martedì 28 settembre 2010

La fisica del bambino

L'energia cinetica del bambino è un mistero che la scienza moderna non riesce ancora a spiegare. Nell'energia cinetica tradizionale (quella che sorregge l'universo e che s'impara a scuola, per capirci) occorre una massa m e un lavoro che si deve compiere su tale massa per farla muovere. La mamma, adeguandosi modestamente alle leggi della fisica, necessita dunque di molta energia per affrontare la giornata: si tratta del lavoro che deve compiere sulla propria già stanca massa m, regolarmente stracotta, per portarla ad una velocità assegnata in grado di arrestare l'accelerazione di particelle dei figli. Questa energia, nel corso della giornata, va gradualmente a decrescere fino ad esaurirsi, in quanto la mamma non riesce ad esercitare più alcun lavoro e sogna solo le due pezze.
Vediamo invece cosa accade nel bambino. In lui il lavoro che si deve compiere sulla massa m per portarla ad una certa velocità assegnata è inesistente, in quanto tale massa è dotata di un misterioso moto autonomo la cui origine e natura è ancora in piena fase di ricerca. Ma non è tutto. Nel bambino si verifica anche un'ulteriore anomalia. Tale energia invece di diminuire fino ad esaurirsi accresce nel corso della giornata per il classico effetto feedback, il riverbero energetico tipico dell'infanzia, e può essere espressa matematicamente come il semiprodotto della massa-bambino per il quadrato del modulo della sua velocità moltiplicata al cubo del grado di stanchezza. In breve, i giovani pac man più sono stanchi e più rullano.
Siamo dunque di fronte ad un problema d'incompatibilità energetica. Se l'energia dei secondi col trascorrere delle ore, accresce esponenzialmente trasformando il bambino in una centrifuga, l'energia delle prime viene invece sotterrata da un groviglio inestricabile di radici quadrate che la riducono ad uno stato larvoidale.
Soluzioni alternative alla crescita naturale del figli o al Valium sono ancora in fase di studio ma con esiti poco incoraggianti.

venerdì 24 settembre 2010

Oops! Un'intervista.

A Rape' le interviste causano un certo disagio. Anzi panico. Quel senso da prova d'esame. Chissà, forse è ancora il trauma dell'esame si Maturità. 
Ad ogni modo eccovi qui l'intervista apparsa su bebeblog.it.

martedì 21 settembre 2010

C'era la luna

Lavorare in una scuola è come un trip sulle montagne russe. Gli alti e i bassi si misurano in sontuose impennate e discese a picco. Di solito i lunedì appartengono a questa seconda categoria.
Prendiamo, per esempio, Rape' un lunedì. La prima mezz'ora è dedicata ad un gruppo di lettura: sei bambini di livello medio-basso di quinta elementare. Il testo è un estratto di James and the Giant Peach di Roald Dahl. Dovrebbe essere una passeggiata.
Dopo averli fatti leggere e aver parlato del testo, Rape' passa alle domande: "Come fa l'autore a farci capire che James ha paura?" (La prima parola del testo è tremante).
Dodici occhi scrutano Rape' come fosse un'aliena. Nessuno si muove.
"Ehm... dovreste scrivere la risposta sulla lavagnetta..."
Sei mani prendono il pennarello e lo lasciano sospeso a mezzo centimetro dalla lavagnetta, nessuno scrive. Silenzio.
Pensieri si accavallano: è una domanda difficile? Eppure l'altro giorno quelli della quarta sono andati tranquilli... Saranno ancora mezzo addormentati? Colpa del weekend?
"Ok, bambini, rileggiamo insieme il primo paragrafo e vediamo che parole usa l'autore riferendosi a James." Vuoto cosmico, lavagnette linde, pennarelli sempre in mano, nessun segnale vitale.
"Ci sono parole che non vi sono chiare?"
Dodici occhi continuano a fissarla come se stesse parlando in aramaico.
"Va bene, ci torniamo dopo, passiamo alla seconda domanda: qual è il momento centrale del racconto?"
Ok, pensa Rape', nel secondo paragrafo compare la pesca gigante, siamo a cavallo.
Quattro bambini restano con la testa cindolante, due finalmente scrivono. Evviva! Poi Rape' va a leggere.
La prima bambina ha scritto: era notte.
Il secondo invece: c'era la luna.
Da quel momento in poi il lunedì è stato tutta una discesa.

mercoledì 15 settembre 2010

Polizza assicurativa

"Hei Mr, secondo te si possono assicurare i bambini?"
"Contro gli infortuni?"
"No, contro i guai che combinano."
"No, ma immagino che anche se si potesse la polizza per coprire Figlio-due non ce la potremmo mai permettere."

mercoledì 8 settembre 2010

Impellenza-madre

Talvolta i bambini vengono colti da un raptus meglio definito come impellenza-madre. Si manifesta in modo improvviso e repentino anche in bambini all'apparenza indipendenti. Di solito esplode con un urgenza deflagrante, imprescindibile e improrogabile. Le cause sono da rinvenirsi in alcune attività cui sono dedite le genitrici.
Vediamo alcune situazioni  scatenanti:

1. La cornetta del telefono
Quest'oggetto nelle mani della madre suscita gravi squilibri nell'assetto nervoso del bambino. La reazione solitamente è fulminea. La torre di Lego crolla, l'aereo precipita, il circuito ferroviario costruito con cura per ore abbandonato. La madre al telefono è un richiamo primordiale, un'urgenza uterina, un fabbisogno viscerale. La mamma con una cornetta in mano è una calamita che attrae il bambino anche quando lui non la vede, anche se lei ad un altro piano, anche se sta dietro una porta chiusa, anche se lei si muove in punta di piedi e digita un numero con un paio di guanti. Il bambino recepisce la mamma telefono come un transistor.

2. La doccia
La prole risponde alla mamma insaponata come Fido al lancio del bastone. L'istinto ad accorrere è irrefrenabile. Lo scrosciare dell'acqua ispira un bisogno spasmodico di comunicare. Il bambino irrompe allora nel bagno dietro la spinta di racconti improrogabili e domande impossibili e irrinunciabili. 

3. Il gabinetto
Se la mamma si chiude dentro abbatteranno la porta, se lei la lascia aperta le sue sedute diventeranno plenarie.

4. La notizia importante al telegiornale
La mamma non va oltre la sigla di apertura da quando è incinta.

sabato 4 settembre 2010

Sette consigli per il rientro

1) Se possibile non rientrate. 
2) Se proprio dovete tornare prenotate la  vacanza successiva appena scesi dall'aereo. Fa bene al morale.
3) Rientrate non più di tre giorni prima dell'inizio delle scuole. Fa bene al rapporto genitori-figli.
4) Evitate i tradizionali 752 bucati che vi competono. L'estate è finita e la roba estiva non vi servirà fino all'anno prossimo. Potete benissimo sigillare le valige, metterle in soffitta e rimandare i bucati alla settimana prima della vacanza successiva.
5) Se gli zainetti dei vostri figli sono ricolmi di quindici tonnellate di cianfrusaglie raccolte in vacanza non cercate di fare la selezione di cosa serve cosa non seve e dove lo mettiamo e mamma perché lo vuoi buttare. Svuotate semplicemente l'intero contenuto in una scatola che chiamerete scatola delle cianfrusaglie. Avrete poi a disposizione dodici mesi per far sparire il contenuto ad un oggetto al giorno senza che se ne accorgano. La scatola sarà misteriosamente ma miracolosamente vuota e pronta per le tonnellate dell'estate successiva.
6) Se i vostri figli si rifiutano di togliersi i braccialetti del all inclusive non inseguiteli con le forbici per rimuoverglieli con la forza. Abbiate fede. In vacanza ne hanno rotti e persi almeno sei in due settimane.
7) Se avete messo su quattro chili rimpinzandovi al buffet dell'hotel evitate specchi e bilance: non sono dimagranti.