lunedì 25 aprile 2011

Ordinare i pensieri

E' vero, da mesi ormai Raperonzolo posta pochissimo. Avrà perso la vena comica? Avrò perso la vena in generale? Oppure la voglia? O peggio ancora: non è che non avrà più niente da dire?
I mesi, gli anni sono passati, e la grande spinta con cui era nato questo blog con il tempo si è esaurita, unita alla costante paura di ripetersi. Ecco, in un qualche momento è subentrata la paura e poi il vuoto delle idee. Rape' è persona incostante. Può passare mesi scrivendo incessantemente e altrettanto tempo a rimuginare sul perché e il percome non scrive. E' un silenzio assordante di cui non si capacita. Il lavoro, i figli, gli impegni non c'entrano. E' spesso l'assenza di voglia di comunicare ad avere la meglio. Il senso di non aver nulla da dare attraverso le parole. 
Eppure scrivere fa bene, aiuta ad ordinare i pensieri a riafferare i propri sentimenti, ad ascoltare le voci confuse del proprio io. Aiuta a strutturare il proprio essere ed ad ritrovare una propria dimensione. Il silenzio è quello della vita che ci fagocita, ci assorbe e ci annulla. E la felicità, anche quella di una piacevole e serena giornata al parco, ci lascia sbilanciati davanti al vuoto delle pagine. Ma scrivere è soprattutto trasmettere, tendere la mano. Scrivere è la propria proiezione verso gli altri.
Il silenzio si affaccia quando senza accorgersene, oppure per mancanza di tempo, si smette di rispondere ai commenti dei lettori. Cala quando diventa una forma di narcisismo. Il silenzio s'impone quando non si riesce più ad immaginare chi ci legge e per chi scriviamo. Il silenzio è quando pensiamo che non ci legga più nessuno.
Questo blog è nato con l'idea di far ridere mamme alle prese con le piccole e grandi difficoltà che la maternità impone. Un modo per sentirsi meno isolate. Ridere e non piangere e mostrare che per ogni mamma che sclera ce ne sono dieci che sclerano di più. Perché la mamma perfetta non esiste ed è solo dalle nostre imperfezioni che possiamo imparare a crescere sia come madri che come persone.
Oggi Rape' non è più sicura di cosa parli veramente il suo blog ma per qualche motivo ci tiene ancora  a mantenerlo vivo, forse perché è così incostante, imperfetto, un po' su e un po' giù e perché comunque parla ancora alle mamme e di mamme, ma soprattutto di donne.

martedì 12 aprile 2011

Dalla scuola italiana a quella britannica. Due sistemi a confronto.

Manuela si è trasferita in Gran Bretagna con tutta la famiglia. Cambiare Paese e cultura è stato un grande passo, ma come ha vissuto il cambiamento del sistema scolastico?
Attraverso la propria esperienza, Manuela ci spiega le differenze.

I tuoi bambini hanno frequentato la scuola italiana e ora da alcuni mesi frequentano quella inglese. Quale è stato il primo impatto con il sistema scolastico britannico?

La minor formalità, associata a un'evidente richiesta di rispetto per le regole scolastiche, la trasparenza della comunicazione scuola-famiglia e l'accoglienza ricevuta hanno contribuito a darci la sensazione di un sistema scolastico ben organizzato e strutturato.
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Marco è passato dalla prima direttamente in terza e Matteo dalla terza alla quinta. Ti è parso strano che i bambini fossero inseriti in base alla loro età piuttosto che in base alla classe frequentata in Italia? Questo passaggio ha creato difficoltà ai bambini?

Quando ci hanno comunicato le classi che avrebbero frequentato i bambini ci siamo chiesti quale fosse il criterio: una volta saputo che la scuola qui inizia un anno prima che in Italia, non è parso strano che i bambini "avanzassero" di un anno. Senza dubbio all'inizio dell'anno temevo che potessero avere delle lacune sul programma scolastico: in realtà ho scoperto che, a parte alcuni argomenti, i ragazzi erano alla pari con il programma svolto in precedenza in Italia.
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Nella tua esperienza di entrambi i sistemi scolastici, quali sono le maggiori differenze che hai riscontrato?

Sicuramente, come dicevo prima, la minor formalità del sistema scolastico britannico è un primo fattore facilmente apprezzabile. Le differenze ricoprono gli aspetti più diversi: in classe i bimbi non sono seduti al banco per tante ore, hanno così una maggiore libertà di movimento.
Un altra differenza notevole è il minor numero di ore di lezione: Matteo e Marco frequentavano in Italia il tempo pieno: dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio. Qui in Inghilterra invece iniziano un'ora dopo e finiscono 40 minuti prima. Certo in Italia è offerta  ai genitori la possibilità di scegliere fra i diversi orari scolastici (credo che si chiamino moduli), ma spesso il tempo pieno è la soluzione maggiormente richiesta dalle famiglie, per lo più per necessità lavorative.
Ma un aspetto è quello che maggiormente ha colpito la mia attenzione: qui si educano i bambini alla solidarietà, all'interno e all'esterno della classe. Non appena arrivati  Matteo e Marco avevano senza dubbio molte difficoltà con la lingua; sicuramente hanno ricevuto molto aiuto dal corpo docente, ma un notevole contributo è stato offerto dai compagni di classe che hanno sostenuto, incoraggiato e lodato ogni piccolo progresso. Ma la solidarietà si manifesta anche attraverso progetti che coinvolgono bimbi più grandi e più piccini, in cui i primi accompagnano i secondi nel loro percorso di apprendimento.
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Mi hai parlato del dramma della valanga di compiti a casa quando i tuoi bambini andavano a scuola in Italia. Qui in Gran Bretagna, alle elementari, gli insegnanti danno pochissimi compiti. Ti sembra un aspetto positivo o negativo?

I compiti a casa sono stati una delle maggiori piacevoli sorprese per Matteo e Marco: se in Italia durante il weekend molte ore erano passate per svolgere i compiti a casa, qui sicuramente il tempo dedicatovi è decisamente inferiore. Avendo frequentato tutte le scuole in Italia, ricordo che spesso il fine settimana diventava più stancante dei giorni di scuola. Non sono contraria ai compiti a casa, anzi penso che servano per fissare i concetti appresi a scuola in maniera più definitiva. Ciò che ritengo sbagliato nel sistema di assegnazione dei compiti è sicuramente la mole di lavoro richiesto durante i due "giorni di riposo". Pur svolgendo meno compiti durante il weekend, non ho la sensazione che i miei figli stiano imparando di meno o che abbiano maggiori difficoltà rispetto agli anni passati.
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So che in Italia si segue una didattica più tradizionale rispetto alla Gran Bretagna, dove – per esempio - le ore effettive di lezione sono solo una parte dell’orario scolastico. Ti pare un sistema più o meno efficace?

Come dicevo in precedenza, in Italia, se si opta per il tempo pieno le ore di lezione sono superiori: ritengo che la differenza maggiore però sia la struttura della giornata tipo. Se è vero che in UK si svolgono meno ore effettive di lezione, è altrettanto vero che negli intervalli i bambini hanno la possibilità di svolgere attività fisiche strutturate e non: ciò se da una parte li stanca, permette loro di sfogarsi e quando tornano in classe sono meglio predisposti alle lezioni successive. D'altra parte è risaputo che il tempo d'attenzione ha una durata limitata, quindi non credo che il minor numero di ore debba essere visto a sfavore dell'apprendimento.
Ma l'aspetto in cui è più evidente la differenza fra la tradizione italiana e il sistema inglese è il metodo d'apprendimento: ho la sensazione che qui in UK i bambini siano resi i principali attori dell'apprendimento e vengano invogliati a esprimere le proprie attitudini, gli interessi, i punti di forza in modo più efficace.
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Come valuti, in generale, il servizio offerto dalla scuola statale in GB rispetto alla scuola statale italiana?

La scuola statale inglese ha sicuramente dei punti di forza che la rendono più facilmente vivibile da parte degli studenti. Forse la scuola italiana garantisce un'offerta formativa più ampia e sistematica; per renderla efficiente dovrebbe essere svecchiata da antiche abitudini di insegnamento e dovrebbe in generale poter offrire ai ragazzi maggior libertà di espressione personale.

Che consiglio daresti alla Gelmini?

Di cambiare mestiere? A parte gli scherzi, il ruolo ricoperto oggi dalla Gelmini è sempre stato uno dei più criticati in ogni governo e da che mi ricordi. Ma ciò semplicemente perchè si occupa di una fetta della popolazione che rappresenta il futuro del paese e che come tale assume un'enorme rilevanza. Non penso che la Gelmini abbia addosso tutte le colpe, ma credo anche che le riforme attuate non siano sufficienti e soprattutto adeguate all'attuale sistema scolastico italiano. Mi viene in mente una barca con tante falle: non basta di certo rattoppare qui e la, se riforma si vuole fare bisognerebbe avere il coraggio di ricostruire la barca dall'inizio.