Tra le caratteristiche dei figli c'è quella di crescere. E' un fatto naturale e per tanto dovrebbe essere per ogni mamma scontato. Scontato è anche il fatto che madre natura, in quanto madre anche lei, sia dotata di indole imprevedibile. Ne deriverebbe dunque che si dia per scontato che i figli crescano alla come capita. Invece no. Le mamme sono vittine di una psicosi di stampo medico-scientifica che le porta ad illudersi che i figli crescano in modo omogeneo. Perché, intendiamoci, i figli sono fatti di cellule, ossa, tessuti che gradualmente si moltiplicano ed estendono. Dovrebbe esistere un principio fortemente razionale relativo alla crescita: un millimetro oggi, un millimetro domani...
La crescita dei figli, al contrario, è un fatto puramente irrazionale. Talvolta, nel genitore distratto, può anche dar adito ad una sindrome allucinatoria. I figli infatti crescono improvvisamente dalla notte al giorno a intervalli casuali e occasionali che abbattono ogni legge fisica.
Ecco dunque che il vostro primogenito continua a indossare gli stessi abiti per un lungo, lunghissimo tempo, e salvo l'occasionale acquisto causa logoramento vi dimenticate perfino che abbia bisogno di vestiti e non sia nato direttamente dentro a quelli che gli avete sempre visto addosso. Poi una mattina lui si veste, viene da voi, lo guardate e lanciate un urlo. I pantaloni, indossati perfettamente fino al giorno prima, ora sono alla saltafosso, il maglioncino ampio e comodo ora sembra spremere il bambino come un tubetto di dentifricio, le lunghe maniche dai tripli risvolti ora gli arrivano ai gomiti.
Osservate la taglia: dai 5 ai 6 anni. Vostro figlio ne ha 7. Panico.
Anche per la madre ben organizzata, quella che tende a pianificare e distribuire le spese, quella che di tanto ai saldi compra le cose di una taglia in più, rivestire i figli non è mai un piacevole gironzolare, selezionare, valutare, combinare. No, una mattina la mamma si sveglia, guarda il figlio e si precipita fuori armata di tutto, contanti, carte di credito, libretti degli assegni.
"Sa..." Dirà alla commessa, sommersa da un Everest di vestiti, dopo aver ipotecato casa, "...non aveva più niente..."
C'è poi sempre quel cassetto, quello di emergenza, quello con i vestiti di una taglia in più che avete comprato ai saldi. Scordatevelo. I bambini infatti non crescono di una taglia, crescono di tre, avendo saltanto a pié pari la taglia che con anticipo gli avrete comprato.
Se pensate allora, credendovi furbe o parsimoniose o ambientaliste o anticonsumistiche, di riciclare gli abiti dei primogeniti per i vostri secondogeniti, tenete presente che nel 99 periodico per cento dei casi si applica la legge di Murphy della mamma relativa al vestiario:
1. Il secondo figlio è di solito di sesso diverso dal primo.
2. Anche se il secondo figlio è delle stesso sesso del primo sarà probabilmente nato nell'opposta stagione e dunque non riuscirete ad utilizzare nessuno dei capi di vestiario appartenuti al fratello maggiore.
3. Anche se il secondo figlio è dello stesso sesso del primo ed è nato nella stessa stagione avrà una conformazione fisica e ritmi di crescita completamente diversi.
4. Nel caso in cui il secondo figlio fosse dello stesso sesso del primo, fosse nato nella stessa stagione e avesse la stessa conformazione fisica, riuscirete a ritrovare in soffitta la valigia dei vecchi abiti solo quando ormai sarà troppo tardi per utilizzarli.
La crescita dei figli, al contrario, è un fatto puramente irrazionale. Talvolta, nel genitore distratto, può anche dar adito ad una sindrome allucinatoria. I figli infatti crescono improvvisamente dalla notte al giorno a intervalli casuali e occasionali che abbattono ogni legge fisica.
Ecco dunque che il vostro primogenito continua a indossare gli stessi abiti per un lungo, lunghissimo tempo, e salvo l'occasionale acquisto causa logoramento vi dimenticate perfino che abbia bisogno di vestiti e non sia nato direttamente dentro a quelli che gli avete sempre visto addosso. Poi una mattina lui si veste, viene da voi, lo guardate e lanciate un urlo. I pantaloni, indossati perfettamente fino al giorno prima, ora sono alla saltafosso, il maglioncino ampio e comodo ora sembra spremere il bambino come un tubetto di dentifricio, le lunghe maniche dai tripli risvolti ora gli arrivano ai gomiti.
Osservate la taglia: dai 5 ai 6 anni. Vostro figlio ne ha 7. Panico.
Anche per la madre ben organizzata, quella che tende a pianificare e distribuire le spese, quella che di tanto ai saldi compra le cose di una taglia in più, rivestire i figli non è mai un piacevole gironzolare, selezionare, valutare, combinare. No, una mattina la mamma si sveglia, guarda il figlio e si precipita fuori armata di tutto, contanti, carte di credito, libretti degli assegni.
"Sa..." Dirà alla commessa, sommersa da un Everest di vestiti, dopo aver ipotecato casa, "...non aveva più niente..."
C'è poi sempre quel cassetto, quello di emergenza, quello con i vestiti di una taglia in più che avete comprato ai saldi. Scordatevelo. I bambini infatti non crescono di una taglia, crescono di tre, avendo saltanto a pié pari la taglia che con anticipo gli avrete comprato.
Se pensate allora, credendovi furbe o parsimoniose o ambientaliste o anticonsumistiche, di riciclare gli abiti dei primogeniti per i vostri secondogeniti, tenete presente che nel 99 periodico per cento dei casi si applica la legge di Murphy della mamma relativa al vestiario:
1. Il secondo figlio è di solito di sesso diverso dal primo.
2. Anche se il secondo figlio è delle stesso sesso del primo sarà probabilmente nato nell'opposta stagione e dunque non riuscirete ad utilizzare nessuno dei capi di vestiario appartenuti al fratello maggiore.
3. Anche se il secondo figlio è dello stesso sesso del primo ed è nato nella stessa stagione avrà una conformazione fisica e ritmi di crescita completamente diversi.
4. Nel caso in cui il secondo figlio fosse dello stesso sesso del primo, fosse nato nella stessa stagione e avesse la stessa conformazione fisica, riuscirete a ritrovare in soffitta la valigia dei vecchi abiti solo quando ormai sarà troppo tardi per utilizzarli.