L'energia cinetica del bambino è un mistero che la scienza moderna non riesce ancora a spiegare. Nell'energia cinetica tradizionale (quella che sorregge l'universo e che s'impara a scuola, per capirci) occorre una massa m e un lavoro che si deve compiere su tale massa per farla muovere. La mamma, adeguandosi modestamente alle leggi della fisica, necessita dunque di molta energia per affrontare la giornata: si tratta del lavoro che deve compiere sulla propria già stanca massa m, regolarmente stracotta, per portarla ad una velocità assegnata in grado di arrestare l'accelerazione di particelle dei figli. Questa energia, nel corso della giornata, va gradualmente a decrescere fino ad esaurirsi, in quanto la mamma non riesce ad esercitare più alcun lavoro e sogna solo le due pezze.
Vediamo invece cosa accade nel bambino. In lui il lavoro che si deve compiere sulla massa m per portarla ad una certa velocità assegnata è inesistente, in quanto tale massa è dotata di un misterioso moto autonomo la cui origine e natura è ancora in piena fase di ricerca. Ma non è tutto. Nel bambino si verifica anche un'ulteriore anomalia. Tale energia invece di diminuire fino ad esaurirsi accresce nel corso della giornata per il classico effetto feedback, il riverbero energetico tipico dell'infanzia, e può essere espressa matematicamente come il semiprodotto della massa-bambino per il quadrato del modulo della sua velocità moltiplicata al cubo del grado di stanchezza. In breve, i giovani pac man più sono stanchi e più rullano.
Siamo dunque di fronte ad un problema d'incompatibilità energetica. Se l'energia dei secondi col trascorrere delle ore, accresce esponenzialmente trasformando il bambino in una centrifuga, l'energia delle prime viene invece sotterrata da un groviglio inestricabile di radici quadrate che la riducono ad uno stato larvoidale.
Soluzioni alternative alla crescita naturale del figli o al Valium sono ancora in fase di studio ma con esiti poco incoraggianti.