domenica 30 novembre 2008

Concediamoci un po' di relax

Pianificare un weekend in economia ma dall'alto profitto d'impegni svolti può dare inaspettate soddisfazioni. I collage natalizi fatti fare ai bambini sabato pomeriggio, per esempio, a parte brillantina, stelline e colla che ricopriranno una qualche superficie della casa per i successivi tre anni, sono stati un successone. Figlio-uno ha scritto tutti i suoi 31 biglietti d'auguri in meno di quattro ore; il Mr ha collaborato con Figlio-due per tradurre gli scarabocchi sui bigliettini alle maestre dell'asilo; Rape' ha cucinato pasti decenti e si è ritrovata a scrivere solo 10 biglietti (avendo incastrato il resto della famiglia). Infine il rito dell'allestimento dell'albero di Natale, cercando di contenere due turbine a propulsione nucleare, è stato abbastanza indolore.
Rape' e il Mr avrebbero potuto fermarsi lì e poter dire di aver trascorso un fine settimana relativamente tranquillo. Purtroppo, euforici da questa ritrovata armonia familiare, hanno voluto strafare. Hanno detto "Ora concediamoci un po' di relax insieme ai bambini e guardiamoci Kung Fu Panda tutti insieme!"
Nel corso di Kung Fu Panda Figlio-due ha chiesto ininterrottamente cibo per due ore, fatto due pupù nelle mutande, preso a pugni il fratello, urlato come un indemoniato, suonato ogni strumento musicale a disposizione, lanciato svariati oggetti per la stanza, cercato di riappacificarsi gettandosi a peso morto sul padre o sulla madre circa trenta volte a testa prendendo la rincorsa.
Chiaro che non tutte le ciambelle vengono col buco.

giovedì 27 novembre 2008

Terrore a quattro ruote, ovvero l'evoluzione della specie

Il progresso nella sicurezza stradale negli ultimi anni ha fatto passi da gigante. L'Homo Sapiens infatti ha preso cognizione che senza la cintura di sicurezza la possibilità di spaccarsi il cranio sul parabrezza o essere sparati fuori dall'abitacolo come un missile a testata umana è piuttosto elevata. L'Homo Sapiens ha anche appurato che la balistica corporea è una questione delicata soprattutto per i piccoli bipedi che sul dietro dell'abitacolo possono fare di tutto e di più in tutte le possibili posizioni.
Ha inventato perciò i seggiolini.
In tutta la sua straordinaria saggezza però l'Homo Sapiens non ha preso in considerazione l'esistenza del Bambino Piovra e l'incapacità di adattamento e comprensione di quest'ultimo rispetto alle nuove normative sulla sicurezza stradale.
Il Bambino Piovra infatti reclama per sé il diritto inderogabile di continuare a fare di tutto e di più e in tutte le possibili posizioni malgrado il seggiolino. Direi dunque che il Bambino Piovra rappresenta uno fase evolutiva ulteriore rispetto all'Homo Sapiens, in quanto non solo ne soppianta l'ingegno, ma ha anche sviluppato caratteristiche fisiche di adattamento ambientale tali da vanificare l'operato e l'applicazione delle tecnologie più avanzate nel campo.
Prendiamo per esempio le bretelline che si aggangiano alla base posta tra le gambe e che dovrebbero tenere saldamente ancorato e sicuro il giovane passeggero, al Bambino Piovra occorrono otto decimi esatti per sfilarsele. La mamma naturalmente gliele rimette e lui se le ritoglie, allora lei le rimette e lui se le ritoglie ancora, finché la mamma non detta un ultimatum e lui cede solo per ritogliersele non appena lei imbocca l'autostrada.
Ma il Bambino Piovra non si ferma qui, una volta sfilate le bretelline infatti gli si spalancano davanti infinite possibilità e il viaggio in macchina diventa per lui una sorta di metafisica esperienza protesa verso nuovi inesplorati orizzonti cognitivi. Sporgendosi in avanti può ora facilmente raggiungere la leva del finestrino e girarla imperviamente finché non lo spalanca completamente anche e soprattutto se fuori sono meno cinque gradi e l'auto viaggia a centoventi orari. La mamma, inchiodata al volante, striderà come una cornacchia, sfiorerà una mezza dozzina d'incidenti stradali e eventualmente fermerà la macchina al primo slargo, in quanto il Bambino Piovra, che è stato estremamente ingegnoso nell'operazione di apertura, sostiene ora di non essere in grado di eseguire l'opreazione inversa e cioé quella di chiusura.
Un'altra importante attrazione è la lucetta posta sul tetto al centro dell'abitacolo. Una volta sfilate le bretelline al Bambino Piovra basta puntare i piedi sul sedile e issarsi su fino ad accanderla e spegnerla ripetutamente (operazione questa compiuta sovente di notte o in galleria o in una situazione di nebbia a visibilità tre metri). Nel momento in cui scopre com'è facile issarsi in piedi, deduce di conseguenza che non ci sono limiti alle sue possibilità di movimento, tanto che divincolandosi e contorcendo gli arti riesce in breve ad uscire fuori completamente dal gabbio del seggiolino.
La pratica però è di breve durata, non tanto per le esibizioni pirotecniche della genitrice, quanto per il fatto che piuttosto che fare il contorzionista può più agilmente sganciare cintura e bretelline pigiando il pulsante di apertura. Scoperta la dinamica dei pulsanti il Bambino Piovra diventa padrone dell'auto.
Eccolo ora eseguire nell'ordine le seguenti operazioni: si sfila le bretelline, spalanca il finestrino, accende la luce, sgancia la cintura del seggiolino e infine sgancia la cintura di sicurezza del sedile posteriore che trattiene il seggiolino. Non contento scopre un nuovo gioco, quello di dondolarsi a destra e sinistra finché A) non vola fuori dal finestrino; oppure B) non si ribalta con tutto il seggiolino ; oppure ancora C) la madre non ferma l'auto in preda ad un'ira funesta e devastante.
Il progresso nella sicurezza stradale negli ultimi anni avrà anche fatto passi da gigante, ma nel caso del Bambino Piovra la camicia di forza sarebbe una risposta più adeguata.

mercoledì 26 novembre 2008

La dinamica dei fatti

"Mamma mi fa male la gamba."
"Come mai? Hai sbattuto?"
"No, viaggiavo con la mia astronave, sono stato attaccato e ferito, la gamba è volata via e ho dovuto rigenerarla. Per questo ora mi fa male."

Figlio-uno ieri è inciampato e caduto all'uscita di scuola.
Per ogni evento ci sono sempre molteplici versioni della dinamica dei fatti.

martedì 25 novembre 2008

Teenager o nonna?

"E' in età compresa tra i 16 e i 65 anni?"

Oggi Raperonzolo si è recata all'ufficio di disoccupazione per richiedere i moduli per la richiesta del sussidio. La domanda sarebbe stata dunque più che lecita non fosse per il fatto che l'impiegato che gliel'ha rivolta si trovava a mezzo metro da lei e la stava guardando.
Rape' non è sicura se fosse un complimento o meno.

lunedì 24 novembre 2008

Comincia a scrivere!!!

Con l'approssimarsi del Natale per Raperonzolo si paventa l'annuale impresa titanica, quella che richiede, oltre che un'adeguata preparazione spirituale, anche alte doti organizzative e un buon callo scrittorio: i biglietti di auguri.
Ora per l'italico lettore la cosa parrà eccessiva... e ma quanto la fa lunga per quettro bigliettini... L'italico lettore infatti è abituato all'italica abitudine del biglietto d'auguri a parenti e amici, evitando quelli con cui passerai il Natale insieme (tanto li vedi, che gli mandi il biglietto a fare?) quelli a cui farai gli auguri per telefono (paghi la telefonata ma risparmi il francobollo e poi sentirsi fa bene allo spirito e le public relations) e quelli che hai visto una sola volta in vita tua (e mica si fanno gli auguri a tutti, no?)
Ma Raperonzolo non vive in Italia, vive in un Paese la cui popolazione si contraddistingue per la sua indole patologicamente riservata e un senso della privacy così estremo da poter essere soggetto di studi approfonditi. I British però paradossalmente hanno anche un grande senso comunitario, civico, civile e socievole. Ma come fare ad essere sociali e socievoli evitando di parlare e di vedersi? Elementare caro Watson, si mandano i bigliettini. Il bigliettino è il perno intorno a cui ruotano le relazioni sociali. Se stai male ti mandano un get well card, se dài le dimissioni un good luck card, se ti nasce un figlio un baby welcome card, se cambi casa un house warming card.
Nel Regno di Her Majesty ci sono negozi specializzati in biglietti d'auguri grandi come supermercati, ci vai praticamente col carrello. Ecco, prendiamo il biglietto d'auguri per un compleanno, altro che scaffaletto! Ci sono almeno tre corsie: i biglietti spiritosi e quelli seri, quelli poetici e quelli artistici; quelli per lui e quelli per lei, quelli per 1 anno, 2 anni... fino a 90. Gli auguri di buon compleanno dal marito alla moglie, dalla moglie al marito, dal figlio al papà, dalla figlia al papà, dal papà al figlio, dal papà alla figlia, dal figlio alla mamma, dalla figlia alla mamma, dalla mamma al figlio, dalla mamma alla figlia, dal fratello alla sorella, dalla sorella al fratello, dai nonni alla nipote, dai nonni al nipote, dai nipoti ai nonni, dagli zii e per gli zii.
Il Natale poi è un'orgasmo cartaceo collettivo. Nel Regno di Her Majesty infatti non si mandano i bigliettini come si fa in Italia. No, si mandano a tutti. Là dove tutti è inteso nel senso più assoluto del termine e cioé la totalità delle persone di cui si è a conoscenza dell'esistenza: da zia Pina al vicino di casa, dalla verduraia a tuo marito, dai tuoi figli a alle mamme amiche, dalle maestre al lavavetri, fino alla totalità dei compagni di classe di ciascun figlio... uno per uno...
Rape'... ehi... che stai a fare qui a perdere tempo con questo post? E' già il 24 novembre.!!! COMINCIA A SCRIVERE I BIGLIETTI!!!

venerdì 21 novembre 2008

Incompreso

Figlio-due ha una personalità impetuosa, vulcanica, fisicamente espansiva. Dotato della delicatezza di un elefante in una cristalleria, il secondogenito di Raperonzolo è uno di quei bambini dal magnetismo distruttivo, cui basta un'occhiata per smontare, spezzare, rompere, disintegrare qualunque cosa si trovi nel suo raggio visivo. Non distrugge per malizia ma per eccessiva passione. Lui si lancia, si butta, si getta su oggetti e persone in uno slancio che è insieme sociale, affettivo, comunicativo e comunque sempre eccessivo.
Inutile dire che la sua vita sentimentale è, oltre che travagliata, irta d'incomprensioni.
Il suo amore, al tempo stesso folle e sublime, è rivolto a T, compagnetta di Playgroup e sorellina minore di una compagna di classe di Figlio-uno. Un amore purtroppo non corrisposto e respinto in modo deciso e inequivocabile.
T è una bambina torva, sempre imbronciata, rossa di pelo e nera d'umore. Le si legge negli occhi quest'aria di sfida e sdegno nei confronti di tutto il creato, come a dire: io con il resto del mondo umano non voglio avere niente a che fare!
Possibile che sia proprio la solarità vitale e sociale di Figlio-due a rendergli amabile questa creatura treenne da cui aspettarsi più di una smorfia o un cazzotto in faccia implicherebbe un ottimismo veramente eccessivo. Comunque sia l'amore e lo slancio passionale di Figlio-due è totale, trascinante, trascendente. Ad ogni entrata o uscita di scuola, Figlio-due si distacca da Rape' e correndo come un forsennato a braccia spalancate grida: "TTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTT!!!!!!!!!!"
A quel punto la plumbea T aggrotta la fronte in modo ancora più marcato, fa una smorfia e si rifugia dietro le gambe della madre o del padre. Figlio-due che non si dà mai per vinto la raggiunge lo stesso e comincia a correle intorno. A più riprese Rape' lo allontana, lo distrae, lo arpiona tenendogli la mano, ma basta un niente, una lieve distrazione che il Werther in erba riparte all'attacco: le va vicino e lei lo spinge via, le va ancora più vicino e lei lo rispinge via, cerca di abbracciarla e lei si mette a urlare. Rape' di solito sta molto attenta e evita il degenerare della situazione, purtroppo però capitano occasioni in cui è impegnata a parlare con il maestro di Figlio-uno o con qualche altra mamma e non si accorge che Figlio-due è letteralmente rotolato a valanga addosso a T creando un intrigo di abbracci, spinte, strilli, calci.
Poiché l'amore, anche a tre anni, è un'esperienza difficile e dolorosa, l'anno scolastico si prevede lungo e tortuoso e l'attività di PR di Rape' complessa e delicata.

mercoledì 19 novembre 2008

Sincroniziamo gli orologi...

Potremmo fare dopo le mie 21:00... ah no da te è pomeriggio e ci sono i ragazzi da prendere a scuola... no, la tua mattina non mi va bene, perché qui è pomeriggio e devo riprendere Figlio-uno a scuola, poi qui è la bolgia... la mattina sarebbe l'ideale... giusto, da te sarebbero le quattro del mattino e non è il caso... la tua sera neanche va bene che qui sono le due di notte...

La prima intervista telefonica di Raperonzolo ha presentato alcune difficoltà di stampo longitudinale. Alla fine la nostra e Claudiaexpat, con calcoli logaritmici di tempistica applicata, sono riuscite ad esorcizzare i fusi orari e ad unire Hertford a Lima via Skype.
Raperonzolo ha cianfrugliato vocalmente in modo così sconclusionato che non le è ben chiaro come Claudiaexpat abbia potuto tirare fuori un pezzo così pericolosamente glorificante per l'ego di Rape', il che naturalmente la dice più lunga sulle qualità giornalistiche di Claudiaexpat che altro. Comunque l'intervista eccola qui.

martedì 18 novembre 2008

Soluzioni alternative

"Mammaaa!!!"
Dal torpore del sonno Raperonzolo sente Figlio-due piangere e chiamare. Un'occhiata alla sveglia e il torpore si fa ancora più prepotente. Sono le due e venti del mattino. Si alza pesante come un sacco di patate e si reca ad assistere il giovane insonne nei suoi immediati bisogni.
"Che c'è? Perché piangi?"
"Io paura. Io letto mamma."
Raperonzolo ha un immediato flash: in tre nel letto ad una piazza e mezzo, il Mr infastidito, la nostra in un angolino e Figlio-due in un party notturno.
"No, amore - replica lei che pensa in fretta - facciamo così, perché invece non t'infili nel letto del fratellone così stai caldo caldo e al sicuro?"
A Figlio-due s'illuminano gli occhi. "OK!" E in un battibaleno ha raggiunto Figlio-uno che ha il sonno di piombo.
"Buona notte, allora, eh!"
"Buona notte, mamma."

Tra i numerosi vantaggi dell'avere due figli c'è anche la possibilità di pronte soluzioni alternative.

domenica 16 novembre 2008

Il fantastico mondo di Billy Bear

Billy nacque alcuni anni or sono in una non meglio specificata fabbrica di giocattoli, situata in un paese povero che gli umani chiamano terzo mondo.
Vide la luce tra le esperte e agili mani di bambini che con Billy avrebbero probabilmente voluto giocarci invece che cucirlo, sognando con chissà quali occhi un abbraccio che non potevano dargli.
Billy trascorse la sua intera infanzia lungo tragitti intercontinentali, tra navi, treni e aerei, verso destinazioni incerte ma futuri promettenti, quasi sentendosi in colpa per chi si lasciava dietro e per il fatto che lui, piccolo orsacchiotto di pezza, avrebbe avuto tutto, lasciandosi dietro chi invece non aveva niente.
Billy però cercava di guardare avanti. I suoi compagni di viaggio ne avevano di storie da raccontare, leggende forse, ma piene di promesse. C'era chi gli diceva che laggiù, nell'occidente, gli orsacchiotti vivevano in splendide case e dormivano in comodi letti ricoperti di piumoni nel conforto di un tenero abbraccio di affettuosi bambini.
Billy si svegliava ogni mattina attendendo con ansia quel futuro, e immaginava il bambino che avrebbe aiutato a crescere nella sua stanzetta colorata.
Ma Billy era un orsacchiotto fortunato, e neanche le più rosee aspettative avrebbero potuto auspicargli un destino migliore. Infatti non ebbe un bambino solo ma tanti, non una casa ma centinaia. Billy divenne così l'orsacchiotto di un'intera classe.
Da allora siede comodamente su un suo piccolo trono nell'aula che ogni anno ospita la seconda elementare. Da lì protegge i bambini che si susseguono nel tempo e li osserva imparare, crescere, giocare. Billy sa tutto di loro: a chi manca la mamma e chi invece è felice; chi è bravo in matematica e chi fa fatica a leggere; chi è silenzioso e chi è chiacchierone; chi ha tanti amici e chi invece non ne ha nessuno.
Quando arriva il venerdì, Billy freme al colmo di una grande gioia. Qualcuno infatti lo porterà con sé. E allora attende ansioso di sapere chi è che sarà a tenergli compagnia e a portarlo allo zoo o al supermercato, alle giostre o al parco, a casa dei nonni o a quella degli zii.
Tra i bambini, chi ha l'onore di ospitarlo non sta mai nella pelle. Billy è l'ospite più gradito. Così nei weekend il nostro è un vero eroe. Mangia a tavola e dorme in soffici lettoni; viaggia in macchina e in treno; guarda la TV e va al cinema; ascolta musica e gioca a palla; fa amicizia con gorilla, cammelli e leoni. Viene fotografato in ogni posa e ogni atteggiamento.
Non sa scrivere Billy, per questo i bambini lo devono aiutare a redarre le sue memorie. Non vuole dimenticarle tutte queste magnifiche avventure. Così il diario di Billy è pieno di storie meravigliose, di foto e di colori.
E' un orsacchiotto fortunato, Billy, dalla vita piena ed intensa. E poi sa che un giorno, quando sarà forse troppo vecchio e malandato per questi bambini, per una qualche opera di carità tornerà forse proprio lì da dove è venuto.

giovedì 13 novembre 2008

Di deliri, recensioni ed ego-lubrazioni

"Rape'...Rape'... svegliati..."
"Eh? Che c'è? Chi è?"
"Sono io."
"Io chi?"
"Tommasino."
"No!!! Che vuoi ancora da me???"
"Ho una notizia importante da darti."
"Che è? Che vuoi? Ti hanno rilasciato, sei evaso, hai vinto il premio Nobel?"
"Ma no, che evaso, che premio Nobel. Non vaneggiare. Sono appena stato recensito."
"Sì, vabbé... sei mesi fa sul Corriere Adriatico... c'era bisogno di svegliarmi?"
"Rape', ma ci fai o ci sei? Ho detto appena".
"Ora m'insulti pure?"
"Appena, dallo Zingarelli: soltanto, solo un poco, da poco tempo. Non è questione d'insulti, è un fatto puramente grammaticale, logico, sintattico, come ti pare. Appena nel senso che appena alzi le chiappe e vai al computer trovi la recensione."
"Io a te dovevo farti dare la sedia elettrica..."
"Ingrata. Ti riempio di soddisfazioni e tu guarda come mi ripaghi. Ci hai sempre avuto gusto a maltrattarmi."
"Maltrattarti? Mi sono inventata di tutto per aiutarti! Una nonna strepitosa che magari ce l'avessi avuta io, il vecchio Max che mi è costato diverse stecche di Kleenex, un uomo della levatura di Sam e poi Ailie..."
"Arieccoti che dici che è colpa mia. Guarda che eri te che non riuscivi a scrivermi."
"No, eri tu che non capivo che cavolo volevi."
"E poi parteggiavi sempre per gli altri..."
"Bé, questo è vero."
"Ecco, lo vedi che lo ammetti."
"Gli altri almeno erano persone responsabili e non rompevano i cogl..."
"Che fai? Mi diventi volgare? Non è che sei nervosuccia per quella questioncina..."
"Bé, sì. Chiaro. Visto che la tiri in ballo..."
"Ah... Ah... Già lo so dove vuoi andare a parare..."
"No, è che pensavo... visto che ancora non so quante copie hai venduto, visto che alla casa editrice non rispondono alle mie mail... visto che io cerco di essere sempre gentile mentre tu sei un gran rompico..."
"E dài."
"Dicevo... visto che la cosa ti riguarda... non è che per caso potresti scrivergli tu alla casa editrice?"
"Io???"
"Vabbé, allora siamo d'accordo, no? Bravo, bravo. Vero, ogni tanto me la dai qualche soddisfazione. Grazie, allora ciao, eh! Fammi andare a leggere 'sta recensione."
"Ma... Rape'???"


Un grazie a Valentina per le bellissime parole spese su di me e su Thomas Jay.

martedì 11 novembre 2008

Imballaggio perverso

Interno di una casa. Padre, madre e bambino sono davanti ad un glorioso albero di Natale circondato di regali. Il bambino prende il suo grande pacco, lo scarta e trova il suo giocattolo preferito. Estasiato abbraccia mamma e papà. Poi tira fuori il giocattolo dalla scatola e ci gioca felice.
The end.

Dimenticate questa scena che fa più Hollywood, Disney o al limite Mulino Bianco. Nella realtà delle famiglie normali, è più plausibile una scena di quest'altro tipo:

Interno di una casa. Padre, madre e bambino sono davanti ad un glorioso albero di Natale circondato di regali. Il bambino prende il suo grande pacco, lo scarta e trova il suo giocattolo preferito. Estasiato abbraccia mamma e papà. Poi non riesce a tirare fuori il giocattolo dalla scatola.
"Papà, ma non capisco come si apre!"
Papà sorride e accorre in suo aiuto.
"Aspetta, caro, che ci penso io." Gira la scatola sotto e sopra in cerca di appigli, aperture, eventuali meccanismi, ma la scatola è un capolavoro d'ingegneria parallelebipeda ed è tecnicamente inespugnabile.
Il bambino attende paziente e fiducioso. "Aspetta, vado a prendere le forbici." Suggerisce la mamma.
"Ma no, non servono le forbici." Sostiene il papà sicuro del fatto suo.
"No, mamma, le forbici no, sennò rovini la scatola."
Dieci minuti più tardi, dopo numerose osservazioni e studi di stampo tecnico e occhio calibrato, il papà si rende conto che la scatola è interamente rivestita di una pellicola adesiva trasparente che la sigilla tipo cemento a presa rapida. "Bé, sì, forse è meglio che prendi le forbici."
Lei va in cucina, apre il cassetto e cerca le forbici nel posto usuale, ma naturalmente non ci sono.
"Dove hai messo le forbici l'ultima volta che le hai usate? Qui non ci sono."
"Ma dove le avrai messe tu. Io è una vita che non le uso."
"Ma sì che devi per forza averle usate tu. Io le rimetto sempre a posto qui, se non ci sono vuol dire che le hai usate tu."
La mamma innervosita prova tutti i cassetti di cucina, ispeziona il bagno, la camera da letto, apre tutti gli armadi ma le forbici sono state probabilmente rapite da un poltergeist.
"Tieni, prova questo." Dice lei passando al marito un coltellaccio stile Shining.
Il bambino ha ora dipinto sul volto uno sguardo vicino alla disperazione.
Il papà afferra l'arma, dapprima la utilizza come un bisturi, segando attentamente i lati della scatola, seguendo le linee verticali e orizzontali che, secondo logica, dovrebbero dare accesso al contenuto, poi visto che la scatola rimane emerticamente inaccessibile si avventa sul cartone in preda ad un raptus assassino.
La stanza ora gronda di frammenti di cartone e di polistirolo. Il papà ha un taglio che richiede un first aid immediato se non il pronto soccorso. E' stanco, sfinito e con la mano fasciata. Il bambino si avventa ansimante sul giocattolo che purtroppo, pur essendo ora visibile, è ancora saldamente ancorato alla scatola interna.
"Ecco, guarda amore, ora basta un minuto. Togliamo questi due gancini e lo tiriamo fuori subito." Dice la mamma convinta che il peggio sia passato.
Purtroppo i due gancini sono in realtà dodici pezzi di fil di ferro avvitati sul retro, il quale è irraggiungible perché rivestito di uno spesso strato di plastica trasparente, neanche avessero paura che scappasse. Alla mamma non resta ora altra scelta che afferrare il coltellaccio, deturpare la scatola interna e poi districare meticolosamente i fil di ferro che ancorano il giocattolo alla scatola, alla plastica e la piattaforma.
Il bambino è in lacrime. Ha già avuto alcune crisi isteriche ed è stato minacciato di essere mandato a letto senza giocattolo. Visto che la mamma ha tolto tutti i fil di ferro, afferra il giocattolo, ma purtroppo anche questa volta si ritrova tutta la scatola interna in mano.
"Aspetta, mi sa che me ne sono dimenticata uno." Suggerisce la mamma.
Il papà controlla e riprende le redini della situazione. "Ah, ma questa è una vite. Ci vuole il cacciavite. Vammi a prendere il cacciavite, va."
Il bambino urla. "Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lei non trova il cacciavite.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lui va a cercare il cacciavite con lei, ne trova uno ma non va bene.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lei ne trova un altro ma è troppo grande.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lui butta tutto lo sgabuzzino all'aria e trova un cacciavite che va bene ma ha il manico rotto.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lei si lamenta che lui ha buttato tutto all'aria.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lui ribatte che almeno ha trovato quello che cercava.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lui litiga con lei.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lei litiga con lui.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
Lui e lei strillano al bambino.
"Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo! Voglio il mio giocattolo!"
La casa è ora un caos di oggetti gettati alla rinfusa, di grida e scene d'isteria. Quando alla fine si trova il cacciavite e si libera finalmente il piccolo robot dalla sua gabbia di cartone sono tutti sfiniti e i rapporti interpersonali sensibilmente degenerati.
Il bambino asciugandosi le lacrime accende il giocattolo. "Ma non funziona!"
Lui e lei si guardano sconvolti.
"Le pile..."

domenica 9 novembre 2008

Da oggi in poi si va solo avanti

Mercoledì 9 novembre 2005, un giorno come tutti gli altri delle ultime tre settimane di gravidanza: contrazioni leggermente dolorose in ordine sparso. Dopo l'inutile sortita all'ospedale di due giorni prima, Raperonzolo ormai è risoluta a fare orecchie da mercante ai segnali di madre natura. Così neanche si accorge che a metà pomeriggio che le contrazioni arrivano in realtà ad intervalli regolari. Alle 17:00, guidando su una statale, accompagnando Figlio-uno a nuoto, è colta da un terremoto ondulatorio e sussultorio. Resta lì, appesa al volante, fiato mozzato, tipo: Oddìo partorisco qui in piena curva sulla B158. Una persona saggia avrebbe fatto dietr-front, ma Rape' essendo Rape' ha proseguito, direzione piscina, per una delle più classiche sessioni de natatorium.
Mentre Figlio-uno fa avanti e indietro nella vasca, Rape' cronometra con una certa preocupazione... 15 minuti... 13 minuti... 11 minuti... La cosa non le farebbe un certo effetto, non fosse i sismi hanno un'intensità da settimo grado Richter e durano già quasi due minuti e ormai non ha più un solo dubbio al mondo che non siano quelle buone. Il rientro avviene in condizioni lievemente critiche con Rape' che guida in fase di avanzato travaglio.
Finalmente a casa! Le contrazioni arrivano ora ogni 10 minuti. Squilla il telefono. "Ho un po' da fare in ufficio, stasera faccio tardi." Panico... "No, molla tutto e vieni suuuubbbito!"
Il Mr arriva alle 19:00. Lei è già sulla porta con la borsa in mano. "Andiamo!"
"Aspetta che almeno mi cambio!"
"Sbriiiigatiiii!!!"
Rape' e il Mr arrivano all'ospedale alle 19.40. La prima cosa che le chiedono è "scusi ma lei perché sta qua?" Lei ha una pancia che sembra un cocomero, una borsa in mano... "lei che ne pensa?"
La accompagnano in sala parto e le dicono di aspettare. E lei aspetta... fino alle 20.30. Poi arriva una midwife neodiplomata, le dà una palpatina e fa... "no, no... ancora non ci siamo... la testa non è ancora incanalata... e poi non la sento, credo si sia girato e sia podalico."
Rape' s'inalbera. "Non dica castronerie!!! La testa non le sente perché sta per uscire!!! E sbrigatevi perché dovete darmi l'antibiotico per lo streptococco!!!!"
Quella la guarda dubbiosa, alza i tacchi e va a chiamare una collega. La collega punta direttamente alla visita interna "Ma lei è già a 5cm! bisogna sbrigarsi!" Purtoppo questa midwife che sembra più competente è un misto tra Mister Magoo e Omer Simpson. Alla ricerca di un ago per la flebo di antibiotico rovescia l'intero contenuto di un pensile (circa 150 tra siringhe, aghi, scatole di garze e disinfettanti vari), poi le sderena due vene senza riuscire nell'intento, infine arraffa un antibiotico che (benedetto) il Mr riconosce essere penicillina... "Scusi, ha notato dalla cartella clinica che mia moglie è allergica alla penicillina?" Quella impallidisce (ovviamente non l'aveva notato), si scusa di averle pugnalato due vene e di averla quasi avvelenata e decide che forse è meglio chiedere aiuto ad uno dei medici di turno. Raperonzolo e il Mr si guardano con l'espressione tipo e questa dovrebbe aiutarci a far venire al mondo nostro figlio???
Arriva il medico, attacca la flebo senza ulteriori danni e restituisce la nostra a Lady Magoo, la quale per fortuna non deve fare molto perché di lì a poco si ritrova Figlio-due tra le mani che neanche a fatto in tempo a dire a Rape' di spingere. E mentre l'urlo di Tarzan della nostra si estingue all'orizzonte, attacca quello della new entry per garantire una sonora continuità.

Oggi Figlio-due ha compiuto tre anni. E Rape' pensa che un'altra gravidanza, un altro parto li rivivrebbe volentieri, perché lei è una di quelle che ha amato partorire, e lo rifarebbe ,nonstante tutto, altre dieci volte, ma i successivi tre anni no. Un altro neonato, un altro piccolo essere da crescere alla vita non ne avrebbe proprio la forza. Così oggi per la Rapefamiglia si è chiuso un ciclo: quello dei biberon, dei pannolini e delle nottate insonni; quello del perenne caos e della vita sospesa. Oggi tra torte, palloncini e la casa piena di gente, Rape' contemplava i suoi due ometti piena d'amore e anche un grande senso sollievo. Si è aperto un nuovo ciclo. Da oggi in poi si va solo avanti.

giovedì 6 novembre 2008

Il sogno di Rape'

Era la fine d'agosto del 1992, Raperonzolo se ne stava, come ogni anno, felicemente al Lido di Venezia a godersi la mostra del cinema. Era il primo anno che viveva l'ebrezza di un accredito stampa piuttosto che quello studentesco che per anni l'aveva relegata nei cinema più defilati con le pancacce di legno e le file schiantanervi per entrarci. Sedeva comoda in poltrona, passando da un film all'altro, da un bar ad una tavola calda. La sera, se le feste erano succose, s'infiltrava con gli amici al Des Bain senza invito, accodandosi a qualche VIP e sorridendo maestosamente, magari con le spadrillas ai piedi e i bermuda che tanto nessuno ci faceva caso. Beveva Champagne di alta qualità a scrocco, si divertiva come una matta. Era un periodo bello e strano della sua vita, ma non era un cuor contento. Il futuro, ecco quel futuro a cui devi pensare dopo la laurea, le appariva incerto e nebuloso. E una notte in quei giorni fece un sogno. Sognò di essere lì al Lido e di aspettare l'autobus. Erano in tanti lì con lei, amici vicini e lontani. Ma quando l'autobus arrivò Rape' fu presa da un senso di angoscia. Li vide tutti salire i suoi amici sul numero 67, ma lei restò giù. Gli altri la chiamavano e lei sempre giù che agitava le mani mentre l'autobus si allontanava. Lei gridava e gridava implorando a tutti di scendere. Diceva "Scendete da lì che questo autobus non ha autista!" Gli altri non le fecero caso e l'autobus imboccò la lunga discesa accelerando sempre di più finché non scomparve.
Poche settimane dopo Raperonzolo approdava a Londra con tre valige e un biglietto di sola andata.
Ci sono sogni troppo chiari per non essere ascoltati.

mercoledì 5 novembre 2008

Ma chi festeggiano?

1992 - E' il primo anno di Raperonzolo nel regno di Her Majesty. La sera del 5 novembre succede un finimondo di botti, schioppi, fuochi d'artificio e altre diavolerie pirotecniche. E che èèè??? La nostra è appena emigrata e la sua integrazione con la popolazione indigena è ancora assai scarsa, per cui non ha nessuno a cui chiedere.

2008 - Rape' ora sà tutto sulla notte del Bonfire e il 5 novembre non la coglie più impreparata. Ma del perché i British si ostinino da 400 anni a far scoppiettare fuochi d'artificio in memoria del fallito attentato dinamitardo al parlamento perpetrato da un cattolico facinoroso (Guy Fawkes), ecco questo nessun British è ancora riuscito a spiegarglielo.
Festeggiano l'attacco all'autorità o festeggiano il fallito attacco all'autorità?
Rape', senza farsi troppe questioni, sceglie la prima anarchica ipotesi e si gode gli schioppi.
In qualche modo il totalitarismo natalizio va controbilanciato.


George, we've got just the job for you

Per chi sa l'inglese, questo mi ha fatto ridere fino alle lacrime!
Buon divertimento.

martedì 4 novembre 2008

Totalitarismo natalizio

Appena arriva novembre, mentre alberi, lampioni, vetrine si tingono a festa e annunciano l'arrivo imminente del Natale, per Raperonzolo mantenere la disciplina in casa è un gioco da ragazzi.
Quello della Rapefamiglia infatti è un Babbo Natale altamente tecnologico, fortemente totalitario, abbastanza di destra, piuttosto severo, onnipresente e onniscente, una sorta di Grande Fratello, insomma. Dietro ogni lampadina, buchino o macchiolina sul muro si nascondono telecamere e microspie.
E' un essere infimo e spregevole. Una creazione vergognosa di cui naturalmente Raperonzolo fa un uso ampio e indiscriminato:

"Figlio-uno, metti a posto quei giocattoli, per favore?"
"Dopo che finisce questo programma..."
"Guarda che Babbo Natale ti vede, eh..."
"Come, mi vede? Dov'è???"
"La vedi quella lucetta rossa della televisione?"
Zac! Figlio-uno si precipita a mettere a posto in un nano-secondo.

"Figlio-due devi fare la pupù? Prendiamo il vasino?"
"Noooooo!!!" Risponde mentre si contorce secondo il motto: meglio schiattare o farmela addosso!
"Dài, andiamo sul vasino. Lo sai che a Babbo Natale non piace se la fai nelle mutandine."
"Babbo 'atale... potta ghitara me!"
"Babbo Natale mi ha detto che la chitarra te la porta solo se fai la pupù nel vasino e non nelle mutandine."
"Uh! Uh! Ghitara! Ghitara!"
"Guarda che ti vede, sai..."
"Uh!!! Dov'è??? Dov'è???"
"La vedi quella lampadina..."
"Vasino! Vasino! Vasino!"

Rape' ha principi fortemente etici, ma talvolta per il sereno andamento della vita familiare vende tranquillamente l'anima al diavolo e cede a tentazioni fortemente totalitarie.


lunedì 3 novembre 2008

Quante candeline?

"Senti un po', D... ma perché sulla torta ci sono otto candeline?"
"Come perché? Perché Angelina compie otto anni!"

Questa conversazione non sembrerebbe poi così surreale, non fosse che la domanda è stata rivolta da Raperonzolo alla mamma della festeggiata, nel giorno della festa del suo settimo compleanno.
Stordita e confusa, D ha rimosso una candelina con poca convinzione.
Talvolta lo stress delle feste di compleanno gioca dei brutti scherzi alle mamme.

sabato 1 novembre 2008

Amore gotico

In una notte di Halloween fredda e oscura, uno zombie col cappello e con gli occhiali, una strega megera, un giovane scheletro e una piccola zucca si sono presentati al cancello di Wimpole Hall. Ad accoglierli la morte incappucciata brandendo severamente la falce. Più avanti il conte Dracula in persona si è a loro inchinato esortendoli a entrare.
Il palazzo era lugubre e lussurioso, denso di tinte forti e cupe. Da lontano si udivano stridori e grida. Nel grande atrio una vampira li guardava in cagnesco. Lo zombie col cappello e con gli occhiali, la strega megera, il giovane scheletro e la piccola zucca passarono oltre.
C'era una sala dalla tavola imbandita ove un gran numero di scheletri riversi sui piatti mostrava non aver gradito il banchetto. Un signore col cilindro ed un serpente al collo sghignazzava funesto al fianco d'una bara da cui emergeva una signora sciacca e pallida e con occhi da pazza furiosa.
Da basso, nei sotterranei, laboratori di vivisezione. Sadici scienziati dai camici imbrattati segavano e accettavano, amputavano, lanciando gli arti recisi agli increduli astanti.
In un'angusta stanzetta il Doctor Frankenstein completava il suo capolavoro e il mostro prendeva vita sbatacchiando un po' qua e un po' là sorridendo alla piccola zucca terrorizzata.
Nei corridoi plumbei e tortuosi c'erano ragni e pipistrelli; c'erano sorci, ratti e pantegane; c'erano fantasmi e grandi zucche. Infine nel parco, vecchie streghe chiacchierone, davanti al focolare e una pentola che ribolliva, elargivano ai bambini gustose dita, orecchie, piedi e lingue.
La Rapefamigliaddams ha un passato fortemente gotico e gusti molto discutibili in quanto ad intrattenimento. Hanno perciò trascorso una piacevolissima serata, salvo aver permanentemente traumatizzato la piccola zucca.