Il sonnellino pomeridiano del bambino è un momento fisiologicamente fondamentale, non solo per il giovane bipede che necessita di un numero di ore di sonno e riposo adeguati, ma per la salute mentale e fisica del genitore. Avviene per tanto che nei primi tre anni di vita della prole, le routine familiari finiscano per ruotare esclusivamente in funzione dei suddetti sonnellini.
Possono però verificarsi alcune circostanze in cui, vuoi perché si è in vacanza, o semplicemente perché il bambino di punto in bianco ha deciso di non volere più andare a dormire dopo pranzo (salvo addormentarsi sistematicamente nel tardo pomeriggio, e rifiutarsi poi di andare a dormire se non a tarda, tardissima nottata).
Poiché la necessità aguzza l'ingegno e anche lo stoicismo, ecco alcune situazioni patologicamente interessanti che vedono come protagonisti i genitori nell'ora della siesta.
Immaginate un ribollente agosto in un'isola greca. Alle 14:00 il sole spacca le pietre, fonde l'asfalto, fa evaporare un bicchiere d'acqua in otto minuti netti. In giro non c'è un anima, a parte qualche vecchina vestita di nero al fresco di un portico o all'ombra dei rampicanti. Il resto delll'umanità è sotto un ombrellone, o in mezzo al mare, o immersa in una piscina o ad ustionarsi su una sdraio. Il silenzio è interrotto solo dalle cicale e alcuni cigolii.
Cosa sono questi cigolii?
"Anche oggi, eh?" Dice il papà pinco con aria simpatetica.
"Eh sì, anche oggi." Risponde la mamma pallina con un sospiro.
I due si incrociano in opposte direzioni, ciascuno sospingendo il proprio passeggino. Chi in discesa, chi in salita lungo la strada sterrata.
"E' dura, eh?" Dice la mamma pallina a cui per fortuna tocca ancora la discesa.
"Non me ne parli. Ieri ci ho messo quarantacinque minuti." Risponde la mamma caia più sudata di una scaricatore de Il Cairo.
Le due s'incrociano al bivio della circonvallazione del paese.
"Speriamo di non rivederci."
"Speriamo di no." Si dicono congendandosi.
Il sole è ora una palla di fuoco.
"Ancora niente?" Chiede mamma caia, ispirata dall'approssimarsi della discesa.
"Macché, oggi non ne vuole sapere. Sono già al quarto giro" Risponde papà sempronio incupito dall'approssimarsi della salita.
Alle ore 14:00 sulle stradine sterrate e periferiche delle isole greche, strane e imperscrutabili amicizie si formano tra le infinite circonvallazioni dei sospingitori di passeggini.
Oppure prendiamo una mamma, tranquilla e disonvolta, che con ogni tempo, ogni clima, ogni impegno, quotidianamente alle 13:30, terminato il pasto e letta la favola, dica al proprio treenne.
"Facciamo un bel giretto in macchina?"
Il treenne in questione, essendo pienemente convinto che la madre sia matta da legare (che non si capisce perché ogni santo giorno si ostini a caricarlo in macchina e a girare e rigirare intorno all'isolato) accetta pervaso da un malinconico senso di pietà verso la genitrice.
"Ma dove andiamo, mamma?" Chiede mentre lei lo aggancia al seggiolino.
"Da nessuna parte. Facciamo un bel giretto. Vediamo il panorama..."
"Ma perché dobbiamo sempre fare questi giretti, mamma?"
"Vuoi un po' di musica, amore?" chiede lei accendendo la radio e mettendo in moto.
Poi lui, regolarmente, al secondo giro s'addormenta come un sasso.