lunedì 28 dicembre 2009

Natale, girandole e lanci da esorcista

Il Natale, festa gioiosa della famiglia, è un periodo di pace, amore e armonia domestica che porta talvolta con sé indesiderati effetti collaterali. L'ambiente casalingo può a momenti risultare sovrappopolato; il mangiare eccessivamente abbondante; gli orari grossolanamente sfasati fino a farti perdere completamente la bussola dei giorni della settimana; l'ammontare degli oggetti dislocati in località altre dalla loro residenza abituale al di sopra della soglia massima di tolleranza.
Possono anche capitare altri inconvenienti.
"Mamma mi sono sentito poco bene" ha dichiarato Figlio-uno irrompendo nella stanza genitoriale all'una e trenta del mattino.
"Cosa c'è, amore, cosa è successo?" Hanno chiesto due occhi che spuntavano dal piumone, mentre giù sotto due mani annaspavano disperatamente alla ricerca del pigiama disperso nell'intrepido (e istantaneamente congelato) incrocio di gambe.
"Ho un pochino vomitato."
Il "pochino" era stato un lancio da esorcista che aveva fatto la doccia a Figlio-due (che gli dormiva accanto), lenzuola, piumone e cuscino, la folla di pupazzetti di pezza presenti nel letto, quattro pantofole, i vestiti appoggiati sulla sedia, le scarpe da ginnastica, il tappeto.
Circa mezz'ora più tardi, dopo aver fatto la doccia ad entrambi i bambini, gettato il tappeto, passato lo straccio, messo su una lavatrice ed esaurito una bomboletta di deodorante spray, Rape' e il Mr hanno ringraziato il fatto che nessuno dei due bambini avesse chiesto:
"Mamma, papà, perché portate il pigiama a rovescio e davanti-di-dietro?"

mercoledì 23 dicembre 2009

Blobby Blobs Xmas Special

Blobby ha colpito ancora. E' andato online lo speciale di Natale. Grazie a indiscrezioni del giovane autore, Rape' ha scoperto che si tratta dell'ultimo episodio. Nel 2010 prenderà avvio una nuova serie con nuovi personaggi.
Buon Natale a tutti.

venerdì 18 dicembre 2009

Scuola di lingue

Nonna Macchia Rossa è venuta a trascorrere il Natale con la Rapefamiglia e ha deciso di cogliere l'occasione per raffinare le capacità bilinguistiche di Figlio-uno.
"Allora, cominciamo con le quattro stagioni. Prima c'è la Primavera, poi cosa viene?"
"La Secondavera."

mercoledì 9 dicembre 2009

Il troppo colorare

Mercoledì, ore 10:30. La classe terza si reca in piscina per la lezione di nuoto. Figlio-uno, che ha il maldigola, resta a scuola con due compagni D e J, anche loro raffreddati. Miss C li incarica di colorare un calendario di Natale e li affida alla maestra della quarta.
Raperonzolo è di turno come supporto alla quarta. Verso mezzogiorno va a dare un'occhiata al tavolo dove sono seduti i tre bambini: D ha colorato tutte e venticinque le finestrelle e sta dando gli ultimi ritocchi, J ha finito e sta leggendo un libro, Figlio-uno ha colorato due finestrelle e giace con la testa sul banco e il calendario per cuscino.
"Figlio-uno, ma non dovevi colorare?"
"Sì, mamma, ma ho sbattuto la testa."
"Come hai sbattuto la testa? Figlio-uno, sei seduto su una sedia, un banco davanti e nessun oggetto contundente nei paraggi... come hai fatto a sbattere la testa?"
"E' che per riposarmi mi sono appoggiato tenendo la testa con la mano, solo che la mano era così sudata per il troppo colorare che la testa mi è scivolata ed ha sbattuto sul banco."

lunedì 7 dicembre 2009

Seguire attentamente le istruzioni

Dicembre è uno di quei mesi in cui saltano tutte le routine. L'orario scolastico diventa una specie di salto alla cavallina tra prove per recite, canti di Natale, giornate dedicate alle decorazioni, bazaar e incontri con Babbo Natale. Si fa lezione circa quarantacinque minuti al giorno con bambini in stato euforico. Per il resto è un turbinio di attività eventuali e varie senza sosta.
Rape', che di solito è dedita a martellare i bambini con le tabelline e a insegnargli i rudimenti della scrittura e della punteggiatura, cosa che fortunatamente le riesce anche con discreto successo, in quest'ultima settimana si è dovuta dedicare ad attività che l'hanno invece proiettata nell'universo Mr Bean. Ha dovuto, per esempio, costruire un pupazzo di neve a dimensione umana con nella pancia una buca per le lettere. Per inciso, una sfida anche per persone ben più ferrate di lei nell'arte del Craft.
Con la collega J aveva cercato in tutti i modi di convincere i bambini della terza a scegliere una cassetta postale a forma di pacco dono. Cosa ci vuole? Si erano dette Rape' e J. Prendiamo uno scatolone, lo incartiamo, decoriamo e ci facciamo un buco per le lettere! Una cretinata anche per noi! Ma la maestra Miss C. aveva altre idee, e ceduto al clamore di classe, aveva esclamato: "Mettiamo ai voti!" E' stato così che Rape' e J si sono ritrovate a dover costruire un pupazzo di neve alto un metro e sessanta.
Rape' e J elugubravano... da che parte cominciamo?
Miss C è corsa in loro soccorso gonfiando un palloncino di un metro di diametro.
"E con questo cosa dovremmo farci?"
"Semplice, lo ricoprite di garza e gesso per dargli la forma tonda, ed è la pancia. Quando il gesso è asciutto, fate scoppiare il palloncino, si taglia un buco per le lettere. Con un palloncino più piccolo fate la testa."
Ragione vuole che talvolta se si hanno delle perplessità (se per esempio ciò che ci viene proposto non siamo sicure se sia un colpo di genio o una grande castroneria) è meglio esprimerle subito. Si potrebbe evitare di seguire attentamente le istruzioni, ricoprire di garza e gesso un palloncino grande come una mongolfiera e farselo scoppiare tra le mani alcune ore prima che il gesso sia asciutto.
Rape' e J hanno impegato alcune ore a ripulirsi e rimuovere i brandelli di garza e gesso spiaccicati per tutte le pareti.
L'effetto è stato comunque esilarante per i trenta bambini presenti.

martedì 1 dicembre 2009

Ci si prova sempre

Quando si comincia un nuovo lavoro, cambiano improvvisamente abitudini e ritmi familiari. Quando poi sono entrambi i genitori a cominciare un nuovo lavoro, e uno di questi sta fuori quattro giorni la settimana, parlare di cambiamenti è un po' sottovalutare la questione. Malgrado ciò, la cosa avrebbe potuto essere abbastanza indolore non ci si fossero messe in mezzo tutta una serie di circostanze parallele, secondo l'inevitabile legge di Murphy del rientro al lavoro: la suina, la lavatrice rotta, il decoder digitale e il DVD in tilt tutto in una settimana. Raperonzolo si è presentata al primo giorno di lavoro rimettendo miracolosamente in piedi due figli con il Tamiflu, imbottita di antibiotici e in stato semivegetativo, abbandonando una casa dove ogni elettrodomestico sembrava in preda ad una crisi isterica. Poi, per fortuna, tutto si è risistemato come d'incanto.
La prima settimana è scivolata così fagocitando nomi e volti di un centinaio di bambini, conoscendoli, imparando tante cose e acquistando una prospettiva meno idealistica ma più saggia.
Pensare alla scuola con i nostri ricordi d'infanzia o attraverso il filtro dei nostri figli può dare immagini falsate su quella che poi è la realtà. A Rape' è sempre piaciuto pensare che basta lavorare sodo e far lavorare sodo per far raggiungere a tutti i bambini se non lo stesso livello, almeno un minimo comune denominatore. Ecco, pensare che alla fine delle elementari tutti i bambini abbiano imparato a leggere e scrivere bene, sappiano fare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, risolvere problemi e abbiano una base di conoscenze generali. Pensare che è solo questione di metodo, tempo e pazienza. Trovare la chiave di accesso e aprire tutte le porte. Ora vede le cose in modo diverso. Questo approccio poteva forse essere vero ai tempi in cui molti bambini erano esclusi a priori dalla scuola, ma non oggi. E non per dire che lavorare sodo, metodo, tempo e pazienza non contino niente, anzi sono fondamentali. Ma una buona dose di realismo lo è ancora di più. Bisogna innanzitutto capire cosa è lecito aspettarsi da ciascun bambino. Perché i bambini, in quanto esseri umani, hanno quozienti d'intelligenza che variano da 70 a 150 e non ci si può aspettare lo stesso livello di apprendimento (o lo stesso comune denominatore) tanto dagli uni quanto dagli altri. Appartengono a due modi di percepire la realtà ed assimilare ed elaborare informazioni lontani anni luce. Non che a scuola si misuri il QI, ma non ce ne è bisogno, ai due estremi per chi insegna è evidente da sé. Guardando le cose dal di fuori può sbalordire o indignare che ci siano bambini, al giorno d'oggi, che arrivino alla fine delle elementari sapendo a malapena leggere e scrivere, non sappiano le tabelline e sappiano fare giusto qualche addizione. Quello di cui non si tiene conto però è lo sforzo immenso che ci è voluto da parte di tutti per arrivare a tanto. Perché in alcuni casi, averli portati a quel livello (diciamo da prima-seconda elementare) ha del miracoloso. Non sempre ci si riesce, ma ci si prova sempre. E questo fa sì che ne valga la pena.