martedì 31 marzo 2009

E non aveva più niente

Tra le caratteristiche dei figli c'è quella di crescere. E' un fatto naturale e per tanto dovrebbe essere per ogni mamma scontato. Scontato è anche il fatto che madre natura, in quanto madre anche lei, sia dotata di indole imprevedibile. Ne deriverebbe dunque che si dia per scontato che i figli crescano alla come capita. Invece no. Le mamme sono vittine di una psicosi di stampo medico-scientifica che le porta ad illudersi che i figli crescano in modo omogeneo. Perché, intendiamoci, i figli sono fatti di cellule, ossa, tessuti che gradualmente si moltiplicano ed estendono. Dovrebbe esistere un principio fortemente razionale relativo alla crescita: un millimetro oggi, un millimetro domani...
La crescita dei figli, al contrario, è un fatto puramente irrazionale. Talvolta, nel genitore distratto, può anche dar adito ad una sindrome allucinatoria. I figli infatti crescono improvvisamente dalla notte al giorno a intervalli casuali e occasionali che abbattono ogni legge fisica.
Ecco dunque che il vostro primogenito continua a indossare gli stessi abiti per un lungo, lunghissimo tempo, e salvo l'occasionale acquisto causa logoramento vi dimenticate perfino che abbia bisogno di vestiti e non sia nato direttamente dentro a quelli che gli avete sempre visto addosso. Poi una mattina lui si veste, viene da voi, lo guardate e lanciate un urlo. I pantaloni, indossati perfettamente fino al giorno prima, ora sono alla saltafosso, il maglioncino ampio e comodo ora sembra spremere il bambino come un tubetto di dentifricio, le lunghe maniche dai tripli risvolti ora gli arrivano ai gomiti.
Osservate la taglia: dai 5 ai 6 anni. Vostro figlio ne ha 7. Panico.
Anche per la madre ben organizzata, quella che tende a pianificare e distribuire le spese, quella che di tanto ai saldi compra le cose di una taglia in più, rivestire i figli non è mai un piacevole gironzolare, selezionare, valutare, combinare. No, una mattina la mamma si sveglia, guarda il figlio e si precipita fuori armata di tutto, contanti, carte di credito, libretti degli assegni.
"Sa..." Dirà alla commessa, sommersa da un Everest di vestiti, dopo aver ipotecato casa, "...non aveva più niente..."
C'è poi sempre quel cassetto, quello di emergenza, quello con i vestiti di una taglia in più che avete comprato ai saldi. Scordatevelo. I bambini infatti non crescono di una taglia, crescono di tre, avendo saltanto a pié pari la taglia che con anticipo gli avrete comprato.
Se pensate allora, credendovi furbe o parsimoniose o ambientaliste o anticonsumistiche, di riciclare gli abiti dei primogeniti per i vostri secondogeniti, tenete presente che nel 99 periodico per cento dei casi si applica la legge di Murphy della mamma relativa al vestiario:
1. Il secondo figlio è di solito di sesso diverso dal primo.
2. Anche se il secondo figlio è delle stesso sesso del primo sarà probabilmente nato nell'opposta stagione e dunque non riuscirete ad utilizzare nessuno dei capi di vestiario appartenuti al fratello maggiore.
3. Anche se il secondo figlio è dello stesso sesso del primo ed è nato nella stessa stagione avrà una conformazione fisica e ritmi di crescita completamente diversi.
4. Nel caso in cui il secondo figlio fosse dello stesso sesso del primo, fosse nato nella stessa stagione e avesse la stessa conformazione fisica, riuscirete a ritrovare in soffitta la valigia dei vecchi abiti solo quando ormai sarà troppo tardi per utilizzarli.

domenica 29 marzo 2009

Compensazioni

La vita della mamma, almeno per i primi anni di vita della prole, comporta una certo logoramento psicofisico. Tanto per cominciare la sua vita sociale si riduce a quella di una suora di clausura, il suo guardaroba a cinque capi in tutto di cui quattro della taglia sbagliata, la cura della persona ad una doccia ogni tanto e speriamo che nel frattempo non si ammazzino, pasti in orari estemporanei, sonno chimerico. Inevitabile che la mamma per sopravvivere si adoperi in una serie di compensazioni.
Eccone alcune a cui sono spesso dediche le mamme (una sola o tutte insieme a seconda dell'esigenza):

Gastronomica
Nutella a cucchiaiate nel cuore della notte per riappacificarsi con la vita. Altamente calorica ma profondamente terapeutica in caso di stress. Per amore di compensazione la mamma non sta certo a guardare la bilancia.

Materialista
La mamma si sente autorizzata di tanto in tanto ad acquistare qualcosa di completamente inutile, altamente costoso, francamente insignificante, di solito ingombrante, per motivi a lei stessa indecifrabili, non fosse che per alcuni secondi le era parsa una cosa da cui dipendeva la sua stessa esistenza.

Autocelebrativa
Stappare una bottiglia della migliore annata dopo essersi resa conto di essere arrivata alla sera senza aver urlato una sola volta (perché una botta di solida alcolica autostima ogni tanto ci vuole).

Cancerogena
Una sigaretta ogni tanto anche perché prima che di cancro è più probabile schiattare di polmonite mentre la si fuma nella Siberia del balcone. D'altra parte la mamma in cerca di compensazione protende in modo naturale all'irrazionale e all'antisalubre.

Per la legge della compensazione la mamma si ritrova anche ad inserire nella lista dei possibili regali da farle in occasione del Natale o del compleanno articoli fino a pochi anni prima per lei inimmaginabili perfino da fare alla nonna. Vediamoli questi regali:

Sali da bagno - Essenziali in quanto formiscono alla mamma la possibilità di concedersi un rilassante bagno, completamente indisturbata al posto della solita doccia toccata e fuga. Altrimenti quando mai?

Vestaglia - Calda, comoda e di qualità, perché nelle lunghe nottate su e giù per corridoi il conforto della vestaglia potrebbe essere l'unico che ha.

Buoni per sedute di massaggi - Perché per la cervicale e la sciatica sono una mano santa.


giovedì 26 marzo 2009

Anche gli elettronici hanno un'anima

Se vi siete illusi che gli oggetti elettronici della vostra casa siano un inanimato intreccio di fili funzionante in quanto progettato per funzionare, indipendentemente dai vostri umori e i bioritmi della casa vi sbagliate di grosso.
Perché gli elettronici hanno un'anima. Loro sentono, ascoltano, confabulano, decidono, boicottano e il loro eventuale funzionamento è legato strettamente al vostro rapporto con essi e all'urgenza del vostro bisogno: più elevata l'urgenza più alta la probabilità che si ribellino.
Se così non fosse alcuni fenomeni non sarebbero in alcun altro modo spiegabili.
Gli elettronici infatti spesso funzionano in modo corale, all'unisono e in sintonia: tanto la lavatrice nuova, come il vostro depilatore di quindici anni. Funziona quella lampadina che sta lì da sempre; funziona il frullatore (grazie al cavolo ce lo abbiamo da soli sei mesi) e la macchina per espresso (regalo di nozze). E se avete bisogno di un trapano per mettere uno scaffale, funziona anche il trapano, anche se sono sei anni che non lo toccate.
Questo quando tra voi e gli elettronici esiste un feeling perfetto. Può andare avanti anche un anno intero. Poi ad un certo punto si rompe tutto. Tutto insieme.
Ecco allora che nella casa dove il sodalizio elettronico raggiungeva vette vertiginosamente gloriose qualcosa s'incrina. Si va a frullare la verdura e si rompe il frullatore, mentre cercate di capire se si può sostituire si fulmina la lampadina, quando trovate la torcia per poter sostituire la lampadina al buio scoprite che ha le pile scariche. Se l'aspirapolvere non si accende, state sicuri che anche la lavatrice ha esalato l'ultimo lavaggio. Se vi parte il tubo catodico, quel giorno non avrete connessione internet. Se il phon emette un gemito e si spegne, la caldaia sarà certamente fuori uso. Nel giro di pochi giorni vi romperà anche il telefonino, la sveglia, il depilatore, la lavapiatti, il tostapane, il decoder digitale, il DVD e la segreteria elettronica.
L'anima degli elettronici è bizzosa e imprevedibile, è dotata di una logica spietata d'insubordinazione corale, un moto incontenibile di azione di massa e di forza contro la quale non esiste difesa.
Se ne esce sempre a pezzi.

martedì 24 marzo 2009

Due lingue

"Tree."
"Albero."
"House."
"Casa."
"Flower."
"Fiore."
"Bravissimo! Italiano e Inglese. Così piccolo e già due lingue!" Esclama Rape' a Figlio-due.
Lui la guarda a petto in fuori.
"Sì, mamma, io due lingue." Puntualizza puntando alla sua lingua sia con la mano destra che con quella sinistra.

domenica 22 marzo 2009

Fare la differenza

Da quando Raperonzolo lavora alla locale scuola elementare si è resa conto di tante cose. Ha scoperto, per esempio, che i bambini, tutti, hanno una straordinaria voglia d'imparare e che questo ha poco e nulla a che vedere con il loro rendimento. Si è resa conto anche che dare per scontato che i bambini impareranno solo perché vanno a scuola, e pensare che in quanto genitori, è una cosa di cui non preoccuparsi perché insegnare è compito delle maestre, è un errore a dir poco colossale.
Raperonzolo è fortunata, in quanto volontaria, ha la possibilità di lavorare con i bambini individualmente o al limite con piccoli gruppi. E' una fortuna, perché per un bambino avere un adulto che si siede insieme a lui e gli dedica tempo esclusivo è una cosa bellissima. Diventi la luce nei loro occhi. Se li incroci al supermercato li vedi che sbracciano e ti salutano. Durante la ricreazione ti si appendono ad ogni arto o pezzo di stoffa. E se i primi tempi arrivavano da te svogliati e con il broncio, dopo un po' vengono sorridenti e allegri e si spremono come piccoli limoni. E poi ti guardano con questi occhi pazzeschi pieni d'aspettative.
La scuola di Figlio-uno ha una sola sezione, per tanto ci sono annate buone, annate ottime e annate meno buone. E' una scuola abbastanza mista, con circa la metà dei bambini che vengono da famiglie di classe media e mediamente educate ed un'altra metà che vengono dal council estate. Per chi non conosce la cultura britannica potrebbe essere difficile afferrare l'abissale dislivello culturale. Una sottocultura, la cui ineducazione trascende troppo spesso nella più sfrontata maleducazione. Rape' le chiama le mamme-booze (mamme-birra), perché a parte sfornare figli a josa con chi capita, bere come assatanate, intascare i sussidi, usare un linguaggio da scaricatrici di porto nel cortile della scuola e aggredire verbalmente gli insegnanti non fanno molto altro.
Nella classe di Figlio-uno, la seconda elementare, le mamme-booze per fortuna sono poche e non delle peggiori. La maggior parte delle mamme invece sono in gambissima. Si dedicano molto ai propri figli e spesso trascorrono un'ora a settimana ad aiutare i bambini a scuola a leggere. Il risultato è quello di una classe con un livello molto alto con solo 6-7 bambini che faticano ma che, essendo pochi, dall'inizio dell'anno hanno potuto beneficiare di più attenzioni facendo passi da gigante. Per questo Rape' non ha scelto questa classe. Piuttosto è andata a lavorare nella prima elementare, una classe che definire "difficile" sarebbe un eufemismo. Tre quarti della classe sono figli di mamme-booze o giù di lì e il rimanente quarto è composto prevalentemente da bambini con difficoltà di apprendimento. Il risultato è che alla fine del secondo trimestre solo quattro bambini su 29 hanno imparato a leggere e scrivere.
Miss F, la loro maestra, Rape' la conosce bene perché aveva insegnato a Figlio-uno nell'anno di Reception (la pre-prima). E' brava Miss F. il suo controllo della classe è totale. Malgrado il background nessun bambino ha problemi comportamentali. E' una classe tranquilla, serena, funzionale. E' facilissimo insegnare a questi bambini, ti ascoltano, partecipano, altra cosa è far sì che imparino. Miss F. era un'insegnate entusiasta, allegra, determinata. Ora Rape' ogni giorno le legge nello sguardo quel voler essere altrove. Aspettare con ansia l'anno successivo per cambiare gruppo di bambini e magari riscoprirsi finalmente capaci.
Nella classe c'è anche Mrs B, l'assistente insegnante, anche lei Rape' la conosce bene. L'anno scorso era l'entusiasmo fatto persona, ora invece c'è in lei quel senso del tirare avanti, di più non si può.
E Rape', mentre siede lì con ciascun bambino, e vede in loro tutta quella curiosità ed ansia d'imparare, sa che di più si potrebbe. Ma in una classe così, neanche tre persone bastano, ce ne vorrebbero cinque o sei. Perché per insegnare a questi bambini e fargli raggiungere il livello di apprendimento della loro età, bisognerebbe potrerli seguire individualmente per 3-4 ore al giorno, fosse solo per poter colmare il vuoto che hanno al di fuori delle mura scolastiche. Perché di questo si tratta. Bambini a cui non sono mai state lette favole, bambini che non hanno frequentato altri bambini, bambini a cui sono stati offerti pochissimi stimoli. Bambini i cui genitori si rifiutano di far fare i compiti perché "ci deve pensare la scuola". Bambini che a sei anni hanno le capacità di apprendimento dei bambini di quattro e a quattro anni non tutti i bambini sono pronti per imparare a leggere e scrivere.
Certo, a Rape' piacerebbe molto un sistema dove la parità di opportunità per tutti i bambini, indipendentemente dal background familiare, è garantita da un sistema scolastico in grado d'intervenire, al di là dei costi, specificatamente alle esigenze di ogni bambino o ogni gruppo di bambini. Per chi anela alla giustizia sociale è una condizione imprescindibile. Però Rape' vede anche (a prescindere poi dalla follia della riforma del maestro unico italiana, che se tre non bastano figurarsi uno) che il costo economico di un tale sistema è inversamente proporzionale alla coscienza dei genitori e al loro grado di responsabilità. La scuola peggiora non solo a causa dei tagli ma soprattutto perché peggiorano i genitori.
Perché alla fin fine (e qui magari Rape' ha scoperto l'acqua calda) la differenza non la fa la scuola, la fanno proprio i genitori.

giovedì 19 marzo 2009

Le mamme-fit

Lasciando per un momento da parte le eroiche mamme bloggers che tra un lavoro precario o uno a tempo pieno, tra un lavoro perso o il full-time a casa, tra pannolini, notti insonni, momenti celestiali e crisi isteriche si ritrovano sul web 2.0 per cercare di far quadrato sull'essere mamme. Lasciando da parte chi tra contraddizioni e armonie riversa parole forse proprio nella speranza di migliorarsi almeno un po', perché ha a cuore i propri bambini e il difficile compito di aiutarli a crescere, ecco, dimentichiamole per pochi minuti. In questo post Rape' ha intenzione di parlare di un altro tipo di mamme: le mamme-fit.
Le mamme-fit di solito s'incrociano e basta, come avviene a chi frequenta universi paralleli. S'incrociano al parcheggio di Toys 'R' Us dove compaiono dietro un carrello alto tre metri e mezzo contente tre scatole da 1000 pezzi di lego, venti videogames, un triciclo, due paia di pattini, una Playstation 3, un cavallino a dondolo e una chitarra e altri quindici vari giocattoli non meglio identificati. "La solita storia - dicono all'amica, che potrebbe sembrare la gemella, mentre caricano mezzo negozio sul quattro ruote motrici, pseudo-fuoristrada, praticamente la bomba atomica della ionosfera - ero venuta solo per comprare un astuccio per Edward e tra una cosa e l'altra ho speso 600 sterline."
Le vedi sempre di sfuggita, tramortita non si sa bene se dall'abbronzatura simil-ustione da 12 mesi l'anno a Capo Verde e gli occhiali a specchio pur nel grigiore di un gennaio londinese, il pantalone così attillato che sospetti sia un tatuaggio, il fisico anoressico, l'assoluta incapacità di far uscire il carro armato dal parcheggio.
Cosa fanno le mamme-fit a parte svaligiare Toys 'R' Us? Come passano le loro giornate?
Nel multi-gym.
Le mamme-fit infatti non lavorano. Sono orgogliose mamme a tempo pieno. Sono talmente orgogliose che non ci penserebbero neanche ad avere la tata, né a metter i bambini al nido. Dei bambini se ne occupano esclusivamente loro, ne fanno un vanto, e li vogliono sempre accanto, anche se trascorrono sei ore al giorno tutti i giorni nel multi-gym dove per fortuna c'è la creche, il nido ad ore.
E va bene, le creche sono state congegnate e attrezzate per intrattenere i bambini per una o due ore al massimo una volta ogni tanto, così per dare respiro alle mamme, visto che un po' di esercizio fisico fa bene alla salute e lo spirito. Non sono certo asili nido, né surrogati della casa, ma per le mamme-fit, per cui la palestra è una missione quotidiana rivestita di un'importanza pressoché sacrale, si tratta di un dettaglio d'importanza del tutto irrilevante. Insomma, non si può stare sempre a cercare il pelo nell'uovo. Perché sì, magari la mamma-fit comincia con le migliori intenzioni, perdere un po' di peso dopo il parto, magari un paio d'ore ogni tanto, ma poi se ne potrebbero fare anche quattro ed è facile tirare a sei. Oltre le sei la mamma-fit diventa un'invasata.
Purtroppo il multi-gym, accompagnato da una scarsa e insalubre alimentazione, causa una dipendenza estrema che le trasforma in cocainomani del nastro e della cyclette.
Ecco allora che le mamme-fit, alle 8 in punto del mattino, di ogni mattino, varcano la soglia della creche. Ammollano il biberon alle addette che il pupo di tre mesi ancora non ha fatto al poppata, ed il duenne che invece è in stato di trance: "oggi è un po' strano ma fatelo giocare vedrete che sta bene". Poi dritte filate che il programma della giornata è fittissimo.
L'intossicazione ginnica le rende simili ad automi. Altamente concentrate detestano ogni forma d'interruzione che si frapponga tra loro e il calcolo calorico, tra loro e il cronometro, tra loro e l'inidice di energia media, tra loro e la valutazione bioritmica. Tra loro e il loro aspetto fisico. Tra loro e la sublimazione assoluta del proprio ego.
"Signora il pupo piccolo ha vomitato tutto il latte."
"E va bene, ridateglielo."
"Signora, il bambino ha la febbre."
"Ma sì, dategli un'aspirina."
"Signora, ma il bambino ha anche la diarrea."
"Insomma, ma cosa volete da me? Cambiatelo!"
"Sì, ma non possiamo tenerli se hanno la diarrea e poi non abbiamo più cambi di vestiti."
"Smettetela di scocciarmi. Se proprio non avete vestiti, mettetegli uno di quei costumi per travestirsi che tanto ne avete tanti."
"Ma no, ne abbiamo solo uno ed è da fatina."
"Ma sì, mettetegli quello o al limite lasciatelo nudo che tanto tra quattro ore ho finito e poi lo cambio a casa."

"Mia cara Rape' - le racconta la cara amica H che da sei anni lavora come tata nella creche di una palestra - ogni giorno vedo cose che voi umani non potete neanche immaginare."

Poi Rape' essendo Rape' pensa che questi bambini parcheggiati tutti i sacrosanti giorni tutto il giorno in nome di una cyclette, questi bambini che se stanno male si scoprono meno importanti del consumo calorico e la classe di Pilates, questi bambini a cui almeno una volta al mese viene rovesciata addosso una cariolata di giocattoli, questi bambini che dopo la creche frequenteranno scuole esclusive, magari boarding schools.
Questi bambini con ogni probabilità saranno la futura classe dirigente.

martedì 17 marzo 2009

Il vortice dell'impotenza

Quando Rape' si è ritrovata per la prima volta da sola con Figlio-uno, stremata dal difficile travaglio, pannolino in una mano, salviettine umide nell'altra, ebbe fin da subito l'immediata consapevolezza di non sapere da che parte cominciare. Eppure fu un buon inizio. La consapevolezza dell'ignoranza non si tradusse in insicurezza, ma al contrario furono uno stimolo al miglioramento, alla conoscenza e l'esperienza. Tutt'altro che arenata, Rape' era un balenottero che guizzava e spruzzava. Era una mamma paziente e amorevole, competente e sicura di sé. Se la notte Figlio-uno piangeva non c'erano orari o numero di risvegli che la turbassero, non c'erano situazioni che la scoraggiassero. Adulta, responsabile e consapevole, Rape' era sempre in controllo della situazione. Sapeva che cosa doveva fare per aiutare il suo bambino a riaddormentarsi sereno, ad essere più tranquillo, ad avere sicurezza in sé e gli altri.

Quando Rape' si è ritrovata per la prima volta da sola con Figlio-due era felice e tranquilla dopo un parto poco doloroso e veloce, teneva tra le braccia il suo bambino con la competenza e la sicurezza di chi ha già imparato tante cose. Ben poco, quella notte del novembre 2005, le avrebbe fatto presagire che di lì a poche settimane il suo intero universo di certezze avrebbe vacillato, che ogni risveglio, ogni minuto, ogni ora, ogni ninna nanna con il suo bambino le sarebbe parso come una tortura, ogni biberon una croce, ogni pannolino un pozzo di disperazione. Poco le avrebbe fatto immaginare che davanti a quel pianto disperato e ininterrotto che si protraeva ogni ora del giorno e della notte, Rape' non avrebbe capito più niente, avrebbe perso il controllo e non avrebbe più saputo cosa fare per aiutare il suo bambino a riaddormentarsi sereno, ad essere più tranquillo, ad avere sicurezza in sé e gli altri. Perché nulla di quanto Rape' facesse sembrava funzionare. La logica, la competenza, la responsabilità persero di significato e l'amore da solo non bastava, perché l'amore ha bisogno di una casa ospitale, mentre un corpo esausto ed esaurito ed una testa che non riesce più neanche a pensare offrono un pessimo rifugio. L'amore, in una mamma che si convince di non sapere piu' fare la mamma, diventa non una guida ma un fardello, un groviglio di sentimenti contrastanti e inestricabili tra cui finiscono per spiccare rabbia e frustrazione su tutto. E poi si arriva al punto che quel "perche' non sono piu' capace?" ti arriva a far provare rancore per il soggetto che ti mette davanti ai tuoi limiti, e allora il "perche' non sono piu' capace?" diventa il "perche' non la smetti!!!"

Poco avrebbe fatto presagire a Raperonzolo che, di lì a pochi mesi, si sarebbe ritrovata una notte con Figlio-due in braccio e il forte, irrefrenabile desiderio di scaraventarlo con tro un muro. Lei che con Figlio-uno aveva scoperto in sé doti di pazienza e dedizione insospettati, ora la sua testa si tingeva di tinte da film dell'orrore. E il problema si estese e trascese e non era solo il bebé che non dormiva, ma anche l'altro, il quattrenne ribelle che non obbediva. Rape' non si capacitava di come potesse provare sentimenti di rabbia e frustrazione così assurdi, violenti, sproporzionati e ingiustificati. E allora i bambini li vedeva per quello che erano, e li amava, e li coccolava, e piangeva. Gli sbalzi di umore erano repentini e totali. E non ci voleva granché per capire che quelli erano tutti i sintomi della depressione post natale, a capire che la risposta a tutte le domande cruciali di diagnosi sarebbe stato un "sì", a vedere nel suo passato tutti i segni di essere un "soggetto a rischio". Non ci voleva molto, e in effetti non è che Rape' non lo vedesse o non lo capisse, solo che Rape' aveva questa assoluta convinzione che un problema che ti nasce nella testa, perché sei stanco, sei stressato, sei frustrato e sei esaurito poi ti passa anche da solo se riesci a riposarti, a riguadagnare la prospettiva, a riprendere il controllo. Ecco Rape' era convinta che fosse tutta una cosa di testa, un problema psicologico e allora bastava che si facesse quattro chiacchiere da sola o con qualcun altro e poi passava.
Invece no. Perché la depressione post natale da sola non passa. Non passa perché non è solo un problema psicologico ma fisico. E' tutta una questione di fluidi ed equilibri. Roba chimica. E' un po' come quando ti si rompe la macchina. E allora non è che se alla tua auto non funzionano i freni tu la parcheggi e lasci raffreddare il motore che magari poi i freni rifunzionano. Se i freni non li ripari prima o poi vai a sbattere. Non ci sono altri rimedi.

Ecco, è stato allora che Rape' si è arenata. A capire questa cosa così semplice. A capire che se stai male ti devi curare. A capire che anche la più amorevole e adeguata delle mamme possa talvolta provare sentimenti inenarrabili. Che i sentimenti negativi sono per le mamme un tabù quasi come quello degli aborti spontanei. Solo quando ti succede di perdere un bambino scopri che intorno a te la maggior parte delle mamme sono passate attraverso la tua esperienza. Rape' li chiama i lutti invisibili, quelli che ci trasciniamo dietro, al fondo degli armadi, e non ne parliamo mai, però ognuna di noi ci pensa, magari la sera nel letto, magari in una giornata di sole, a come sarebbe quel bambino che non è mai nato. Noi donne siamo fatte strane. Parliamo tanto di tante cose ma mai delle cose che ci toccano nel profondo. Allora di quello che c'e' passato nella testa al quindicesimo risveglio della duecentesima notte insonne non ce lo diciamo. Siamo fatte cosi'.
E sono tante le mamme che si arenano nel momento in cui non riescono ad ammettere a se stesse e agli altri che tutto quell'amore non ce la fa a sorreggere il mondo che ti casca in testa, che a volte succede. Succede quando non hai nessun aiuto e un bambino che non dorme. Succede quando la solitudine e l'impotenza ti fagocitano in un abisso di disperazione.

E' allora che Rape' ha capito che l'importante non è la forza che abbiamo, ma quella che troviamo quando ci decidiamo a chiedere aiuto ed uscire dal tunnel.

domenica 15 marzo 2009

Telecinesi al cinese

In occasione della sua seconda mezza maratona, Raperonzolo e figli hanno deciso di recarsi in formazione compatta ad esultare ed osannare l'impervio corridore Mr.
Per Rape' si trattava di sopravvivere ad una giornata che prevedeva circa tre ore di macchina tra andata e ritorno e altrettante ore tra partenze, corse e arrivi intrattenendo la gaudente prole, cercando anche nel frattempo di non perderla tra la folla.
L'assetto climatico le è stato di aiuto. Sole primaverile e 20 gradi, una cosa che qui di solito neanche a Ferragosto. Figlio-uno e Figlio-due in giornata beato-angelica, forse consci dell'enorme responsabilità di supporters affidatagli dal padre, o forse magari perché il giorno prima era stato il compleanno del Mr, e allora sì, facciamoli contenti questi genitori. Fatto sta che Rape' era di un fischiettante buon umore e dopo tre giri alla giostra con i cavallini e una foto scattata al Mr di passaggio ha deciso di portare i bambini al ristorante invece che il solito panino.
"Risotto." Ha dichiarato subito Figlio-due, il quale, da ex-mangiatutto, ha recentemente delimitato i suoi gusti palatiali al riso in ogni sua forma e variante.
"Cinese." Ha dichiarato Figlio-uno, curioso di cibi esotici, grande estimatore del Sushi ma non ancora adepto alla cucina cantonese.
Dopo una breve analiasi Rape' ha concluso che volendo il figlio mistico visionario immergersi in un oceano di soya e il giovane mini-ciclone annegare in una risaia, il ristorante cinese Walla-Walla che le si parava davanti avrebbe certamente fatto al caso loro.
Sarà che l'italica Rape' appartiene alla generazione per cui la cucina internazionale è stata ignota e oscura fino alla soglia dei vent'anni, e a pranzo e a cena fuori si andava al limite in trattoria o pizzeria, però a lei questa cosa di andare al ristorante cinese con i suoi ometti di 7 e 3 anni pareva proprio strana. Ecco, come se fossero un po' tutti fuori luogo, come se uno dicesse... chissà che diavolo di macello combineranno... E certo non aiutava il fatto che il ristorante fosse più vuoto che più vuoto sarebbe stato deserto, tanto che il personale gli puntava gli occhi addosso, sorridenti ma con gli occhi addosso. Poi però i bambini erano buoni ed educati, posizionati e composti sulle loro sedie. "Piace risotto!" Decantava l'uno alle prese con un mixed fried rice infarcito di soya, mentre l'altro osannava le celestiali sublimità di un'anatra arrosto. Insomma Rape' sedeva lì tutta soddisfatta e orgogliosa, tanto che ancora non riesce a capacitarsi di come abbia fatto Figlio-due, seduto tranquillo, roba da galateo che a fatica si muoveva, a riuscire - da quell'apparente immobilità, -a tappezzare il pavimento di riso manco avesse usato il cucchiaio per fionda, rovesciarsi addosso, sulla sedia, sul tavolo e per terra un'intera bottiglia d'acqua e ad infrangere il portabacchette di porcellana.
Che sia dotato di forza telecinetica?


giovedì 12 marzo 2009

Non mi ricordo

"Ciao amore, com'è andata a scuola oggi?"
"Bene."
"Cosa avete fatto?"
"Non mi ricordo."

A sette anni i bambini sono dei piccoli Pico delle Mirandola. Ricordano facce, nomi, eventi. Sanno elencare senza esitazione tutti i personaggi dei loro programmi preferiti, imparano poesie e canzoni in un nano secondo, assorbono come spugne ogni minimo dettaglio quotidiano. Ti propinano fatti o eventi di cui tu non avevi più neanche cognizione, e ti mettono costantemente in faccia alla realtà che, passati i 40, lo sfaldamento delle cellule cerebrali è ormai un fatto assodato.
Quando si tratta di scuola però chiedetegli quello che hanno fatto fino a quindici minuti prima e le loro facoltà mnemoniche si riducono sostanzialmente a quelle d'un pesce rosso.

martedì 10 marzo 2009

Etica serale

Figlio-due piange, il Mr sale da lui mentre Raperonzolo scalda la cena a Figlio-uno rientrato tardi dall'uscita con gli scout. Dopo alcuni minuti torna il Mr.
"Perché piangeva?" Chiede Rape'.
"Ha detto che aveva fatto la pupù, ho controllato e non l'aveva fatta. Stava solo cercando di attirare l'attenzione."
Figlio-uno, assorto sulle sue polpette al sugo, si ferma con la forchetta a mezz'aria.
"Sai papà, oggi in assemblea Mrs N. ci ha letto una storia."
"Davvero, e di che parlava?"
"Di una morale che diceva: non voltare le spalle a qualcuno prima di conoscere l'intera storia."
"Vero, mi sembra un bellissimo concetto. Bisogna sempre sapere tutti i fatti prima di esprimere dei giudizi." Commenta il Mr deciso.
"Allora, papà, perché hai voltato le spalle a fratellino?"
Il Mr vacilla.
"Come? In che senso gli ho voltato le spalle?"
"Hai detto che stava solo cercando l'attenzione e si era inventato della pupù, quando invece magari a lui scappava veramente e piangeva perché nessuno andava da lui che gli dite sempre di dirlo se deve fare la pupù. Solo che poi a lui non piace farla e allora nel pannolino non c'era niente, ma questo mica vuol dire che se l'era inventato e voleva solo attirare l'attenzione. Quindi tu gli hai voltato le spalle senza conoscere l'intera storia."

Oggi il Mr ha sperimentato sulla sua pelle le implicazioni di un figlio mistico-visionario, altamente deduttivo, e per giunta pure bacchettone.

domenica 8 marzo 2009

La ballata del calzino spaiato

Dove andranno mai a nascondersi i calzini spaiati?
Ci sarà un quantum nella lavatrice?
O si saranno rifugiati sotto al letto?
Ai piedi delle scale?
O al fondo d'un cassetto?
Sarà la loro casa il risvolto d'una federa, o quell'angolo di lenzuolo?
Dove andranno mai a nascondersi i calzini svaniti?
E' la centrifuga che li lancia via lontano, verso mète fantastiche ma a noi del tutto ignote, o in quel jeans fin troppo stretto dove si sentono al riparo?
Dove andranno mai a nascondersi i calzini smarriti?
Saranno incastrati dietro ai termosifoni per via del gelido inverno?
O trascinati dal vento a causa d'una molletta poco giudiziosa?
Dove andranno mai a nascondersi quei calzini così inspiegabilmente evaporati? Quelli gialli e quelli blu, quelli neri e quelli bianchi, quelli a righe e quelli a pallini, quelli di Bob the Builder e quelli dell'Uomo Ragno, quelli di lana e quelli di cotone.
In quale misterioso luogo della casa si radunano in complotto, confabulano e aizzano?
Dov'è il loro centro smistamento, il loro quartier generale?
Dove andranno mai i calzini smarriti?
Quelli che alla sera sono nella cesta del bucato e la mattina sono spariti. Quelli che nell'oblò infili appaiati e poi ne escono spaiati? Quelli che vanno in coppia dentro ai cassetti e poi ne escono divorziati?
Dove andranno mai quei calzini, che non importa quanto li cerchi, non verranno mai mai mai più ritrovati?

giovedì 5 marzo 2009

Their generation

"Allora che cosa ci mettiamo?"
"Horrors".
"Ti metto la prima canzone?"
"No, tutto."
"Ok, poi ci vuoi nient'altro?"
"Ting ting songs, due."
"Ok, due canzoni, e poi?"
"Klaxons."
"Te ne metto un paio, va bene?"
"Ok. Anche i "Meters".
"Poi?"
"Get on your boots."
"Va bene, ma il nuovo U2 è appena uscito, adesso vedo se riesco a scaricartelo da Limewire."

Raperonzolo ha cominciato ad ascoltare musica alle superiori e ha avuto il suo primo stereo a 18 anni. Figlio-uno a 5 anni possedeva già il suo primo MP3 player. Figlio-due, a tre anni, con la competenza di un John Peel, commissiona al padre compilation da capogiro da ascoltare sul suo CD portatile.

martedì 3 marzo 2009

Ho la prova!

"Mamma, papà! Ho la prova che esiste!!!" Irrompe Figlio-uno, alle sette del mattino, svegliando di soprassalto gli amati e assonnati genitori.
"Eh? Sì? Chi? Che cosa?"
"Ho la prova che la Tooth Fairy esiste!!!"
"Ah già, il dentino numero sette. La Tooth Fairy ti ha portato una monetina anche questa volta?"
"Sì, sì, me l'ha portata!"
"Benissimo, allora hai visto che esiste!"
"Sai che io non ero mica poi tanto sicuro che esistesse. Pensavo che magari eravate voi a metterci i soldi nella busta sotto il cuscino."
"Maddai!"
"E invece adesso ho la prova che esiste!!!"
"Ah sì? E sarebbe?"
"Bé, ieri sera quando sono andato a dormire ho pensato: se domani quando mi sveglio nella busta c'è solo la monetina, allora vuol dire che la Tooth Fairy esiste, se invece nella busta ci trovo la monetina e anche il dentino, allora vuol dire che sono stati mamma e papà a mettercela. E invece indovina un po'? Il dentino non c'era!!! Era sparito!!! C'era solo la monetina!!! Allora vuol dire che la Tooth Fairy esiste!!!"

Dal che Rape' ha dedotto che la considerazione di Figlio-uno per il livello intellettivo dei genitori deve essere molto bassa.

domenica 1 marzo 2009

La via del Nirvana

Qualche tempo fa Raperonzolo è stata folgorata. Non si sa se è da tale folgorazione che è scaturita la sua ascesi naturalistico-ortofrutticola, ma da quando ha letto il post della piattini sullo zen e la manutenzione della casa la sua vita non è stata più la stessa. Rivedere il proprio ruolo di madre in una dimensione di protensione verso l'elevazione spirituale attraverso l'oltrepassare il limite di se stessi nell'ambito dell'oggettistica quotidiana (sia questo un ferro da stiro o un aspirapolvere), è diventato più che un inno un mantra, una ricerca intima e profonda.
I limiti di Rape' però sono tanti e insondabili, e c'è da dire che per lei agire nel segno dell'elevazione spirituale, avendo così tanti limiti da superare, può essere, almeno quanto a intenti, gioco facile. Troppo facile.
Pulire, per esempio. A Rape' non piace pulire, ma lo deve fare. Solo che così ci si eleva poco. Per alzarsi di almeno tre centimetri da terra bisognerebbe potersi trasformare in una sorta di Mastro Lindo e dedicarsi - per esempio - alla cura della pulizia di una mattonella come verso quella di un bonsai, il tutto moltiplicato per tutte e 2500 mattonelle della casa.
Rape' sa che però questa non è la sua strada verso il Nirvana, non perché le manchi la forza di volontà ma perché mancandole le mattonelle tale forza non è per sua fortuna testabile.
Hai voglia allora giù a pensare, ma neanche la smania dell'orto e dello zappare la terra va tanto bene. A Rape' in fondo, pur essendo questo tipo un po' cervellotico che elugubra su cose tutte sue, fare attività che la stanchino e la inzaccherino piace parecchio, e allora no. L'elevazione spirituale avviene nel momento in cui assimiliamo il piacere tutto interiore di attività a noi aliene, non quelle che ci va di fare.
Poi finalmente Raperonzolo ha capito. Si è ricordata che leggendo un libro sul buddismo insieme a Figlio-uno, c'era scritto che la cura dello spirito e quella del corpo devono essere comunemente e armoniosamente seguite, perché noi siamo il dentro e il fuori, siamo le parti che compongono il tutto e se ci ostiniamo a trascurarci fino a sembrare un porcospino travestito da mamma, anche il nostro dentro magari ne risente e il Nirvana diventa così lontano che il pericolo di reincarnarsi proprio in un porcospino si fa serio e concreto.
Raperonzolo allora ha preso il coraggio a piene mani e ha ritirato fuori il premio del Mr alla Raffle della fiera di Natale della scuola. In quanto organizzatrice, la nostra ogni anno compra un numero esagerato di biglietti. Non ha mai vinto. Il Mr invece, che non ne compra mai, entra li vede e fa "Ma i premi sono ottimi, datemi un biglietto... basta che non vinca 'quel' premio, gli altri non sarebbero niente male..." E così con un solo biglietto s'è beccato un premio, solo che visto che il destino è beffardo, s'è ritrovato tra le mani un buono per una seduta da un parrucchiere con tanto di manicure, lui che oltre che uomo e poco protenso al manicure è anche calvo.
Un segno del destino.
Ora per capire cosa c'entri lo zen col manicure e parrucchiere bisogna tenere presente che non si sta parlando di una donna in generale, ma di Raperonzolo, donna per la quale la cura di sé, anche e soprattutto in senso estetico, è una tale non priorità da essere sepolta sotto una mole inespugnabile di altro, tutto, qualsiasi cosa. Insomma, Rape' a farsi fare il manicure non c'era mai stata in vita sua.
Si è trattato di un rito d'iniziazione. Un'esperienza già di per sé mistica.
Naturalmente il nostro porcospino travestito da mamma ha sbagliato tutto fin dall'inizio. Vuoi perché di certe cose non se ne intende, vuoi perché tanto lei va sempre così, si presenta nel salone di bellezza coi soliti jeans del neolitico, scarpe del paleozoico e felpa del mesozoico. Fatti tre passi s'è ritrovata una ventina di occhi addosso, occhi sepolti sotto sette chili netti di mascara, su volti da lampade solari tipo girarrosto. Con la borsetta della più sciancata, Rape' ci si sarebbe rivestita per dieci anni.
"Lei dev'essere la signora del biglietto della raffle." Ha detto una delle parrucchiere appena l'ha vista entrare.
Dal che Rape' ha dedotto che inseguendo la via del Nirvana aveva certamente sbagliato strada.