venerdì 30 gennaio 2009

E' scritto

Sul libro sacro delle profezie della mamma post-punk è scritto:

Rispolvererai una sera i tuoi neri abiti migliori. Accoglierai alla tua mensa due ex-colleghe di una compagnia ormai fallita. E mentre sbatterai in forno un numero imprecisato di pizze surgelate e piazzerai tutti i panni della lavatrice sui termosifoni, cercherai di contenere la furia centrifuga dei tuoi giovani minipipedi. Poi, ad un passo da una crisi di karma, accoglierai benevolmente i tuoi suoceri a cui affiderai i suddetti.
Uscirai dunque
a braccetto del consorte e affianco alle tue ex-colleghe, e ti recherai in un piccolo edificio a due chilometri di distanza (ci andrai in macchina perché il freddo da era glaciale non consente altrimenti ma poiché il centro è zona pedonale, parcheggerai ad un chilometro e mezzo). E lì, in questo piccolo edificio, assisterai attonita al concerto di un ex membro di una disciolta band, di nuovo menbro di un'altra band anch'essa disciolta, che non saresti andata a vedere neanche nel periodo d'oro, figuriamoci dopo 25 anni, ma a cui hai aderito sentendoti in obbligo per il fatto che il concerto è lì a due passi.
Te ne pentirai presto, quando rinchiusa in una saletta in compagnia di un centinaio di post-punk cinquantenni e colla panza, cercherai di sopravvivere a due ore di agonizzanti latrati, per giunta neanche post-punk ma solo latrati, nel corso dei quali contemplerai una molteplicità di tecniche di hara hiri fino a rifugiarti nell'astrazione meta-psichico-creativa che ti farà venire in mente questo post.
Così è scritto nel libro sacro delle profezie della mamma post-punk, e così è stato.
Amen

martedì 27 gennaio 2009

Incidenti diplomatici

Questa sera, mettendolo a letto alla vigilia del suo compleanno, Raperonzolo rispondeva esaudientemente al terzo grado di Figlio-uno in merito alla sua nascita.
"Perché mi avete chiamato B?"
"Perché tra tutti i nomi era quello che andava bene sia a me che a papà."
"Ma lo avevate deciso prima che nascessi o dopo che sono nato."
"Lo avevamo deciso prima. Io preferivo B, a papà invece piaceva J. Alla fine abbiamo deciso di chiamarti B, e quando è nato il fratellino lo abbiamo chiamato J che era il nome che piaceva a papà."
"Ah." Ha detto Figlio-uno.

Più tardi nel letto al momento della buonanotte:

"Mamma io voglio più bene a te che a papà."
"Oh" fa Rape' confusa, "e perché?"
"Perché papà preferisce J."
"Come preferisce J? Non è mica vero. Chi te l'ha detto?"
"Ma mamma, me lo hai detto tu!"
"Ioooo???" dice Rape' cascando completamente dalle nuvole. "Come io???"
"Sì, prima tu mi ha detto che tu preferivi me mentre papà preferisce J."

Aiuto! Ciambella! Salvataggio! Rape' ha un momento di panico assoluto. Non ha capito niente! Ha frainteso tutto! Salvatemi!

"Ma no, amore che non ho detto così! Parlavo dei nomi! Mi avevi chiesto di come avevamo scelto il tuo nome e io ti ho detto che preferivo il nome B mentre papà il nome J. Capito? Mamma e papà vogliono bene a tutti e due allo stesso modo, ok?"
"Ok."

Nel meraviglioso e imprevedibile mondo delle mamme, una pacifica conversazione notturna con il proprio bambino può anche dare adito ad incidenti diplomatici di tale portata da causare complessi di colpa spaventosi alle madri e danni irreparabili all'Id, l'ego e il superego dei figli.

domenica 25 gennaio 2009

Pirati e principesse

Essendo già passati tre anni dalla sua ultima festa di compleanno, per i sette anni di Figlio-uno Raperonzolo ha voluto organizzare una cosa particolare. Escluso il party a casa (non essendo il sistema nervoso della suddetta ancora a prova di tale evento), escluse le ludoteche, i bowling e le sale affittate con intrattenitore, perché la nostra a idee tutte sue in merito, Rape' ha optato per una cosina tranquilla e ha scelto il laboratorio della galleria d'arte della ridente Hertford. Lì, tra fiumi di pittura, barattoloni di colla, cartoni, cartoncini, nastri e fil di ferro, otto gaudenti bambini sono stati impegnati per circa due ore nella realizzazione di burattini e scenari. Il tema della festa era "pirati e principesse", ma la scelta dei bambini è stata pressoché univoca. Malgrado fossero presenti cinque maschietti e tre femminucce, il risultato finale è stato di cinque pirati, due piratesse e una principessa. Naturalmente l'orda piratesca ha reso il concetto di "cosina tranquilla" puramente relativo.


Aggiungo una nota di servizio. Blobby (Figlio-uno) ha postato il suo video preferito da far conoscere ai suoi coetanei. Lo trovate qui.

venerdì 23 gennaio 2009

Alta definizione

Ora quando Raperonzolo siede alla scrivania ha davanti uno schermo grande e luminoso, dalle linee ben definite e i caratteri decisi e chiari.
Non ha comprato un nuovo computer, si è solo messa un paio di occhiali.

mercoledì 21 gennaio 2009

Di abbreves, guerre e zampe

L'italico residente in paesi di lingua anglofona riesce in breve tempo ad assimilare l'idioma locale in modo se non ottimale quantomeno dignitoso. Certo, può anche avvenire, come nel caso di Raperonzolo, di continuare a scambiare, dopo ben 16 anni, gli abitanti di Newcastle per degli olandesi, ma insomma in generale la lingua inglese è una lingua facilmente digeribile.
Piuttosto, il vero ostacolo dell'italico neoanglofono è rappresentato dalla cronica e acuta forma di pigrizia palatiale che induce il popolo anglosassone a disintegrare e comprimere intere frasi in parole di due, tre, massimo quattro lettere. Per il neoresidente, quella stessa lingua che sembrava poi così facilmente accessibile, si trasforma in un incubo d'indecifrabili sigle pronunciate come parole, gli abbreves (abbreviations) appunto.
L'italico entra in crisi già mentre cerca lavoro e troverà una FMCG che gli chiede un CV da mandare con una SAE, che in linguaggio umano significa che un Fast Moving Consumer Goods company vuole che gli mandi un Curriculum Vitae con allegata una Self Addressed Envelope per la risposta.
Nel suo primo giorno di lavoro, il capo gli sbatterà sul tavolo una pila di fascicoli alti come l'Himalaya dicendogli di consegnarglieli ASAP. Il nostro girerà per ore per l'ufficio alla ricerca del reparto ASAP, per poi scoprire che il capo intendeva As Soon As Possible.
Per mesi leggerà i giornali scambiando POWs per paws e non capendo perché si parli tanto di zampe in merito alla lotta al terrorismo e all'occupazione di Afganistan e Iraq. Solo per caso un giorno capirà che si tratta di un abbrev che sta per Prisoners Of War. Al livello subliminale però gli resterà per sempre il dilemma irrisolto di cosa c'entravano le zampe.
I giornali, d'altra parte, sono roba tosta. Bisogna imparare che cambiando l'ordine dei fattori il prodotto cambia: un PM infatti non è un MP, in quanto il primo è il Prime Minister e l'altro è un Member of Parliament, e quando il PM parla di AAHA non sta gridando disperato davanti al crollo inesorabile delle borse e la recessione globale, sta piuttosto rispolverando la sua anima socialista lanciando un programma di Accessible and Affordable Housing for All.
Quando il collega dice al nostro che il tale John è AKA Paul, l'italico concluderà che John fa John di nome e AKAPaul di cognome, pensando si tratti di un giapponese, solo per essere ridicolizzato più avanti quando viene a sapere che John è Also Known As Paul. Non capirà neanche il senso dell'email del capo contenente solo tre lettere: WTF e avendo timore di chiedere non saprà mai che il capo gli ha detto What The Fuck.
Quando si presenterà all'annuale cena della compagnia non verrà fatto entrare, non essendo infatti mai riuscito a decifrare il RSVP (Respondez S'il Vous Plait). Non si presenterà ai BBQ (Barbecue) dei colleghi perché pensa si tratti di nuove mansioni lavorative, al cinema cercerà di pagare ridotto presentandosi come un OAP ma la commessa gli scoppierà a ridere in faccia, avndo lui infatti solo trent'anni e un OAP è un Old Age Person.
Con il tempo però l'italico impara e fa carriera. Avrà la sua PA (Personal Assistant), agli impiegati manderà mail come: FFS (For Fuck Sake), disdegnerà quelli che prendono la JSA (Job Seeker Allowance) e quando avrà i figli a scuola saprà che una TA è una Teaching Assistant, e che i bambini, tra le altre cose fanno anche PE (Physical Education) e ICT (Information and Communication Technology).
D'altra parte Raperonzolo ha impiegato una decina d'anni per capire che il QE2, l'ospedale dove è nato Figlio-due, non prende il nome da una formula chimica ma sta per Queen Elisabeth the 2nd.

martedì 20 gennaio 2009

Scuola della settimana

Drinnn!
"Salve Rape', sono la segretaria della scuola..."
Panico. Oddio, è caduto, s'è fatto male, è svenuto, si è rotto una gamba, se lo sono perso.
"Rape'... ci sei? Guarda che Figlio-uno sta benone. Ti telefonavo per un'altra questione..."
"Ah sì, cosa?"
"No, è che la settimana prossima saremo la scuola della settimana alla Radio. Ci servono tre bambini per partecipare alla trasmissione e abbiamo pensato subito a Figlio-uno."
Certo, mi sembra una scelta ovvia.
"OK."
"Allora puoi passare oggi a firmare il consenso?"
"Va bene."
"Ci sarebbe anche un'altra cosa..."
Ti pareva.
"Quale?"
"Tra tre giorni, dopo che hanno registrato l'intervista a Figlio-uno, ti telefoneranno dalla Radio alle 8 del mattino e t'intervisteranno dal vivo durante la trasmissione."
"Dal vivo..."
"Sì, certo. Così potranno sentirti tutti."
"Tutti?"
"Bé, in tutto l'Hertfordshire. Dovrai indovinare le risposte che ha dato Figlio-uno nel corso della sua intervista."
Aiuto!
"Va bene."
"Ti chiameranno giovedì mattina, ok?"
"Ok."
Click.

Questa mattina la radio più ascoltata della contea ha telefonato a sorpresa Raperonzolo con due giorni d'anticipo. Lei, sebbene insonnolita e ancora in pigiama, è riuscita ad indovinare due risposte su tre, grazie ad alcune discutibili manovre in combutta col Mr, depositario delle rivelazioni di Figlio-uno estorte prevalentemente sotto solletico.

lunedì 19 gennaio 2009

Politically incorrect

Di sicuro hanno agito per il bene dei bambini.

Hanno cercato lo status.

E' una bella scuola, non si può obiettare.

Ah sì, e allora quella dove vanno i miei figli? Non era all'altezza dei loro?

Sono solo quattordici bambini in una classe.

Alla statale invece sono trenta ma hanno due insegnanti e lavorano sempre in due gruppi da quindici, e allora?

Quella scuola ha ottimi risultati.

Bella forza, raggruppa esclusivamente bambini provenienti da famiglie agiate. Le scuole buone sono quelle che riescono ad integrare e a fare rendere i bambini dal difficile background sociale.

I figli capiranno che per la loro educazione i genitori non hanno guardato a spese.

In una scuola la cui rata è pari ad uno stipendio medio, i figli impareranno a sentirsi parte di un'elite, un mondo chiuso basato sul reddito dove esistono "loro" e gli "altri".

Frequenteranno un ambiente di gente educata.

Frequenteranno un ambiente snob e classista.

Il messaggio dei genitori è "ti voglio bene e ti do il meglio".

Il messaggio dei genitori è "tu hai diritto ad un ambiente esclusivo perché ce lo possiamo permettere."


Un anno fa i genitori di James Bond, migliore amico di Figlio-uno, hanno tolto i figli dalla scuola statale per iscriverli ad una esclusivissima scuola privata. Da allora, essendo E, la mamma di James Bond, una cara amica, l'anima politically correct e quella schietta e passionale di Raperonzolo sono entrate in un estenuante conflitto dialettico. Il dibattito si era andato raffreddando con una vittoria di misura del politically correct, fino a domenica scorsa quando ha avuto luogo la festa di compleanno di James Bond.
Rape' sorseggiava allegramente una cioccolata calda con S, la mamma di Calimero, unico altro invitato della scuola statale oltre a Figlio-uno, quando in un angolo ha scorto le fatidiche party bags. Abituate alle solite bustine di plastica con i palloncini, i fischietti e le caramelle, la vista di alte, lussuose buste da boutique ha avuto un certo effetto sulle nostre.
"Aiuto!" Ha commentato S.
"Aiuto!" Ha commentato Rape'.
Al momento del commiato, S. prende la party bag di Calimero, osserva il contenuto, ringrazia E, guarda Raperonzolo sconvolta e si dilegua.
Al momento del commiato, Rape' prende la party bag di Figlio-uno, osserva il contenuto (dal valore complessivo superiore a quello del regalo fatto), guarda E e dice: "Ma sei impazzita?"

Sono circa quarantotto ore che Rape' si morde freneticamente la lingua, mentre l'anima politically correct fustiga impietosamente quella schietta, passionale e altamente incorrect.


sabato 17 gennaio 2009

Welcome to my Fridays

Venerdì pomeriggio in casa di Raperonzolo c'erano cinque mamme e otto bambini di età compresa tra gli 8 e i 3 anni. Tra il viavai di tazze di té, succhi di frutta, biscotti short bread e jaffa cakes le chiacchiere incrociate delle mamme s'intercalavano alle urla, gli schiamazzi dei giovani bipedi. Il tutto a ritmo della nuova fiammante tastiera Yamaha di Figlio-uno.
Il Mr si è ritanato nella stanzetta del computer, cuffie nelle orecchie, a traccheggiare con il suo MP3. Verso le 18:00, quando se ne sono andati tutti, è riemerso in stato di shock:
"Rape' , ma tu sei completamente pazza!" Ha dichiarato ancora frastornato.
"Benvenuto ai miei venerdì, darling." Ha risposto lei soddisfatta.


giovedì 15 gennaio 2009

Mamme Alfa e mamme Zeta

Una gamba incrociata dietro l'altra, natiche strette in una morsa, schiena rigida e arcuata all'indietro, guance gonfie e volto paonazzo.
"Amore, devi per caso fare la pupù?" Chiede gentilmente la mamma con nonchalance.
"Nooooooo!!!" Risponde determinato il bambino.
"Dài, vieni qui e sediamoci sul vasino."
"Noooooo!!!" Ribadisce il giovane bipede.
La mamma allora lo conduce con cura verso il vasino, tira giù i pantaloni e osserva che qualcosina è già finita nelle mutandine. Le sfila, lascia il bambino sul vasino e lava le mutandine sporche.
"Non esce! Non esce!" Grida il fanciullo disperato.
La mamma sorride e dice: "Vedrai che se ci provi ci riesci."
"Non esce! Non esce!" Strepita il nano ostinato.
Dopo venti minuti la mamma si arrende. Pulisce e riveste il bambino, lava il vasino dove c'è solo pipì.

Nel caso tale operazione dovesse ripetersi mediamente dodici volte al giorno sette giorni su sette per sei mesi filati, l'umanità mammesca si divide in due categorie:
Le mamme Alfa perseverano amorevolmente nell'operazione comportandosi ogni volta come se fosse la prima volta in attesa che il bambino superi questa fase di attaccamento freudiano ai propri escrementi.
Le mamme Zeta invece ricorrono agli psicofarmaci.

martedì 13 gennaio 2009

Soluzioni

"Ehi Mr, hai notato che il biglietto di auguri di Natale per tua sorella sta ancora lì sul tavolo?"
"Ah, sì, domani glielo spedisco."
"Domani? Ma Mr, siamo alla metà di gennaio!"
"Vabbé, se si lamenta che è in ritardo le dirò che in realtà è solo molto in anticipo."

sabato 10 gennaio 2009

Le pastarelle

Quando Raperonzolo era bambina la scelta delle paste domenicali era un'avventura dagli esiti incerti, una roulette russa a cui solo i più temerari si sarebbero dedicati a cuor leggero. Dall'adempimento di essa, infatti, dipendevano tutte le delicate alchimie delle relazioni familiari. Il fallimento comportava come massima pena quella capitale.
In carica di ospite d'onore e martire, settimanalmente tale operazione era affidata allo zio Alfredo, che per la via si fermava alla pasticceria locale ed acquistava il barilotto di dinamite che, a seconda appunto dei suddetti esiti, avrebbe decretato il susseguo della giornata.
Le paste però non erano l'unica forma di martirio a cui il buon zio Alfredo era sottoposto. L'ingresso in casa, alle ore dodici e trequarti segnava l'avvio di una corsa ad ostacoli dalla quale raramente riusciva indenne.
Il primo ostacolo era rappresentato dal bastone. Ne aveva uno bellissimo di legno nero con un pomello d'avorio che Raperonzolo, allora settenne, amava alla follia. Piuttosto che ornamento, era per lui, che aveva una gamba di legno, un utensile di vitale importanza. Dopo neanche quarantasette secondi che era entrato in casa, l'audace bambina glielo requisiva e di nascosto lo faceva sparire, poi se ne dimenticava. Così ogni sacrosanta domenica, verso le undici di sera, quando era ora di congedarsi, e lei era già da tempo stata segregata nei suoi quartieri, il bastone era introvabile (perché, ovviamente, ogni settimana glielo infilava in un posto diverso). Con quella prospettiva cominciava la via crucis.
Secondo ostacolo: la pastasciutta. Richiesti a Macchia Rossa, madre di Rape', addetta all'elargizione (e al famoso imbrattamento), espressamente numero venticinque rigatoni nel piatto (non ventiquattro o ventisei, precisamente venticinque) si fermava a contarli prima di mangiarli tra gli ululati della moglie, zia Maria, che gli dava del deficiente (in realtà era ragioniere ed aveva le sue fisime con le entrate e le uscite: il bilancio doveva sempre andare in paro, talvolta se ne concedeva fino a trentadue).
Terzo ostacolo: "il forte", specialità paterna. Consisteva in un concentrato puro di peperoncino ed olio, stagionato per quattro anni, dalle ripercussioni atomiche. Regolarmente a turno, Papalina il pater familias e Macchia Rossa procedevano l'una a distrarlo, l'altro a sommergere il piatto. Poi attendevano tutti la prima forchettata. Il volto dello zio diventava ora rosso, ora porpora, raggiungendo rapidamente il viola e il blu. Macchia Rossa chiedeva: "Com'è l'arrosto?". "Buono." rispondeva lui. E giù forchettata su forchettata mentre Papalina scattava una foto, Forzaroma aggiungeva un po' di "forte", Rape' gli passava il vino.
Sopravvissuto al pranzo, a quel punto non restavano che le fatidiche paste, dopodiché la domenica avrebbe potuto riprendere felicemente il suo corso: partenza del gran premio di formula uno con pennichella, radiocronaca delle partite, scopone scientifico, drammone biblico su mamma Rai, domenica sportiva.
Ma prima, ovviamente c'erano le pastarelle.
Azzeccare i gusti dei commensali comportava anni ed anni di esperienza ed un certo savoir faire. Ma non era una missione impossibile.
La classifica delle paste era la seguente:
In pole position c'erano le paste al cioccolato, esclusiva assoluta di Rape' e Forzaroma che il più delle volte votavano anche per il bis se non addirittura il tris. Tra le quattro e le sei paste al cioccolato si giocava sul sicuro.
Seguivano:
- Cannoli alla crema (Bella Proff, zia Maria, talvolta Macchia Rossa).
- paste al caffè (Macchia Rossa, Papalina)
- diplomatico (zio Alfredo)
- paste alla crema (a chi arrivava in ritardo)
- paste rosa (nessuno)

Purtroppo però, metodicamente, all'apertura del bramato pacchettino, il panorama che si presentava era il seguente:

Una pasta al cioccolato,
Una al caffè
Zero cannoli
Tre paste alla crema
Quattro diplomatici
Cinque paste rosa

Una bomba atomica.
L'unica che non ci rimetteva mai era Raperonzolo che essendo la più piccola ed avendo una fama indiscussa di piantagrane ad oltranza, veniva azzittita subito con l'unica pastarella al cioccolato tra le grida, lamentele e sbattimenti di porta di Forzaroma. "Gliele date sempre vinte!" urlava e cominciava a farle i dispetti finché lei non scoppiava a piangere, le veniva una crisi isterica e a Macchia Rossa un esaurimento nervoso. Bella Proff, votata alla santità fin dalla più tenera età, con volto angelico diceva "fa niente" e si beccava l'odiata pasta rosa cercando nel contempo di placare le ire. Papalina sbatteva i pugni sul tavolo: "ADESSO BASTA!"
Intanto la zia ululando alla volta del marito gli ficcava i quattro diplomatici in bocca, e Geppo il cane (detto anche Sorcio e Vecchia Spugna) si beccava le rimanenti quattro paste rosa che prima del suo avvento erano finite regolarmente nella spazzatura.
Solo alle due in punto, alla partenza del gran premio, tornava la pace.
Come di consueto, lo zio prometteva che la volta seguente le avrebbe scelte meglio.
Ma fallì per i successivi quindici anni.

mercoledì 7 gennaio 2009

Nato con la lingua asciutta

"Sono nato con la lingua asciutta." Annuncia Figlio-uno.
"Cosa te lo fa pensare?" Chiede Raperonzolo.
"In senso figurato o letterale?" Domanda il Mr.
"Prego, espandi il concetto." Incalza Raperonzolo.
"Ora ho la lingua asciutta, dunque sono nato con la lingua asciutta." Delucida Figlio-uno.
"Io ho la lingua." S'intromette Figlio-due.
"Tutti hanno la lingua." Risponde il Mr.
"I girini non ce l'hanno." Sostiene Figlio-uno.
"Le rane ne hanno una lunghissima quindi devono averla anche i girini." Contraddice Raperonzolo.
"Non ne sono sicuro. Non ho mai visto un girino sbadigliare." Conclude il Mr.

Da quando il Mr è a casa e la Rapefamiglia si muove al completo, i viaggi in macchina, direzione lezione di nuoto, hanno assunto connotazioni decisamente surreali.

martedì 6 gennaio 2009

Blobby blogs blog

Mentre il Mr pondera di aprire un suo blog personale in cui raccontare la telecronaca minuto per minuto delle sue corse, compreso battito cardiaco, consumo calorie e gatti incrociati per strada, Figlio-uno ha preso l'iniziativa e, dopo un'efficacissima tattica di logoramento, ha convinto Raperonzolo a realizzargli un blog tutto per lui.

Blobby, nome d'arte di Figlio-uno, sette anni ancora da compiere, ama scrivere storie.
Blobby Blobs Blog è il blog creato da mamma Raperonzolo per pubblicare queste storie da lui scritte e illustrate utilizzando word art.

Ora Rape' spera che il pargolo non sia troppo prolifico perché riuscire a salvare in un formato decente roba creata in word art è opera che richiede oltre che tanto amore anche una sacrosanta pazienza...

lunedì 5 gennaio 2009

Oratio Sancti Francisci

Ieri mattina Raperonzolo e il Mr sono usciti lasciando Figlio-due con nonna Macchia Rossa mentre Figlio-uno giocava nel prato comune con la fida amica Angelina. Al loro ritorno nonna Macchia Rossa aveva gli occhi fuori dalle orbite.
"Che c'è? Problemi con i bambini?"
"Ma no è che Figlio-uno era impegnatissimo e non ha fatto altro che avanti e indietro con la casa per prendere delle cose e poi aveva tantissimo da fare perché ha detto che Natale è passato ma nessuno ha pensato a fare la festa di compleanno a Gesù."
"La festa di compleanno a Gesù???"
"Sì, ha detto che ci doveva pensare lui perché sennò Gesù era triste. Allora con Angelina hanno fatto una torta con la terra, messo i bastoncini per candeline, addobbato i rami secchi del pioppo con i nastri colorati e poi ha detto che si doveva tutti cantare tenendosi per mano per ringraziarlo di aver creato il cielo, la terra e tutti gli animali... ma chi avete per figlio... San Francesco???"

Se a proporre tale celebrazione fosse stato (alcuni anni or sono) il nipote S, figlio di Bella Proff, sorella teologa di Raperonzolo, Macchia Rossa avrebbe forse scosso un po' la testa ma senza stupirsi più di tanto. Trattandosi invece del primogenito non battezzato dell'atea Raperonzolo, bambino astemio di catechismo che avrà messo piede in chiesa sì e no tre volte in vita sua, per la povera nonna lo shock deve essere stato dirompente, stravolgente e altamente traumatizzante.

sabato 3 gennaio 2009

Occhio di lince

Quando era bambino, in un supermercato, il Mr vide il padre allungare il braccio a dismisura nell'arduo tentativo di leggere l'etichetta di una bottiglia.
"Cos'hai papà? Problemi agli occhi?"
"No, figliulo, i miei occhi vedono benissimo. E' il mio braccio che è troppo corto."

Ultimamente Raperonzolo sembra soffrire della stessa sindrome.