sabato 10 gennaio 2009

Le pastarelle

Quando Raperonzolo era bambina la scelta delle paste domenicali era un'avventura dagli esiti incerti, una roulette russa a cui solo i più temerari si sarebbero dedicati a cuor leggero. Dall'adempimento di essa, infatti, dipendevano tutte le delicate alchimie delle relazioni familiari. Il fallimento comportava come massima pena quella capitale.
In carica di ospite d'onore e martire, settimanalmente tale operazione era affidata allo zio Alfredo, che per la via si fermava alla pasticceria locale ed acquistava il barilotto di dinamite che, a seconda appunto dei suddetti esiti, avrebbe decretato il susseguo della giornata.
Le paste però non erano l'unica forma di martirio a cui il buon zio Alfredo era sottoposto. L'ingresso in casa, alle ore dodici e trequarti segnava l'avvio di una corsa ad ostacoli dalla quale raramente riusciva indenne.
Il primo ostacolo era rappresentato dal bastone. Ne aveva uno bellissimo di legno nero con un pomello d'avorio che Raperonzolo, allora settenne, amava alla follia. Piuttosto che ornamento, era per lui, che aveva una gamba di legno, un utensile di vitale importanza. Dopo neanche quarantasette secondi che era entrato in casa, l'audace bambina glielo requisiva e di nascosto lo faceva sparire, poi se ne dimenticava. Così ogni sacrosanta domenica, verso le undici di sera, quando era ora di congedarsi, e lei era già da tempo stata segregata nei suoi quartieri, il bastone era introvabile (perché, ovviamente, ogni settimana glielo infilava in un posto diverso). Con quella prospettiva cominciava la via crucis.
Secondo ostacolo: la pastasciutta. Richiesti a Macchia Rossa, madre di Rape', addetta all'elargizione (e al famoso imbrattamento), espressamente numero venticinque rigatoni nel piatto (non ventiquattro o ventisei, precisamente venticinque) si fermava a contarli prima di mangiarli tra gli ululati della moglie, zia Maria, che gli dava del deficiente (in realtà era ragioniere ed aveva le sue fisime con le entrate e le uscite: il bilancio doveva sempre andare in paro, talvolta se ne concedeva fino a trentadue).
Terzo ostacolo: "il forte", specialità paterna. Consisteva in un concentrato puro di peperoncino ed olio, stagionato per quattro anni, dalle ripercussioni atomiche. Regolarmente a turno, Papalina il pater familias e Macchia Rossa procedevano l'una a distrarlo, l'altro a sommergere il piatto. Poi attendevano tutti la prima forchettata. Il volto dello zio diventava ora rosso, ora porpora, raggiungendo rapidamente il viola e il blu. Macchia Rossa chiedeva: "Com'è l'arrosto?". "Buono." rispondeva lui. E giù forchettata su forchettata mentre Papalina scattava una foto, Forzaroma aggiungeva un po' di "forte", Rape' gli passava il vino.
Sopravvissuto al pranzo, a quel punto non restavano che le fatidiche paste, dopodiché la domenica avrebbe potuto riprendere felicemente il suo corso: partenza del gran premio di formula uno con pennichella, radiocronaca delle partite, scopone scientifico, drammone biblico su mamma Rai, domenica sportiva.
Ma prima, ovviamente c'erano le pastarelle.
Azzeccare i gusti dei commensali comportava anni ed anni di esperienza ed un certo savoir faire. Ma non era una missione impossibile.
La classifica delle paste era la seguente:
In pole position c'erano le paste al cioccolato, esclusiva assoluta di Rape' e Forzaroma che il più delle volte votavano anche per il bis se non addirittura il tris. Tra le quattro e le sei paste al cioccolato si giocava sul sicuro.
Seguivano:
- Cannoli alla crema (Bella Proff, zia Maria, talvolta Macchia Rossa).
- paste al caffè (Macchia Rossa, Papalina)
- diplomatico (zio Alfredo)
- paste alla crema (a chi arrivava in ritardo)
- paste rosa (nessuno)

Purtroppo però, metodicamente, all'apertura del bramato pacchettino, il panorama che si presentava era il seguente:

Una pasta al cioccolato,
Una al caffè
Zero cannoli
Tre paste alla crema
Quattro diplomatici
Cinque paste rosa

Una bomba atomica.
L'unica che non ci rimetteva mai era Raperonzolo che essendo la più piccola ed avendo una fama indiscussa di piantagrane ad oltranza, veniva azzittita subito con l'unica pastarella al cioccolato tra le grida, lamentele e sbattimenti di porta di Forzaroma. "Gliele date sempre vinte!" urlava e cominciava a farle i dispetti finché lei non scoppiava a piangere, le veniva una crisi isterica e a Macchia Rossa un esaurimento nervoso. Bella Proff, votata alla santità fin dalla più tenera età, con volto angelico diceva "fa niente" e si beccava l'odiata pasta rosa cercando nel contempo di placare le ire. Papalina sbatteva i pugni sul tavolo: "ADESSO BASTA!"
Intanto la zia ululando alla volta del marito gli ficcava i quattro diplomatici in bocca, e Geppo il cane (detto anche Sorcio e Vecchia Spugna) si beccava le rimanenti quattro paste rosa che prima del suo avvento erano finite regolarmente nella spazzatura.
Solo alle due in punto, alla partenza del gran premio, tornava la pace.
Come di consueto, lo zio prometteva che la volta seguente le avrebbe scelte meglio.
Ma fallì per i successivi quindici anni.

15 commenti:

Alessandra ha detto...

Oddio i dolci della domenica, odi et amo. Per le ragioni che hai indicato...

Rita ha detto...

Sei sicura che non si trattasse di "vendetta tremenda vendetta" al povero zio Alfredo ne combinavate di tutti i colori....^__^!

piattinicinesi ha detto...

le paste rosa, quelle che non si capiva mai cosa ci fosse dentro...Rape se qui ci mettiamo a rivangare....ma tu dove le compravi?

Anonimo ha detto...

Ma che cavolo sono le PASTE ROSA? Foto esplicativa? E ci credo che falliva l'acquisto dei dolci, era il punto più alto della giornata, se toglieva quello sarebbe stata una giornata come tutte.
Da me, di solito, c'erano i bignè misti (ti capitava quello che ti capitava), i cannoli alla crema pasticcera, le crostatine di frutta e 2 babà, uno per me e uno per mio padre..come introdurre una bambina negli alcoolisti anonimi, in realtà speravano che mi addormentassi un po' tipo il gas insomma. Ma di rosa non ricordo nulla.
Rox

LGO ha detto...

Bleah, che schifo le paste rosa!!!
Ma che meraviglia le pastarelle della domenica ;)

Bella Proff ha detto...

La vendetta in realtà non erano le paste rosa quanto gli stornelli romani con cui regolarmente finiva il pranzo prima dell'apertura delle paste!

emily ha detto...

quoto la foto esplicativa della pasta rosa.....cmq io sono ingorda, in questo putiferio me le sarei mangiate tutte ehhehehh

Verde ha detto...

ecco vedi la fortuna di essere una inguaribile golosa come me??? io avrei mangiato qlsiasi pasta mi fosse capitata a tiro! (nn che ora si cambiata, purtroppo!)

MadreSnatu ha detto...

Ma povero Zio Alfredo! Ma le paste rosa erano quelle zuccherosissime e con la pasta di mandorle? Le odiavo anch'io...insieme ai kikinger, immancabili delusioni di ogni cadeau di dolcetti...

MadreSnatu ha detto...

Ma povero Zio Alfredo! Ma le paste rosa erano quelle zuccherosissime e con la pasta di mandorle? Le odiavo anch'io...insieme ai kikinger, immancabili delusioni di ogni cadeau di dolcetti...

bstevens ha detto...

bleaaaah! ma un bel focaccione unto e bisunto, da quelle parti, no??

desian ha detto...

Un fallimentare acquistatore di pastarelle per quindici anni!!! Ci viene un romanzo fantastico. Di Peter Handke magari... Lo zio Alfredo: tutti ce ne abbiamo uno nella memoria. Sennò necessiterebbe inventarselo.

Raperonzolo ha detto...

@Alessandra - Confesso che a me mancano.
@Rita - Non credo, ma il mistero non è mai stato risolto.
@Piattini - Le si comprava da Rusconi :-)
@Rox - Sei fortunata!
@LGO - Sì, erano una meraviglia. Anche perché allora i dolci si mangiavano proprio solo la domenica.
@Bella Proff - Hai ragione!!! Come ho fatto a dimenticare gli stornelli!!!
@Emily & Verde - :-)
@Madresnaturata - Confesso che non me lo ricordo se avevano le mandorle.
@bstevens - No, la focaccia bisunta la si mangiava d'estate a Genova :-)
@Deisan - :-)

Silvia ha detto...

Un quadretto tratteggiato con pastelli a cera.
Bellissimo.
Le spaventose paste rosa sono il mio incubo anche ora. Quando qualcuno dice "prendiamo noi le paste" io tremo.
E non sono nemmeno la più piccola. :D
Silvia

Vita di mamma ha detto...

Povere paste rosa! Sinceramente non ho capito quali sono, forse perché mio padre non le prendeva mai. Il nostro assortimento era composto da bigné alla crema o al cioccolato, dalla zuppetta (per anni baluardo di mio fratello più grande), dalla deliziosa al cioccolato (esclusiva del fratello piccolo), dal cannolo siciliano (esclusiva di mamma) e poi io e mio padre ci assestavamo, a turno, o sul babbá, o sulla sfogliatella riccia, o su una pasta che mio padre chiama apollo, una sfogliatella riccia con crema e con la coda coperta di cioccolato, una perdizione insomma.
Quanti ricordi, il gran premio di formula uno e i pranzi della domenica sempre buoni.
Qua le paste non sono male, ma non sono mai la stessa cosa!