lunedì 25 maggio 2009

Figli permettendo

Domani alle 13:15, Rape' sarà in volo verso la soleggiata terra di Grecia, dove spera di abbronzarsi di...mmh... "riposarsi", costruire un numero spropositato di castelli di sabbia e (figli permettendo) leggere, un'attività che in questi anni ha abbastanza sofferto.
Un caro saluto a tutti. Ci risentiamo tra una settimana.

domenica 24 maggio 2009

Prepariamo i bagagli

Prendiamo un lui e una lei, coppia sposata senza figli. Per regalo di nozze hanno ricevuto due Samsonite: cubatura ampia e dinamica, robustezza da carro armato, praticamente i SUV del bagaglio. Lei, di italica provenienza, è abituata ad andare al mare in macchina o al limite in treno, zaino in spalla e quattro stracci; lui, come molti British della sua generazione, tutt'al più ha raggiunto Portsmouth in moto con uno zainetto. La prima vacanza in Grecia, a cubatura illimitata, corrompe gli animi dei due parchi viaggiatori. Lei si porta di tutto: cinque paia di scarpe, otto vestiti per la sera, una decina di cambi tra magliette, pantaloni lunghi e corti, tre costumi, teli spugna, phon, stiracapelli, dieci libri da leggere, risme di carta in caso le venisse l'ispirazione, tre cappelli, due giacche e un cardigan. Lui dice che non ha bisogno di molto, ma all fine la sua valigia pesa venti chili netti.
Poi un giorno a questa coppia nasce il primo figlio. Ora le due Samsonite devono contenere il necessario per tre persone, di cui una di otto mesi.
"Non c'è problema," fa lei a lui, "io e te ci stringiamo un po' e ne dividiamo una. Nell'altra mettiamo le cose del bimbo, più gli asciugamani e magari le nostre scarpe."
Ora, intendiamoci, partire per due settimane per un'isola greca con un bimbo di otto mesi e pensare di cavarsela con mezza valigia per lui è veramente sottovalutare la questione. Cominciamo con i pannolini, non sempre nei piccoli negozietti locali si trovano, ci vuole la scorta per due settimane, con un pacco da sessanta ce la dovremmo fare; salviettine umide almeno per i primi giorni, vestiario a volontà che di solito tocca cambiarlo tre volte al giorno, scorta di latte in polvere che ancora quello di mucca non lo beve: due barattoli da un chilo; omogeneizzati, liofilizzati, un frullatorino, biscottini Plasmon, biberon (almeno 2), piattini, coppette, bavaglini, bicchierini, qualche giocattolino, sonaglino e libricini. Ma poi quando siamo lì, lo teniamo sempre nel passeggino che ancora neanche gattona? No, ci vuole la sdraietta.
"Ehi Mr..." Dice lei. "Che ne diresti se ci portamo un telospugna solo e ce lo dividiamo? Poi pensavo che tanto le scarpe ce le avremo ai piedi quando viaggiamo, e lì ci bastano solo un paio di ciabattine, no?"
Quando arriva il secondo figlio e al momento della vacanza la coppia deve partire con due bambini di cui uno di quattro anni e un altro di sei mesi, i SUV del bagaglio appaiono ora due cinquecento addette al trasporto di una comitiva di pellegrini. Una terza valigia è fuori discussione, non essendo nessuno dei genitori la dea Kalì.
"Guarda Mr, siamo pratici, la sdraietta non al portiamo che tanto il piccolo può stare nel passeggino, i pannolini una decina e speriamo di trovarli lì sennò qualcosa c'inventiamo, il latte in polvere basta un barattolo che al limite se per qualche giorno gli dò il latte vaccino allungato con l'acqua non succede niente. Le pappe possiamo sempre dare istruzioni al ristorante. I libri è inutile portarne più di uno a testa che tanto figurati quando troveremo il tempo di leggere. E poi a me, a te e al bimbo grande bastano un paio di magliette a testa che tanto le laviamo."
Nonostante i buoni intenti, le due Samsonite finiranno per essere accompagnate da un numero imprecisato di sontuosi bagagli a mano. Nei due anni successivi, ancora in pieno trauma-bagaglio, i nostri rinunceranno a vacanze in località raggiungibili esclusivamente con l'aereo.

Martedì, dopo due anni di astinenza di sole e climi umani, la Rapefamiglia volerà verso Zacinto. Non avendo più passeggini, godendo di un secondogenito almeno parzialmente spannolinato, e dovendo trattenersi per una sola settimana, la nostra è riuscita ad infilare in valigia anche un vestitino ed un paio di sandali.

giovedì 21 maggio 2009

Lezione di storia

Per la prima metà di questo trimestre, il topic di storia della seconda elementare era The Great Fire of London, come dai diari di Samuel Pepys.
Per l'occasione, Mr C, maestro di Figlio-uno, ha infranto la regola di non dare compiti a casa e incaricato i bambini di costruire ciascuno un'edificio di cartone in stile Tudor. Lo scopo era di ricreare il grande incendio che rase Londra al suolo nel 1666, dando fuoco alle case fatte dai bambini.
L'evento è stato un successone, tanto che invece di ventinove case, il maestro se ne è ritrovato una settantina (solo Figlio uno ne ha fatte cinque).
E così eccoci al fatidico giorno. Convocati, per motivi di sicurezza, i vigili del fuoco, tutto è pronto: Mr C. dispone le case, Rape', webmaster della scuola, ha la macchina fotografica a portata per il reportage, Mr B, maestro della sesta, è armato di videocamera, i bambini di seconda sono in prima linea a distanza di sicurezza, su un lato i bambini di reception, prima e quarta elementare, le cui maestre non hanno potuto resistere alla tentazione di andarsi a rimirare quei quattro fusti di firebrigade che sembrano usciti fuori da una rivista di fotomodelli (Rape' teme per l'incolumità della maestra di quarta che a un certo punto, colta da estasi visiva, sembra sul punto di svenire).
Due dei quattro Apolli sono in tenuta di sicurezza, armati di estintori, subito dietro le case. Gli altri due invece, sono uno con un accendino in mano pronto ad attizzare il fuoco, l'altro con una tanica che rovescia benzina sulle case.
"Mamma," dice Figlio-uno. "Stanno mettendo la benzina! Ma lo sai che è molto pericoloso? La benzina esplode!"
"Ma no, caro. La benzina esplode solo se esposta a calore in grande quantità, se cosparsa non esplode, prende solo fuoco."
In quel momento, uno degli Apolli ruota l'accendino e in un attimo... BUM! esplode la prima casa, le fiamme si propagano in un nanosecondo, raggiungono la tanica ancora in mano dell'altro Apollo che la lancia via prima che esploda... BUM!
I quattro Apolli ridono. I bambini battono le mani. Rape', Mr C, Mr B e le maestre osservano gli Apolli pietrificati.
Ma chi ce li ha...
La piccola Londra è stata incenerita in meno di tre minuti.




mercoledì 20 maggio 2009

Tale e quale a mamma

Mr C, maestro di Figlio-uno, agli occhi di Rape' rappresenta l'espressione massima di flemma con i bambini. Uno di quelli a cui pensi mentre stai per essere colta da un colpo apoplettico mentre urli e sbraiti come un'invasata. Pensi... ecco, Mr C in questa situazione avrebbe certamente fatto così e così, mentre te naturalmente hai fatto cosà e cosà. Ok, con i propri figli è diverso, ma tant'é...
Calmo, sorridente, appassionato, autoritario. Un vulcano di idee, un turbine di creatività didattica. Carisma allo stato puro. Non ha bisogno di alzare la voce, gli basta un gesto e in classe cala il silenzio.

"Mamma, papà, sapete..." ha detto l'altro giorno Figlio-uno all'uscita da scuola, con l'entusiasmo di chi sta per fare un annuncio storico. "Oggi a Mr C. sono saltati i nervi."
"Impossible." Ha detto Rape'.
"Sei sicuro?" Ha chiesto il Mr.
"Sì, gli sono veramente saltati i nervi. Era tale e quale a mamma."

Considerato com'è Rape' quando le saltano i nervi, l'esperienza per i ventinove bambini deve essere stata assolutamente terrificante.

martedì 19 maggio 2009

La moglie del maratoneta

La moglie del maratoneta ha un compito molto delicato. Deve saper incoraggiare, spronare, ascoltare tempi di percorrenza, variazioni atmosferiche e di percorso. Deve essere attenta e disponibile alle esigenze alimentari del consorte, pianificare impegni, incontri intorno al fitto calendario di maratone, mezze maratone, 10k e corse campestri.
La moglie del maratoneta si mostra dunque estremamente entusiasta quando il maratoneta iscrive se stesso e il primogenito ad una corsa campestre di due chilometri, seguita poi da una dieci chilometri a cui avrebbe preso parte da solo.
"Ma certo che veniamo anche io e Figlio-due!" Esclama la moglie del maratoneta con uno sguardo anfetaminico, "ci saranno di sicuro le giostre, i gonfiabili, il banchetto con i té e i pasticcini, il barbecue e i palloncini colorati!"
Dallo sguardo vago e la pupilla dilatata si può osservare come diciassette anni trascorsi nel Regno di Her Majesty, causino in soggetti mediterranei, innanzi all'annuncio di eventi all'aria aperta, l'obnubilazione della facoltà meteo-cerebrale. In via di tale obnubilazione, il soggetto in questione aderirà anima e corpo ad ogni tipo di escursione, dando per scontato, malgrado numerosi fattori contrari (tra le quali il sito metereologico della BBC) che ci sarà certamente il sole.
Nel giorno in questione, non aiuta il fatto che il maratoneta, forse per fare un po' di pre-riscaldamento, oppure per errore, dei due parcheggi disponibili, uno in loco, l'altro a tre chilometri, scelga appunto quest'ultimo. Né di particolare buon auspicio è il fatto che per l'eccitazione della gara, Figlio-uno sia sveglio dalle cinque del mattino turbinando a propulsione nucleare e imbastendo miriadi di discorsi sconnessi, infarciti di domande a ruota libera della cui risposta non è minimamente interessato. Mentre Figlio-due, anch'egli sveglio dalle cinque, ripeta ossessivamente già da alcune ore il seguente mantra:
"Mamma."
"Mamma!"
"Mamma!!!"
"Mamma!!!"
"Mamma."
"Mamma!"
"Mamma!!!"
"Mamma!!!"
L'arrivo al luogo dell'evento avviene in concomitanza con le prime gocce di quella che ci si auspica sia solo una piggia passeggera ma che in breve si trasforma nell'apocalisse.
"Let's have a cup of tea." Dice la nostra che nel tempo ha acquisito una certa flemma British e che ha inoltre piacevolmente notato che té e pasticcini vengono serviti in un luogo chiuso. Sfortunatamente sono almeno altre cinquecento le persone che hanno la sua stessa idea e che si accalcano contemporaneamente in una saletta di venti metri quadri. Eccola dunque, té bollente in una mano, muffins nell'altra, borse e zainetti a tracolla, schiacciata come una sardina, intenta a placcare a uomo Figlio-due che pur con la bocca impastata di muffin ripete:
"Mamma!"
"Mamma!!!"
"Mamma!!!"
Intanto ha perso di vista i due corridori. Inutilmente li cerca tra la folla o al cellulare. Li ritroverà mezz'ora dopo alla partenza.
Say cheese!
La foto viene scattata allo sprint iniziale, sotto una pioggia torrenziale che in pochi minuti ha trasformato il terreno erboso nella palude dei caimani.
Figlio-due avvista altalene e scivoli e come molti altri suoi coetanei British si rivela del tutto incurante delle intemperanze atmosferiche del suo natio paese.
Il maratoneta ha previsto di percorrere la distanza con Figlio-uno in circa quindici minuti. La nostra considera che è inutile andarsi a riparare. Resta dunque lì grondante mentre Figlio-due sperimenta velocità, resistenza e gradiente di divertimento di ogni attrezzo a sua disposizione.
Al termine della prima corsa campestre bisogna aspettare un'ora prima dell'inizio della seconda che il maratoneta conta di terminare in circa 55 minuti.
Due ore... considera la moglie del maratoneta, il cui ottimismo comincia a vacillare.
Non resta che tornare a rifugiarsi nella sala da té, anche per via della graduale perdita di sensibilità agli arti superiori e inferiori.
Stretta di nuovo nella bolgia del quinto girone, la moglie del maratoneta abbandona la flemma British e si riappropria del temperamento italico: urla, sbraccia, si agita colta da uno stato d'insofferenza clinico.
Rinuncia a recarsi alla partenza della seconda gara e arpiona i figli sulle uniche due sedie presenti nella sala di cui non sa bene neanche lei di come abbia fatto ad impossessarsi.
Al primo vago raggio di sole, il trio emerge dal temporaneo letargo. Figlio-uno e Figlio-due si lanciano nell'ordine: sui trampolini da cui ad ogni salto si eleva uno tsunami, gli scivoli gonfiabili a effetto cascate del Niagara, le giostre che più che girare circumnavigano.
Il maratoneta terminerà la gara in 59 minuti.
"Era un po' fangoso." Commenterà.
La moglie del maratoneta invece, al rientro a casa alle 13:30, crollerà sul letto dove dormirà per due ore filate.

sabato 16 maggio 2009

Soccorso imprenditori

Siete imprenditori con decine forse centinaia di dipendenti? Avete cavalcato l'economia in modo un po' azzardato, infarcendovi le tasche quando l'aria profumava e dilapidato i fondi nei periodi di secca? Siete solo stati sfortunati? Avete creditori che bussano alla vostra porta, le banche che chiedono il rientro e i fornitori che non vi riforniscono più?
Non avete più neanche soldi per pagare gli stipendi?
Niente paura, nel Regno di Her Majesty è stato scovato il vaccino anti-Credit Crunch. Si chiama Pre-packed-Administration. Non lo vendono in farmacia, ma basta una piccola ricerca su Google e gli studi legali pronti ad intervenire in vostro soccorso vi salteranno addosso direttamente dal monitor.
Come funziona il vaccino anti-Credit Crunch?
Semplice, il venerdì dichiarate fallimento, anzi meglio, dite che siete in Administration. Già alle otto del mattino il team di amministratori in doppiopetto e valigetta invaderanno i vostri uffici. Daranno una breve occhiata ai vostri conti e appureranno che Sindona al posto vostro era un dilettante. Faranno tre telefonate per vedere se qualche folle pronto a rilevare i vostri debiti e la vostra azienda si faccia avanti, restando del tutto impassibili e inespressivi quando gli interlocutori gli scoppieranno a ridere in faccia. A mezzogiorno avranno deciso che non c'è nessuno disponibile. Alle due del pomeriggio licenzieranno metà del vostro personale, dicendo che hanno bisogno dell'altra metà per chiudere bottega. Alle quindici faranno fallire la vostra compagnia e la dichiareranno insolvente. Telefoneranno e scriveranno dunque a tutti i creditori e agli impiegati licenziati avvisandoli che non essendoci soldi, i debiti non verranno pagati e gli stipendi a fine mese non verranno versati, ma che comunque loro faranno del loro meglio per recuperare almeno quacosa che forse, nel segno del poi, se mai, ma non ci contate troppo.
Alle sedici, essendo voi disposti a mettere come garanzia la vostra villa State of the art, costruita con anni ed anni di bonus stratosferici, vi faranno aprire una nuova compagnia con lo stesso nome di quella appena fallita, pronta a ripartire già dal lunedì mattina seguente come una felice risorta dalle proprie ceneri.
Pre-packed-Administration vi consente dunque di chiudere la vostra indebitatissima azienda il venerdì pomeriggio e riaprirne una il lunedì mattina dallo stesso nome, con uffici nella stessa sede e con lo stesso personale (dimezzato) assolutamente candida e immacolata.
E i creditori?
Bé, quelli se la prendono in quel posto.
E gli impiegati licenziati? Che ne è del loro ultimo stipendio, delle mensilità di preavviso, della liquidazione?
Vabbé, ma mica si può sempre pensare a tutti. Gli abbiamo già dato il lavoro, adesso vogliono anche essere pagati?

Se non ci credete, cliccate qui e qui.

venerdì 15 maggio 2009

Sul tetto della prigione

Tempo fa un caro amico ha accettato di dare voce al mio ergastolano. E' stato per me un grande onore. Un peccato lasciarlo, come tante cose, nel cassetto.

Il brano è tratto dalla terza parte di Thomas Jay ed è letto da Massimo Miro Pusceddu.

Powered by Podbean.com

giovedì 14 maggio 2009

Un'altra prospettiva

Quando Piattini chiama, Raperonzolo risponde. Se poi la chiamata avviene con un post sull'editing esistenziale bisogna darci dentro.
In quella solare giornata romana, Rape' e Piattini discorrevano piacevolmente addentando un caldo panino. Erano circondate di libri naturalmente, perché nessun altro luogo, se non una libreria, avrebbe fatto loro meglio da cornice.
Quando si è cresciute nello stesso quartiere, si è studiato nella stessa università, si è state finaliste al Calvino dopo aver trascorso alcune centinaia di lunghe nottate nei panni di delinquenti magrebini o ergastolani italo-americani, quando si è diventate mamme tardi e si hanno due figli, entrambi maschi, sommando le cose, qualche cosa in comune sulla visione della vita si finisce per forza per averla.
E allora Rape' e Piattini spaziavano un po' qua e un po' là, avanti e indietro nel tempo, le loro vite fatte di grandi slanci e solenni marce indietro, di tutti quei puntini lasciati in sospeso, delle parentesi richiuse talvolta troppo presto, oppure anche di quelle mai aperte. A quarant'anni e passa qualche conto dentro e fuori le tasche cerchi di farlo, soprattutto quando ti trovi in una strana bolla di sapone; una quiete inaspettata che non sai bene se è quella serenità che ti apre l'autostrada del futuro, oppure sei solo appena arrivata dentro all'occhio del ciclone.
Che bello sarebbe potersi rieditare.
L'editing esistenziale però è questione ben più impegnativa di quello editoriale. Eliminare le ripetizioni, gli aggettivi ridondanti, la reiterazione di concetti e arrivare al nocciolo di noi stessi rende subito bene l'idea del perché scrivere alla fine sia più facile che vivere.
Perché a furia di rileggerci finiamo per venirci a noia. Diventiamo approssimativi. E poi perché i refusi del passato si possono solo correggere al futuro, in un lavoro in linea retta, mai a ritroso. Sarebbe come fare l'editing di un romanzo prima ancora di averlo scritto. Come si fa?
Rape' però crede molto nella memoria selettiva, quella che ci fa cestinare le brutte pagine della nostra vita (tutte le giornate in cui sentiamo di non averne azzeccata una, per esempio - e come mamme sono tante che non si riesce più neanche a contarle). O la memoria creativa, quella che ripercorre gli eventi arricchendoli di buon umore, perché quando siamo un passo avanti, allora quello che sta dietro si riesce anche a colorarlo.
Intendiamoci, non è un cambiare il passato, ma guardarlo attraverso tutta un'altra prospettiva, usare un'altra angolatura.
L'editing allora più che esistenziale è l'editing della memoria. Non è proprio la stessa cosa, ma aiuta.

mercoledì 13 maggio 2009

Sexy mamme di ritorno da paesi freddi

Prendiamo una mamma da tempo emigrata in un Paese dal cielo notoriamente grigio e dal clima oltremodo uggioso; una mamma che viva in un luogo dove gli indigeni, al primo raggio di sole, sfilano mezzi nudi, boccheggiando e sventolandosi, lamenti dell'insopportabile caldo già alla vertiginosa temperatura di diciotto gradi centigradi.
Prendiamo questa mamma, piuttosto freddolosa di natura, da anni ibernata al fondo di una multi-stratificazione vestiaria (tanto da farla somigliare ad uno jeti piuttosto che ad una donna) e catapultiamola in una realtà dimenticata. Trasportiamola nella natia città eterna in un'assolatissima giornata di maggio, con il termometro che sfiora i trenta gradi e l'orizzonte di una bellezza struggente. Aggiungiamo poi che questa mamma-jeti da anni si muova a prove cronometrate e si sposti corazzata di passeggini, pannolini, biberon, borse, borsoni e appendici urlanti e quest'oggi invece, per la prima volta da oltre un lustro, goda di assoluta e illimitata libertà.
Strane e inaudite cose possono avvenire nella psiche di questa mamma.
Può, per esempio, addirittura riscoprirsi donna.
E allora eccola perdersi con sguardo estatico davanti a un vestitino colorato. Contemplare con fare mistico quei bei sandali dagli alti tacchi. Croggiolarsi in quel pantalone dalla fascia che abbraccia con calore i fianchi; quella camicetta più sottile dell'aria che accarezza le spalle e scivola lieve sul seno.
Il calore risveglia gli ormoni, le vetrine fanno il resto. Lo jeti si trasforma.
E' una metamorfosi dello sguardo, fatta di tessuti, stili e look.
La mamma è disorientata, non ci capisce più niente. Chi sono? La sua è una crisi d'identità.
Così lei, da secoli ingabbiata nei mutandoni della nonna, vicina al sex appeal come un orso bianco all'equatore, si ritrova a perdere mezz'ora in una lingerie. L'occhio misura, colora, disegna, si dipinge addosso abbinamenti degni di un peep show.
La sexy mamma di ritorno da paesi freddi si sente una donna nuova, travolta dalla tumultuossa sensualità mediterranea.
Il cielo, il sole, gli squarci che solo Roma sa regalare...

"Ehi, Rape' ma l'hai visti i prezzi?" Irrompe all'improvviso la voce della coscienza della mamma-jeti. "Ma che ti sei rincretinita? ...'namo, va."
Fu così che Rape' uscì dalla lingerie e andò a comprarsi invece un cono gelato.


martedì 12 maggio 2009

Who was it?

Raperonzolo si è recata per qualche giorno a Roma lasciando i pargoli nelle tenere cure del Mr.

"Ciao, amore, come stai?" Chiede la nostra al telefono a Figlio-due, a ventiquattro ore dalla partenza.
"Bene."
"Stai facendo il bravo con papà?"
"Sì, io molto bravo."
"Bravissimo. E cosa avete fatto oggi?"
"Ascoltato musica."
"Ottimo."
"Nient'altro?"
"Cantato."
"Va bene, tesoro. Ti voglio tanto tanto bene e torno presto presto. Adesso mi passi, papà?"
"OK."
"Bacini."
"Bacini."
"Ciao."
"Ciao."

"Papà... who was it?" Ha poi chiesto Figlio-due consegnando il telefono al padre.

Settantadue ore di assenza possono avere effetti devastanti sull'ego materno.

giovedì 7 maggio 2009

Non esageriamo

Oggi era il compleanno di Raperonzolo.
Figlio-uno e Figlio-due le hanno regalato un bel libro.
"Grazie, siete due tesori. Mi regalate anche il tempo per leggerlo?"
"Bé, mamma, adesso non esageriamo."

martedì 5 maggio 2009

Dimmi come mangi

Figlio-uno, longilineo, esile, delicato, a mangiare tre farfalle impiega un'ora.
Figlio-due, a tre anni la stazza di un cinquenne, divora un piatto di pasta stile Ave Ninchi in quattro secondi netti.
Figlio-uno, fosse per lui si farebbe ancora imboccare.
Figlio-due mangia da solo da quando è stato svezzato.
Figlio-uno non chiede mai da mangiare ma qualunque cosa gli offri non dice mai di no. Un'altra salsiccia? Un'altra bistecca? Vuoi anche la banana? Lumachina, lumachina, dovesse anche impiegarci sei ore ma spazza via tutto, metodicamente.
Figlio-due chiede da mangiare in continuazione, ma mai chiedergli di mangiare, rifiuta per principio. Il suo è uno strafogarsi spontaneo, libero e disinibito ma sempre condizionato al suo imprescindibile diritto al serrare all'occorrenza la bocca.
Figlio-uno è un bambino da lauti e interminabili pasti.
Figlio-due se fosse per lui vivrebbe di snacks. Chiede il latte trentadue volte al giorno e per quelle trenta volte che gli viene negato chiede biscotti, grissini, parmigiano, banane, visitando la cucina ogni circa quattro minuti, a partire dal dopopranzo fino ad ora di cena. E quando poi non ha più niente da chiedere e la madre degenere continua a negargli spuntini fuori pasto, implora almeno un bicchier d'acqua, tanto per riempire la pancia in qualche modo o magari solo per averla vinta.
Figlio-uno mangia tutto, ma se è carne è l'estasi.
Figlio-due se non è pasta o riso sono dolori.
Figlio-uno mangia la pizza partendo dalla parte che gradisce di meno e lasciando il meglio per ultimo.
Figlio-due s'ingozza di mozzarella a pomodoro e lascia i miseri e rosocchiati bordi nel piatto.
Alle feste Figlio-uno è sempre l'ultimo ad alzarsi da tavola. Non importa se gli altri stanno tutti lì a giocare. Lui mangia finché il piatto non è vuoto.
Figlio-due alle feste il mangiare non lo contempla neanche.
Figlio-uno se lo vedi ansimare e, dopo sei portate e circa tre ore che sta a tavola, gli dici "guarda che non lo devi mica finire per forza, hai mangiato abbastanza," ti risponde: "no, mamma. E' peccato sprecare il mangiare."
Figlio-due risolve i suoi dilemmi etici mettendo il suo piatto direttamente davanti alla madre-pattumiera.

Se è vero che il rapporto con il mangiare è lo specchio del rapporto con la vita, Raperonzolo una certa idea sull'approccio esistenziale dei figli se l'è fatta.

domenica 3 maggio 2009

Nel cortile della scuola

Nel cortile della scuola le mamme all'inizio arrivano in sordina. Si guardano intorno, osservano, scrutano. Ci sono le mamme che se ne stanno in disparte perché non conoscono nessuno, e quelle che invece si appostano per non dover parlare con qualcuno. Ci sono le mamme taciturne e le attacca-bottone; quelle schiette e le serpi in seno. Ci sono i gruppi delle grandi veterane, i gruppetti sparsi e quelli occasionali.
Ci sono le mamme che conoscono tutti e quelle che invece spaurite attendono un segnale.
Ci sono anche le indefesse solitarie.
Ci sono le mamme che si vedono sempre e quelle che non si vedono quasi mai; quelle perennemente incinta e quelle sempre a dieta.
Ci sono le mamme che indossano tutti i giorni lo stesso vestito e quelle che non le vedi mai due volte con la stessa cosa. Le mamme calme che non alzano mai la voce e quelle invece isteriche. Alcune hanno un bel sorriso e sembrano felici, mentre altre non sorridono mai e chissà che diavoli che hanno.
Ci sono le mamme eternamente prime e quelle che ogni giorno arrivano trafelate. Mamme tanto giovani da farti impallidire e mamme così attempate che ti viene il dubbio si tratti delle nonne.
Nel cortile della scuola ci sono anche dei papà, le mani nelle tasche, a passeggio avanti e indietro, che non vedono l'ora di scappare.
Il cortile della scuola è un po' come l'Agorà. Si parla di tutto, si parla di niente. Progetti, bisticci, sogni, capricci, confessioni, rivelazioni, sacrosante verità e balle colossali.
Nel cortile della scuola nascono grandi coalizioni e si distruggono reputazioni.
Raperonzolo ci pensa talvolta la notte al cortile della scuola, così buio, vuoto e silenzioso.