martedì 24 agosto 2010

E i pesci?

Dovresti essere in vacanza e sei rientrata per sbaglio una settimana prima. Il tuo soggiorno è privo di mobili e completamente vuoto, a parte una tua cara amica che chissà perché è lì che stira. In un bagno manca il water. Chiedi al Mr di ripararlo. Intanto nell'altro bagno scopri che l'acqua è alta mezzo metro e i pesci dell'acquario ora nuotano ovunque indisturbati (stelle marine inculse). Vuoti il bagno aprendo un tappo e di corsa raccatti i pesci prima che muoiano, li butti nell'acquario e sospiri soddisfatta proprio mentre vieni travolata da uno tsunami proveniente dal piano di sopra dove il Mr tenta, senza successo, di riparare il water.

Il mangiare a Fuerteventura è ottimo, ma non è ben chiaro cosa ci mettano dentro perché ultimamente Raperonzolo fa sogni abbastanza strani.

domenica 15 agosto 2010

Il mito della valigia leggera

La folgorazione avvenne nel corso di una vacanza in Grecia. Alla fila del Check-in del volo di ritorno, Raperonzolo osservò estasiata una mamma che che aveva alloggiato nel suo stesso albergo. Aveva trascorso le vacanze con i suoi due bambini di 4 e 6 anni. Viaggiava con un borsone solo, di grandezza media, mezzo vuoto. Rape', che ancora non aveva figli, viaggiava con il Mr e due Samsonite intergalattiche. Quella donna rappresentava la frontiera ultima del bagaglio leggero. Da allora (e sono passati dieci anni), ogni estate Rape' tenta di emularla in preda ad ansie represse da preparativi e si accinge alla selezione essenziale con la concentrazione e la dedizione di un monaco buddista.
Si parte dalle mutande. 4 paia a testa. Toccherà lavarle ogni tanto, ma è meglio tenersi stretti.
Dei calzini si decide di farne a meno, tanto là fa caldo e speriamo bene.
Magliette: 4 per il Mr e via di bucati, 5 per Rape' perché l'ego femminile richiede un piccolo extra, 6 per ciascun bambino che toccherà cambiarli un paio di volte al giorno, per 15 giorni, pur lavando, di meno non si può.
Shorts: Circa 3 paia a testa per stare leggeri, anzi leggerissimi. Di calzoni lunghi non se ne parla.
Un vestitino per Rape', così magari per uscire almeno una sera senza sembrare un muratore.
Scarpe: oltre a quelle che si indossano un paio di sandali a testa. Pace.
Si prosegue con telispugna, costumi da bagno, creme solari, oggetti vari da toletteria, libri da leggere, ect.
Rape' depone tutto sul letto e contempla l'Himalaya.
Davanti a sé ci sono:

16 paia di mutande.
21 magliette.
12 paia di shorts.
Un vestito.
8 paia di scarpe.
8 costumi.
4 telispugna.
4 giacche leggere.
Shampo, balsamo, docciaschiuma, crema solare, dopo sole, deodorante, dentifricio, 4 spazzolini, pettine, spazzola.
8 libri.
Praticamente un trasloco.
Qualcosa non le torna. Quali mirabolanti segreti celava il borsone di quella mamma? Viaggiava sottovuoto? Aveva portato solo libri e mutande? Oppure solo shorts e spazzolini da denti?
Incapace di risolvere il quesito, Rape' sbatte tutto nelle sue Samsonite aerospaziali. Peso netto 52 chili. Le chiude sedendocisi sopra.
Ci riproveremo l'anno prossimo.

venerdì 6 agosto 2010

Gli anni in una stanza

Succede che rimettendo a posto quella stanza che in ogni casa rappresenta il mettilo lì poi ci pensiamo, quella stanza dove ad un certo punto non riesci più ad entrare e non ricordi neanche il colore delle pareti e lasciamo perdere quello che c'è dentro, ecco succede che strane cose riemergano alla luce: frammenti del passato riconsegnato sotto forma di lettere di un'altra vita, temperamatite che usavi quando ancora andavi a scuola, un walkman Sony che decidi di non dare via perché ormai fa parte dell'antiquariato, una zip drive con dischetti da 100Mb che quando hai comprato ti sei detta "con tutta questa memoria non avremo più problemi" perché allora sembravano una cosa stratosferica, mentre ora giri con pennette da 4 Gb grandi quanto un dito mignolo. Ritrovi il tuo vecchio libro d'inglese delle medie che chissà perché hai conservatro, forse pensando che allora non sapevi quanto un giorno sarebbe stato importante eppure era già un presagio, così te lo sei portato dietro, e sono trent'anni che te lo tieni stretto. Ci sono i quaderni zeppi della prima stesura di Thomas Jay, e ti viene da sorridere a ripensare da dove sei partita e dove invece sei arrivata; le idee già tutte lì ma ancora senza forma. Ti ritrovi tra le mani il diario personale di tuo marito, che appartiene ad un passato in cui tu ancora non avevi incrociato il suo cammino, e devi combattere quella voglia matta di metterti a leggerlo, e allora una sbirciatina gliela dai, ma poi già alla seconda riga lo richiudi e lo rimetti via, perché non sarebbe giusto. E poi le scartoffie, tante: cose che non sono mai servite e cose che non servono più, rottami senza sapori o ricordi, satelliti lontani; oggetti, troppi oggetti che ci ricordano la nostra autoindulgenza, il capriccio d'un acquisto d'impulso. Infine, al fondo di un armadio, la lunga pila di album di fotografie, tutti quelli di una vita in comune, quattordici anni. Allora il pomeriggio successivo, un po' perché fuori piove, un po' perché sai che gli farà piacere, ti siedi con i bambini e per la prima volta apri gli album del tempo in cui nelle foto si vedono anche i luoghi, il mare, le montagne e i monumenti, le case senza giocattoli sul pavimento, e soprattutto si vedono mamma e papà. Una strana sensazione ti pervade mentre tuo figlio osserva, guardando come eri nel '96, che eri proprio giovane allora, e anche papà. Ti dice che eravate così giovani. E allora tutto ad un tratto ti senti tanto mezza età. Quei capelli così neri, lucidi e pieni di salute, i conquanta chili risicati, il Mr con gli zigoni marcati e il viso lungo e ovale, tenendosi per mano o a cavallo di una vespa. E ti chiedi quand'è che sei cambiata, come se ci fosse un momento, un punto fisso, un giorno in cui varchi una soglia o oltrepassi la metà dell'arco della vita. Quando non sei più una ragazzina o una sposa e neppure una giovane mamma. Quando ormai sei una donna matura, con figli che crescono, i capelli da tingere e le rughe sul viso. Quando hai più consapevolezze che timori, e radici profonde che ti sorreggono, e ampi rami che abbracciano il cielo. Succede tutto d'un colpo, nel giro di una manciata d'anni che passano come fosse un giorno. Succede che il tuo sguardo si posi sulle foto e tu rimanga stordita. Come dalla vetta di una montagna osservare il percorso e dirsi: mio Dio quanta strada ho già fatto.