giovedì 30 aprile 2009

Serate tra mamme

Da circa tre anni, ogni due mesi, Raperonzolo e altre cinque mamme, la cui compagnia è sempre gradita, si incontrano per una serata tra mamme.
Il primo anno si parlava solo di figli.
Il secondo anno si parlava solo di scuola.
Giunte al terzo anno, questa sere le mamme hanno parlato di cani, di gatti, di scuola, di lavoro e di allergie da polline.
La strada è ancora molto lunga, ma si notano alcuni segnali di miglioramento.

martedì 28 aprile 2009

Si sarebbe dimenticata suo figlio dentro l'armadietto

Da quando entrambi i bambini vanno a lezione di nuoto alla stessa ora il de natatorium ha assunto tinte meno plumbee anche se non prive di verve.
Tra le attività dilette di Figlio-uno e Figlio-due, di questi tempi, spicca quella di nascondersi dentro agli armadietti. Essendocene almeno un centinaio, naturalmente la cosa comporta una qualche certa difficoltà.
Può dunque avvenire che un giorno Rape' si trovi particolarmente impegnata a spingere dentro un armadietto un ammasso informe di giacche, maglioni, borse, zainetti, accappatoi e scarpe convinta che entrambi i figli siano insieme al Mr in direzione piscina, e che una volta riuscita nell'operazione si diriga allegramente lì anche lei.
"Signora..." La richiama una mamma.
"Dice a me?"
"Ehm... sì... vede, si sarebbe dimenticata suo figlio dentro l'armadietto."

Alcuni minuti più tardi Figlio-due sarebbe stato localizzato dentro al numero 83.
"Ciao mamma!" Le ha detto sorridente quando lei ha aperto il quindicesimo sportello.

domenica 26 aprile 2009

Stili di apprendimento

  • Parla in continuazione
  • Cerca di far ridere
  • Bravo a raccontare storie
  • Ama dilungarsi in spiegazioni
  • Ama recitare
  • Legge lentamente
  • Ha una pessima calligrafia e spesso rovescia le lettere
  • Ha una scarsa cognizione del tempo e dello spazio
  • Molto più intelligente di quanto rivelino i test
Recentemente Rape' ha letto che i bambini hanno diversi stili di apprendimento e si dividono in: Visual learners, Auditory learners e Kinesthetic learners.
Quando si è imbattuta nella presente descrizione del Auditory learner per poco non casca dalla sedia. Se ci si fosse messa d'impegno lei a descrivere Figlio-uno non ci sarebbe riuscita con così tanta precisione.

giovedì 23 aprile 2009

Se posso rassicurarla

Figlio-due ha un rapporto piuttosto controverso e problematico con i suoi bisogni fisiologici. Dopo nove mesi trascorsi a lavare mutande circa dieci volte al giorno tutti i giorni, Raperonzolo, ormai ridotta in stato semi-vegetativo, è andata a fare quattro chicchiere con la psicologa del consultorio, tanto per avere le idee un po' più chiare.
"Casi così ostinati non sono poi rari, succede," ha esordito la solare psicologa, "bisogna comportarsi come se nulla fosse, non fare commenti, cambiarlo e via."
"Sono d'accordo," ha risposto le meno solare Rape', "ma vede, sono almeno quattro mesi che abbiamo scelto questo tipo di approccio, ma non è che abbiamo proprio risolto il problema, anzi, a dirla tutta, non si è fatto neanche mezzo passetto avanti."
"Lo so, ci vuole tempo, comunque se posso rassicularla, le posso dire che di solito quando poi cominciano le elementari il problema si risolve."

Considerato che Figlio-due ha tre anni e mezzo, Rape' è grata di essere stata rassicurata.

martedì 21 aprile 2009

Three sugar, please

Nel Regno di Her Majesty, ogni famiglia degna di questo nome ha il suo handy man di fiducia. L'handy man, ovvero il tuttofare, è quello che ti cava dai guai quando la tua protensione verso DIY (fai-da-te) è inferiore a quella di una tigre siberiana verso le banane; quando anni spesi a rimuovere carta da parati, intonacare e piastrellare conducono a reazioni vicine al delirius tremens ogni volta che anche solo vedi un barattolo di vernice. Ecco dunque che l'handy man è una specie dell'uomo dei miracoli da gestire come un vaso di porcellana. Quando ci si trasferisce in una casa con moquette verdi perfino nei bagni, carte da parati a fiori, cavi dei telefoni appesi ad ogni muro, tubature esterne e un decor degno di favela, l'handy man assume addirittura connotazioni sublimi.
L'handy man della Rapefamiglia, Gagliardo, ha sessant'anni suonati ma si sente un ventenne, alto da far venire il torcicollo a parlargli, impossibile da far tacere.
Gagliardo ha due grandi pregi: è sempre disponibile e richiede cifre modeste anche per lavori lunghi e complessi.
Gagliardo ha anche alcune controindicazioni. La sua presenza va pianificata con ampio anticipo, in quanto richiede sia un adeguato approvvigionamento di materiali primi (con cinquecento bustine da thé marca PG e sei chili di zucchero, se il lavoro è breve, ce la si può fare), sia una preparazione spirituale alle otto-sedici o trentadue ore nette di logorrea nelle quali sciorina inevitabilmente ogni fatto, considerazione e decisione della sua vita, passata, presente e futura.
In una giornata di lavoro Gagliardo consuma mediamente dodici tazze di thé, ciascuna arricchita da tre cucchiaini abbondanti di zucchero. Nel 2003, mentre incassava le tubature del bagno, Rape' è venuta al corrente, dei suoi tre matrimoni, della vita e della tipologia delle sue tre mogli e la storiografia dei due divorzi. Nel 2004, facendo avanti e indietro con tazze di thé dalla cucina al giardino, dove Gagliardo stava sostituendo la staccionata, Rape' è venuta a conoscenza delle problematiche esistenziali e scolastiche dei suoi tre figliastri e dei due bambini adottivi. Nel 2006, i lavori della cucina, sono stati protagonisti del dramma della tiroide (con resoconto medico dettagliato, compresa ciascuna ospitalizzazione), il naufragio del terzo matrimonio ("lei non mi ama, trascura i figli, è un'egoista, pensa solo alla carriera, tu che faresti al mio posto???") Poiché la cucina era un presidiata di calcinacci, Rape' preparava le tazze di thé su un tavolino da campeggio allestito per l'occasione in soggiorno. Fu l'inadeguato approvvigionamento di zucchero a salvarla: "Gagliardo, faccio un salto al supermercato per lo zucchero... torno subito..."
Quest'anno Rape' e il Mr hanno deciso di far ampliare il patio e riparare il muro in fondo al giardino, prima che qualche mattone o tasso caschi in testa ai figli.
"Gagliardo, sei disponibile in questo periodo? Non è che potresti venire a dare un'occhiata e dirci quanto vuoi per fare queste cose?"
"Va bene, vengo domani."
Gagliardo si presenta a mezzogiorno e quindici, Rape' è sul punto di scolare la pasta.
"Sai, Rape', sei fortunata ad avermi trovato. Sono appena rientrato dalla Tailandia e dal Vietnam."
"Tailandia e Vietnam? Accidenti, deve essere stata una bella vacanza."
"Ma no, che vacanza. Sono stato lì quasi un anno. Sono tornato giusto per ultimare le pratiche del divorzio, vendere la mia roba e preparare i documenti per trasferirmi. Andrò in pensione lì."
"Fantastico, Gagliardo. Che idea straordinaria. In bocca al lupo. Allora dunque, quello che vorremmo fa..."
Trenta minuti dopo, la pasta giace ormai fredda nella zuppiera, Figlio-due è al suo secondo biberon tappa-buchi e Rape' ha imparato alcune nozioni di tailandese, è al corrente delle meraviglie di Phuket e della Phang Nga Bay, sa il costo di ogni albergo di Bangkok.
"Ottimo, Gagliardo, ora che ne diresti se..."
Alle 13:10, nel pieno della tratta Chiang Mai-Nakhon Sawan, lungo il Chao Phraya, Rape' riesce a farsi dire il preventivo.
"Mi sembra ragionavole, stabiliamo una da..."
Alle 13:30, sperduta tra le varianti culinarie della cucina tailandese tra il piccantissimo nord e il soave sud, Rape' osserva con la coda dell'occhio l'ammasso di colla del suo futuro, ritardatissimo pranzo.
Alle 13:45 viene finalmente fissata una data.
Arriva il Mr. Rape' non fa in tempo a fermarlo.
"Ciao Gagliardo, come mai così bello abbronzato?"

Alcune tazze ed etti di zucchero dopo, la Rapefamiglia consumerà il proprio pranzo nel primo pomeriggio.

lunedì 20 aprile 2009

Necrofilia settenne

Come molti settenni, Figlio-uno sta attraversando la sua fase necrofila, una fase che prevede un'ossessione spasmodica nei confronti della morte e dei suoi accessori. Abbandonato il consueto misticismo visionario, le sue attenzioni sono per lo più rivolte verso l'aspetto tecnico-scientifico.
"Perché si cremano i morti?"
"Che succede quando non cremano i morti?"
"Che succede ai corpi in putrefazione?"
"Perché gli scheletri fanno paura?"
"Anche gli animali hanno il teschio?"
"Questo verme morto diventerà terra?"
"Se smuoviamo la terra qui nell'orto ammazziamo i vermi?"
Se sta mangiando una bistecca, Figlio-uno chiede come è stata ammazzata la mucca. Se viaggiamo in macchina chiede perché gli insetti si schiacchiano sul parabrezza. Se siamo all'orto chiede se un uso inappropriato del forcone possa causare la morte. Qualunque persona o personaggio gli venga citato vuole sapere se è vivo o morto.
Vivo-morto è ormai il punto fermo di qualunque discussione.
"Papà..." un giorno ha detto al Mr ascoltando la Marcia Turca di Mozart, "lo sai... il signore che ha fatto questa musica è morto!"
"Certo, figliolo" ha risposto placidamente il British Mr, "sono al corrente del fatto."
"Oh..." Ha commentato perplesso il primogenito. "E come lo sai?"
"Bé, voglia che tale tragico evento sia avvenuto oltre duecento anni fa."
"Oh. E' tanto tempo?"
"Parecchio."
"Allora dev'essere proprio morto morto." Ha concluso Figlio-uno.

giovedì 16 aprile 2009

E le magliette?

Come ad ogni inizio stagione c'è sempre quel momento in cui Rape' entra nel panico: aiuto, non ho più niente! E' la constatazione tipica di chi ogni anno procrastina, tentenna, rinuncia, non trova nulla che la soddisfi fondamentalmente perché non cerca, non trova il tempo di cercare, non ne ha voglia e poi dice sempre che non è il caso che le cose un'altra stagione tirano. Così le stagioni si susseguono e quei quattro stracci si riducono a due, sbrindellati, scoloriti e spesso pure macchiati. Roba che perfino alla Caritas storcerebbero il naso.
Così dunque arriva sempre quel momento in cui il panico si fa intenso e ansiolitico.
"Devo andare a comprarmi delle magliette!" Annuncia allora la nostra, decisa, categorica e irremovibile, supportata anche dal fatto che al giorno 13 dei 18 previsti per le vacanze pasuali, la convivenza continua e forzata dei quattro membri della famiglia tra le mura domestiche, mentre fuori impera la regina di tutte le pioggie, richiede una plausibile via di fuga.
"Va bene, Rape', vai pure. Prenditi pure tutto il pomeriggio." Risponde il Mr che dopo una vacanza di quattro giorni con un amico a Praga e quattro giorni a Eurodisney con Figlio-uno, non ha appigli a cui aggrapparsi per esimersi da un pomeriggio barricato con due giovani e annoiate turbine.
Rape' allora, come ad ogni stagione, parte a far comprere di vestiario avendo tutto il pomeriggio a sua disposizione. Fa la lista mentale dei negozi, gli shopping centres delle cittadine limitrofe, tutte a portata. Nel momento in cui sale in macchina è un leone, con l'intera savana a sua disposizione. Rape' però non ama fare shopping, allora quello shopping centre no che bisogna parcheggiare al megaparcheggio che poi è tutto un su e giù di ascensori e scale mobili e quando c'è da pagare non ha mai gli spicci. Quell'altro nemmeno che bisogna guidare per ben venti minuti e poi magari al ritorno c'è traffico e c'è sempre il megaparcheggio ma scoperto pure, grande come una piazza d'armi e piove a dirotto. Ci sarebbe poi quell'altro negozio, però è isolato e non ne vale la pena di andarci solo per quello. Rape' opta così per il Matalan sotto casa, un misto tra il mecato rionale, Upim e Zara, a due minuti netti di macchina.
All'interno di Matalan, si ripete la stagionale via Crucis. Rape' entra che ha già voglia di tornare a casa, non fosse che è uscita da soli 5 minuti e ha ancora bene in mente i motivi che l'hanno spinta ad uscire. Le magliette, sì le magliette. Si tratta di andare dritti all'entrata, nel reparto vestiario donne. Vabbé, faccio un giretto prima nel reparto bambini che ci sono due o tre cose che voglio vedere, poi alle magliette ci penso dopo. Sterza a sinistra. Figlio-uno avrebbe bisogno di un paio di pantaloncini corti per la scuola che ora che è arrivata la bella stagione (vabbé, si fa per dire) sta più fresco. Glieli prendo per 8 anni che così li usa anche l'anno prossimo. Rape' poi pensa che anche quelli lunghi andranno rimpiazzati che un altro anno di scuola non ce lo fa e è meglio prenderglieli adesso così mi tolgo il pensiero. Perde venti minuti sul forse che sì forse che no, poi decide che no che magari ci pensa a giugno che adesso tanto poi usa quelli corti e quelli lunghi non gli servono fino a settembre. Cerca delle giacche impermeabili per i bambini ma non le trova. I calzini! Figlio-due ha bisogno di calzini e anche mutandine! Altri dieci minuti passano e con nel cestello un paio di shorts per Figlio-uno, calzini di Ben Ten e mutande dell'Uomo Ragno per Figlio-due e si sente già soddisfatta ed edificata. Pondera di rientrare a casa, ma le tornano in mente le magliette, anche se è un ricordo sbiadito, per cui per associazione pensa che in fondo Figlio-due ha solo roba ereditata dal fratello e magari una cosina nuova... Nel cestello si aggiunge dunque una T-shirt di Thomas the Tank Engine. Tempo di fare un giro nel reparto casalinghi. Rape' trova lo schiaccia-patate che cercava da tempo, osserva pentole e asciugamani ma rinuncia. Nel tragitto verso le casse attraversa il reparto donne: fuxia, rosa, verde pisello, roselline, merletti... Rape' ama i colori naturali, i capi semplici e sobri. Tira dritta.
Rientra a casa dopo poco più di un'ora. Esibisce mutande, calzini, magliettina, pantaloncini e schiacciapatate.
"E le tue magliette?" Chiede il Mr sconsolato.
"Ma, guarda, a pensarci bene su, con quello che ho posso ancora tirare avanti."

mercoledì 15 aprile 2009

Dove hai messo il mio...?

Tra le competenze della mamma spicca quella di avere responsabilità illimitate rispetto alla locazione dei possedimenti di ciascun familiare. Ci sono circostanze quotidiane (anzi, spesso pluriquotidiane), in cui, al momento del bisogno, diviene agli altrui occhi specchio della più assoluta onniscenza. In tali circostanze, la mamma si spoglia delle sue caratteristiche umane per assumere quelle di una semi-divinità dotata di capacità extrasensoriali. Un suo eventuale deludere le aspettative comporta inevitabilmente la discesa della suddetta a picco tra le schiere più infime dei mortali.
L'elenco dell'oggettistica familiare smarrita di cui alla mamma si imputano le responsabilità è molto lunga.
Prendiamo una giornata qualunque, per esempio:
"Mamma, dove hai messo le mie scarpe?"
"Rape', dove hai messo il mio rasoio?"
"Mamma, dove hai messo mio maglioncino di Playgroup?"
"Mamma, dove hai messo la mia cartella?"
"Rape', dove hai messo il mio MP3?"
"Mamma, dove hai messo mio fonino di Peppa Pig?"
"Rape', dove ai messo il software del mio Nokia?"
"Mamma, dove hai messo le mie figurine di Doctor Who?"
"Rape', dove hai messo le mie chiavi?"
Dal che se ne potrebbe tranquillamente dedurre cha la notte la mamma invece di dormire si trasforma in folletto birichino, nasconde scarpe, cartelle, maglioncini e giocattoli dei figli e inguatta MP3, rasoio, sofware e chiavi del marito.
Oppure, visto che spesso in qualche modo ritrova tutto, e' veramente una veggente.

martedì 14 aprile 2009

Io no

Alcuni anni fa, il giorno di Santo Stefano, casa piena zeppa di gente, Figlio-uno alzò per caso la maglietta. Fu allora che Raperonzolo notò l'inequivocabile rassegna di bollicine sulla pancia.
"Ehm..." fece lei con disinvoltura, "abbiamo avuto tutti la Varicella?"
"Io sì." Disse prontamente il Mr.
"Anch'io." Disse nonna V.
"Io da un pezzo." disse nonno J.
"Io sì, sì." Disse Great Nana, Bisnonna di Figlio-uno.
"Io pure." Disse Sis, sorella del Mr.
"Io anche." Disse cuginetta D.
"Bene, allora siamo tutti tranquilli. Ah e te, A.?" Chiese Rape' al quarantenne compagno di Sis, rendendosi conto che era l'unica persona presente in sala rimasta in silenzio.
Sedici occhi si voltarono verso di lui.
"Io no." Dichiarò lui fissando il vuoto con in volto stampata un'espressione di assoluto terrore.
Nel giro di pochi giorni A. sarebbe stato soggetto ad una forma di Varicella così violenta da essere costretto a casa per circa tre settimane, periodo in cui si rifiutò di mostrare il volto anche agli amici più stretti. Da allora le sue visite in casa Rape' si sono fatte assai sporadiche.

Per non essere da meno del fratello, due giorni fa, Figlio-due ha esibito chiari segni varicellosi nel pieno delle feste, questa volta a Pasqua, per differenziarsi almeno un po'. Considerato lo stratosferico ammontare di gente con cui la Rapefamiglia è entrata in contatto, Rape', il Mr attendono pazientemente la loro buona dose di accidenti da eventuali adulti infetti.

sabato 11 aprile 2009

I lutti invisibili

Raperonzolo si è avvicinata alla maternità online in occasione di un evento spiacevole: un aborto naturale alla tredicesima settimana. Con un bambino di soli due anni, un trasloco alle porte e tante, troppe cose da fare, il lutto poté essere circoscritto a poche ore, poi bisognava voltare pagina in fretta, rimboccarsi le maniche e andare avanti, perché così aveva voluto madre natura ed era inutile starci a piangere troppo su.
Ad ogni mamma può capitare di abortire, fa parte delle regole del gioco della vita. La mamma dà vita, la mamma subisce la morte dentro. Per una donna il binomio vita/morte è circoscritto al ventre. E quando è la morte, è come un'implosione. La morte dentro è un lutto invisibile, qualcosa che si annida nel profondo dello stomaco. E per Rape' stava lì, ricacciato in fondo ogni volta che faceva capolino, come quel bambino che nessuno aveva mai visto e per cui nessuno piangeva. E c'era quel lavoro da cui Rape' aveva dato le dimissioni per poter affrontare la gravidanza con tranquillità e poter poi prendersi cura come avrebbe voluto dei suoi due bambini, c'era quella casa grande dove si erano appena trasferiti per avere più spazio. Ora Rape' era circondata di tanti scatoloni da non sapere da che parte cominciare.
E' stato allora che è entrata nel suo primo forum online. E' capitato spesso a Rape' di sentire i tuttologi in TV disquisire sarcasticamente sull'assurdo delle confessioni in rete. Raccontare a perfetti sconosciuti cose che non condivideresti con qualcuno che ti è vicino. Ma la verità è che ci sono esperienze, emozioni, che si possono condividere solo con chi le ha provate, perché l'empatia della vicinanza è altra cosa dall'empatia del vissuto, e talvolta la prima non basta, è la seconda con quello strusciarsi di ferita in ferita che assicura la guarigione. Allora drammi che ci sono sembrati così grandi e che abbiamo voluto a tutti i costi far apparire piccoli recuperano la loro giusta dimensione, il loro spazio ed equilibrio tra gli eventi della vita. Circoscriversi, per un periodo limitato, ad un forum di persone che hanno vissuto la stessa esperienza, consente una comunicazione aperta e leale, come solo l'invisibilità del volto e il silenzio interrotto dal ticchettio della tastiera può dare. Fino a che quell'aprirsi indiscriminatamente diventa una catarsi liberatoria. Solo così si può voltare veramente pagina.
E' stato allora, anche, che Rape' si è avvicinata all'universo femminile sentendosene pienamente parte. Paradossale che ciò sia avvenuto non attraverso la maternità ma attraverso la maternità mancata. Di giorno in giorno, di post in post s'imbatteva in storie di assoluto e strenuo coraggio. Donne con alle spalle quattro, cinque aborti. Donne che ogni volta ripartivano da zero, sapendo che sarebbe ancora una volta potuta andare male, sapendo di poter ancora una volta rivivere l'asprezza, la delusione, la morte dentro. Donne che piangevano e poi si rialzavano e riprovavano guidate da una forza e una determinazione incommensurabili. Donne che i loro bambini morti li avevano dovuti partorire e poi seppellire. Donne che di dolore in dolore non si arrendevano, ricominciavano e riprovavano. Davanti a queste storie, la storia di Rape' era ben poca cosa. Lo era non perché qualcuno glielo aveva detto o perché se lo diceva da sola, ma perché lo poteva toccare con mano. La sua era diventata la consapevolezza del vissuto.
E davanti a queste storie, davanti a tanta forza e a tanto coraggio l'universo femminile acquistava ai suoi occhi una dignità senza eguali.

giovedì 9 aprile 2009

Prima o poi cascano

Correva l'anno 2000, Raperonzolo e il Mr decisero che era giunto il momento di acquistare la loro prima casa. Scelsero un appartamento a Roehampton: ampio per gli standard britannici, pratico, luminoso, immerso nel verde, proprio a ridosso del parco di Richmond, uno dei più bei parchi di Londra. Fecero la loro offerta che venne presto accettata, poi si trattò di contattare la banca per ottenere il mutuo.

Drin
"E' la banca tal dei tali?"
"Sì, signora, in cosa possiamo servirla?"
"Vorremmo un muto."
"E' una house o un flat?"
"Un flat."
"Ottimo, e a che piano si trova?"
"Il secondo."
"Bene. E quanti piani ha l'immobile?"
"Dieci."
"Mi dispiace ma non concediamo mutui in stabili di oltre tre piani."
Click

Drin
"E' la banca pinco pallino?"
"Sì, signora, in cosa possiamo servirla?"
"Vorremmo un muto."
"House o flat?"
"Flat."
"Quanti piani ha l'immobile in cui si trova?"
"Dieci."
"No, mi dispiace ma concediamo mutui solo in stabili fino a cinque piani."
Click

Drin
"E' la banca tizio&caio?"
"Sì, signora, in cosa possiamo servirla?"
"Vorremmo un muto."
"House o un flat?"
"E' un flat."
"Quanti piani nel palazzo?"
"Dieci."
"Mi dispiace ma non prendiamo in considerazione mutui in edifici con più di tre-quattro piani."
Click

Drin
"E' la banca sempronio&co?"
"Sì, signora, in cosa possiamo servirla?"
"Concedete mutui in palazzi con più di cinque piani?"
"No, massimo quattro."
Click

Drin
"E' la banca caciocavallo?"
"Sì, signora, in cosa possiamo servirla?"
"Sentite, mi spiegate perché voi banche inglesi non concedete mutui in edifici con più di tre-quattro piani?"
"Perché le costruzioni con più di tre-quattro piani di solito sono in cemento armato."
"E allora???" Chiese l'italica-cement-armatica Rape'.
"Bé, signora, le costruzioni in cemento armato prima o poi cascano."
Gulp!
Come?
Cosa?
Siamo pazzi?
"Scusi, ma in che senso cascano? Nel segno del poi, magari tra qualche centinaio di anni tutte le case cascano... o no?"
"Béh, no. Le case in pietra o mattoni, da sole non cascano, e a meno d'incendi, esplosioni o cataclismi spaventosi tra 500 anni saranno ancora là. Le costruzioni in cemento armato invece, soprattutto quelle costruite tra gli anni '50 e '80 hanno vita limitata, poche decine di anni. Prima o poi cascano."
Cascano???

Rape' non capiva. Non capiva perché da brava figlia di una repubblica fondata sul cemento armato, per lei questa cosa del cascano pareva paranoia pura. Cresciuta tra l'edilizia dirompente degli anni '70, imbevuta di cementificazione, un padre che il cemento armato lo vendeva e lo osannava. Rape' non conosceva nessuno che in Italia non abitasse in una casa di cemento armato, perché il cemento armato era la perfezione, era la modernità, era il progresso. Il cemento armato era la sicurezza. Così questa fisima delle banche inglesi le pareva una delle tante stranezze dei British. Questo loro voler essere sempre l'opposto del resto d'Europa, questo voler fare sempre le cose a modo loro, tradizionalisti, monarchici e anche un po' rompicoglioni. Andate a quel paese! Pensava Rape'.
Alla fine, una banca che facesse un eccezione miracolosamente la trovarono e riuscirono a comprare il loro primo appartamento. Però da allora a Rape' quel dubbio le è rimasto, quel "prima o poi cascano" non riesce proprio a toglerselo dalla testa.
Quelli erano anni in cui le banche del Regno di Her Majesty concedevano mutui anche ai disoccupati, chiudevano tutti e due gli occhi sul reddito, concedevano mutui trentennali al 110%. Pur di vendere mutui avrebbero fatto carte false. Ma il cemento armato no.
Prima o poi cascano.

lunedì 6 aprile 2009

Quisquilie terrene

Alcune settimane fa la scuola di Figlio-uno ha preso parte alla competizione internazionale del World Maths Day. Bambini di migliaia di scuole in tutto il mondo si sono collegati simultaneamente online e hanno gareggiato a suon di addizioni e sottrazioni. Venerdì, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, i giovani matematici sono usciti sventolando i certificati con i relativi punteggi ottenuti.
Nella classe di Figlio-uno, il vincitore è stato il timido e allampanato Pel di Carota, detto N grande, un genialoide travestito da bambino che con uno stratosferico punteggio di 778 punti sarà certamente segnalato al Mensa.
Secondo classificato, Mickey Mouse, detto N piccolo, un bimbetto pallido, alto quanto Figlio-due pur avendo 4 anni di più, figlio di un ingegnere elettronico, pezzo grosso dell'industra bellica, e di una professoressa di matematica. Ha totalizzato 100 punti.
Punteggio di rilievo la taciturna P. fanalino di coda in lettura, ma portata per i numeri: 76 punti.
A metà classifica Calimero, amico fedele di Figlio-uno: 48 dignitosi punti.
Nella parte bassa della classifica, Angelina, promessa sposa di Figlio-uno: 29 punti.

Quanto a Figlio-uno, Raperonzolo preferisce soprassedere. Si sa, i mistici visionari hanno ben altri pensieri e non amano perdersi in quisquilie tediosamente razionali i quali i numeri.

domenica 5 aprile 2009

Grandi propositi

In questi giorni il Mr e Figlio-uno sono andati a spassarsela ad Euro Disney in terra di Francia. Cogliendo l'occasione di un lungo tete-a-tete con Figlio-due, Raperonzolo si è fissata due grandi propositi: riportare il secondogenito agli antichi splendori di quando conversava in lingua italica; fargli capire che utilizzare water e vasino unicamente per le effusioni liquide e devolvere il resto alla mutanda alla veneranda età di tre anni e mezzo non è più accettabile.
Giunta al giorno due, consapevole dello stato fallimentare degli intenti, Rape' ha deciso di ridimensionare i propositi e si è recata a zappare la terra.
Incapace di coltivare sane abitudini nel figlio è fiduciosa di poter almeno riuscire a coltivare qualche ortaggio.

giovedì 2 aprile 2009

Ti ho steso il bucato

Oggi Rape' al rientro dal lavoro, varcata la porta di casa, viene accolta da un clima tropicale simile ad una sauna finnica.
"Ehi, Mr. Ma che succede qui? Questa casa è una fornace."
"Bé, ho visto che avevi lasciato un bucato nella lavatrice, per cui l'ho steso sui termosifoni e ho acceso il riscaldamento per farlo asciugare."
"Hai acceso il riscaldamento per asciugare il bucato?"
"Sì, perché? Non lo fai sempre anche tu?"
"Sì, ma la sera, d'inverno e quando fuori ha piovuto tutto il giorno."
"E allora?"
"Mr, sono le due del pomeriggio, è il 2 Aprile, abbiamo un giardino, fuori sono venti gradi e c'è il sole."
"E' possibile che non ti stia mai bene niente? Ti ho steso il bucato, non sei contenta?"

L'irrazionalità della logica maschile può talvolta raggiungere vette inquietanti.