lunedì 30 giugno 2008

Vengo anch'io!

- Salve Rape', sono la maestra di Figlio-uno. Purtroppo oggi non potra' venire alla gita allo zoo. E' rientrata una delle maestre malate e mi e' stato detto che potranno venire solo cinque adulti.
Sono le 8:30 del mattino. Raperonzolo ha appena preparato i panini, Figlio-uno e' in stato di giubilante trepidazione e sono pronti ad uscire. Ma lei, ultima delle mamme ad essersi offerta volontaria, purtroppo e' stata tagliata fuori dal rientro inaspettato di una delle maestre. Panico. Rape' non si da' per vinta, schiaffa i panini nello zainetto e via. Vabbe', qualcosa m'invento.
E si', certo, qualcosa s'e' inventata, tant'e' che quaranta minuti dopo eccola li' su un pullman a disquisire allegramente con un gruppo di seienni sul clamoroso trittico finale della quarta serie di Doctor Who, destreggiandosi sapientemente tra Dalek, Tardis, Jadoon, Sycorax, Cybermen, Davros; perdendosi in esplorazioni spaziali, sfaldamenti temporali, cronologie universali e teorie cibernetiche. Avere una sviscerata passione per l'eroe piu' popolare del Regno di Her Majesty offre a Rape' infiniti argomenti di conversazione con mini bipedi (o certamente abbastanza per scavallare l'ora di viaggio fino allo zoo di Linton nei pressi di Cambridge).
Affidati alle sue cure, oltre che a Figlio-uno, sono due bimbetti simpatici e aitanti: J. e CL. Si va subito d'accordo, perche' lei invece di farsi seguire segue loro, salvo indirizzarli di tanto in tanto, incitandoli ora qui e ora li', verso la leopardessa Lisa, il porcospino Porky, la tartaruga Terry, i leoni Zuri e Safina, il leopardo delle nevi Centurio e le tartarughe giganti Luke e Aldabra. Infine gli si para davanti nientepopodimeno che Hedwig, il gufo bianco di Harry Potter. I bambini sono estatici. Dopo Hedwig la seguirebbero fin sulla luna. Certo, ogni tanto si divertono a giocare con lei a nascondino inguattandosi dietro arbusti e cespugli o si piazzano rasoterra a dialogare con tartarughe grosse come ippopotami, oppure ancora impossessandosi di ogni automobilina presente nei vari chioschi, ma tutto sommato la giornata scorre fluida e allegra.
Al ritorno, viene confiscata dal solare MA, il piccolo slovacco che le confessa il suo amore indefesso e assoluto per MI, la giovane graziosissima polacca. Figlio-uno e Calimero siedono piu' avanti contendendosi A., che entrambi auspicano come futura sposa. Ja, che siede dietro a Rape', chiede la mano di MA che rifiuta perche' promesso a MI. Intrecci amorosi si snodano lungo l'autostrada finche' gradualmente la passione cede il passo all'assopimento generale.
Raperonzolo veglia. Un pensiero la turba: ma a chi sara' mai venuto in mente di chiamare un leopardo Centurio?

domenica 29 giugno 2008

Comunicazione di servizio

Di questi tempi, mirabili spassosissimi posts si accavallano irrefrenabili nella mente di Raperonzolo. Peccato che il computer, situato nella stanza dov'è ospite Macchia rossa (che tende ad andare a letto come le galline), al momento le è più inavvicinabile dello speck in Inghilterra. Non le resta che pianificare mirabolanti proiezioni mnemoniche in attesa di un ripristino delle collaudate routine.

giovedì 26 giugno 2008

Effetti collaterali

- Buongiorno mamma! Buongiorno papà! Oggi c’è il sole! – Esclama Figlio-uno spalancando le tende in un riverbero di luce letale. Figlio-due è già sul letto che salta gaudente.
Raperonzolo grugnisce, apre un occhio, poi un altro e incrociati i quarzi della sveglia si trasforma nel Grido di Edvard Munch. Sono le 4:30 del mattino.
Il guaio di vivere nel nord d’Europa è che d’estate il sole sorge indecorosamente presto.

lunedì 23 giugno 2008

Strettamente a mano

- Mamma, tu sai lavorare a maglia?
- Mica tanto, perche`?
- Avrei bisogno di qualcuno che sa lavorare a maglia.
- Be', c'e`nonna Macchia rossa che sa lavorare a maglia.
- Allora devo chiederle un favore.
- Che ti serve?

- E` per Gorilla. Lui la notte ha freddo, ha bisogno di un pigiamino.
- Vabbe`, un pigiamino di una qualche bambola magari lo rimediamo.
- No. Per Gorilla vorrei una cosa fatta a mano, non una di quelle comprate.

Quando si tratta di Gorilla, il suo pupazzetto del cuore, Figlio-uno ha le idee chiarissime e non accetta compromessi.

venerdì 20 giugno 2008

Premio 10 e lode





Raperonzolo sta per montarsi la testa. Tremate. Le sono piovuti ben due premi “10 e Lode” in ventiquattro ore (lei che il 10 e lode a scuola non l’ha mai visto neanche in cartolina).
Il primo le è stato assegnato da Amanda, che lo motiva così: "Per l’ironia con cui racconta le sue storie di mamma e la grafica". Grazie Amanda!
Il secondo mi è stato assegnato da Valentina, che scrive “a Raperonzolo; perché mi fa ridere a crepapelle e ci vuole davvero un talento naturale.” Grazie Valentina!

Ecco le regole del premio:

1) Scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio, per creatività, design etc, che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua!
2) Ogni premio assegnato deve avere il nome dell'autore e il collegamento al suo blog, così che tutti lo possano visitare.
3)Ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome e il collegamento al blog di colui che ti ha premiato.
4) Pubblicare le regole.

Ora Rape’ si chiede, ne devo scegliere 5 o 10? Poi decide di limitarsi a 5, perché 10 sarebbero un’inflazione!

1) a Piattini: per il fluire della scrittura, l'originalità dei temi e lo spessore dei contenuti che rendono il suo blog pressoché unico;

2) a Italianmom: per la sua capacità di cogliere aspetti fondamentali della maternità (e non solo) attraverso spunti che inducono alla riflessione;

3) a Madresnaturata: per la sua ironia e perché il suo dissociarsi dalla perfezione è già di per sé una grande qualità;

4) a Nuria: perché So British è uno strepitoso, ironico, graffiante, accorto ritratto di questo stravagante paese che mi ospita.

5) a Lisa: perché per la sua straordinaria capacità di riflessione su temi di ampia portata, attraverso il narrato della propria quotidianeità, è diventata un vero e proprio punto saldo del web.

giovedì 19 giugno 2008

Legge del contrapasso

Macchia rossa ha il pallino delle carte. Usa lo stesso mazzo da circa quarant’anni. Ciascuna carta ha ormai lo spessore e la durezza del corrugato, spigoli cuneiformi e una strana forma d’anfora. L’immagine che se ne deriva è quella di un reperto archeologico dal fascino reliquiario. Sono carte italiane ma Macchia rossa non ci gioca né a tresette, né a ruba-mazzetto, né a scopa, né a briscola. Piuttosto le legge come fossero tarocchi dopo un rituale che consiste nel posizionarle sul tavolo a coppie formando una spiga e rovesciandole mano a mano dopo un conteggio e una formula a lei unicamente nota.
Macchia rossa ha anche il pallino dell’astrologia. Il suo è un universo di soli, lune, pianeti e case. Redige per puro hobby oroscopi di un’accuratezza inquietante. Centra con poche pennellate i tratti di personalità diversissime tra loro. Davanti a tanta stravolgente accuratezza, perfino l’assoluta razionalità di Raperonzolo vacilla.
Macchia rossa è un Acquario, il segno più privo di senso della realtà dello zodiaco. Per una ovvia legge del contrapasso, Raperonzolo è un Toro, un segno più squadrato di Euclide. Secondo la stessa legge del contrapasso, Raperonzolo ha ricevuto in dote un figlio Acquario. Ma non solo quello. Figlio-uno infatti sarebbe dovuto nascere lo stesso giorno di Macchia rossa, e se così fosse stato, la sua data di nascita avrebbe avuto connotazioni algebrico-mistiche: 02.02.02. Lui invece, ribelle di natura, è nato cinque giorni prima, evitando date di nascita da cabala, ma riuscendo nello strabiliante intento di risultare Acquario con ascendente Acquario.
Va da sé che per la figlia Toro avere una mamma Acquario è peggio d’una forma d’orticaria e allo stesso modo, per la mamma Toro avere un figlio Acquario ascendente Acquario è motivo di anni e anni di psicoterapia. Quando poi l’astrologa nonna Acquario incontra il visionario nipote Acquario ascendente Acquario le ripercussioni sull’equilibrio mentale della figlia-mamma Toro possono essere devastanti.

martedì 17 giugno 2008

L'insalata di pomodori

Sta per arrivare Macchia rossa, mamma di Raperonzolo. Starà con noi per due settimane.
Il soprannome ha origini arcaiche e ben motivate.
Quando serviva la pasta, infatti, era un talento naturale. Non c'era distanza, tovagliolo, tovaglia, incerata, barriera, ombrello o barricata che potesse arginare gli spruzzi che si libravano nell'aria e planavano inesorabilmente sui capi d'abbigliamento più delicati ed inlavabili. Le tipologie di pasta e sughi potevano variare, le ripercussioni mai. I più temuti erano gli ziti (micidiali), seguiti da bucatini, spaghetti, farfalle, conchiglie, penne, rigatoni e perfino le mezze maniche (notoriamente la più innocua delle paste).
Quando Macchia rossa compariva dalla cucina con la cuccuma in mano, si lanciavano anatemi e, al momento dell'elargizione, si utilizzavano le tattiche più svariate per cercare di riuscire illesi dal flagello. Mio nonno issava il tovagliolo, mio padre tirava indietro la sedia di mezzo metro, mio fratello afferrava l'ombrello ed io mi avvoltolavo in un telospugna.
"Piantatela di fare i cretini!" Gridava lei, comunque ridendo, mentre imbrattava il creato.
PUM PAM SPLASH
"Scodelle, prego."
Trincerati nei nostri bunker, firmavamo trattati e coalizioni: in guerra, l'unione fa la forza. Perché sì, il problema era questo, non contenta d'innaffiare la platea, declinava ogni responsabilità:
"E state attenti perché se vi sporcate v'ammazzo! E' già la terza volta che mando la roba in tintoria questa settimana. E le tintorie, signori miei... costano!"
E intanto razzi, missili e proiettili si riversavano sui commensali. Perché i suoi schizzi erano bombe intelligenti. Non colpivano mai a casaccio: erano studiati, mirati, calibrati, e aggiravano gli ostacoli con una competenza balistica degna della Nasa. Con Viavà avevamo un contratto da grossisti.
L'insalata di pomodori (già di per sé inquietante) fu però il suo capolavoro.
Stavamo tutti a tavola col naso appiccicato alla televisione. Non ricordo che cosa andasse in onda, ma doveva certamente essere qualcosa d'interessantissimo, perché nessuno fece caso all'attacco a sorpresa di Macchia rossa che, infilati cucchiaio e forchetta nella salsina oleosa, cominciò a servire mio padre senza staccare neanche lei gli occhi dalla TV. A quel punto udimmo l'ululato:
"Ma che hai fatto!" Esclamò mio padre in stato di shock.
Osservammo allibiti. Una fila di pomodoretti ben tagliati si rincorrevano a perdifiato dal colletto della camicia fin giù sulle ginocchia. Rotelline di mozzarella accarezzavano soavi la giacca. Foglioline di basilico pendevano ora dal taschino, ora da un bottone, ora da una piegolina. Il tutto si svolgeva artisticamente in una scenografia d'olio e origano. Dal collo alla punta dei piedi, mio padre era da centrifugare.
Aveva superato se stessa. Questa volta non si era trattato di mine vaganti, aveva fatto centro, e mancato completamente il piatto.
Così, conscia del misfatto, incrociò lo sguardo di mio padre. Fu una questione di frazioni di secondo. Un millesimo prima che mio padre esplodesse, lei lo guardò, saltò su e gridò:
"Mai una volta che usassi il tovagliolo!!!"

lunedì 16 giugno 2008

Tattica passiva

- Figlio-uno non riempire d'acqua quel barattolone, potresti rovesciarlo fuori dalla vasca.
- Figlio-due non battere i piedi che schizzi fino sul soffitto.
- Figlio-uno smettila di prendere a secchiate tuo fratello.
- Figlio-due non aprire il rubinetto dell'acqua calda che ti ustioni.
- Figlio-uno la vasca da bagno non è il posto ideale per gli spazzolini da denti.
- Figlio-due non strangolare tuo fratello.
- Bambini lasciate stare il barattolo dello shampoo.
- Figlio-due non bere l'acqua col sapone.

Ore 18:00, in casa Rape' si fa il bagnetto. Bordate di acqua, onde, tsunami e tifoni si abbattono nell'ambiente circostante. Rape' se ne va al computer e fa finta di niente, conscia che dovrebbe rimproverare i bambini come da sopra. Però di recente ha smesso. Il fatto è che ha scoperto che rimproverandoli o meno il livello dell'acqua sul pavimento rimane costante. Meglio tenere la linea dura su questioni più importanti e lasciarli divertirsi con l'acqua.
Certo poi si fa asciugare a loro.

sabato 14 giugno 2008

Tutto il calcio minuto per minuto

Ore 17:00 (GTM). Ha avvio il calcio d’inizio d’Italia-Romania. Posizionamento: Raperonzolo a centro-divano, Figlio-uno ala destra, Figlio-due ala sinistra, bandierone a mo’ di coperta, tira deqqua, tira dellà.
1’ Si parte. Primo fallo. Figlio-due molla una piedata sulla coscia sinistra di Rape’. Ammonizione.
4' Figlio-uno insiste che l’Italia ha la maglia gialla perché è il suo colore preferito.
9' Figlio-due parte in attacco e comincia a tirare calci trovando la cosa incommensurabilmente divertente.
12’ Sfondamento a sinistra di Figlio-due che si lancia a peso morto sul corpo della madre.
16' Figlio-uno pretende il solletico.
17' Punizione. Raperonzolo comincia a solleticare Figlio-uno, il quale entra a gamba tesa su rimpallo.
18' Destro potente di Figlio-uno. S’immette Figlio-due sulla fascia laterale e pretende il solletico anche lui.
20' Palo. Sinistro di Figlio-due deviato da Raperonzolo che però non riesce a schivare il destro di Figlio-uno.
22' Raperonzolo esce temporaneamente in barella. Si teme la sostituzione.
25’ Rape’ cambia tattica, immobilizza le gambe di entrambi i figli sedendocisi sopra e utilizza le mani per solleticarli.
28' Minacciosa, fa finta di mordere un braccio a Figlio-due.
31' Partita intensa. Figlio-uno sghignazza, si divincola, fa finta di mordere un braccio a Raperonzolo e poi le morde un dito veramente quasi staccandoglielo.
33' Traversa. Figlio-due gioca a nascondino sotto al cuscino.
36' Cross di Figlio-uno dalla trequarti, con un braccio si avvinghia ai capelli di Raperonzolo.
37’ Figlio-due si unisce alla manovra e si avvinghia anche lui.
38’ Figlio-uno insiste nel farle una treccia.
39’ Figlio-due insiste nel tirarle il naso.
40' Occasione. I bambini sono immobili per circa tre secondi.
45' Concessi tre minuti di recupero. Raperonzolo cerca inutilmente di spiegare a Figlio-uno la differenza tra squadre di club e squadre nazionali.
Il trio va a riposo. I bambini, che hanno speso molto nel corso del primo tempo giacciono esausti sul divano e osservano ipnotizzati la pubblicità.
1' Ripresa: inizia il secondo tempo. Figlio-due prende la frusta d’Indiana Jones e fustiga madre e fratello.
3’ Raperonzolo cerca d’intravedere la partita tra una gamba di Figlio-uno, la frusta e la testa di Figlio-due.
10'GOL DELLA ROMANIA. Raperonzolo non l’ha visto perché era intenta a fermare Figlio-due a testa in giù sul bordo del divano.
11'PAREGGIO DELL'ITALIA. GOL DI PANUCCI. Raperonzolo non l’ha visto perché era intenta ad afferrare di slancio l’abajour che Figlio-due si era tirato in testa.
18' La partita si accende, Italia sbilanciata in avanti e Raperonzolo all’indietro colpita da una zanfata proveniente dal pannolino di Figlio-due direttamente in faccia.
25' Mischia in area divano, Figlio-uno e Figlio-due si litigano la bandiera. Volano sberle, cazzotti e urla sovraumane.
29' Raperonzolo crossa e cambia manovra e decide di cambiare il pannolino a Figlio-due.
35' Rigore contro l’Italia. Figlio-uno si avvinghia a Raperonzolo giurando di aver visto un Gruffalo dietro al televisore.
36’ Buffon para il rigore. Per celebrare Figlio-due decide di portare tutta l’attrezzatura da giardino nel salotto.
41' Sempre avvinghiato, Figlio-uno insiste che c’è un Gruffalo. In questa gara può succedere ancora di tutto.
42’ Figlio-due fa finta di essere il fantasma formaggino.
43’ Figlio-uno fa finta di non dare calci alla madre.
44’ Raperonzolo fa finta di non fare il solletico.
45’ Nuova mischia in area divano in un groviglio inestricabile di braccia e di gambe.
Fine della partita. Il trio, esausto dopo novanta minuti di pressing, si reca a cena.
In merito ad un’eventuale qualificazione, Raperonzolo nutre sentimenti contrastanti.

giovedì 12 giugno 2008

Finché c'è la salute

- Che cos'è questo brutto eczema sulla schiena?
In questo periodo sono abbastanza rilassata. Lo stress da qualche parte dovrà pure uscire.
- Il tono muscolare è molto giù.
Lo credo. Non vado in piscina dal 2005.
- I muscoli del collo sono rigidi.
Regolare. Figlio-due ha la densità di Mercurio.
- Il fisico è debilitato.
Dimmi qualcosa che già non so.
- Ti trovo anche dimagrita.
Più che mangiarmi mezzo barattolo di Nutella al giorno non posso.

Ogni tanto Raperonzolo va dalla sua osteopata di fiducia a farsi rimettere a posto la schiena e per una generale messa a punto. Purtroppo non sempre passa la revisione.

mercoledì 11 giugno 2008

Visioni infernali

Alcune settimane fa Raperonzolo si è imbattuta in un essere soprannaturale. Una di quelle visioni trascendenti in grado di suscitare un numero imprecisato di emozioni rientranti nella gamma che va dalla furia omicida alla crisi esistenziale.
Immaginate la situazione. Diluvia e Raperonzolo sta per accingersi con i suoi due pargoli alla pesca al girino chiedendosi se sopravviverà alla giornata. Intanto, spedito Figlio-uno con le sue amiche, se ne sta pazientemente in macchina aspettando che Figlio-due si svegli. Attraverso il parabbrezza grondante osserva una mamma scaricare i propri bambini dall’auto: uno, due, tre.
Accidenti,
pensa, che mamma coraggiosa! Portare da sola tre bambini, tutti piccoli, in un bosco in una giornata di pioggia.
Lei è già in crisi solo con due...
Poi la vede che traccheggia con un passeggino.
Nooo... ne ha quattro!
A quel punto per Rape è panico. Infatti, mentre la plurimamma traccheggia, i tre che erano fuori (di circa 6, 4 e 3 anni) se ne stanno lì tranquilli vicino alla mamma. Figlio-uno e Figlio-due sarebbero già scappati in tutte le direzioni e Raperonzolo sarebbe già lì a rincorrerli, urlargli dietro in preda a livelli di stress esponenziali. Loro no, stanno semplicemente lì e lei prosegue a tirare fuori roba dal portabagagli. Dopo un po' il piccolo di circa sei mesi viene depositato nel passeggino. La mamma traccheggia di nuovo e tira fuori dalla macchina un altro figlio di circa due anni.
Ahhhhhh!
Grida Raperonzolo, ne ha CINQUE!!!
Ora, diciamocelo, già il fatto che questa donna avesse cinque figli le ha fatto venire una serie di scompensi tra cui la tachicardia e il morbo di Parkinson; già il fatto che fosse uscita di casa con tutti e cinque (notare bene, di età compresa tra i 6 anni e i 6 mesi) le ha fatto venire un attacco di asma claustrofobica; il fatto poi che questa mamma fosse andata in un bosco, sotto la pioggia, da sola con loro e fosse calma, serena e rilassata ha subitamente spinto Raperonzolo sull'orlo non di una crisi di nervi ma proprio del suicidio.
Ok, pediniamola, ha subito deciso la nostra, segretamente sperando di trovarla presto urlante e intenta a rincorre figli in fuga, a rammendare capricci, litigi, rotolamenti nel fango. Macché. Il fatto è che questi bambini non facevano capricci, non litigavano, non scappavano, non disubbidivano, non si rotolavano nella melma, non si arrampicavano sugli alberi, non penzolavano dai rami, non si sporgevano pericolosamente sulla riva del laghetto. No, loro passeggiavano tranquillamente accanto a lei.
ALLORA ESISTONO…
A un certo punto si sono seduti ad un tavolino a mangiare un gelato. Tutti i bambini sedevano composti con il loro gelato in mano. NON SI SONO NEANCHE SPORCATI!
L’occhio di Raperonzolo oscillava da un tavolo all’altro. Al suo tavolo, Figlio-due aveva gelato fino a dentro al pannolino, sembrava che lo avesse punto la mosca tze-tze, si era tolto le calosce, i calzini, alzato, corso in una pozzanghera e batteva i piedi nudi nel fango con quel che restava del gelato ancora in mano e il resto spalmato in faccia. Figlio-uno era misteriosamente scomparso.
A questo punto Raperonzolo è giunta ad istinti omicidi d'invidia bavosa nei confronti di questa donna soprannaturale scesa in terra al solo scopo di mortificare le comuni mamme mortali.
Lo spirito pacifista e l’istinto di sopravvivenza le hanno poi suggerito le seguenti plausibili ipotesi:
1) Questa mamma, così placida all'apparenza, a casa è in realtà una sado-maso e i bambini, sottoposti quotidianamente a terribili sevizie sono traumatizzati e terrorizzati.
2) Prima di uscire di casa somministra sempre forti dosi di barbiturici ai figli.
3) Prima di sfornare cinque figli faceva parte del corpo speciale delle SAS.
4) Si serve d’ipnosi e controlla i figli attraverso una serie di parole chiave.
Se così non fosse, l’Ego di Raperonzolo ne risulterebbe alquanto svilito.

martedì 10 giugno 2008

Salvate il tasso Ryan (reprise)

- Pronto Salvatassi, sono Raperonzolo, si ricorda di me? Sono quella a cui ogni tanto piovono i tassi in giardino. Ah, si ricorda? Bene. No, perché me ne sarebbe piovuto un altro. Come me ne sono accorta? Sa com’è, ha scavato il traforo del Montebianco e ammassato alcuni chilometri cubici di terra davanti alla casetta dei bambini. Bèh sì, è una montagna altina, non proprio come l’Everest ma insomma la si può scalare. Se è ferito? Non credo. Si è piazzato nella casetta e si sta facendo una tazza di tè, credo stia bene. I miei orari? Guardi, oggi è una giornata tranquilla, alle 9:00 accompagno i bambini a scuola, alle 11:00 vado a riprendere Figlio-due, alle 15:00 vado a riprendere Figlio-uno, alle 17:00 porto Figlio-uno agli Scout, se sincronizziamo gli orologi a un certo punto a casa mi trova. Viene subito? Ottimo. Click.
Un nuovo babytasso è rotolato giù dalla tana. Il giorno prima Raperonzolo, contemplando il giardino, aveva detto: finalmente ci siamo, un praticello compatto dal manto erboso uniforme.
Questa volta si è presentata una lady salvatassi che si rivolgeva al tasso con un rivolo di sweetie e darling. Raperonzolo sorrideva e annuiva. La successiva ora l’ha trascorsa con una vanga in mano alla ricerca del suo praticello sommerso.

lunedì 9 giugno 2008

Anomalie

Un grido riecheggia dalla vasca da bagno. Raperonzolo corre.
In bagno le si presenta la seguente scena: un figlio ridente la guarda felice, ha le mani intorno al collo del fratello e lo spinge sott’acqua. L’altro figlio si divincola e annaspa. Un classico bagnetto tra fratelli. Regolare.
Cosa c’è di anomalo allora in questa scena?
Bèh, il fatto che la vittima ha sei anni e lo strangolatore due e mezzo.
Tipi tosti i secondi.

Una di quelle storie

Ieri Raperonzolo ha letto una storia tanto assurda quanto triste. Una di quelle storie che ti restano dentro e ti stringono come una morsa feroce. Una storia che le ha fatto pensare a come la morte ci accarezzi e ci sfiori ogni momento in una strana roulette del destino. Raccontava di una mamma morta di febbre puerperale nel 2004, cinque giorni dopo la nascita della sua secondogenita.
Sarà che morire di febbre puerperale nel ventunesimo secolo, in uno dei paesi più avanzati del mondo, sembra uno scherzo beffardo e crudele; sarà che questa vicenda si è svolta nell’ospedale di Kingston, dove è nato Figlio-uno. Sarà che se a questa mamma avessero fatto il tampone e somministrato gli antibiotici e non sarebbe morta. Sarà che quando Raperonzolo ha scoperto che in Gran Bretagna il tampone non era un esame di routine ha battuto i piedi così forte che è riuscita a farselo fare lo stesso (risultando positiva allo Streptococco). Sarà che se questa mamma avesse avuto un’adeguata cura ante-natale e post-natale, avrebbe potuto crescere i suoi figli. Invece è stata seguita (come d’altra parte tutte le mamme qui) dalle famigerate “midwives”, infermiere con qualche infarinatura di ostetricia, che non sapevano neanche dell’esistenza della febbre puerperale (per cui le diagnosticarono un raffreddore mentre lei moriva di setticemia). Sarà che i maledetti tagli alla sanità basati sulle incidenze statistiche causano in Raperonzolo un indignazione rabbiosa. Insomma, questa storia le ha suscitato così tanti confusi dolorosi pensieri che da quando l’ha letta continua a venirle in mente questa bellissima poesia di Cesare Pavese:
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
Perché è questa pazzesca fragilità della vita a farci amare ogni cosa che abbiamo.


sabato 7 giugno 2008

Dodici ore

- Com'è andata oggi?
- Mmh.
- Ci prepariamo la cena?
- Mmh.
- Guardiamo un po' di Tv insieme?
- Mmh.
- Cos'hai?
- Mmh.
Il sabato, quando Raperonzolo è a lavoro, il papà fa il mammo. Di solito gli bastano dodici ore per perdere la proprietà di linguaggio.

venerdì 6 giugno 2008

Intergalattico

- Non ti senti bene?
- No.
- Sei arrabbiato?
- No.
- Sei triste?
- No.
- Sei preoccupato?
- No.
- Allora perché fai quella faccia strana?
- E' la faccia di quando metto in moto la mia astronave.

giovedì 5 giugno 2008

E’ importante?

Recentemente la fase inquisitiva di Figlio-uno ha raggiunto orizzonti inesplorati. All’ossessiva rassegna dei “perché” si è aggiunta una nuova domanda: “è importante?”
Di cos’è che vuole capire l’importanza Figlio-uno? Di tutto. L’importanza che chiede è un’importanza a trecentosessanta gradi di ordine qualitativo, quantitativo, etico e utilitaristico.
Importante nel senso di valore, importante nel senso di utilità, importante dal lato affettivo, importante nello spettro intero dell’esistenza.
“E’ importante?” è un “perché” ampliato, dilatato perché va oltre la richiesta di un chiarimento rispetto al funzionamento delle cose ma esige piuttosto un’esposizione concisa sul senso e l’essenza stessa di esse.
Figlio-uno che prima avrebbe chiesto “Perché c’è il cielo?” ora sbaraglia la madre con un ben più inquietante “E’ importante il cielo?”
Raperonzolo cerca di sopravvivere tra domande di questo tipo:
“E’ importante il ghiaccio?”
“E’ importante la casa?”
“E’ importante la strada?”
“E’ importante la notte?”
“E’ importante il sole?”
“E’ importante il fiore?”
“E’ importante la pera?”
“E’ importante il pavimento?”
“E’ importante la carta?”
“E’ importante l’erba?”
Questa mattina vestendosi mi ha chiesto:
“E’ importante l’ombelico?”

martedì 3 giugno 2008

La fase dei perché

Raperonzolo vuole sfatare un mito, quello che vede il “perché” dei giovani bipedi, una forma di innata curiosità verso la realtà che li circonda da soddisfare sempre e comunque con serietà e in modo esaustivo. La gamma dei “perché” è in realtà vastissima e va dai legittimi “perché” di stampo newtoniano fino alla presa per i fondelli. Muoversi tra queste aree senza rimetterci la salute mentale è la vera sfida del genitore.
Ecco una guida sommaria e non del tutto esaustiva.

Il perché sistematico
Verso i tre anni il bambino s’impossessa della parola magica. Il “perché” è parola dotata di potere magnetico, una chiave d’accesso al mondo degli adulti. Da prima ripetuta fino all’ossessione, tanto per sentire il suono che ha e per capire che reazioni suscita, poi reiterata previa constatazione che in qualunque luogo e in qualunque situazione il “perché” li rende il centro assoluto dell’universo (una posizione in cui il treenne si sente pienamente a suo agio).
L’uso sistematico del “perché” è un’arma potentissima contro la quale il genitore amorevole e disponibile non ha scampo. Il minibipede riesce ad accalappiare l’attenzione in modo univoco e totalizzante. Vince sempre lui perché non è minimamente interessato alla risposta, vuole solo protrarre il dialogo a tempo indeterminato.
“Amore, mettiamoci le scarpe.”
“Perché?”
“Perché dobbiamo uscire”
“Perché?”
“Perché dobbiamo fare la spesa.”
“Perché?”
“Perché in casa non abbiamo più niente da mangiare.”
“Perché?”
“Perché abbiamo già mangiato tutto.”
“Perché?”
“Perché per vivere bisogna mangiare.”
“Perché?”
Si può andare avanti per delle ore finché il genitore non cede per sfiancamento psicofisico.

Il perché inquisitivo
Verso i quattro anni il bambino comincia a porsi delle serie domande sul mondo, la propria esistenza e il funzionamento delle cose. I “perché” sono molteplici, complessi, articolati e spesso surreali.
“Perché nascono i bambini?”
“Perché esistiamo?”
“Perché c’è la luna?”
“Perché la notte c’è il buio?”
“Perché al buio non si vede?”
“Perché i girini diventano rane?”
“Perché noi non possiamo volare?”
“Perché l’acqua è bagnata?”
“Perché il fuoco brucia?”
Il genitore è costretto spremersi le meningi dalla mattina alla sera e a cimentarsi nelle più improbabili risposte, ma c’è un problema: il quattrenne ha un potere di attenzione pari alla memoria d’un pesce rosso. Se la risposta non è immediata, diretta e semplice, entro pochi secondi di "perché" ne avrà già chiesti altri dodici. Il genitore annaspa e poi annega in un oceano di “perché”.

Il perché pragmatico
Il cinquenne è un essere astuto. Riscopre il treeenne che c’è in lui ma massimizza i due anni di esperienza e furbizia alle spalle. Rispolvera il “perché” sistematico e lo pragmatizza allo scopo di ritardare o non fare quello che gli viene chiesto.
“Amore, spegni la TV, per favore.”
“Perché?”
“Perché ti devi lavare e vestire.”
“Perché?”
“Perché devi andare a scuola.”
“Perché?”
In questa fase si va avanti così circa venti volte al giorno ogni giorno per circa un anno.

Il perché assoluto
Il seienne supera se stesso. I suoi “perché” sono una miscela atomica di perché sistematici, inquisitivi e pragmatici dal potere corrosivo pari a quello dell'acido muriatico che riversa sul genitore a ritmo costante, tanto da rendergli praticamente impossibile discernere tra i vari “perché” che assumono una forma assoluta e onnipresente.
Il genitore è ormai stremato ed esausto. E’ a questo punto che cede alla fatidica frase che ha sempre criticato a tutti gli altri genitori:
"Perché è così e basta!!!
Naturalmente la grida nel momento più inopportuno, proprio quando il figlio aveva espresso uno di quei legittimi “perché” a cui il genitore avrebbe dovuto rispondere con serietà e in modo esaustivo.

lunedì 2 giugno 2008

Il fascino dell'insolito

Questa mattina Raperonzolo si è svegliata serena e rilassata.
Figlio-uno e Figlio-due erano calmi e allegri. Alle otto in punto, senza che neanche glielo chiedessi, sono saliti per lavarsi e vestirsi. Siamo usciti di casa
canticchiando e con un colossale anticipo.
Figlio-uno ha avuto un'ottima giornata a scuola. Figlio-due, alla Toy Library, si è trasformato da baby killer in beato angelico e invece di prendere a cazzotti i suoi coetanei ci ha giocato.
Nel pomeriggio Figlio-uno è stato felice di fare i compiti e invece di un libro solo ne ha letti due.
Alle otto di sera entrambi i bambini erano a nanna.

Raperonzolo sta ancora cercando di svegliarsi, convinta che sia stato tutto un sogno.

domenica 1 giugno 2008

Pochi secondi

- Avete mai fatto il sentiero delle sculture?
- Uh, no! Dov’è?
- E’ qui, parte proprio da qui. Ci volete andare?
- Sì, sì, andiamo.
Raperonzolo, che conosce bene il bosco, fa strada alle amiche. Si avanza lungo il sentiero. I bambini più grandi partono di gran lena, Figlio-due li segue a balzi. A un certo punto, visto che la vita è piena di sorprese e nella mente di un duenne chissà quali pazzesche idee si formano, si ferma, si gira di scatto e parte come un treno come solo lui sa fare.
Pochi secondi per rendersi conto che sta tornando indietro, pochi secondi per realizzare che indietro c’è il parcheggio, pochi secondi per concludere che oltre il parcheggio c’è la strada statale. Pochi secondi, per voltarsi e vedere Figlio-due già sul parcheggio; per gridare il suo nome e partirgli dietro; per ululare e per rendersi conto che a meno che il piccolo Mennea non si fermi, Raperonzolo non ce la farà mai a raggiungerlo prima della strada statale.
A questo punto l’urlo che le esce dai polmoni è tuonante, devastante, apocalittico. Figlio-due si ferma pietrificato a mezzo metro dalla strada, proprio mentre sfreccia un bolide.
Pochi secondi, forse dieci, ma che sono costati a Raperonzolo almeno dieci anni di vita.