale. Il solito dramma della pagina bianca. Cincischia, si rigira le parole, ma le storie lo evitano come la peste bubbonica. Poi finalmente il guizzo di genio, è una specie di scommessa, pesca dieci parole a caso (alcune ordinarie, altre un po' piccanti) e comincia a inserirle a casaccio su Google. Riuscirà il nostro eroe a scriverci un romanzo?
Poi magari si è trattato solo di un errore di battitura, la persona intendeva "madre consola il figlio pirla", in tal caso potrebbe essere stata la madre del trota.

mercoledì 11 aprile 2012

Quando i bambini cominciano a leggere da soli

Quando i bambini cominciano a leggere da soli è un grande traguardo. E' un po' come quando imparano a camminare e li osserviamo muovere i primi passi per il mondo. Ed è un mondo che ci esclude e accomuna allo stesso tempo: ci esclude nel rapporto personale e univoco dei nostri figli con le storie; ci accomuna nelle storie condivise, in quel bagaglio di personaggi e avventure che danno spazio al dialogo, un luogo d'incontro tra adulti e bambini.
Ci sono vari modi di porsi davanti alle letture dei bambini: c'è il genitore "leggi quello che ti pare" e il genitore "leggi solo quello che ti dico io", poi ci sono i genitori sfumature, quelli che fanno un po' l'uno e un po' l'altro ma in modo velato e non intrusivo. A Rape' piace pensare di appartenere a quest'ultima categoria.
Si tratta anche di capire quando i bambini sono pronti e per quali letture, e questo è qualcosa che varia da bambino a bambino e dipende dalla combinazione di tre elementi: abilità, maturità, personalità.
Figlio-due legge molto bene per i suoi sei anni e mezzo (ha cominciato a leggere a quattro). Potrebbe già affrontare letture indipendenti, manca però della maturità e  la concentrazione per farlo. Ha ancora bisogno di leggere ad alta voce ad un adulto e soprattutto ha ancora bisogno dell'adulto che gli legga storie di più ampio respiro. Va tenuto per mano, come il bambino che sa già camminare ma ancora non ha abbastanza fiducia in se stesso. Eppure osa ed è curioso. Un giorno è stato pescato in ginocchio vicino alla libreria, con uno dei libri di mamma e papà in mano. Lo leggeva ad alta voce e anche bene: era Arancia Meccanica, così i nostri decisero che era giunto il momento di spostare alcuni libri ai ripiani più alti.
Figlio-uno ha cominciato a leggere più tardi del fratello, dopo il sesto compleanno, ma è passato dal non saper leggere a leggere independemente in poco tempo. A sette anni divorava i vari Horrid Henry uno dietro l'altro, tanto che Rape', scoperto che un giorno Francesca Simon era ad Hertford, fu felice di accodarsi con il primogenito alla lunga fila per fargli incontrare l'autrice del suo personaggio preferito. Il primo autografo non si scorda mai. Da allora le passioni si sono susseguite l'una dietro l'altra: Horrible Histories, Skulduggery Pleasant, e Diary of a Wimpy Kid.  Poi, deciso ad affrontare "letture da grandi" prese A Brief History of Time di Stephen Hawking, un libro di certo complesso anche per un adulto. Rape' non era sicura sul da farsi: sconsigliarlo o lasciarlo fare? Decise di lasciarlo fare, ma lo vedeva che faticava. Fu un'amica a toglierla dall'impasse quando le disse che Stephen Hawking aveva anche scritto dei libri in cui spiegava l'universo in modo divertente e accessibile a giovani lettori. Così per Natale sotto l'albero, il pargolo trovò l'intera serie di George's Secret Key to the Universe. Fu un successone.
Eppure, pur nella sua voracità di pagine, dall'alto dei suoi dieci anni e mezzo, Figlio-uno ama ancora sedersi ad ascoltare. La sua paura più grande, quando comiciò a leggere da solo, era che mamma e papà smettesso di leggergli, così i nostri hanno continuato a farlo. Al principio è stata per lo più Rape', viaggiando con i figli nel mondo di Harry Potter, poi mano a mano si è fatto largo il papà, che ha così trovato un momento di grande unione con i bambini. Escono insieme alla ricerca dei "libri per la sera". E' così che hanno scoperto lo strano e irriverente Mr Gum. Lo hanno divorato insieme e poi Figlio-uno ha riletto ciascun volume da solo.
"Che strano, questi sono poco conosciuti, ma li abbiamo anche noi a casa." Ha detto un giorno Rape' alla vice-preside, vedendola riporre gli otto Mr Gum e i tre George's Secret Key to the Universe sullo scaffale della bibloteca scolastica. . "Lo so - ha risposto la vice-preside alzando gli occhi al cielo - è stato Figlio-uno a farmeli ordinare. Mi ha passato l'intera lista e detto che erano un must have."
Questo perché i bambini imparano presto che i libri non è solo bello leggerli, ma soprattutto condividerli.

martedì 10 aprile 2012

Dis-funzioni pasquali

Pasquetta uggiosa e fredda. Sarebbe stata l'occasione per un meritato relax: un libro in mano, una partita a Monopoly e quattro chiacchiere in santa pace. Ma naturalmente Rape', Mr & prole sono riusciti a trasformare la quieta giornata in un tour de force senza eguali. 
Mattina: partenza per il DIY, acquisto di utensili di varia natura tra cui pennelli, vernici, stucchi, palette e ah! e già che ci siamo... Praticamente un rifornimento da tempi di guerra.
Pomeriggio: Mr di qua, Rape' di là, uno che scartavetrava e l'altra che ridipingeva; uno che smontava, l'altra che strofinava. Chi l'ha detto che avere bagno e toilet separati è un problema? Intanto i bambini, complice la scarsa quadatura degli ambienti da ristrutturare, dopo giochi vari si ritiravano nelle proprie stanze con i reciproci computer.
Prima interruzione: "Mammaaaa!!!" Figlio-due non riesce ad accedere a nessuno dei suoi siti preferiti. Rape' molla i pennelli. Due ore e un mal di testa dopo, riesce a distattivare il "parental control" e a riattivarlo in forma più mansueta. In fondo Binweevils e Club Penguin non è che siano esattamente dei siti porno.
Seconda interruzione: "Mammaaa!!! Papà!!!" Figlio-uno singhiozza rasente le convulsioni. "Che è successo?" Tra un singulto e un soffiamento di naso i nostri scoprono che l'incauto primogenito ha cliccato "ok" alla richiesta di fomattare il proprio hard drive. Tale hard drive gli era stato regalato a Natale allo scopo di contenere la sua crescente filmografia, così in caso non andasse perduta si fosse, per qualche motivo, rotto il computer. Il nostro, non sapendo cosa volesse dire "formatting", e ritenendo superflo chiedere, cercare su Google o sul vocabolario, ha fatto piazza pulita di tutti i film da lui diretti e interpretati negli ultimi due anni, una trentina. Panico. Dramma. Tragedia. Urli. Isteria. Fermi tutti. 
Grugnendo e ringhiando, Rape' bofonchia qualcosa, poi tira fuori il proprio asso nella manica, il suo hard drive dove naturalmente c'è la cartella "Figlio-uno backup", creata allo scopo di salvare la vita al figlio in caso combinasse qualche castroneria. "Ma... ma...ma...ma... tu... li... avevi... copia...ti...tut...ti??? GGGGrr...azie!!!"
Sera: Figlio-due ha i suoi siti, Figlio-uno recuperato i suoi film, bagno e toilet sono il dopo Norimberga; pianerottolo e ingresso ricettacoli di shampi, bagni schiuma, tende della doccia, paperine, spugne, specchi, armadietti, asciugamani, tappetini, che per raggiungere le stanze da letto bisogna fare il salto alla cavallina. I pavimenti sono ricoperti da tre dita di polvere. La famiglia si siede finalmente a cena.
"Ahhhhh!!!" Grida Rape'. Sei occhi la osservano confusi, ma lei s'è già infilata la giacca, afferrato le chiavi della macchina e si è catapultata fuori. Improvvisamente si è ricordata che il giorno dopo i figli sono a un holiday club e necessitano di un pranzo al sacco. Ovviamente in casa non c'è neanche il pane per i panini e il negozio chiude in 10, 9, 8...

sabato 7 aprile 2012

Rimessa a nuovo

La prima sensazione l'ha avuta l'estate scorsa. In vacanza, Raperonzolo osservava quei genitori sommersi di pannolini, passeggini, bracciolini e paperelle ripensando a se stessa al passato remoto, come se fosse avvenuto in un'altra vita. Irrilevante il fatto che solo un paio d'anni prima ci fossero lei e il Mr nei panni di quei genitori. Improvvisamente quel periodo era un capitolo chiuso, la nostra non rientrava più nella categoria neogenitoriale, piuttosto era una mamma collaudata, di quelle che tempo prima aveva guardato con un pizzico d'invidia: quelle con i figli più grandi che di tanto in tanto riuscivano anche a leggere un libro. Addio interminabili passeggiate sotto il solleone, spingendo un passeggino e speriamo mamma santissima che s'addormenti. Ecco, a Rape' l'interazione con i bambini in età scolare va molto più a genio, è fonte di piacere senza sfiancamento. La possibilità di riprendere fiato e riposarsi anche quando i bambini non dormono, perché quando sono svegli è un piacere condividerne la compagnia e spesso sono loro a non ricercare la nostra. Gradualmente, nel corso dell'ultimo anno, questa nuova dimensione si è affermata nei piccoli cambiamenti. Il soggiorno non più pieno di giocattoli, le camere dei bambini di gran lunga più caotiche. Genitori e bambini, senza piani o imposizioni, si sono spontaneamente appropriati di spazi individuali trovando un nuovo equilibrio più congeniale a tutti. La casa è sempre nel caos, ma è un caos diverso.
Anche oggi, a spasso per Legoland, consumando la giornata in interminabili file, di nuovo quella sensazione. Due ometti con le loro idee, i loro gusti, intenti a pianificare insieme le attrazioni da provare. Rape' e il Mr sfilavano accanto agli altri, bebé in braccio e duenni in passeggino, ed erano oltre.
E così, ripensando a quell'oltre, a questa nuova fase, Rape' ha deciso che era giunto il momento di cambiare qualcosa anche nel blog dandogli un look più consono al periodo.

giovedì 5 aprile 2012

Lo specchio e l'anima - Il mondo di Harry Hole

Harry Hole è troppo alto, fuma ogni sigaretta come se fosse l'ultima, detesta le regole, non rispetta gli ordini ed è alcolizzato.
Intrappolato nelle proprie ossessioni, è uno di quei personaggi che ti restano incollati addosso. Nel suo oscillare tra la bottiglia e la ricerca di giustizia, la sua figura emerge con potenza. E' Ettore contro Achille, è Amleto che si interroga dal fondo di un bicchiere. 
Mi sono imbattuta nel personaggio di Jo Nesbø quasi per caso un paio d'anni or sono, letto in traduzione inglese. Uno stile fluido e visivo, Nesbø usa le parole come un pennello, dipingendo in pochi tratti il dentro e il fuori, lo specchio e l'anima. Nulla nei suoi romanzi è ciò che appare, ogni piccolo elemento, anche il più apparentemente insignificante, cela un messaggio che richiede un andare oltre, un'epifania.
Ma non è solo la scelta del personaggio, così poi vicino al mio, ad avermi fatto amare questo autore, è anche una questione generazionale. Ritrovare nei suoi romanzi la stessa prospettiva, lo stesso sguardo, avendo letto gli stessi libri e ascoltato la stessa musica.
Se Larsonn si serve del noir per rappresentare l'occulto politico, Mankell per lanciare l'allarme sul degrado della società e Indridason per rappresentare in modo asciutto e oggettivo la propria "terra desolata". Nesbø ha scelto Harry Hole per narrare è l'epica dell'uomo contemporaneo: eroe oppresso dall'insostenibile peso dei propri difetti.
C'è però una moralità profonda in Harry Hole, rigorosa al limite del fanatismo. Ma il male che combatte è infinito. La sua è dunque una lotta nel segno dell'ineluttabilità, l'accettazione che ogni vittoria non sarà che fugace. 
E' il bambino Hole che non riesce a superare la morte prematura della madre,  è l'adolescente che vorrebbe proteggere la sorella Down, l'uomo che ama la propria donna più di se stesso, eppure non sa amare.

I sette romanzi della serie di Harry Hole andrebbero letti in ordine, ma per chi avesse poco tempo, consiglio "La stella del diavolo" e "L'uomo di neve".