giovedì 16 dicembre 2010

E ora l'antico Egitto

Nella prima sessione Figlio-uno ha deciso di ambientare la sua storia nell'antico Egitto. Per il momento non si sa ancora di cosa parlerà questa storia: bisogna arrivarci piano piano, far nascere le idee scegliendo alcune delle infinite combinazioni possibili.
Il bello ed il difficile del creare è tutto qui: non si inventa dal nulla, piuttosto si sceglie un sentiero da percorrere finché non diventa un'autostrada. Ma di sentiero non ce n'è uno solo, è un intersecarsi di possibilità. Ogni elemento di una storia è una scelta. Ma per i grandi questo è più difficile che per i bambini. Da qualche parte, nel loro codice di età, esiste la consapevolezza di poterle  raccontare tutte le storie che vorrebbero e allora pescano un percorso senza dubbi o esitazioni. L'inibizione dello scrittore adulto invece è il ponderare spesso troppo sul percorso da seguire e ne va della creatività. Si tratta allora di stimolare il bambino a creare, dandogli gli spunti giusti, il resto lo farà da sé meglio di qualsiasi adulto.
Memore delle noiosissime ricerche dei tempi delle elementari, Rape' non si sogna lontanamente d'inchiodare il primogenito a studiarsi la storia dell'antico Egitto per trovare le idee, allora ci pensa lei a prendere in mano un libro di storia. Lo sfoglia e legge qua e là ad alta voce selezionando aspetti che potrebbero tornare utili mentre Figlio-uno prende appunti. Si tratta di informazioni sommarie mirate a dare un'idea generale e qualche dato da inserire successivamente all'interno del racconto. Spuntano i nomi delle città (bisognerà sceglierne una), le descrizioni delle case: dai palazzi dei faraoni alle case di fango, i campi di grano e le piene del Nilo, i rituali e le superstizioni.
E ora è arrivato finalmente il momento di pensare ad un protagonista: sarà un faraone o un poveraccio? Un sacerdote o uno scriba? Un soldato o un ladro? 
"Un ladro!" Esclama Figlio-uno. Certo, pensa soddisfatta la genitrice, un ladro nell'antico Egitto va benissimo. Ci può entrare dentro di tutto, fughe, avventure... "Ma cosa ruba questo ladro?" Chiede. "Ruba nelle tombe". Ribatte deciso il giovane autore. "E perché proprio nelle tombe?" Incalza Raperonzolo. Figlio-uno non ha esitazioni. "Perché nelle tombe dei faraoni seppellivano diamanti e gioielli e tantissimi oggetti preziosi. Solo che la tomba dove vuole rubare il ladro è protetta da una maledizione."  Rape' coglie la palla al balzo. "Ma il ladro lo sa di questa maledizione e non ci crede oppure non sa di questa maledizione e ci casca come un pollo?" Anche questa volta Figlio-uno risponde con una decisione sorprendente: "lui lo sa ma pensa di poter farla franca, invece fa una brutta fine."
Ecco qua, si cercava un protagonista ma l'audace mente ottenne ha già elaborato una traccia:
Nell'antico Egitto un ladro convinto di saperla lunga irrompe nella tomba di un faraone protetta da una maledizione. Farà una brutta fine.
L'elaborazione della trama alla prossima.

mercoledì 8 dicembre 2010

Scriviamo un racconto di ambientazione storica: quale?

Eccoci qui pronti a partire. E' la prima sessione, non ci sono né penne né fogli in vista. Bisogna innanzitutto decidere in quale periodo ambientare la storia.
Davanti al numero infinito di possibilità Figlio-uno esita. Raperonzolo tenta qualche suggerimento basandosi sui periodi che il primogenito ha già studiato, ma poiché nelle scuole britanniche la storia la si studia seguendo il metodo metodologico e non storiografico, eccola che suggerisce saltando di palo in frasca: seconda guerra mondiale o antica Roma? I Tudor o i sassoni? I celti o i vichinghi? Figlio-un o è colto da illuminazione: "L'antico Egitto!" Esulta, come se i suggerimenti di Rape' avessero messo in moto una qualche sorta di filo logico solo a lui noto. Fatto vuole che l'antico Egitto a scuola non l'ha ancora studiato, lo farà in sesta. E allora? E allora fa niente, che antico Egitto sia. Si tratta di far scrivere una storia ad un bambino di otto anni, non una tesi di laurea in storia antica, basta qualche idea di massima, qualche informazione utile e immagini, tante immagini.
"Bene, Figlio-uno" dice la nostra "allora vai al computer, cerca su Google delle immagini dell'antico Egitto, scegli quelle che preferisci o che pensi ti possano tornare utili, copiale e incollale su un file word, poi torna." Figlio-uno parte a razzo, dopo poco torna trionfante con una pagina stampata. Sul foglio c'è la foto di una piramide, ci sono i geroglifici, la sfinge, l'affresco di una mummia, il rilievo d'un faraone e il ritratto di Anubi.
"E adesso mamma che facciamo?"
"Niente, per oggi abbiamo finito, adesso vai a giocare."

giovedì 2 dicembre 2010

Scrivere con i bambini

Da diversi mesi Raperonzolo pondera l'idea di aprire un nuovo capitolo del suo blog coniugando maternità e amore per la scrittura, una di quelle idee che girano e rigirano finché non è ora di dargli forma: un progetto da condividere con altre mamme, un'attività costruttiva e stimolante da vivere con i propri figli.
Prima di cominciare, ecco alcuni punti in cui Rape' crede fortemente:
  • La buona scrittura non è una dote naturale, s'impara.
  • Il bambino nasce creativo ma la sua creatività va nutrita o con il tempo s'inaridisce.
  • Prima d'insegnare ai bambini a scrivere bisogna insegnargli a strutturare la propria creatività e saperla esprimere verbalmente.
L'idea fondamentale della scrittura creativa per bambini è quella di rimuovere l'ostacolo tra immaginazione ed espressione. 
Nella memoria di Rape' si accavallano anni ed anni di tribolazioni, dall'infanzia fino ad età adulta, per mettere su carta quello che aveva in testa. Appena prendeva la penna in mano le parole sembravano uscire distorte, le frasi piatte, gli avvenimenti affrettati; le storie, così piene ed entusiasmanti nel suo immaginario, perse da qualche parte nella materializzazione sul foglio: lost in translation. Si ricorda adolescente sperare in una mirabolante invenzione fatta di elettrodi capace di estrapolare le idee direttamente dal cervello, perché per lei la scrittura non era un mezzo d'espressione, piuttosto era un muro con cui quotidianamente si scontrava. Le ci sono voluti anni ed anni di pagine scritte e riscritte per capire che anche se quella mirabolante invenzione fosse esistita non avrebbe funzionato: se le parole s'inseguivano male era perché non le aveva pensate bene. 
C'è una frase in un romanzo di Sciscià in cui il vecchio professore dice ad un suo ex alunno: "L'italiano non è l'italiano, è il ragionamento." Per scrivere bene bisogna ragionare bene, ovvero imparare a strutturare il proprio pensiero, solo allora si procede ad una sorta di autodettatura in cui la scrittura procede di pari passo con le idee.
Per molti bambini scrivere può essere percepita come una sofisticata forma di tortura. Noi esseri umani nasciamo profondamente pigri: ci abbandoniamo anima e corpo in tutto quello che ci riesce facile e proviamo una sorta di infima inimicizia per tutto quello che richiede uno sforzo. E' una legge fisica. Nei bambini (non tutti magari, ma la maggioranza di certo) questa tendenza è amplificata. Chiedete ad un bambino di giocare al gioco "inventiamo una storia" rimbalzando insieme le idee e otterrete una sceneggiatura strabiliante capace di competere con i maggiori blockbuster di Hollywood; chiedete al bambino di scrivere il tema che gli ha assegnato la maestra e il vostro pomeriggio si trasformerà in film dell'orrore.
Il progetto di scrittura creativa per bambini di Rape' prevede la scrittura come punto di arrivo non di partenza. Si tratta di farli giocare con le idee e le parole come giocherebbero con la plastilina e di accompagnarli tenendoli per mano finché non hanno imparato a camminare.
Nei prossimi post Rape' racconterà della propria esperienza con il primo dei suoi esperimenti di scrittura creativa con Figlio-uno:
Inventiamo una storia di ambientazione storica