giovedì 29 ottobre 2009

Sleepover

Se in un momento di scarsa salute mentale vi venisse in mente d'invitare l'amichetta del cuore del vostro primogenito a dormire da voi, assicuratevi di non mettere a letto i tre bambini in una stessa stanza. Il vostro secondogenito potrebbe svegliarsi alle 4:30 del mattino, accendere la luce, e trasformare la camera da letto in un luna park e la vostra nottata in un film di Dario Argento.

domenica 25 ottobre 2009

Barriere calligrafiche

Alcune settimane fa Piattini lanciava l'idea di far vivere ai propri pargoli l'ebrezza di un rapporto epistolare. Raperonzolo, che alle lettere scritte a mano ci tiene parecchio (mica per niente ha scritto un romanzo epistolare), si è entusiasmata subito e ha proposto a Piattini di mettere in contatto Figlio-uno con Figlio Filosofo.
Puntalissima, dopo alcuni giorni giunge la lettera di Figlio Filosofo.
Figlio-uno è eccitatissimo, Rape' invece è pronta a colmare le barriere linguistiche, dato che il giovane corrispondente l'italiano lo parla benino ma non è molto abituato a leggerlo.
Ecco Rape' era pronta alle barriere linguistiche, ma non certo a quelle calligrafiche.
Non che la calligrafia di Figlio Filosofo non si capisse, anzi. Era chiara, ordinata, praticamente cristallina, ma era scritta in corsivo "classico", quello che si insegna ai bambini alle elementari, quello che Rape' aveva imparato trent'anni e rotti fa e prima di lei la propria mamma e prima di lei la nonne e così via. Quello in sostanza che crescendo per lo più si abbandona. Però ecco, uno magari non lo usa più di tanto (soprattutto quelle maiuscole belle elaborate) però intanto lo conosce e lo riconosce.
Figlio-uno no però. Non lo conosceva e non lo riconosceva. Per lui quei segni avrebbero potuto pure essere in arabo.
Gli anglosassoni, si sa, sono un popolo pragmatico. Si curano poco di radici e tradizioni. Si fanno pochi problemi. Se una cosa diventa pratica comune, loro ne fanno regola e al diavolo le tradizioni.
Ecco, quel corsivo lì, quello "classico", nel Regno di Her Majesty non si insegna più. I bambini imparabo il "joint writing" dei caratteri tipografici e le maiuscole si fanno in stampatello. Che poi, fino a qualche giorno fa, a Rape' era sembrata una cosa ovvia, visto che sono almeno venticinque anni che lei scrive facendo le maiuscole in stampatello, le l a stanghetta, le h a seggiolina, le m a due gobbe e non tre e le n ad una gobba sola e così via. Ecco, a Rape' non era sembrato strano che a Figlio-uno non fosse insegnato l'alfabeto che aveva imparato lei, le era piuttosto parso naturale che gli fosse insegnato quello di uso comune.
Però al fatto che Figlio-uno non sarebbe stato in grado di decodificare il corsivo classico non ci aveva proprio pensato.
E invece la lettera di Figlio Filosofo per lui era un insieme di segni grafici per lo più indecifrabili. La l, con quel fiocco in cima, gli pareva una e troppo alta, la b non capiva se era una e scritta troppo grande o una f troppo piccola, la r gli sembrava una z, la s non la riconosceva proprio.
Ecco, queste sono cose a cui uno non pensa.
E mostra l'importanza dell'insegnare anche il passato.
Perché se il passato non si insegna va perduto, o diventa indecifrabile.


lunedì 19 ottobre 2009

Effetti controproducenti

Tra gli effetti controproducenti dell'addestramento forzato dei propri figli a non disturbare assolutamente mamma che dorme (sono previste pene oltre i 10.000 decibel) e giocare tranquillamente nella propria stanza fino ad orari giudicati consoni alla stabilità mentale della genitrice, c'è quello di essere risvegliate dal proprio primogenito con dolce bacino:
"Mamma... ma oggi non andiamo a scuola?"
Con un occhio aperto e uno ancora chiuso Rape' osserva la sveglia.
8:15
Lunedì.
Bambini ancora in pigiama.
Bambini ancora digiuni.
Mamma catatonica.
Aiuto.
Certi risvegli possono essere più devastanti di quelli alle cinque del mattino.

giovedì 15 ottobre 2009

Tempre forti

Le buone notizie provocano talvolta un certo trambusto esistenziale, soprattutto quando, dopo dodici mesi senza lavoro, ci si ritrova all'improvviso il lavoro ideale, quello fatto su misura per la mamma: orario strettamente scolastico con annesse vacanze scolastiche, e per di più alla stessa scuola dove vanno i bambini, a cento metri da casa. Cosa vuole di più Rape'? Ecco niente. Ci mancherebbe pure.
Allora c'è da chiedersi perché, in questi giorni che la distanziano dall'apertura delle danze, la si vede schizzare a destra e sinistra come una mosca impazzita. Pulire ossessivamente casa come se nei prossimi anni nessuno passerà più neanche un aspirapolvere, zappare l'orto con l'idea che il futuro pronostichi foreste vergini, catapultarsi in ogni sorta di negozio per fare tutti gli acquisti di Natale, come fosse ignara che per la mamma che lavora esistono comunque sempre i weekend. Ecco, Raperonzolo, che da un anno lavora saltuariamente e che da cinque anni comunque non lavora durante la settimana, ora che sta per rituffarsi nel tran tran lavorativo è entrata completamente nel pallone. Ha perso l'abitudine. Allora fa programmi a lunga, lunghissima gittata, riempie la dispensa come se stesse per scoppiare la guerra, prenota dentisti, oculisti, meccanici, il tecnico della lavatrice e quello della caldaia, travolta da una spasmodica esigenza di controllo compulsivo. Ecco, come se il tornare a lavorare fosse un po' come scomparire, un glissarsi dalla vita familiare così come negli ultimi anni la si è vissuta per riapparire da qualche altra parte, un universo esistenziale parallelo, assumere una dimensione nuova. L'attesa diventa così un misto di esaltazione ed apprensione, in bilico tra l'ego soddisfatto e quello disfatto.
Il rientro a lavoro di una mamma insomma è sempre un evento per tempre forti.

lunedì 12 ottobre 2009

Prontuario di autodifesa

Dopo l'allattamento e la nanna, il Manuale per mamme in crisi amplia i propri orizzonti ed esplora come neutralizzare il nemico.
Prontuario di autodifesa su Veremamme.

mercoledì 7 ottobre 2009

Uno ci prova

Sulla porta della camera dei bambini chi sono tre sticker charts, una per ciascuno e ciascuna con un target specifico. Il raggiungimento del target viene premiato con una stellina, quando si raggiungono 40 stelline si ha diritto a un premio.
La prima chart è di Figlio-uno, il suo target è:
lavarsi e vestirsi entro le 8:20.
La seconda è di Figlio-due, c'è scritto:
non allagare il bagno.
La terza chart invece è di Rape':
non urlare quando alle 8:40 Figlio-uno è ancora senza mutande, ha un calzino solo e osserva il soffitto canticchiando, e non far tremare gli anelli di Saturno quando il bagno sembra la palude dei caimani
.

Dopo tre settimane, Rape' ha collezionato 4 stelline. Non che il sistema funzioni ma uno ci prova.

lunedì 5 ottobre 2009

Incontri ravvicinati

Il Regno di Her Majesty è forse l'unico Paese al mondo dove gli autori di libri o programmi per bambini siano considerati al pari di semi-divinità, registrando stratosferiche vendite da far apparire Wilbur Smith o Paulo Coelho pivelli delle classifiche. Non c'è, per esempio bambino inglese che non sia cresciuto a pane e Roald Dahl. Se poi gli autori in questione sono anche autrici, allora perfino l'Olimpo diventa stretto.
Con la saga di Harry Potter, JK Rowling è diventata in pochi anni una delle donne più ricche della lovely, così come Anne Wood, creatrice dei Teletubbies e In the night garden. In questi ultimi anni, lentamente ma prepotentemente, si è affermata Francesca Simon con il suo graffiante e irriverente Horrid Henry, l'ultima passione del bambino British.
L'orribile Henry, come dice chiaramente il titolo della saga, è la quintessenza del bambino non solo terribile ma decisamente orribile. I suoi sette anni sono un concentrato dei peggiori difetti di cui si può pregiare l'essere umano. Horrid Henry è un bambino profondamente egoista e individualista, sistematicamente asociale, incapace di qualsivoglia empatia verso i suoi simili. E' pigro, geloso, ambizioso, bugiardo, meschino. La sua esistenza è una continua lotta antagonistica contro il fratello minore, Perfect Peter, il bambino modello per antonomasia. Contro la "perfezione" di Peter, Henry scatena una rabbia viscerale, logica e calcolata. Eppure... ecco, questo bambino così orribile non riesce mai ad essere veramente antipatico. C'è in lui qualcosa che richiama la nostra umanità grezza e soppressa che ad un qualche livello subliminale ce lo rende profondamente affine.
Figlio-uno si è scoperto lettore tra le pagine di Horrid Henry all'inizio dell'estate e da allora ha divorato libri uno dietro l'altro a ritmo di uno ogni due giorni, tanto da essere diventato un habitué della biblioteca cittadina.
"Ehi, Figlio-uno," ha detto la nostra venerdì sera, sventolando un giornale davanti al primogenito e sbriciolando un biscotto per mezza cucina. "Ci vuoi andare a conoscere Francesca Simon?"
"Ehh??? Come??? Dove??? Quando??? Sììì!!!" Ha risposto lui.
Questione risolta. Certi casi vanno colti al volo. Soprattutto quando l'autrice del cuore del tuo primogenito viene ad incontrare i bambini e a firmare autografi nella ridente cittadina in cui risiedi.
E così sabato eccoli lì Rape' e Figlio-uno, nell'apocalittica fila che si snoda per tutta la County Hall: centinaia di eccitatissimi bambini, ciascuno sventolando la propria copia da autografare.
Figlio-uno si dilunga con Rape' su tutto quello che dirà a Francesca Simon quando la vedrà ed elabora una serie di domande da professionista della critica letteraria.
"Ecco," dice Figlio-uno, "le chiederò come le è nata l'idea. Poi le chiederò se Henry se lo è inventato o si è rifatta a qualche bambino vero. Poi le chiederò..."
Quando è arrivato il loro turno, Rape' lo ha lasciato andare ritirandosi in disparte. Figlio-uno si è avviato praticamente in trance. Dopo una breve chiacchierata con Francesca Simon torna con le due copie autografate e in faccia stampata un'espressione catatonica.
"Allora, amore, gliele hai fatte tutte le domande che avevi in mente?"
"No."
"Eppure ho visto che avete parlato. Ti ha chiesto qualcosa lei?"
"Non lo so. Non ne ho idea, mamma. Quando sono arrivato lì non ci ho capito più niente."
"Va bene, allora andiamo a casa?"
"Ok." Ha risposto lui barcollando verso l'uscita.