Figlio-due è un bambino amplificato, vulcanico, esplosivo. Lui non cammina, corre; non parla, canta; non si muove, balla; non prende, afferra; non tocca, disintegra; non gesticola, sbraccia; non mangia, ingurgita. Chiaro è che ovunque vada, qualunque cosa faccia, non passi inosservato.
Se Figlio-uno esercita sui compagni il proprio fascino da visionario, che gli consente di reclutare schiere di accoliti, proprio in base al fatto che è completamente disinteressato al fatto che qualcuno lo segua o meno, Figlio-due invece si serve della propria dinamica propulsiva per diventare il centro dell'universo: il diletto, l'unto, l'ambito.
Come fa?
Fugge.
Nella sua classe ci sono due coppie di gemelle, due identiche e due che ben poco si somigliano, quattro spendide bambine tutte pazzamente, follemente innamorate di lui. Solo che lui ha una preferita, K, con cui forma una coppia stile Bonnie & Clyde, le altre tre sciamano al seguito. E poiché Figlio-due corre sempre, sbraccia, si agita e canta, seguito a distanza ravvicinata da una e poi altre tre, il resto delle bambine della classe, per non sentirsi da meno (tipo, e che solo loro?), via appresso. L'ambito a quel punto diventa una locomotiva, una giovane pop star seguita da una decina di seienni urlanti, tutte di sesso esclusivamente femminile. Se rallenta, o ahimé si ferma, una lo abbraccia, un'altra gli salta al collo, una lo tira per una mano, una per l'altra, allora l'unto piacevolmente infastidito, si dà una scrollatina e via di nuovo e tutte dietro. La sua cartella è quotidianamente ricettacolo di bigliettini, disegninni e lettere d'amore.
Costretta a riequilibrare l'ego del Dongiovanni in erba, Rape' ha deciso di iscriverlo agli scout, dove, per fortuna, sono tutti maschi.