Capita a chiunque ogni tanto nella vita di affrontare dei periodi in cui ci si trova in uno strano limbo: quel momento in cui cambiano le coordinate della giornata, le abitudini, le persone che si frequentano, i ritmi; quel momento in cui la strada percorsa s'interrompe e se ne sta per intraprendere un'altra, anche se non si sa quale; quel momento in cui la vita, per come l'abbiamo conosciuta, resta sospesa in un intermezzo in cui si sa che è impossibile mettere radici. Può succedere quando si cambia casa, o addirittura città o Paese, quando si lascia un lavoro, quando se ne comincia un altro; può succedere quando s'intraprende una relazione o ci si sposa. Può succedere a uomini o a donne, ma alle mamme succede sempre.
Alle mamme succede già dopo il test di gravidanza. Improvisamente, anche se tutto intorno a noi è uguale, anche se le giornate procedono invariate, cambia la prospettiva. E' il tempo dell'attesa. Poi arriva il momento in cui la mamma entra in maternità, il bambino non è ancora nato. Si fanno tanti progetti per quei giorni di libertà, ma l'attesa ha il sopravvento, e raramente si combina qualche cosa. Non si possono mettere radici nello spazio angusto della maternità ante-natale. A breve il bambino nascerà e sarà tutto diverso. Si pensa, tanto, ma i pensieri si accavallano disordinati, allora si gira per negozi, si attendono segnali. E' come navigare su una zattera che la corrente trascina lentamente verso quella che si spera sia la terra ferma. E quando nasce il bambino le prime settimane sono un vortice che risucchia fisicamente e psicologicamente. Ora è il tempo degli aggiustamenti, e non solo di quelli materiali: i ritmi dell'allattamento, il sonno intervallato, i cambi, i bagnetti e le passeggiatine; è tempo degli aggiustamenti dei bioritmi familiari, del dosaggio del tempo sentimentale, dello spostamento dell'asse che a breve può diventare una raggiera. Non è la terra ferma, è un mulinello che gira. E la mamma sa che non è neanche questo il posto in cui le è possibile mettere radici, ripristinare ritmi e abitudini, reinquadrare la vita. Ogni giorno il bambino cresce e la mamma cresce con lui, modificando abitudini e orari, segue la corrente, ovunque la porterà. Sono i mesi della vita sospesa, quelli delle grandi riflessioni, dei progetti futuri, di quello che sarà o quello che si potrà fare: lasciare il lavoro o rientrare, rientrare a tempo pieno o part-time; cambiare lavoro o rimettersi a studiare; rientrare dopo tre mesi o dopo un anno; lasciare il bambino con i nonni o metterlo al nido. Qualunque sia stata la vita della mamma fino all'ingresso in maternità ora non ne è rimasto più nulla: ci si sveglia ad orari diversi, si esce di casa per andare in luoghi diversi, si vedono persone diverse e si compiono quotidianamente mansioni diverse. Per la donna-mamma è cambiato il proprio ruolo nel mondo. C'è tutto quel gran rimuginare e riconsiderare, quel pianificare e riordinare il piano delle priorità. Quello della vita sospesa è un periodo strano: euforico e sereno, difficile e stimolante, cupo, solare ma in qualche modo sempre edificante, perché sospendere la vita e riconsiderarla è un'esperienza che arricchisce e trasforma.
Le mamme da qualche parte dentro lo sanno, e allora talvolta quando tornano a lavorare, quando la vita riprende a fluire in una direzione precisa, cominciano a sentire il bisogno di riaprire una parentesi ed infilarcisi dentro, vuoi con un'altra gravidanza, oppure lasciando il lavoro, oppure ancora lanciandosi in un qualche nuovo e stimolante progetto.
La vita sospesa è la complessità dell'universo donna. E' la dinamica che apre la strada del futuro.
Anche questo è il dono prezioso dell'essere madre.
Alle mamme succede già dopo il test di gravidanza. Improvisamente, anche se tutto intorno a noi è uguale, anche se le giornate procedono invariate, cambia la prospettiva. E' il tempo dell'attesa. Poi arriva il momento in cui la mamma entra in maternità, il bambino non è ancora nato. Si fanno tanti progetti per quei giorni di libertà, ma l'attesa ha il sopravvento, e raramente si combina qualche cosa. Non si possono mettere radici nello spazio angusto della maternità ante-natale. A breve il bambino nascerà e sarà tutto diverso. Si pensa, tanto, ma i pensieri si accavallano disordinati, allora si gira per negozi, si attendono segnali. E' come navigare su una zattera che la corrente trascina lentamente verso quella che si spera sia la terra ferma. E quando nasce il bambino le prime settimane sono un vortice che risucchia fisicamente e psicologicamente. Ora è il tempo degli aggiustamenti, e non solo di quelli materiali: i ritmi dell'allattamento, il sonno intervallato, i cambi, i bagnetti e le passeggiatine; è tempo degli aggiustamenti dei bioritmi familiari, del dosaggio del tempo sentimentale, dello spostamento dell'asse che a breve può diventare una raggiera. Non è la terra ferma, è un mulinello che gira. E la mamma sa che non è neanche questo il posto in cui le è possibile mettere radici, ripristinare ritmi e abitudini, reinquadrare la vita. Ogni giorno il bambino cresce e la mamma cresce con lui, modificando abitudini e orari, segue la corrente, ovunque la porterà. Sono i mesi della vita sospesa, quelli delle grandi riflessioni, dei progetti futuri, di quello che sarà o quello che si potrà fare: lasciare il lavoro o rientrare, rientrare a tempo pieno o part-time; cambiare lavoro o rimettersi a studiare; rientrare dopo tre mesi o dopo un anno; lasciare il bambino con i nonni o metterlo al nido. Qualunque sia stata la vita della mamma fino all'ingresso in maternità ora non ne è rimasto più nulla: ci si sveglia ad orari diversi, si esce di casa per andare in luoghi diversi, si vedono persone diverse e si compiono quotidianamente mansioni diverse. Per la donna-mamma è cambiato il proprio ruolo nel mondo. C'è tutto quel gran rimuginare e riconsiderare, quel pianificare e riordinare il piano delle priorità. Quello della vita sospesa è un periodo strano: euforico e sereno, difficile e stimolante, cupo, solare ma in qualche modo sempre edificante, perché sospendere la vita e riconsiderarla è un'esperienza che arricchisce e trasforma.
Le mamme da qualche parte dentro lo sanno, e allora talvolta quando tornano a lavorare, quando la vita riprende a fluire in una direzione precisa, cominciano a sentire il bisogno di riaprire una parentesi ed infilarcisi dentro, vuoi con un'altra gravidanza, oppure lasciando il lavoro, oppure ancora lanciandosi in un qualche nuovo e stimolante progetto.
La vita sospesa è la complessità dell'universo donna. E' la dinamica che apre la strada del futuro.
Anche questo è il dono prezioso dell'essere madre.