mercoledì 30 settembre 2009

Voce del verbo

Figlio-due è un bambino vulcanico, dotato di un'esuberanza e fisicità di tale portata deflagratoria che già il fatto che l'edificio chiamato casa, in cui la Rapefamiglia dimora, sia in qualche modo sopravvissuto ai suoi primi tre anni di vita, è segno che le fondamenta fossero e siano (per fortuna) ben solide. Il resto è praticamente appena stato rifatto o da rifare.
In suo onore è stato appositamente coniato il verbo to figlio-due, che tradotto in italiano significa: distruggere, demolire, disintegrare o più semplicemente rendere qualcosa che prima funzionava assolutamente inutilizzabile.
Se un oggetto mostra segni indelebili del suo passaggio, il verbo to figlio-due è usato e abusato dall'intera famiglia in ogni circostanza.
"Rape', aspetta che mi devo cambiare. La camicia che mi sono appena messo has already been figlio-dued."
"Ehi, Figlio-uno, ma che hai fatto agli occhialetti della piscina? Ha gli elastici sganciati."
"Ah sì, mamma, they have been figlio-dued."
"Rape', ma hai visto in che stato è il pavimento del bagno?"
"Lo so Mr, it has been figlio-dued."
"Mr, sai per caso perché il timer del forno non funziona più?"
"Probably it has been figlio-dued."
L'altro giorno Rape' è entrata in bagno e ha trovato il rotolo di carta igienica (appena messo, per cui nuovo) completamente srotolato per tutto il pavimento.
"Figlio-due!!!" Ha gridato lei sul piede di guerra.
Lui si presenta pacifico, osserva prima la mamma tigre e poi il proprio misfatto.
"Sorry, mamma, toilet roll has been figlio-dued."

domenica 27 settembre 2009

Marcia notturna

Quando un anno fa Rape' e le amiche S & E, mamme di Calimero e James Bond, fedeli compagni di Figlio-uno, ricevettero la lettera del gruppo scout in cui in pargoli venivano invitati a partecipare all'annuale marcia notturna di cinque ore, parte di una competizione a squadre tra i vari gruppi della regione, le nostre, di comune accordo, driblarono l'evento con un premuroso "sono troppo piccoli!!!"
I bambini insorsero in rivoluzione.
"Va bene, la farete l'anno prossimo che sarete più grandi." Dissero loro, come se l'anno successivo fosse un'entità astratta e non necessariamente parte di un futuro a divenire.
Quest'anno, all'arrivo della puntualissima lettera, alle incaute elargitrici di promesse ogni via di fuga era preclusa.
"Aiuto! partecipa anche Figlia grande, ma parte arriva due ore più tardi. Come faccio ad accompagnare e riprendere anche James Bond senza fare il pendolino otto volte?" Dichiara nel panico E.
"Non ti preoccupare, a James Bond ci penso io." Afferma, sicura del fatto suo, Rape'.
"Quella sera ho una cena con dei colleghi di lavoro, non posso andare a riprendere Calimero!" Esclama S.
"No problem. Ci penso io." Risponde Rape', fiduciosa del fatto di poter lasciare Figlio-due col Mr e di dover solo andare a riprendere i bambini alla sede scout a due passi da casa.
"Ehi, Mr, questa mezza maratona che hai segnato sul calendario per il 26 settembre, giorno della marcia notturna di Figlio-uno, la fai di mattina, vero?"
"Macché mattina Rape', non è una mezza maratona, è la Rat Race, ci si iscrive alle 11 di mattina, si fa il check-in alle 15:00, si parte alle 18:00 e comporta corse nel fango, nascondino nelle fognature, lanci da grattacieli, cacce al tesoro nei tunnel della metropolitana. Dura ore e ore. Uscirò all'alba e tornerò a notte fonda."
"..."
Poi la distratta Rape' rilegge con cura il foglio con i dati della marcia notturna dei bambini: appuntamento a Much Hadham.
"Much Hadham... Ma dov'è Much Hadham?"
"E' vicino, Sarà una mezzoretta da Hertford."
"Mezz'ora???"
Ora la nostra contempla con sguardo allucinato la prospettiva di Figlio-due strappato al sonno e le coperte e trascinato in macchina in giro per l'Hertfordshire nel cuore della notte a riprendere tre euforici settenni reduci da cinque ore di marcia.
Aiuto.
Seguono intrecci, scambi e riorganizzazzioni.
"Allora facciamo così, Rape', visto che non c'è il Mr, mandiamo Figlia grande con T&P che la riaccompagnano anche, tu porti Figlio-uno, con Calimero e James Bond e noi li andiamo a riprendere."
"Rape' ho deciso che visto che la cena è più sul tardi, io posso venire in macchina con te. Calimero lo riporta J insieme a Oliver Twist e E riprende Figlio-uno con James Bond. Si tratta solo bene di capire come organizzarsi con gli seggiolini..."
Seguono trigonometrie sulla razionalizzazione del passaggio di macchina in macchina degli seggiolini, essendo i bambini accompagnati e ripresi da un numero imprecisato di macchine e di genitori di cui si è perso sia il conto che l'identità. Poi, fissati appuntamenti e sincronizzati gli orologi, si pensa all'inventario.
"Ehi Rape', la lista dice che lo zainetto deve avere un rivestimento interno separato e impermeabile altrimenti la squadra perde punti... "
"E se mettessimo dentro lo zainetto una impermeabilissimo e separatissimo sacchetto di plastica?"
"Ehi, Rape', ti sei ricordata che gli snack devono avere l'etichetta con il nome della squadra?"
"Ma io gli dò una banana, che faccio scrivo il nome sulla buccia???"
Così, etichettata la buccia di banana, reperita una giacca catarifrangente dal costume di Bob the Builder di Figlio-due (taglia da 2 a 3 anni) che avvolge Figlio-uno come un tubetto di dentifricio (spremuto), smontato tre cassetti alla ricerca di un paio di guanti ed un berretto, allacciato quattro volte gli scarponcini a Figlio-uno, Rape', alle tre del pomeriggio, pur con già addosso una stanchezza abissale, si sente relativamente soddisfatta. Poi apre il portafogli per infilarci un buono sconto ed ha un leggero smarrimento. Lo spazio vuoto là dove dovrebbe essere presente il suo bancomat le regala l'immagine di alcune ore prima: la spesa, il carrello, Figlio-due scomparso dietro la tendina delle foto tessera e il bancomat lasciato inesorabilmente dentro la macchinetta al punto cassa.
Panico.
Restiamo calmi.
No, panico.
No, restiamo calmi.
"Hello, è il supermercato della ridente Hertford?"
"Certo, signora in che cosa possiamo servirla?"
"Sarei quella fessa che ha lasciato il bancomat alla cassa questa mattina... la prego, mi dica che lo avete trovato..."
"Se è la signora Rape' direi che è fortunata, ce lo abbiamo qui al Costumer Service."
Allora esiste...
Ora a Rape' non resta che fermarsi lungo la strada e mollare i quattro bambini a S mentre va a recuperare il bancomat.
Drin!!!
"Rape', cambio di programma. E' andato tutto storto. Calimero lo porto io perché non ce la facciamo a venire da te in tempo..."
"Ma come lo accompagni tu, che è successo?"
"Niente, è solo che abbiamo due scarponcini sinistri."
"Due scarponcini sinis..."
Click.
Ora a Rape' non resta che fermarsi lungo la strada e trascinarsi tre bambini dentro al supermercato mentre va a recuperare il bancomat e speriamo di arrivare in tempo.
Drin!!!
"Rape', cambio di programma. E' andato tutto liscio. Stiamo arrivando da te. Al negozio hanno trovato la scatola con i due scarponcini destri..."
"Ma come avevi fatto a comprare due scarponcini sinis..."
Click.
Miracolosamente in perfetto orario, Rape', S e E si incontrano. Rape' ha localizzato il suo bancomat, Calimero ha uno scarponcino destro e uno sinistro. E. sembra l'unica a non aver perso la testa.
"Ehi, E, perché sulla merendina di James Bond hai scritto Bengeo 1 invece che Hertford 3?"
"Oh no! Ho etichettato le cose di James Bond con il gruppo di Figlia grande e le cose di Figlia grande con il gruppo di James Bond!!!"


mercoledì 23 settembre 2009

Asincronia stagionale

Rape' li ricorda ancora i Caroselli degli anni '70. Un anno, verso la fine di novembre, comparve la pubblicità di un panettone.
"I panettoni già?" Esclamarono scioccati i Rapegenitori. "Ma se non è ancora neanche dicembre?"
Vent'anni dopo nessuno si stupiva più se ai primi di novembre, tra pubblicità, addobbi e articoli regalo nelle vetrine, sembrava già Natale. L'agguerrita lotta alla concorrenza portava a giocare d'anticipo: te parti il 15, e io ti frego lanciando la campagna l'8 e se ti salta in mente di partire il primo, ecco non ti azzardare che io comincio il 15 del mese precedente. Poi c'erano i saldi, quelli che cominciavano con la befana e poi dopo Santo Stefano e poi prima ancora di Natale. L'anno passato, nel Regno di Her Majesty, i saldi cominciarono direttamente a novembre.
La mamma economa degli anni '70, cioé nel paleolitico del consumismo, operava con saggezza: comprava tutto una taglia in più ai saldi di fine stagione (che lo si pagava la metà e all'arrivo della nuova stagione il guardaroba era al completo), e se poi non era economa oppure si dimenticava, andava a comparare l'ombrello quando cominciava a piovere, il maglione quando arrivava l'inverno e il costume da bagno alla fine delle scuole. Insomma faceva così come detta la ragione.
La mamma del ventunesimo secolo, nel Regno di Her Majesty, al contrario, vive una realtà perennemente asincrona e irrazionale.
Quando Figlio-uno cominciò le elementari, Rape' ebbe la sciagurata idea di aspettare la fine di agosto, una settimana prima dell'apertura delle scuole, per andare a cercargli la divisa. Le commesse la guardavano come se fosse appena atterrata da Marte. L'intera sezione Back to School! era stata sostituita con il reparto Halloween. Recidiva, malgrado vedesse da mesi gli scaffali traboccare di scheletri, zucche e scopettoni, attese la metà di ottobre per provvedere al costume di Figlio-uno, solo per constatare che di Halloween non c'era più nessuna traccia, ormai i negozi erano in piena balia del Natale.
Nel tempo, se non altro per limitare traumi psicologici alla propria prole, Raperonzolo ha imparato ad allinearsi con l'illogicità del mercato. Ha cominciato ad acquistare le divise scolastiche per il settembre successivo tra aprile e maggio, fa provvista per Halloween ai primi di settembre, Natale a ottobre, le uova di Pasqua a febbraio, e i costumi da bagno direttamente a marzo. Non perché così costino meno, ma è solo perché procurarsi qualcosa poco prima o durante la stagione, quando non suscità l'ilarità generale, è quanto meno segno di palese incompetenza. Tipo:"E vuoi che a due settimane dal Natale vendiamo ancora le palle colorate?" Vuoi un maglione? Compralo ad agosto. Ti serve il cestino per i pic nic? Pensaci a gennaio.
Malgrado l'attuale consapevolezza e presa di coscienza, l'economia contemporanea per Rape' continua ad essere qualcosa di razionalmente incomprensibile.

giovedì 17 settembre 2009

Cosa hai fatto oggi di bello a scuola?

"Allora amore, cosa hai fatto di bello oggi a scuola?"
"Mamma, sai cosa ci ha detto oggi Mrs N. in assemblea? Ci ha detto: 'quando mamma o papà, appena usciti da scuola, vi chiedono che cosa avete fatto, dovete spiegargli che voi a scuola fate tante cose e se vi chiedono tutto tutto insieme voi avete troppe cose in testa e non sapete da che parte cominciare. Chiedete allora a mamma e papà di essere pazienti e magari la sera a cena, quando vi siete riposati, chiedervi: qual è la cosa che ti è piaciuta di più fare oggi a scuola?'"

Raperonzolo ha preso, incassato e portato a casa.

martedì 15 settembre 2009

Appartamento vuoto

In questi giorni Rape', presa com'è da mille cose, non riesce molto a fare mente locale, e le sue idee per i post sono piuttosto fiacche.
Mentre riordinava i suoi file alla ricerca di un bandolo mentale però si è imbattuta in questo racconto scritto una decina di anni fa, quando si divertiva a giocare con i punti di vista. Una di quelle cose scritte, buttate lì e poi dimenticate. Una di quelle cose che fa piacere ritrovare.
Buona lettura.

Appartamento vuoto

Accanto a noi c’è un appartamento vuoto. La nostra vicina era una signora né alta né magra, né bassa né grassa. Viveva da sola con un cane, un grosso cane. Uno di quei cani che a infilarlo in un appartamento di questi è come comprimere un elefante in un tubetto di maionese. Io l’ho vista una sola volta questa vicina bionda né alta né grassa per via del cane che poi non era il suo cane. Era un cane che le avevano dato. Però questo cane in un palazzo non doveva esserci mai stato perché una sera che non c’era niente alla tv sentimmo guaire e guaire che sembrava che sul pianerottolo stessero sgozzando una vacca. Però siccome che vacche lo sapevamo che sul pianerottolo non ce n’erano, siamo corsi subito a vedere che succedeva (che poi magari era come quella volta che non abbiamo mai saputo che cos’era successo perché siamo usciti solo quando era tutto finito). Questa volta siamo usciti subito a vedere che succedeva e abbiamo visto che questo cane (che sembrava comunque una vacca) se ne stava rigido a metà delle scale che non andava né su e né giù e la vicina che ora cercava di spingerlo giù, ora cercava di tirarlo su ma quello né su né giù stava sempre lì. E lui guaiva e tremava che non si sapeva che gli fosse successo a questo cane che grande com’era non aveva proprio di che aver paura che se avesse anche solo alzato una zampa avrebbe buttato giù pure quel pugile nero che non mi ricordo come si chiama. Invece ci aveva paura il cane e la vicina ha detto che era per via delle vertigini. Sì perché il cane ci aveva le vertigini. La vicina l’aveva portato su con l’ascensore e poi invece aveva deciso di portarlo giù per le scale e il cane dopo tre gradini aveva visto giù dal finestrone, s’era bloccato e non s’era più voluto muovere. Ci aveva il cuore che batteva così forte che la vicina aveva paura che gli venisse un infarto. Insomma, ci siamo messi ad aiutarla a spingerlo in tutte le maniere ma neanche in tre si riusciva a smuovere questo cane. Alla fine ci siamo riusciti. L’abbiamo infilato nell’ascensore e l’abbiamo portato giù. Poi siamo saliti su e la vicina non l’abbiamo più vista.
Abitare accanto a noi ancora ci abitava perché la mattina si sentiva Whitney Huston a tutto volume, allora sapevamo che era in casa. Se invece si sentiva il cane allora voleva dire che lei era uscita e il cane soffriva di nostalgia oppure aveva solo voglia di uscire. Ci faceva pena questo cane che lei lo chiudeva in casa tutto il giorno da solo e chissà come soffriva povera bestia. Però, pensavamo che fosse solo una cosa temporanea che lei ci aveva detto che il cane era d’un amico. Insomma, pensavamo che quest’amico fosse andato solo in vacanza e poi magari dopo due settimane si riprendesse il cane. Invece dopo sei mesi il cane stava ancora lì e allora non capivamo se l’amico fosse morto o stesse in galera.
La vicina che lavoro facesse non si sapeva e non si sapeva neanche se un lavoro ce lo avesse, ma siccome che di giorno in casa non c’era, allora pensavamo che la mattina uscisse per andare a lavorare che poi che lavorasse o no erano affari suoi e noi non c’immischiavamo. Se c’era Whitney Huston allora c’era pure la vicina, se invece latrava il cane allora la vicina non c’era. Poi un giorno sono spariti Whitney Huston e cane, dal che deducemmo che era sparita pure la vicina.
Però mica che ce ne siamo accorti subito. Uno a queste cose mica ci fa caso o va a pensare a chissà quale disgrazia. Uno va a pensare che magari è partita, o la radio s’è rotta o l’amico s’è ripreso il cane e magari pure la radio. Al limite si pensa che la vicina se ne è andata con l’amico, il cane e s’è portata pure la radio e poi magari nell’appartamento si trasferisce qualcun altro. Uno mica ci va a pensare che spariscono vicina, cane, amico e radio e l’appartamento resta vuoto. Insomma, saranno passati tre mesi che abbiamo cominciato a farci caso e allora pensavamo che fosse una vacanza lunga, e dopo sei mesi che magari stava in galera, e dopo nove che se doveva partorire da un pezzo che aveva partorito e che se invece stava in galera il comune la casa se la sarebbe ripresa e l’avrebbe data a qualcun altro che invece era sempre vuota e allora la vicina dov’era?
Io ci avevo paura che alla vicina fosse venuto un malore e che magari non conosceva nessuno e c’era pure pericolo che era morta in casa e noi dopo tutto questo tempo muro a muro non lo sapevamo e allora magari era meglio che chiamassimo qualcuno. Però mio marito mi ha detto che no che se era morta di sicuro era morta da un’altra parte che fosse morta in casa dopo quasi un anno la puzza l’avrebbero sentita per tutto il palazzo. Io allora mi sono tranquillizzata però questo fatto della vicina che era sparita mica mi dava pace. Però magari lei era veramente andata a vivere dall’amico e l’appartamento l’aveva lasciato vuoto per non dire a quelli del comune che se ne era andata che poi magari il comune se lo riprendeva e lei invece lo voleva affittare come fa tanta gente disonesta. Allora io glielo dicevo a mio marito che bisognava dirglielo al comune che accanto a noi c’era un appartamento vuoto che magari c’è tanta povera gente che ha bisogno d’una casa. E lui invece diceva che di questi tempi era meglio farsi gli affari propri che poi non si sa chi ti viene ad abitare vicino. Io ho pensato che ci aveva ragione che magari ti ci arrivano gli albanesi o quelli neri, però poi mica è detto ché forse anche tra gli albanesi o quelli neri c’è della brava gente. Però poi al comune non ho detto niente.
Dopo un anno che l’appartamento era vuoto un giorno passando ho visto che la buca delle lettere era rimasta alzata perché il postino doveva essersi dimenticato di tirarla giù e allora dalla buca si vedeva il corridoio, un pezzo della cucina e un pezzo del soggiorno. Allora mi sono proprio preoccupata perché uno mica sparisce così lasciando una finestra aperta, tutti i mobili e persino le buste dell’immondizia in cucina e lattine di birra per terra?
Poi un giorno sono venuti quelli del comune e hanno montato una di quelle porte speciali che servono ad impedire alla gente di entrare nelle case vuote, e dopo un po’ hanno mandato degli addetti a svuotare e pulire e allora si sono viste cose strane. Perché la vicina non aveva lasciato mica solo i mobili e la pattumiera piena ma pure il frigorifero e la lavatrice e la cucina a gas. E pure tutti i vestiti. Allora uno pensa che è di sicuro morta perché se non è morta allora vuol dire che magari ha vinto la lotteria allora non gliene importa più niente di tutte quelle cose vecchie, perché se uno non è morto e non ha vinto la lotteria magari se si trasferisce lascia i mobili e gli elettrodomestici però i vestiti almeno se li porta.
Da allora io e mio marito ci chiudiamo sempre in casa perché non si sa mai chi sarà il prossimo a sparire ché senti sempre che sparisce tanta gente che poi magari la cercano in TV e non la trovano mai. E poi c’è tutta quella gente che sparisce e che non lo dicono in TV come la vicina che ora che ci penso mica lo so come si chiamava.

mercoledì 9 settembre 2009

Quale religione?

Raperonzolo ha uno strano rapporto con la madrepatria Italia, la sua è una relazione a distanza che oscilla tra il profondo attaccamento alle proprie radici e lo sguardo allibito, scioccato, amareggiato di chi gode dell'ottica privilegiata di chi sta lontano.
Certo non serve stare lontani per rendersi conto che una cultura fatta di veline, di arrivismo, di qualunquismo, vuota di qualsivoglia contenuto etico e morale, dove l'ambizione massima di uno dei partiti di governo è l'insegnamento del dialetto comasco e brianzolo nelle scuole, quella del primo ministro di ridicolizzare (allo scopo di asservire) stampa e magistratura, e dove sotto sotto (ma neanche poi tanto) se affonda una barca piena d'immigrati tirano tutti un respiro di sollievo... ecco, non occorre vivere lontano per rendersi conto che l'attuale società italiana al momento non stia poi tanto bene.
Se poi una persona come Rape', atea e di sinistra, leggendo i giornali, finisca per sentirsi in sintonia con Tettamazzi, allora direi che il quadro è quanto meno anomalo. Non perché Rape' abbia nulla contro la Chiesa, anzi. Con la Chiesa la nostra riesce talvolta a sentirsi in sintonia: il discorso sull'uomo, la tolleranza, la compassione, la serietà e la sobrietà di fondo, la cultura, sono tutti argomenti di fondo in comune. Di questi tempi poi, data la levatura degli uomini di governo, il dialogo con i cattolici sembra l'unico possibile.
Poi Rape' legge questo sull'ennesima diatriba sull'ora di religione e si chiede: come si fa a dialogare con chi monologa? (e se non riesci a dialogare con l'unico con cui puoi dialogare, cosa ti resta?)
Ecco allora che la distanza aiuta al raffronto.
Rape' tira fuori il curriculum della terza elementare che le ha appena dato la maestra di Figlio-uno, e legge i topics di Educazione Religiosa (che in GB, a differenza che in Italia, è materia d'obbligo) per il primo trimestre:
I bambini ascolteranno storie appartenenti alla tradizione islamica e impareranno i fatti salienti della vita di Maometto. Capiranno l'importanza e la significanza dei luoghi di culto con particolare attenzione alle chiese e le moschee. Esamineranno il ruolo degli angeli nella tradizione cristiana del Natale.
Nel documento del Vaticano invece leggo:
Se l'insegnamento della religione fosse limitato ad un'esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso.
Figlio-uno, figlio di mamma e papà atei, non battezzato e non indirizzato verso alcuna religione, e per giunta che studia in una scuola britannica dove le religioni sono esposte in modo comparativo e neutro, potrebbe da solo, dall'altezza dei suoi sette anni e mezzo, rassicurare il Vaticano. Tutt'altro che confuso o indifferente, lui - come molti dei suoi compagni - ha per l'Educazione Religiosa una passione spasmodica. Perché è interessante, perché è affascinante, perché è così infinita. Tanto che la sua fascinazione per le chiese e le cerimonie religiose è qualcosa di gran lunga più potente di quanto abbia mai sperimentato Rape' nella sua infanzia mono-cattolica. Questo perché il modo aperto con cui vari elementi delle molteplici religioni vengono passati in rassegna, attraverso i tratti comuni della convivenza tra gli uomini, e le loro differenze di fondo, fa sì che la conoscenza dei bambini sia arricchita dalla consapevolezza, la tolleranza e comprensione delle numerose forme di credo e dall'accettazione di esse.
C'è una differenza fondamentale tra il difendere la tradizione e la fede cattolica e il cercare d'imporla. Su questo, la donna di sinistra e il cattolico (a meno che non si tratti di Bella Proff, sorella teologa di Raperonzolo) si troveranno sempre poco d'accordo.

mercoledì 2 settembre 2009

Il tempo dell'infanzia

Arriva un certo punto, nella vita di una mamma, in cui improvvisamente si raggiunge la consapevolezza della ciclicità della vita come una lunga spirale che gira e procede inesorabile in avanti. Gli anni, scanditi dall'inizio e la fine delle scuole, le tappe obbligate dei Natali e i compleanni, quel ritmico e ritualistico reitararsi degli eventi simili ma mai uguali, perché i bambini, seguendo le leggi biologiche di madre natura, crescono. Ogni anno allora è un passo avanti, ogni anno più consapevoli, ogni anno con gioie e problematiche nuove.
C'era un tempo, nella nostra infanzia e forse anche un po' più avanti, in cui, pur crescendo, pur essendo consapevoli di cambiare, il tempo di per sé era lento, anzi lentissimo. Quel sentirsi eternamente bambini, perché il tempo dell'infanzia, quando ci si è dentro, sembra durare un'eternità. Solo da grandi, da genitori, la percezione cambia. Ed è come aver imboccato una discesa: i giorni, le settimane, i mesi, gli anni che si susseguono l'uno dietro l'altro a rotta di collo. E i bambini crescono, crescono così veloci che la confusione aumenta: dov'è andato a finire quell'eterno tempo dell'infanzia, quel tempo che a guardarci indietro sembra appartenere ad un'altra esistenza per quanti tanti altri anni abbiamo vissuto dopo, ma che allora sembrava non avere mai fine? Sotto i nostri occhi impotenti davanti al procedere degli anni, l'infanzia dei figli sfreccia a velocità vertiginose, ed è una consolazione pensare che per loro non sia così, che per loro il tempo avanzi invece a passo di lumaca.
Intanto ogni anno, quando arriva settembre, quando arriva quel fatidico primo giorno di scuola, ci accingiamo ad accompagnarli ad una classe più su. Ed è come vederli salire su una lunga scala, che già a guardare sotto vengono le vertigini, e non sono ancora neanche a metà. Eppure ci sono arrivati così in fretta.
Non bisogna pensarci però. Ogni giorno trascorso è un giorno guadagnato non uno perduto, e questo periodo meraviglioso, eppure così fugace, dei figli bambini, va vissuto così: lasciandosi andare, scivolando attraverso gli anni e facendosi cullare dalla corrente dei cicli.

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