venerdì 26 novembre 2010

Catarsi

Una mattina la mamma di bambini in età scolare si sveglia e osserva la sua casa:  sportelli senza ganci; prese elettriche accessibili; pannolini un ricordo. Spariti i cancelletti, ricomparsi i soprammobili, i suppellettili, le cornici, le piante e i vasi da fiori. E mentre l'occhio vaga sorpreso, stupito, vagamente estatico, la nostra viene colta da un'improvvisa presa di coscienza, una sorta di catarsi. Solo allora si rende conto di aver vissuto per quasi dieci anni in trincea.

martedì 16 novembre 2010

A quattordici anni ti odierà

Succede che davanti ad un'amatriciana come se ne mangiano solo nell'Italia natia, Raperonzolo sprolocuasse in merito alla sua innata pigrizia verso la scrittura e intimava le altre commensali, al secolo Piattini, SilviaGC e BellaProff a fornirle stimoli, minacce o ultimatum. 
Ventiquattro ore dopo, in attesa del volo, Rape' tambureggiava sulla tastiera come una forsennata.
Si assicurano i lettori che non c'è stato bisogno di alcuna coercizione fisica. E' bastata una frase di Silvia: "A quattordici anni ti odierà" e le rotelle hanno cominciato subito a girare.
Eccolo qua il pezzo per Genitori Crescono:

venerdì 12 novembre 2010

Mamme passé

"Mamma, cosa sono quei cosi tondi, piatti e neri?"
"Sono dischi per suonare la musica. Tanti anni fa li si metteva su un piatto e li si faceva girare, poi si metteva una puntina sopra e  suonavano la musica."
"Ahhh! Nei tempi antichi?"
"Sì, amore. Nei tempi antichi."

giovedì 4 novembre 2010

Questione di forma

Classe quarta, i bambini sono impegnati a scrivere un'articolo di cronaca. Trovandosi nella stessa classe di Figlio-uno, Rape' cerca di girargli alla larga. Il caso vuole che la compagna di banco chiami Rape' in soccorso. Dopo averla aiutata, l'occhio le cade sul quaderno del primogenito, impegnatissimo a passare e ripassare con la penna metà delle parole della prima riga che ha scritto.
"Ma cosa fai?" Chiede perplessa.
"Faccio il grassetto. Nei giornali l'inizio è in grassetto."

mercoledì 3 novembre 2010

Velocità di apprendimento

Raperonzolo fa parte di quella generazione scolasticamente cresciuta con l'assunto se si andava male a scuola era perché si era somari o non studiava. Oggi che da qualche hanno lavora in una scuola si rende conto più che mai della crudeltà e l'ignoranza del giudizio. Ignoranza perché dietro al bambino meno bravo possono esserci infinite ragioni, ma troppo spesso è più facile dire "mio figlio è intelligentissimo ma non ha volglia di fare niente", piuttosto che accettare magari il fatto che il proprio figlio possa semplicemente apprendere ad una velocità inferiore a quella dei suoi coetanei. Per molti genitori è come un affronto personale, e allora è meglio che sia pigro.
E' vero che talvolta lentezza e pigrizia vanno di pari passo, ma nella sua esperienza Raperonzolo ha trovato che di solito è la seconda ad essere la causa della prima e non viceversa: il bambino che apprende più lentamente con il tempo perde fiducia in se stesso, vede gli altri che riescono a fare cose che a lui non riescono, non si ritiene in grado di competere né di apprendere e perde lo stimolo e la voglia di fare. Nei casi in cui la difficoltà di apprendimento ha origine da cause specifiche (autismo, deficit di attenzione, iperattività, dislessia etc.) non è difficile identificare il bambino fin dalla prima elementare e intervenire. Ci sono però moltissimi altri bambini che fino alla terza elementare fanno semplicemente meno bene degli altri senza denotare problemi specifici. Sono quelli che leggono ancora stentatamente quando altri già divorano libri, scrivono frasi sconnesse e piene di errori grammaticali, sanno fare addizioni e sottrazioni ma non i problemi e insegnargli moltiplicazioni, divisioni, decimali e frazioni diventa un'impresa epica. Fino alla terza elementare stanno semplicemente un passo indietro, ma arrivati a questo punto, mancando ancora delle basi necessarie, restano fermi al palo mentre gli altri volano.
La maggior parte dei bambini con cui Rape' lavora sono quelli che pur non avendo problemi specifici arrivano in quarta o quinta ad un livello da seconda elementare.
Non è facile per un bambino vivere sempre indietro. E' come un'incudine che pesa ogni ora di scuola per ogni giorno dell'anno. Essere meno capaci. La maestra spiega ma ormai è talmente avanti rispetto a loro che potrebbe parlargli pure in arabo. Diventano distratti, talvolta indisciplinati.
I bambini che arrivano da Rape' con una diagnosi, un piano individuale e sessioni singole sono delle grosse sfide, ma lavorarci è più facile perché le aspettative sono inferiori, inoltre spesso il ritardo nello sviluppo li rende meno consapevoli e pertanto più volenterosi. Sono quei bambini che se in sei anni si riesce ad insegnargli a leggere e scrivere è un successo enorme. 
Ma la vera sfida sono gli altri, i bambini "normali" che non progrediscono, quelli che un tempo venivano additati come "somari", perché nel loro caso si sovrappongono una molteplicità di questioni psicologiche difficili da sbrogliare. Non basta rispiegargli la lezione, bisogna capire perché si sono bloccati; qual è il muro che gli ha fatto perdere la fiducia e la voglia d'imparare.
Le diverse velocità nell'apprendimento sono spesso collegate al potere di attenzione e alla capacità di ritenere ed associare informazioni. C'è il bambino a cui basta una lezione della maestra per capire ed imparare, c'è quello che ha bisogno di due o tre lezioni perché è distratto, quello che ha bisogno di un'ora intera individuale e quello a cui di ore ne servono venti. C'è quello che vede fare una moltiplicazione e già la sa fare e quello che dopo averne fatte duecento ancora si confonde. In realtà, alla fine, nei casi in cui non esistano problemi specifici, imparano tutti, ma c'è chi una cosa la impara in cinque minuti e chi impiega cinque mesi o addirittura cinque anni.
Rape' è convinta che insegnare si può sempre, ma bisogna essere realistici con i tempi,e accettare che ogni bambino ha la sua velocità, e un'intelligenza individuale che non può necessariamente essere misurata con l'abilità di apprendere.