domenica 22 marzo 2009

Fare la differenza

Da quando Raperonzolo lavora alla locale scuola elementare si è resa conto di tante cose. Ha scoperto, per esempio, che i bambini, tutti, hanno una straordinaria voglia d'imparare e che questo ha poco e nulla a che vedere con il loro rendimento. Si è resa conto anche che dare per scontato che i bambini impareranno solo perché vanno a scuola, e pensare che in quanto genitori, è una cosa di cui non preoccuparsi perché insegnare è compito delle maestre, è un errore a dir poco colossale.
Raperonzolo è fortunata, in quanto volontaria, ha la possibilità di lavorare con i bambini individualmente o al limite con piccoli gruppi. E' una fortuna, perché per un bambino avere un adulto che si siede insieme a lui e gli dedica tempo esclusivo è una cosa bellissima. Diventi la luce nei loro occhi. Se li incroci al supermercato li vedi che sbracciano e ti salutano. Durante la ricreazione ti si appendono ad ogni arto o pezzo di stoffa. E se i primi tempi arrivavano da te svogliati e con il broncio, dopo un po' vengono sorridenti e allegri e si spremono come piccoli limoni. E poi ti guardano con questi occhi pazzeschi pieni d'aspettative.
La scuola di Figlio-uno ha una sola sezione, per tanto ci sono annate buone, annate ottime e annate meno buone. E' una scuola abbastanza mista, con circa la metà dei bambini che vengono da famiglie di classe media e mediamente educate ed un'altra metà che vengono dal council estate. Per chi non conosce la cultura britannica potrebbe essere difficile afferrare l'abissale dislivello culturale. Una sottocultura, la cui ineducazione trascende troppo spesso nella più sfrontata maleducazione. Rape' le chiama le mamme-booze (mamme-birra), perché a parte sfornare figli a josa con chi capita, bere come assatanate, intascare i sussidi, usare un linguaggio da scaricatrici di porto nel cortile della scuola e aggredire verbalmente gli insegnanti non fanno molto altro.
Nella classe di Figlio-uno, la seconda elementare, le mamme-booze per fortuna sono poche e non delle peggiori. La maggior parte delle mamme invece sono in gambissima. Si dedicano molto ai propri figli e spesso trascorrono un'ora a settimana ad aiutare i bambini a scuola a leggere. Il risultato è quello di una classe con un livello molto alto con solo 6-7 bambini che faticano ma che, essendo pochi, dall'inizio dell'anno hanno potuto beneficiare di più attenzioni facendo passi da gigante. Per questo Rape' non ha scelto questa classe. Piuttosto è andata a lavorare nella prima elementare, una classe che definire "difficile" sarebbe un eufemismo. Tre quarti della classe sono figli di mamme-booze o giù di lì e il rimanente quarto è composto prevalentemente da bambini con difficoltà di apprendimento. Il risultato è che alla fine del secondo trimestre solo quattro bambini su 29 hanno imparato a leggere e scrivere.
Miss F, la loro maestra, Rape' la conosce bene perché aveva insegnato a Figlio-uno nell'anno di Reception (la pre-prima). E' brava Miss F. il suo controllo della classe è totale. Malgrado il background nessun bambino ha problemi comportamentali. E' una classe tranquilla, serena, funzionale. E' facilissimo insegnare a questi bambini, ti ascoltano, partecipano, altra cosa è far sì che imparino. Miss F. era un'insegnate entusiasta, allegra, determinata. Ora Rape' ogni giorno le legge nello sguardo quel voler essere altrove. Aspettare con ansia l'anno successivo per cambiare gruppo di bambini e magari riscoprirsi finalmente capaci.
Nella classe c'è anche Mrs B, l'assistente insegnante, anche lei Rape' la conosce bene. L'anno scorso era l'entusiasmo fatto persona, ora invece c'è in lei quel senso del tirare avanti, di più non si può.
E Rape', mentre siede lì con ciascun bambino, e vede in loro tutta quella curiosità ed ansia d'imparare, sa che di più si potrebbe. Ma in una classe così, neanche tre persone bastano, ce ne vorrebbero cinque o sei. Perché per insegnare a questi bambini e fargli raggiungere il livello di apprendimento della loro età, bisognerebbe potrerli seguire individualmente per 3-4 ore al giorno, fosse solo per poter colmare il vuoto che hanno al di fuori delle mura scolastiche. Perché di questo si tratta. Bambini a cui non sono mai state lette favole, bambini che non hanno frequentato altri bambini, bambini a cui sono stati offerti pochissimi stimoli. Bambini i cui genitori si rifiutano di far fare i compiti perché "ci deve pensare la scuola". Bambini che a sei anni hanno le capacità di apprendimento dei bambini di quattro e a quattro anni non tutti i bambini sono pronti per imparare a leggere e scrivere.
Certo, a Rape' piacerebbe molto un sistema dove la parità di opportunità per tutti i bambini, indipendentemente dal background familiare, è garantita da un sistema scolastico in grado d'intervenire, al di là dei costi, specificatamente alle esigenze di ogni bambino o ogni gruppo di bambini. Per chi anela alla giustizia sociale è una condizione imprescindibile. Però Rape' vede anche (a prescindere poi dalla follia della riforma del maestro unico italiana, che se tre non bastano figurarsi uno) che il costo economico di un tale sistema è inversamente proporzionale alla coscienza dei genitori e al loro grado di responsabilità. La scuola peggiora non solo a causa dei tagli ma soprattutto perché peggiorano i genitori.
Perché alla fin fine (e qui magari Rape' ha scoperto l'acqua calda) la differenza non la fa la scuola, la fanno proprio i genitori.

19 commenti:

desian ha detto...

Ciao Rape'. Sono assolutamente d'accordo sul fatto che molto dipende dai genitori, alcuni tipi di stimoli che definirei extra-scolari non possono che venire di lì.
Dove però non arriva il singolo genitore, toccherebbe alla scuola (entità sociale fatta da tutti, attraverso le tasse, per tutti) intervenire: qui, allora, non mi sento di parlare di costi; per me la scuola (e la sanità, per dirne un'altra) non dovrebbero avere parametri di giudizio in termini di costi nel senso che certi interventi non può farli nessuno (nessun genitore-booze ma nemmeno molti genitori che vorremmo tanto "normali") se non l'entità pubblica, l'unica in grado di accollarsi il costo necessario a che le cose funzionino. E se il costo necessario è molto alto, non vuol dire che stiamo buttando via i denari ma vuol dire che il compito che stiamo svolgendo è altrettanto alto ed importante.
ciao

Raperonzolo ha detto...

Certo, Desian, quando si parla di genitori che non arrivano a fare più di tanto, che magari lavorano, che magari hanno più figli e quindi il tempo da dedicargli individualmente è poco la scuola è fondamentale e non dovrebbe guardare a spese. Io purtroppo mi sono imbattuta in genitori il cui fattore delega è totale. E il problema è che se in passato i bambini provenienti da famiglie di questo tipo erano una minoranza e quindi facilmente inseribili tanto da poter colmare in breve le lacune, oggi ci si trova sempre di più davanti a situazioni disarmanti. Bambini intellettivamente indietro. Tanti, troppi. Troppi genitori che abdicano al loro ruolo e alla loro responsabilità di genitori fin dai primi anni di vita del bambino, sempre in nome dell'egoismo, del menefreghismo, dell'indifferenza. Che poi siano mamme-fit o mamme-booze il discorso non cambia.
Io lo trovo inquietante.

alleg67 ha detto...

cara Rapé come hai ragione, vio in una realtà strana, tu lo sai, ma qui, ancora piu' che in Italia, la delega viene prima di tutto, lo sai che molti bimbi piccoli sia italiani che francesi parlano prima l'arabo che la vera lingua madre? perché passano tuto il tempo con le suddette tate, che poi tate non sono perché non qualificate e che non aiuto il bambino a crescere, ma a guardarlo e frgli fare tutto cio' che vuole, basta che non vengano importunati i genitori, gente che va via un fine settimana con bimibi piccoli e questi rimangono a casa da soli con la tata, oppure sballottati a destra o a sinistra ma senza la presenza dei genitori perché intanto c'é la tata, per non parlare di lasciarli a casa di un amichetto piuttosto che un altro appena sono piu' grandi, fregandosene di come e cosa mangiano o giocano o... trovo la cosa , come dici tu inquientante, ma credevo fosse solo una realtà distorta di qui, ma vedo che non é cosi', mi rattrista, pensare che credevo di essere troppo stretta di mentalità!!mi consolo allora non sono anormale..!! :)

Serena ha detto...

Forse i soldi potrebbero essere spesi meglio per educare i genitori invece dei figli. Perchè devono insegnarci solo a partorire ed allattare (nel migliore dei casi)? Organizzare dei corsi per genitori in cui insegnare quali sono i loro compiti educativi, e in cui vengono dati dei mezzi per affrontare questo compito nel modo migliore (perchè non tutti hanno la cultura e intelligenza per arrivarci da soli). Aiutarli a costruire una rete di contatti "positivi" per far uscire le mamme-fit e le mamme-booze dalla loro mentalità ottusa. Offrire un sostegno nel tempo, perchè quando i bambini crescono i problemi crescono con loro. Ecco, questi secondo me sarebbero soldi spesi bene.

emily ha detto...

ohhhhhhh rapè questo finalmente è dire le cose come stanno.
sempre a pensare che debba intervenire lo stato, sempre a scaricare la responsabiltà ugli altri
i genitori sono i primi educatori e i primi responsabili.
la scuola può far molto ma nn può sostituirsi alla famiglia.
pensa che x un lungo periodo sono stata l'insegnante di mia nipote.
sai che ha detto mia cognata quando l'ha saputo? che bello così ci pensa la zia ad insegnarti un po' di educazione....veramente devo insegnare l'italiano!!!
cose da pazzi!

Michela ha detto...

ciao!
Io le ho viste le mamme booze all'health center o al supermercato, inquietanti.
La scuola dei figli è una delle ragioni per cui abbiamo deciso di lasciare il Regno e rimpatriare. E' paradossale che in un paese dove l'educazione e la scuola sono tutto, le scuole siano messe cosi' male.
Mi spiego meglio, in Inghilterra il tuo curriculum scolastico non ti abbandona (quasi) mai e se inizi con il piede sbagliato è difficile raddrizzarlo.
Uno dei miei migliori amici ci è riuscito, british con genitori pakistani immigrati (la madre ancora parla praticamente solo urdu), cresciuto nell'east-end è arrivato a LSE e a Oxford. Ma sono pochi, e ho l'impressione che adesso sia più difficle che 20 anni fa.
E' un coordination failure, se tutte le mamme-fit, le alpha-mums e le yummy-mummies mandassero i figli alle scuole statali si farebbe un grosso passo in avanti.
Ma con che coraggio (se puoi permettertelo) mandi tuo figlio in una scuola disastrata? Non credo sia il caso di fare ideologia sulla pelle dei figli.
E meno male che l'ambiente alla vostra scuola è tranquillo, la cosa che più mi terrorizzava era l'idea del bullismo che impera nelle scuole statali di Londra (alcune). Gli hoodies da ASBO facevano paura a me, figuriamoci a un bambino tranquillo e rispettoso delle regole.
Good luck!
Michela

Raperonzolo ha detto...

@alleg67 -Sì, mi rendo conto che in quellàambiente la delega sia ancora più estrema.
@serena - mi trovi assolutamente d'accordo. Era esattamente il punto che intendevo fare. I soldi andrebbero spesi anche per educare i genitori.
@emily - Certo. E' il solito dare per scontato.
@Michaela - Sono d'accordo solo in parte sul sistema scolastico britannico. Funziona a meraviglia quando le classi sono bilanciate (è il caso della classe di mio figlio). E non cambierei mai scuola perché mi piace il metodo, l'atmosfera e il grande senso civico e comunitario che trasmette. In "literacy" i bambini hanno mediamente un livello molto alto perché li fanno leggere e scrivere moltissimo (meno in matematica che è un po' il punto debole del curriculum britannico). Essendo però un sistema a cavallo tra il Montessori e lo Steineriano, basato principalmente sul "discovery learning" e le teorie di Piaget, comincia a fare acqua quando i bambini ad un basso livello sono troppi. Quando sono troppi i bambini che alla materna ancora neanche parlano e arrivano alle elementari con un ritardo pauroso. Lì faticherebbe qualunque sistema. Hai ragione però nel dire che se le famiglie "bene" usassero la scuola pubblica invece delle private, le classi sarebbero più equilibrate e il sistema funzionerebbe. Però il discorso torna sempre lì: esistono responsabilità precise dei genitori verso i propri figli e verso la comunità (non pensare sempre e solo a quello che è meglio per noi e i nostri figli, ma guardare al quadro più ampio, perché il benessere dei nostri bambini non dipende solo da quello che avranno imparato ma anche dal contesto in cui vivranno). Allora quando queste responsabilità vengono a mancare la scuola fatica.

piattinicinesi ha detto...

questo post come puoi immaginare mi tocca molto.
sono d'accordo nel riconoscere le responsabilità dei genitori.
la scuola però ha un compito molto importante. ha avuto un ruolo importante nella formazione del dopo guerra, per esempio.
non c'è più fiducia nel ruolo educativo vero della scuola statale, che econdo me è proprio il veicolo di valori, di attenzione alla curiosità. all'apertura, alla democrazia
purtroppo qui in Italia c'è molta sottocultura a tutti i livelli.
bisognerebbe fare la scuola anche per i genitori

Rita ha detto...

Quante cose dovrebbero andare diversamente nella scuola e in famiglia.
Credo che si dovrebbe evitare di "risparmiare" proprio sul futuro dei nostri figli e ci vorrebbe una profonda collaborazione tra insegnanti e genitori.
Invece (nel mio piccolo) vedo genitori che si mettono in competizione con le insegnanti creando forti disagi nei figli.
Se prendono tutti 10 è tutto ok, se invece un solo compito non va bene "le maestre non capiscono un ca**o" e questi sono pareri espressi tranquillamente in presenza dei figli, che ovviamente perdono assolutamente il rispetto per la figura dell'insegnante.
(E non stiamo parlando di mamme-booze).

Raperonzolo ha detto...

@piattini - Vero il ruolo della scuola è fondamentale. Purtroppo però mi sono resa conto che molti bambini arrivano già molto danneggiati e la scuola può fare ma non quello che potrebbe in altre condizioni. Mi spiego: il danno peggiore è quello che deriva dalla pessima alimentazione (magari qui più grave che in Italia). Bambini cresciuti a burger e chips dai due anni in su. Ecco, non che un'alimentazione così è solo dannosa per il colesterolo. Un'alimentazione così nel corso della crescita limita lo sviluppo cerebrale. Molti bambini hanno un IQ basso a causa dell'alimentazione.
I problemi comportamentali (mi ricordo ne facesti riferimento parlando con una maestra) spesso hanno a che vedere con l'elevato quantitativo di zuccheri che causa incapacità di concentrazione e tendenza all'iperattività.
E' qui anche che vanno responsabilizzati i genitori (tra le altre cose).

Bella Proff ha detto...

Tutti d'accordo, ma ho un mistero da risolvere. Mi batto da più di un anno per portare ovunque corsi e incontri per i genitori e non riesco ad aver più di due iscrizioni. Perchè chi delega....delega e quindi non ha bisogno di imparare nulla, chi è capace non ha desiderio di migliorare o di confrontarsi e quelli che i genitori li fanno davvero non hanno giustamente tempo. E se proponessimo, almeno qui in Italia, alla Gelmini che invece del finto cinque in condotta si obbligassero i genitori a frequentare corsi di recupero?

Anonimo ha detto...

Ciao Bella Prof , nel mio paesello del nord est , stanno facendo una serie di serate di "scuola per genitori".
Ogni sera e' un pienone ,almeno un centinaio di genitori . che per un paese di 3000 anime e' un bel numero!!!
Io penso che la voglia di imparare qualcosa ,da parte dei genitori , ci sia ancora.
ciao L.

Raperonzolo ha detto...

@ L. - Purtroppo esistono sempre realtà diverse, e so che la realtà dove opera Bella Proff non è ideale, infatti è proprio dove ce n'é più bisogno che si fatica ad attirare l'interesse. Comunque dà conforto sentire che esisteno realtà dove per fortuna queste iniziative vanno a gonfie vele.

sobritish.splinder.com ha detto...

cavolo, provo una grande invidia per questo lavoro che fai...ce ne vorrebbero di volontarie in tanti centri della mia zona...aspetto con ansia che le piccole crescano e mi diano piu' tempo (ma allora probabilmetne saremmo gia' a madrid, dove per fortuna le mamme booze non ci sono). bel post (come sempre) brava rape!!!

orma ha detto...

Sto iniziando ora, forse in ritardo di un anno, a preoccuparmi per la scuola delle mie figlie, G&G (2 e 3 anni), soprattutto perchè non mi piace l'asilo pubblico di G grande, manca dialogo con i genitori e non si riesce a sapere che attività svolgano.
L'anno prossimo passo al privato, il programma è interessante e sembra che ci sia dialogo con i genitori.
La difficoltà più grande che vedo per quando andranno alle elementari, sarà la mia disponibilità di tempo, il lavoro mi assorbe davvero troppo tempo e i figli vanno seguiti, ma senza il mio lavoro non ci sono abbastanze entrate. Che si fa?
Mi spaventa il bullismo e mi spaventa crescerle in un mondo fatato dove non ci sono difficoltà, ma come si possono conciliare le due cose?

Anonimo ha detto...

In Italia sarebbe utile che i genitori facessero volontariato nelle scuole,non fosse altro che per rendersi conto del lavoro non banale e molto complicato svolto dalle insegnanti. Questo, potrebbe servire per evitare che le insegnanti vengano giudicate sul loro operato senza alcuna competenza da parte dei genitori e per capire che il lavoro che svolgono in aula con i nostri figli è nullo se a casa, non vengono segiuiti e non hanno regole. Ho due bimbe piccole che frequentano il centro gioco di un asilo privato, dove lavorano molto bene e sono estremamente seguite e accudite. In questa scuola anche se la maggiorparte dei bambini provengono da famiglie benestanti e con un alto livello culturale ho notato che molti bimbi sono ineducati, estremamente viziati e poco seguiti.
Forse è utopico sperare che la scuola diventi un luogo per crescere ed imparare per i genitori ed i figli, soprattutto dopo questa MAGNIFICA riforma scolastica, ma spes...!
Ciao e complimenti come sempre il tuo post è molto interessante.
Alessia

Raperonzolo ha detto...

@nuria - ma come? mi abbandoni la lovely così?
@orma - seguire i figli a scuola, anche lavorando è possibile. S'impara a ritagliarsi gli spazi. Basta dedicargli 15-20 minuti al giorno, magari la sera, per aiutarli nelle cose che non hanno capito, nelle materie in cui fanno fatica. A volte, anche solo per il fatto che ti siedi lì e lo fai per aiutarli, dà loro la spinta necessaria per spiccare il volo; dà loro la sensazione che quel lavoro fatto insieme è importante, è un momento di avvicinamento.
@alessia - Vero, lavorare all'interno di una scuola apre una prospettiva nuova. Ti rendi conto del lavoro straordinario che svolgono gli insegnanti.
Noi genitori sappiamo che ci sono bambini che camminano a 9 mesi. A un certo punto si alzano e partono da soli. Altri bambini invece camminano a 18 mesi e vogliono essere tenuti per mano a lungo, prima di avere abbastanza sicurezza da fare da soli. Ecco, noi pensiamo che solo perché un bambino ha sei anni, gli verrà insegnato l'alfabeto e imparerà a leggere e scrivere. Invece ci sono bambini che partono subito e bene da soli, che in poco tempo sanno lavorare indipendentemente, mentre altri - pur essendo intelligentissimi - hanno bisogno di essere "tenuti per mano", di essere accompagnati nell'apprendimento, di essere seguiti individualmente fino a che una qualche molla scatta e allora prendono il via.
Lavorare in una scuola ti rende consapevole che se hai un bambino di questo secondo tipo, quella molla puoi fargliela scattare prima che resti troppo indietro, prima che pensi di non essere bravo, di essere meno capace degli altri.
Anche la scuola questo può farlo, ma non sempre ci riesce, non su ogni singolo bambino. La scuola è fatta di esseri umani. Allora, talvolta, per amore dei nostri figli, dobbiamo capire se è il caso di metterci in gioco o no, se è il caso di dargli quel supporto o no.
Invece, troppo spesso se il bambino va male a scuola si dice: "Non hai voglia di studiare". Quando siamo noi genitori a doverci assumere le nostre responsabilità.

canneorifamily ha detto...

Sempre puntuale Rapè. Nel tuo post si legge purtroppo lo sfascio inarrestabile di questa società, che davvero sembra inarrestabile. La differenza la facciamo davvero noi genitori perchè alla fine siamo noi che passiamo più tempo con i nostri figli e non c'è scuola che tenga. Quello che un bambino vive a casa, o non vive, si riflette inesorabilmente su di lui, e per raddrizzare certe situazioni ci vorrebbe un esercito di volontari e insegnanti. Complimenti per l'impegno e comprendo la tua felicità nel lavorare con loro... anch'io da quando frequento l'ospedale pediatrico Meyer di Firenze in qualità di volontario bibliotecario mi sento un privilegiato... Ciao

Silvia gc ha detto...

Ho riletto questo post a distanza di qualche giorno. Mi era sembrato che i commenti fossero andati lontano dal tema, o comunque non riuscivo a trovare il punto centrale, quello che mi aveva smosso qualcosa.
Poi ho capito che la mia attenzione si era incentrata sulle mamme-booze. O in generale sui genitori-booze. Io li conosco e li frequento per lavoro: sono miei clienti e vedo a volte i loro figli, che poi diventano miei clienti. Accidenti, ci sono dei bambini fantastici, pieni di vita e con un vocabolario estremamente limitato e trascurato, e poi qualcuno di loro mi trovo a difenderlo dopo qualche anno al Tribunale per i Minorenni... magari per una sciocchezza, per emulazione dei più grandi, per il quartiere in cui vivono. Già, perchè io la "mappa" delle strade di Roma dove ahimè si concentrano le famiglie-booze, la conosco tutta. E conosco quelli che ne vengono fuori e quelli che ci restano dentro.
E le scuole, li... sono un gran casino. E frequentarle è una lotta per tutti: bambini, ragazzi, insegnanti e genitori.
Mio figlio se ne starà in un bel quartiere, dove la scuola pubblica è ottima, dove ci possiamo preoccupare della didattica, dei progetti, delle esperienze...
Mi sono resa conto che a Roma il quartiere fa tanto. Roma è una città classista. Io sto solo dalla parte "giusta".
E noi siamo privilegiati.