lunedì 31 agosto 2009

Ma se te e papà...

Al supermercato Rape' si appresta a pagare e tira fuori il bancomat.
"Mamma, " dice Figlio-uno, "ma se te e papà siete disoccupati, va bene che usi quella carta lì se nella banca non c'è nessuno a metterci dentro i soldi?"
La nostra ha digitato il codice esibendo al cassiere uno sgargiante sorriso a trentadue denti.

martedì 25 agosto 2009

Facciamo un giretto

Il sonnellino pomeridiano del bambino è un momento fisiologicamente fondamentale, non solo per il giovane bipede che necessita di un numero di ore di sonno e riposo adeguati, ma per la salute mentale e fisica del genitore. Avviene per tanto che nei primi tre anni di vita della prole, le routine familiari finiscano per ruotare esclusivamente in funzione dei suddetti sonnellini.
Possono però verificarsi alcune circostanze in cui, vuoi perché si è in vacanza, o semplicemente perché il bambino di punto in bianco ha deciso di non volere più andare a dormire dopo pranzo (salvo addormentarsi sistematicamente nel tardo pomeriggio, e rifiutarsi poi di andare a dormire se non a tarda, tardissima nottata).
Poiché la necessità aguzza l'ingegno e anche lo stoicismo, ecco alcune situazioni patologicamente interessanti che vedono come protagonisti i genitori nell'ora della siesta.
Immaginate un ribollente agosto in un'isola greca. Alle 14:00 il sole spacca le pietre, fonde l'asfalto, fa evaporare un bicchiere d'acqua in otto minuti netti. In giro non c'è un anima, a parte qualche vecchina vestita di nero al fresco di un portico o all'ombra dei rampicanti. Il resto delll'umanità è sotto un ombrellone, o in mezzo al mare, o immersa in una piscina o ad ustionarsi su una sdraio. Il silenzio è interrotto solo dalle cicale e alcuni cigolii.
Cosa sono questi cigolii?
"Anche oggi, eh?" Dice il papà pinco con aria simpatetica.
"Eh sì, anche oggi." Risponde la mamma pallina con un sospiro.
I due si incrociano in opposte direzioni, ciascuno sospingendo il proprio passeggino. Chi in discesa, chi in salita lungo la strada sterrata.
"E' dura, eh?" Dice la mamma pallina a cui per fortuna tocca ancora la discesa.
"Non me ne parli. Ieri ci ho messo quarantacinque minuti." Risponde la mamma caia più sudata di una scaricatore de Il Cairo.
Le due s'incrociano al bivio della circonvallazione del paese.
"Speriamo di non rivederci."
"Speriamo di no." Si dicono congendandosi.
Il sole è ora una palla di fuoco.
"Ancora niente?" Chiede mamma caia, ispirata dall'approssimarsi della discesa.
"Macché, oggi non ne vuole sapere. Sono già al quarto giro" Risponde papà sempronio incupito dall'approssimarsi della salita.
Alle ore 14:00 sulle stradine sterrate e periferiche delle isole greche, strane e imperscrutabili amicizie si formano tra le infinite circonvallazioni dei sospingitori di passeggini.

Oppure prendiamo una mamma, tranquilla e disonvolta, che con ogni tempo, ogni clima, ogni impegno, quotidianamente alle 13:30, terminato il pasto e letta la favola, dica al proprio treenne.
"Facciamo un bel giretto in macchina?"
Il treenne in questione, essendo pienemente convinto che la madre sia matta da legare (che non si capisce perché ogni santo giorno si ostini a caricarlo in macchina e a girare e rigirare intorno all'isolato) accetta pervaso da un malinconico senso di pietà verso la genitrice.
"Ma dove andiamo, mamma?" Chiede mentre lei lo aggancia al seggiolino.
"Da nessuna parte. Facciamo un bel giretto. Vediamo il panorama..."
"Ma perché dobbiamo sempre fare questi giretti, mamma?"
"Vuoi un po' di musica, amore?" chiede lei accendendo la radio e mettendo in moto.
Poi lui, regolarmente, al secondo giro s'addormenta come un sasso.

venerdì 21 agosto 2009

Blobby colpisce ancora

Mentre mamma Rape' pigramente cincischia con abbozzi d'ipotetici post con la scusa che è estate, per fortuna Figlio-uno sembra ispirato da migliori propositi ed ha terminato il terzo episodio dei Blobby Blobs.
Lo trovate qui.

domenica 16 agosto 2009

Disturbi le persone che stanno lì

Oggi la Rapefamiglia ha fatto una lunga passeggiata tra i parchi e le colline della ridente Hertford. Ad un certo punto Figlio-due entra spedito, gaudente e canticchiante nel cortile di una chiesetta che, come da usanza, ospita un classico e gotico camposanto.
"Figlio-due vieni che andiamo da quest'altra parte." Ha detto la genitrice madre, osservandolo saltellare tra le lapidi.
"Figlio-due vieni fuori di lì." Ha detto il genitore padre.
"Perché?" Ha chiesto il baldanzoso treenne.
"Perché disturbi le persone che stanno lì." Ha britannicamente spiegato il padre.
"E chi sono le persone che stanno qui?" Ha domandato il poco britannico figlio.
"Là ci stanno i morti." E' intervenuto il fratello maggiore.
Figlio-due riflette.
"Anche io sono morto." Ha concluso con una determinazione che non lasciava adito a dubbi.

domenica 9 agosto 2009

Quando l'ortolana va in vacanza

Incapace di conciliare le proprie molteplici identità, da qualche mese a questa parte Raperonzolo ha devoluto gran parte delle sue già scarse energie a perfezionare l'arte della vanga e della zappa nella gestione del proprio allotment. Questo perché la testa ogni tanto bisogna anche usarla, fosse anche solo per asciugarsela dal sudore.
Bisogna precisare che Rape' alterna periodi di grande creatività e frenesia scrittoria (in cui non è inconsueto trovarla alle quattro del mattino ancora intenta a martellare la tastiera come un'invasata) a periodi di vuoto cosmico-cerebrale. Le fasi di obnubilazione mentale sono di consueto assai pericolose. Negli anni la si è vista, per il lasso di periodo necessario a recuperare le proprie facoltà di Homo Sapiens, nelle sale cinematografiche intenta a digerire cinque film al giorno con le pupille dilatate, incollata alla Playstation per dieci ore di fila intonando un mantra, in cima ad una scala freneticamente rimuovendo alcune centinaia di metri quadri di carta da parati. Questo tanto per dire che la sua attuale ossessione ortolana non è né la prima, né la peggiore.
A partire da aprile la nostra ha zappato, vangato, disserbato, seminato, innaffiato, ridisserbato, rivangato e riseminato colta da raptus vegeto-creativi. Ha anche imparato tante cose. Ha scoperto infatti che i cavolfiori se li mangiano le lumache, che le piante di melanzane osservando il plumbeo cielo britannico entrano in uno stato depressivo di tale portata che solo anni di psicoanalisi potrebbe convincerle a procreare. Ha appurato che il grano turco va piantato al tempo giusto e non quando gira alle tempistiche di Rape' e che i pomodori sotto i diluvi universali delle estati di Her Majesty marciscono prima di maturare. Ha constatato che la rughetta e la lattuga sono appetitose per gli insetti, mentre le carote se le fregano talpe, conigli e altre caroto-fameliche creature. Si è resa conto anche che i propri figli, passata l'iniziale euforia, e nonostante godano in loco di una molteplicità di giochi, ogni qualvolta raggiungono la famigerata terra di orto regrediscono ad un primordiale staro di acuta, reiterata, spasmodica, dichiarata insofferenza, trasformando i pochi metri quadri di terra coltivata in una irrazionale bolgia capriccio-cacofonica ove la nostra zappa licantropamente ululando.
A Raperonzolo non restavano che le zucchine: sane, robuste e rigogliose piante in grado produrre e gratificarla per tutti i suoi reiterati ed efferati sforzi (tanto che da tre mesi a questa parte nessuno in famiglia chiede più che cosa c'è da mangiare per pranzo o per cena).

"Sai, Mr, ho visto che le zucchine crescono molto rapidamente. - Ha detto lei poco prima di partire per le vacanze. - Non raccogliendole mentre siamo via, mi sa che poi le troveremo un po' grosse."

Dieci giorni e quindici chili di una decina di mostruosità lunghe come mazze da baseball e spesse come le cosce di Raffella Carrà, Raperonzolo si è resa conto di aver sottovalutato non poco la questione-orto.

martedì 4 agosto 2009

Identità plurima

L'identità plurima delle mamme si rivela in modo esacerbato con l'arrivo dell'estate. La mamma, infatti, attende il periodo estivo in modo assai ambivalente.
La fine delle scuole rappresenta, per una delle identità, l'inizio di un salubro periodo di ricongiunzione con la propria prole al di là degli obblighi scolastici, delle routine forzate, degli orari obbligati, della fretta. Le lunghe settimane d'interruzione si presentano ricche di auspici e buone intenzioni, attività sane e rilassanti, eccitanti e divertenti.
Per l'altra identità, la fine delle scuole ha l'effetto ansiolitico di una catacomba per un claustrofobico.
Per una delle due lei, la partenza per le vacanze è un'attesa e auspicata interruzione della vita casalinga. Un desiderato cambiamento di scena, nuovi luoghi, nuove abitudini. La mamma parte con il sorriso sulle labbra con in mente la consueta immagine bucolica: un cottage, lei con il suo libro in mano in veranda sorseggiando l'aperitivo, lui che prepara il barbecue, i bambini che giocano e vanno in bicicletta.
Per l'altra lei, la partenza per le vacanze è un'attesa e auspicata interruzione della vita casalinga prima dell'hara kiri. Un desiderato cambiamento di scena alternativo al prozac. Parte anche lei con in mente il cottage, il libro in mano, l'aperitivo, il barbecue, i bambini che giocano e vanno in bicicletta. Poi però viene distratta dai tre bucati a mano giornalieri, la spesa, i pranzi e le cene, la pioggia a dirotto che i barbecue in umido riescono male e i bambini che giocano con ogni porta e interruttore del cottage e vanno in bicicletta... che Figlio-due ha tre anni e dove vai da soloooo???
Il rientro dalle vacanze da parte di una lei è la malinconica chiusura di una parentesi edificante e di una vita pienamente familiare.
L'altra lei al rientro dalle vacanze s'inginocchia e bacia i gradini di casa come se avesse raggiunto la terra promessa.
Chiaro che Rape', nel corso della sua vacanza nella piovosa terra di Bretagna, non è venuta a capo delle proprie identità.