martedì 29 novembre 2011

Beato fra le donne

Figlio-due è un bambino amplificato, vulcanico, esplosivo. Lui non cammina, corre; non parla, canta; non si muove, balla; non prende, afferra; non tocca, disintegra; non gesticola, sbraccia; non mangia, ingurgita. Chiaro è che ovunque vada, qualunque cosa faccia, non passi inosservato. 
Se Figlio-uno esercita sui compagni il proprio fascino da visionario, che gli consente di reclutare schiere di accoliti, proprio in base al fatto che è completamente disinteressato al fatto che qualcuno lo segua o meno, Figlio-due invece si serve della propria dinamica propulsiva per diventare il centro dell'universo: il diletto, l'unto, l'ambito.
Come fa?
Fugge.
Nella sua classe ci sono due coppie di gemelle, due identiche e due che ben poco si somigliano, quattro spendide bambine tutte pazzamente, follemente innamorate di lui. Solo che lui ha una preferita, K, con cui forma una coppia stile Bonnie & Clyde, le altre tre sciamano al seguito. E poiché Figlio-due corre sempre, sbraccia, si agita e canta, seguito a distanza ravvicinata da una e poi altre tre, il resto delle bambine della classe, per non sentirsi da meno (tipo, e che solo loro?), via appresso. L'ambito a quel punto diventa una locomotiva, una giovane pop star seguita da una decina di seienni urlanti, tutte di sesso esclusivamente femminile. Se rallenta, o ahimé si ferma, una lo abbraccia, un'altra gli salta al collo, una lo tira per una mano, una per l'altra, allora l'unto piacevolmente infastidito, si dà una scrollatina e via di nuovo e tutte dietro. La sua cartella è quotidianamente ricettacolo di bigliettini, disegninni e lettere d'amore.
Costretta a riequilibrare l'ego del Dongiovanni in erba, Rape' ha deciso di iscriverlo agli scout, dove, per fortuna, sono tutti maschi.

domenica 27 novembre 2011

Che mai ci starà a fare?

Che mai ci starà a fare un pacco di pasta aperto, con dentro otto conchiglie, dentro al frigorifero, nella scatola dei formaggi?
Rape' non si capacita, poi ricorda: 
Ieri sera lei era fuori e il Mr ha cucinato per i bambini.

lunedì 21 novembre 2011

Madre Teresa o Jack lo squartatore?

Intendiamoci, Raperonzolo si preferisce di gran lunga Madre Teresa, non ultimo il fatto che quando le sovviene quell'impeto da Jack lo squartatore ne seguono complessi di colpa di tale portata che non basterebbero anni di psicanalisi.
C'è un però.
E' l'enigma insondabile della mamma.
L'eterno pusillibus.
Madre Teresa non sempre funziona (anzi, per lo più i figli non se la filano di pezza). Jack lo squartatore invece ottiene regolarmente risultati strabilianti.
Che fare?
Eppure la nostra non cede. E' amante del dialogo e della comprensione, della fermezza senza intransigenza, della tolleranza con un  pizzico di rigore, del tono amorevole e della mano che accompagna. Ci prova  sempre. Solo che nella sua esperienza decennale di mamma (e non si capisce bene se sono i suoi figli che sono fatti in un certo modo, se è lei che ha sbagliato tutto fin dal principio o se la visione genitoriale del ventunesimo secolo presenti falle stile colabrodo), finché non si abbatte il pugno sul tavolo, non arriva l'urlo di Tarzan o parte il conto alla rovescia, alcune semplici richieste (parte della routine quotidiana e dunque ipoteticamente assodate) non vengono in alcun modo registrate dalla prole. 
In casa Rape' il rapporto genitori-figli presenta solitamente un moto ondulatorio.
Cominciamo dal patatrac, ovvero la fase inferno, quando cioé i pacman polverizzano il livello di tolleranza genitoriale. Ne seguono Hiroshima e Nagasaki, requisizioni (di giochi) e deportazioni (nelle proprie camere). S'instaura un clima di terrore, leggi speciali. 
Rape' si trasforma in una Kapo. 
I figli in due beati angelici.
Dopo alcuni giorni si entra nella fase paradisiaca. I beati angelici si lavano e si vestono puntuali la mattina, fanno i compiti senza fare storie, parlano invece di urlare, per lo più ubbidiscono e si muovono ad una velocità tarata per il mondo adulto. Rape' torna Madre Teresa, compaiono premi, s'infondono elogi, si elargiscono coccole, si parla, si ride, si scherza.
Trascorsi alcuni giorni però i beati angelici acquistano disinvoltura e ricominciano a premere sull'acceleratore. E' il purgatorio. Madre Teresa, amorevolmente comprensiva, si siede, parla, spiega:
"Amore, non devi urlare così, basta parlare."
Figlio-due annuisce, si gira e urla a squarciagola.
"Bambini, lo sapete, mamma ve lo ha spiegato, dovete fare piano che papà sta lavorando."
I bambini la ignorano perché i loro urli subissano la voce di Madre Teresa.
"Bambini, ora state tranquilli e cominciate a prepararvi che dobbiamo uscire."
Lo stereo fa tremare i muri di casa e i bambini sono ancora in mutande.
Si va avanti così sette, otto, nove, dieci volte al giorno.
Di lì alla nuova discesa agli inferi il passo è breve.

mercoledì 16 novembre 2011

Robotica

In un qualche momento di questi ultimi anni, nella vita di Rape' si è instaurato il meccanismo perverso della meccanicità. Si tratta di un groviglio inestricabile in cui s'intersecano senza continuità di sosta lavoro, casa, attività extrascolastiche. Ne fanno le spese i pasti (chi li cucina? Quando? Infila una pizza surgelata in forno e via), la pulizia (meno male che c'è la donna), il caos (vabbé, intanto ammucchia, poi ci penseremo), la spesa (santi ordini online, sì però se non riesci a farti arrivare la spesa il giorno giusto, fish & chips per tutti, olé), il bucato (infila tutto in lavatrice in fretta e furia prima di uscire, pur sapendo che sicuro garantito i tuoi figli, il marito e te medesima avete lasciato le tasche piene di fazzolettini di carta). 
Rape' osserva en passant oggetti depositati a casaccio nei posti più impensabili, presa continuamente da quel continuo "Mh... devo proprio..." generalmente risucchiato da un qualche "Mammmmaaaa!!!" e fagocitato dal solito "E sbrigatevi che facciamo tardi."
L'attività del pensiero, quella sorta di riflessività emotiva che consente l'umano sentire, è ora rimpiazzata da una robotica capacità di azione, coordinamento; una virtuosità organizzativa di massimizzazione della giornata in cui si fanno duecentoventimilioni di cose pur avendo la sensazione di non averne combinata manco una.
E il paradosso è che poi, quando trovi un minuto, un minuto che sia uno, ti ritrovi a fare cose assurde come dare un'occhiata alle statistiche del tuo blog (su cui non posti da oltre un mese) e ti chiedi frastornata chi sarà mai che ti legge assiduamente da Israele, Ucraina e Turchia?