sabato 31 maggio 2008

Psicosi meteopatica

Malgrado il cielo grigio-topo e l’atmosfera fognarella, oggi non pioveva.
Inevitabile la confusione di Figlio-uno il cui DNA al 50% British lo induce a ritenere ogni giornata di non pioggia una bella giornata con percezioni vicine alla psicosi.
Per tutta la mattinata, infatti, ha osservato il cielo convinto che fosse blu, rimirandolo con sguardo estatico.

mercoledì 28 maggio 2008

Pesca al girino

Il giorno tre dell’Half Term si è aperto sotto i peggiori auspici. Una pioggerellina sottile, perpetua e viscerale permeava l’atmosfera ingrigendo gli umori.
Raperonzolo, vittima ormai di un raffreddore cronico, scrutava l’orizzonte inseguendo invisibili segnali di speranzose ma improbabili alterazioni atmosferiche.
Programma della giornata: gita all’Hatfield Forest, vicino Stansted, insieme a Calimero, James Bond e le rispettive mamme e sorelle.
In un qualsiasi altro paese si sarebbe optato per un vin brulé accanto al focolare, ma nella lovely la pioggia, oltre che un fattore atmosferico costante, è un distintivo culturale. Essere perennemente inzuppati fino al midollo è un modus vivendi, tanto che nessuno usa l’ombrello. Per cui impermeabile e calosce e via. Cosa vuoi che sia un po’ di pioggia?

Certo, bisognava tenere conto che la gita prevedeva due ore di Pond Dipping (pesca di girini, pulci d’acqua e altra fauna di stagno) con sei bambini di cui uno (Figlio-due) intenzionato a tuffarsi nello stagno ad ogni costo e perseguendo quest’obiettivo attraverso una gamma vastissima di metodologie; passeggiata nel parco con Figlio-uno, Calimero e James Bond decisi ad allontanarsi, scomparire ed essere cercati per oltre un’ora; rotolamenti dei sei bambini in ogni possibile pozzanghera (alcune delle quali praticamente sabbie mobili); e picnic all’aperto.
Inevitabile la trasformazione a più riprese di Raperonzolo nell’Incredibile Hulk.

A volte ritornano

Un’altro Half Term. Cinque giorni di pura sopravvivenza. Al giorno due Raperonzolo deve portare la macchina a fare la revisione (qui obbligatoria ogni anno) e pure il tagliando. Come al solito è in ritardo, come al solito piove. Come al solito Figlio-uno è in edizione logorroica e parla ininterrottamente da quando si è svegliato. Raperonzolo traccheggia con zainetto, chiavi, foglietti e fogliettini e infine Figlio-due intenzionato ad infilarsi in ogni angolo dell’auto tranne che sul seggiolino.
- Mamma cosa sono queste?
- Queste cosa? – Chiede Rape mezza distesa sul sedile di dietro tirando per una gamba Figlio-due.
- Queste qui?
- Queste qui, cosa? – Richiede Rape che con un ginocchio immobilizza Figlio-due e con le mani lo aggancia.
- Queste qui!!!
- Non lo so, aspetta. Non lo vedi che ho da fare. – Cadono le chiavi, cade la borsa. Tira su le chiavi, tira su la borsa.
- Questi pezzettini di carta.
- Ma scusa se sai che sono pezzetti di carta perché mi chiedi cosa sono? E stai fermo che ti devo allacciare la cintura.
- Sì, ma non so che pezzetti di carta sono.
- E che ne so che pezzetti di carta sono, non ce li ho messi io. – dice Rape chiudendo lo sportello e facendo il giro dell’auto sotto il diluvio universale.
- Allora chi ce li ha messi?
- Ma che t’importa di quei pezzetti di carta? Ce li avrà messi papà!
- Papà! Papà! Papà! – grida Figlio-due da dietro che ha già liberato le braccia dalle bretelle del seggiolino.
- E papà quei pezzetti da dove li ha presi?
- Non lo so. Saranno cartacce d’un chewingum. – Dice Rape sgranando la marcia e azionando i tergiscristalli.
- E perché li ha messi lì?
- Non lo so. Si sarà dimenticato di buttarli.
- E perché uno è bianco e uno è blu?
- MA CHE T’IMPORTA DI SAPERE DI DUE PEZZETTI DI CARTA! LA SMETTI DI FARMI DOMANDE ASSURDE! SE DEVI FARMI DELLE DOMANDE FAMMI ALMENO DELLE DOMANDE SENSATE E FAMMELE QUANDO NON SONO IMPEGNATA A FARE ALTRE TRECENTO COSEEEE!!!
- Ok mamma, ma perché ora sei tutta così arrabbiata?

lunedì 26 maggio 2008

L’arte del DIY

Raperonzolo è cresciuta in una famiglia dove se si rompeva un tubo si chiamava l’idraulico, se c’era un corto circuito l’elettricista e se si dovevano dipingere le pareti si chiamava l’imbianchino. Poi Raperonzolo è andata a vivere in Inghilterra e si è imbattuta nel temibilissimo DIY, il fai-da-te, una malattia in grado di trasformare un qualsiasi individuo medio in un fanatico della ristrutturazione endemica e sistematica.
I British fanno tutto da soli in casa armati di un ego esagerato, una fiducia che surclassa le capacità, e un senso dell’estetica pari a quello d’un tacchino. Rrifanno impianti di riscaldamento facendo passare i tubi (rigorosamente esterni) lungo le pareti del soggiorno; rifanno l’impianto elettrico sparando tracciati a zig zag che passano sopra, sotto di lato ai suddetti tubi del riscaldamento; aggiungono linee telefoniche di quattro diverse compagnie inchiodando quattro tracce di cavi sopra tutti i battiscopa (ma il cordless e il wireless che li hanno inventati a fare?); installano caldaie nei luoghi improbabili (perché non la camera da letto dei bambini?). In una casa, una volta, ho trovato la lavatrice in salotto (oibò, l’attacco l’avevano fatto lì!) Le case British sono un labirinto di tubi, cavi elettrici, telefonici. Prese ed interruttori ad ogni altezza. Moquette e carta da parati (possibilmente a fiori) ovunque, spesso stratificata, dipinta, scartavetrata, ridipinta e ristratificata. Se la casa non è nuova e ha, mettiamo trent’anni, porterà i segni evidenti e devastanti del DIY rampante e spregiudicato di almeno tre generazioni di proprietari.
La donna italica non ha scelta: o sposa un British milionario e si compra un super luxury refurbished house, oppure si specializza nell’arte del DIY e cerca di fare piazza pulita dell’orrore che la circonda.
Non avendo sposato un milionario, Raperonzolo negli anni si è specializzata imbianchina, piastrellatrice, elettricista, falegname, giardiniera. Ha rimosso alcuni chilometri di cavi elettrici e telefonici, ha incassato tubi; ha raschiato via svariate tonnallate di carta da parati, piastrellato il bagno; ha sostituito interruttori, sradicato la giungla di piante, ridipinto pareti.
Nell’ultima settimana, l’operazione “salotto”, ha chiuso quattro anni di lavori (prevalentemente notturni) e reso finalmente la casa interamente vivibile secondo standard non-British. Ora manca solo il pavimento del salotto, ma volendolo far fare a professionisti, bisognerà attendere.
Raperonzolo dovrà continuare a convivere con la moquette verde. Non sarà facile.

sabato 24 maggio 2008

Teenagers

- Stavi mangiando durante il turno di lavoro.
- Sì, perché non avevo avuto tempo prima.
- Lo sai che non è consentito mangiare alla postazione?
- Sì, ma non avevo avuto tempo di mangiare prima.
- Quando te l'ho chiesto ti sei rifiutato di mettere via il mangiare.
- Sì perché non avevo ancora finito.
- Stavi usando il telefonino. Lo sai che non è consentito usare il telefonino quando sei alla postazione?
- Non lo stavo usando. Ho ricevuto un messaggino e l'ho spento subito.
- Hai impiegato dieci minuti e premuto almeno trenta tasti per spegnere il telefonino. Dev'essere un modello molto complicato.
- No, è un telefonino normale.
- Durante il corso di due turni hai continuato ripassare le note per l'esame e prendere appunti nonostante ti abbia ripetutamente chiesto di mettere via il materiale universitario.
- Non stavo ripassando.
- Cosa stavi facendo, allora?
- Stavo solo annotandomi cose che mi dovevo ricordare per l'esame.

Raperonzolo il sabato gestisce un gruppo di teenagers in un call centre e non finisce mai di stupirsi davanti a quello che si sente rispondere.

giovedì 22 maggio 2008

Operazione reshuffle

Figlio-uno e Figlio-due hanno un rapporto d’interesse temporaneo verso i giocattoli. Grandi smanie per qualche giorno e poi quello che sembrava la loro più grande aspirazione finisce per mettere su le ragnatele. Raperonzolo allora, quando non ha i figli intorno e quando è in grado d’intendere e di volere, ecco quando è in vena insomma si dedica all’operazione reshuffle, ovvero rimescola.
Comincia dalla loro camera da letto, seleziona un paio di vecchi giocattoli e li porta al locale charity shop. Nel posto vacante infila un paio di macchinine che stavano su uno scaffale. Poi prende quattro o cinque giocattoli e li porta al piano di sotto, prende un po’ di quelli che stanno di sotto e li porta di sopra. Uno che stava in un cassetto lo mette su un mobile, quello sul mobile nella scatola dei giocattoli; quello nella scatola su un ripiano. Figlio-uno e Figlio-due tornano a casa ed è folgorazione. Improvvisamente il giocattolo venuto a noia torna di moda. E’ come se fosse tutto nuovo, come se un cambio di posizione o di sfondo avessero operato una metamorfosi. Quella stazione dei pompieri che da sei mesi stava sul pavimento del soggiorno totalmente ignorata, ora che è sul pavimento della loro stanza diventa il pozzo delle meraviglie. Il teatrino, che quando era montato giù di sotto neanche lo guardavano, ora che è smontato dentro ad un armadio viene da loro ripreso e rimontato e utilizzato per interminabili performance. Quella mini lavatrice abbandonata nella loro stanza ora che è in soggiorno dà vita ad infiniti bucati.
Raperonzolo ghigna soddisfatta. C’è solo un problema: dopo neanche una settimana tutto rientra nei ranghi e bisogna rimescolare.

mercoledì 21 maggio 2008

Monologhi via mail

Febbraio:
Avete già qualche dato sulle vendite?

Marzo:
Potete dirmi come stanno andando le vendite?

Aprile:
Potete inviarmi i dati sulle vendite?

Maggio:
Attendo ancora risposta sui dati delle vendite.

C'è di peggio all'essere schivati dai lettori, l'essere ignorati dalla propria casa editrice.

martedì 20 maggio 2008

Conversazioni inquietanti

- Mamma sono molto preoccupato per year 6 (la sesta elementare).
- Perché sei preoccupato?
- C’è qualcosa di strano in year 6.
- Béh, oggi avevano gli esami.
- Lo so che avevano gli esami, ma non è quello.
- Allora cosa c’è di strano?
- Ho fatto un sogno su year 6.
- E che succedeva in questo sogno?
- Niente, ma l’insegnante era dall’altra parte dell’aula e tutti lo guardavano.
- E allora?
- E allora basta.
- Non è successo niente nel sogno?
- No.
- E allora perché sei preoccupato?
- Non lo so ma sono molto preoccupato.
Raperonzolo in preda al panico ha torchiato Figlio-uno per circa un’ora per sondare se si trattasse di bullismo, se il maestro avesse fatto qualcosa, ma le reazioni di Figlio-uno erano tali da escludere entrambe le ipotesi.
I casi sono tre:
1) In year 6 avviene qualcosa di losco e insondabile
2) Il sogno ha semplicemente lasciato una strana sensazione a Figlio-uno e non c’è nulla di cui preoccuparsi.
3) Figlio-uno è un veggente e Raperonzolo si chiede se sia il caso di allertare tutti e consigliare alla classe di rinunciare alla gita all’isola di Wight.
Indecisa sul da farsi Raperonzolo, baffi e occhiali finti, videocamera in un fermacapelli e microchip nel passeggino di Figlio-due, ha deciso di trasformarsi in detective all’assalto.

mercoledì 14 maggio 2008

Il calcio secondo Figlio-uno

Dopo aver letto il post di Piattini, non ho potuto resistere alla tentazione di esplorare a fondo il rapporto di Figlio-uno con il calcio: un rapporto di totale reinterpretazione.
Chiariamo innanzitutto una cosa, Figlio-uno adora il calcio, anche se non lo intende nella stessa accezione del resto dell’umanità.
I segnali si erano visti fin dalla più tenera età. In occasione dei mondiali di Germania infatti, l’allora quattrenne osservava affascinato quei puntini colorati che si muovevano nel verde dando origine a caleidoscopiche ed inconsuete forme.
Per Figlio-uno il calcio non è uno sport, né un gioco, né un’attività sociale o ricreativa. Il calcio per lui rappresenta un momento di contemplazione cosmologica, osservazione di fenomeni naturali, celebrazione di possibilità creative.
Prendiamo, per esempio, lo spogliatoio, luogo di cambi rapidi. Si va per giocare, cambiarsi è necessario ma è pur sempre un mezzo, non il fine. Per Figlio-uno invece lo spogliatoio è già di per sé meta: è luogo di rallentamento, ipnosi, espansione temporale: una maglietta, un’astronave, un calzino, una galassia, un parastinchi, una supernova, una canottiera, un’isola incantata. In ogni fase del cambio degli indumenti si perde e si ritrova, si riperde e poi si ritrova di nuovo, finché atomo per atomo non si è ricomposto in un
outfit calcistico.
I bambini si spogliano alle 15:10, la lezione di calcio comincia alle 15:20. Figlio-uno riesce ad arrivare in campo verso le 16:00. Una volta in campo, avendo perso il riscaldamento e gli esercizi preliminari, non gli è molto chiaro del perché tutti si ostinino a calciare e rincorrere una palla che non gli sembra avere nulla di speciale, eppure trova affascinante trovarsi al centro di quell’evento straordinario: uno spiazzo di prato pieno di bambini che corrono. E’ una cosa che lo fa sentire in sintonia con il creato. Correndo un po’ a destra e un po’ a sinistra (di solito da lato opposto di dove sta la palla) immagina chissà quale esplorazione interstellare. Osserva il cielo poi. Coinvolge i suoi compagni, punta alle nuvole, gli spiega chissà che cosa. La partitella allora comincia a spaccarsi tra il gruppo dei rincorritori e il gruppo dei sognatori. Talvolta Figlio-uno fa finta di fare l’equilibrista sulla striscia a bordo campo, oppure sposta i piattini di demarcazione e li riarrangia in forme più creative. Foglie, fiori, fili d’erba sono intelaiature affascinanti e da mostrare. Si dirige da chi attacca o chi difende. Distrae portieri e terzini, soprattutto se della sua squadra, con una coccinella, una farfalla o perfino un vermiciattolo. Se sta in porta, scomparirà chissà dove ad esaminare un sassolino. Se gioca in attacco, anche se la palla gli arriva sui piedi, si sposterà per lasciarla passare. Esulta quando qualcuno segna, anche se era della squadra avversaria.
L’istruttore non sa se ridere o piangere.
Raperonzolo s’interroga e interroga:
- Amore, ma senti un po’ sei sicuro che ti piace giocare a calcio? Mica che ci devi giocare per forza.
- Ma che dici, mamma? E’ bellissimo.

martedì 13 maggio 2008

Scambi virtuali

- Me lo presti?
- No, non posso.
- Dài! Poi te lo ridò.
- No, potresti perderlo.
- Ti prometto che non lo perdo.
- E poi serve a me.
- Te lo ridò subito domani.
- E se me lo rompi?
- Non te lo rompo.
- Me lo ridai subito domani?
- Sì, appena arriviamo a scuola.
- Mmmhh… ok. Allora te lo do, però domani appena arriviamo a scuola me lo ridai subito.
- Sì, subito subito. Promesso.
Figlio-uno tira fuori dalla tasca un oggetto invisibile e lo dà a Calimero. Calimero estatico osserva l’oggetto invisibile e poi lo infila in tasca e corre via.
- Grazieee!!!
Raperonzolo osserva il figlio titubante.
- Ma che cos’è che gli hai dato?
- Il telecomando della mia astronave.

lunedì 12 maggio 2008

L’ottimismo è l’oppio dei genitori

Raperonzolo e il pater familias sono genitori ottimisti. Ogni domenica si svegliano con l’auspicio che quella domenica sarà quella buona: quella in cui riusciranno a trascorrere una piacevole e rilassante giornata con i propri bambini. Anni di fallimenti non li hanno né dissuasi, né scoraggiati. Se poi il sole splende alto, la temperatura è di ventisette gradi centigradi e quella che si prospetta è in una di quelle giornate che entrerà negli annali meteorologici del Regno di Her Majesty, la determinazione di Raperonzolo e del pater familias raggiunge vertici inauditi. In uno stato di ebbrezza infatti programmano:
1) Piscinetta per i bambini
2) Barbecue
Raperonzolo è in vena di strafare e ne approfitta per cominciare a spannolinare Figlio-due.
E ora fotografiamoli lui e lei mentre si godono la pace di un pomeriggio solare: i bambini che giocano felici nella piscinetta, lui che legge un libro (il primo che Raperonzolo gli vede in mano da almeno due anni), lei che sonnecchia sul prato. Un idillio.
Dura quarantacinque secondi.
I bambini, che fino a quel momento hanno ignorato i genitori, decidono che è giunto il momento di sparare bordate, secchiate, mitragliate d’acqua alla volta dei pacifici illusi. Lui, tranquillo, dopo un paio di rimbrottini ripone il libro (dopo tre paragrafi) e si ritira al computer. Lei, in giornata angelica, riapre gli occhi e opta per ritirare il bucato asciutto prima che ritorni bagnato.
Figlio-uno decide che ha freddo e vuole uscire. Ok, ora mamma va a prenderti l’asciugamano. Figlio-due non ne vuole sapere di asciugarsi, né di stare nella piscinetta, piuttosto preferisce correre bagnato e nudo per casa inzaccherando la moquette. Dopo varie rincorse, Raperonzolo riesce ad asciugarlo, infilargli una maglietta e riportarlo fuori.
“Bambini lo volete il gelatino?”
Il gelato, si sa, nei bambini va metà in bocca, un quarto per terra e il resto sui vestiti. Vabbé, pazienza. Ogni circa cinque minuti lei chiede a Figlio-due se deve fare la pipì. Lui dice di sì, si siede sul vasino mezzo secondo, poi fa finta di tirare la catena e dice “andata via la pipì”. Naturalmente non ha fatto niente.
Tempo di barbecue.
Quando la Rapefamiglia fa il barbecue, il pater familias prende il proprio ruolo con molta serietà e professionalità: si piazza davanti alla griglia e per le successive tre ore cincischia con carbonella, accessori e alimenti che gli vengono messi accanto pronti per essere cotti. A Raperonzolo spetta l’incarico di: assicurarsi che il pater familias non venga disturbato, tenere impegnati i bambini, preparare tutto il mangiare da mettere sulla griglia e i contorni vari. Inevitabilmente Figlio-uno vuole fare tutto quello che fa il padre e Figlio-due vuole fare tutto quello che fa il fratello, per tanto tenere i bambini lontani dal barbecue è come cercare di tenere lontane un esercito d’api da un alveare.
“Bambini prendiamo la Bubble machine?”
“Sìììììììììì!!!!!”
Chiaro che Raperonzolo o ci fa o c’è, dati i precedenti, ma il sole dà alla testa un po’ a tutti. L’idea è di tenerli impegnati con le bollicine mentre lei taglia pomodori, affetta il pane, tira fuori la carne, il pesce, prepara le fragole.
Come da copione, Figlio-due viene colto da raptus accendi-spegni, ma Figlio-uno dice che sta per esserci l’eruzione d’un vulcano, arraffa la Bubble machine e si rifugia insieme a Figlio-due dentro la casetta che hanno in fondo al giardino. Spariscono. Da lontano si sente la telecronaca dell’eruzione del Vesuvio. I due pargoli sono intrappolati a Pompei. Dalle finestre emergono bollicine. Figlio-due alterna strepiti a sghignazzi. Quando riemergono sembrano appena usciti da una canna fumaria. La combinazione: gelato, bolle di sapone e terriccio ha avuto effetti devastanti.
“Ma che vi siete fatti?”
“Mamma, mamma sono la lava e la cenere!”
Figlio-uno ha le gambe beige e una maglietta che non riconosco più. Di Figlio-due invece riesco a malapena ad intravedere gli occhi. Mantre cerco di riprendermi dallo shock è già lì che corre per tutta casa infangato, con la Bubble machine in mano rovesciando sapone per tutta la moquette. Nel trambusto generale e il fuggi fuggi vario decide inoltre che è giunto il momento di fare la pupù e la molla in soggiorno.
Ecco ora Raperonzolo nella sua tranquilla e rilassante domenica: una Bubble machine in una mano e un vasino nell’altra intenta a rincorrere Figlio-due che sghignazza divertendosi come un pazzo.
Il pater familias computo rigira le bruschette.

venerdì 9 maggio 2008

Test per aspiranti genitori

Questo gira in rete da un po’. Ve lo traduco volentieri. Divertitevi.

Test 1
Per prepararsi alla gravidanza indossare una camicia da notte con un sacco di fagioli sulla pancia. Tenerlo per 9 mesi. Dopo 9 mesi rimuovere il 5% dei fagioli.

Test 2
Per prepararsi alle notti:
1. Camminate per il soggiorno dalle 17:00 alle 22:00 con un sacco bagnato dal peso di circa 6kg, con una radio sintonizzata su rumore statico a tutto volume.
2. Alle 22:00 mettete giù il sacco e programmate la sveglia per mezzanotte e andate a dormire.
3. Alzatevi a mezzanotte e ricominciate a camminare per il soggiorno con il sacco fino all’una.
4. Programmate la sveglia per le tre.
5. Visto che non riuscite a dormire, alzatevi alle due e fatevi un caffé.
6. Andate a letto alle due e quarantacinque.
7. Rialzatevi alle tre.
8. Cantate ninna nanne al buio fino alle quattro.
9. Programmate la sveglia per le cinque e quando suona alzatevi e preparate la colazione.
Andate avanti così per cinque anni. Mostratevi allegre.

Test 3
Vestire i bambini:
1. Acquistare un polipo vivo e un sacco.
2. Cercate d’infilare tutto il polipo nel sacco (senza lasciare fuori alcun tentacolo).
3. Tempo concesso: 5 minuti.

Test 4
La macchina:
1. Acquistate un cono al cioccolato e infilatelo nel cruscotto e dimenticatevene.
2. Infilate una moneta nel CD.
3. Prendete una scatola di biscotti al cioccolato e frantumatela sui sedili.
4. Passate un rastrello sugli sportelli.
Lasciate la macchina in questo stato per circa cinque anni.

Test 5
Uscire:
1. Aspettate
2. Uscite
3. Rientrate
4. Riuscite
5. Rientrate ancora
6. Riuscite un’altra volta
7. Percorrete il viale
8. Tornate indietro
9. Fate avanti e indietro molto lentamente per cinque minuti.
10. Rivolgetevi almeno trenta domande da soli
11. Strillate forsennatamente che non ce la fate più fino a che non escono i vicini.
12. Rinunciate e tornate a casa.
13. Siete ora pronti per uscire con un bambino di tre anni.

Test 6
Ripetete ogni cosa che dite almeno cinque volte per almeno dieci anni.

Test 7
Al supermercato.
Prendete la cosa più simile a un bambino di età pre-scolare. Una capra farà al caso vostro.
Se avete più di un bambino prendete più capre
Fate la spesa senza perdere le capre di vista.
Pagate tutto ciò che le capre mangiano o distruggono.
Finché non riuscite in questa operazione non contemplate neppure l’idea di avere figli.

Test 8
Al bagno
Utilizzate le capre di cui sopra.
1. Andate al bagno e sedetevi sul water (non pensate neanche di chiudere la porta)
2. Lasciate che una delle capre entri ed esca dal bagno a piacimento, vi venga addosso, vi tiri i vestiti, infili in bocca gli spazzolini, mangi la carta igienica.
3. Lasciate la seconda capra libera di fare tutto ciò che vuole in giro per la casa.
4. Ripetete l’operazione numerose volte al giorno per diversi anni.

Test 9
1. Appendete un cocomero al soffitto
2. Fate un buchino su un lato
3. Fate oscillare il cocomero
4. Prendete una scatola di corn flakes in una ciotola di latte e cercate d’imboccare il cocomero facendo l’areoplanino.
5. Continuate finché non avete consumato metà ciotola.
6. Rovesciatevi il resto parte addosso e parte sul pavimento.
7. Ora siete pronti ad imboccare un bambino di un anno.

Test 10
Effettuare una registrazione di una voce che ripete “mamma” incessantemente.
Importante: Non devono trascorrere più di 4 secondi tra ciascun “mamma” e assicurarsi dei crescendo in intensità.
Suonare la cassetta in macchina ovunque andiate per almeno quattro anni.
Ora siete pronti a viaggiare con il vostro bambino.

Test 11
Cominciate a parlare con un adulto di vostra scelta.
Chiedete a qualcun altro di tirarvi continuamente la camicia mentre suonate la cassetta di poc’anzi.
Ora siete pronti per avere una conversazione con un adulto quando vostro figlio è nella stessa stanza.

Test 12
Scegliete un giorno in cui avete un appuntamento importante e indossate i vostri abiti migliori. Ora:
1. Prendete un bicchiere di panna e spremeteci dentro un limone
2. Mescolate
3. Rovesciatene metà sulla vostra camicia
4. Rovesciate l’altra metà su un asciugamano
5. Cercate di pulire la camicia con l’asciugamano
6. Andate subito a lavoro senza cambiarvi. Non c’è tempo.

giovedì 8 maggio 2008

Un caso su un milione

La Rapefamiglia è un caso estremo di rapporto dissociato con la realtà.
Tempo fa Figlio-uno mi ha chiesto se potevo comprargli dei boxing shorts invece che le solite mutandine. Ok, faccio io, ormai siamo dei veri uomini, i boxing shorts ci possono stare. E gliene compro quattro paia. Dopo alcune settimane due paia scompaiono misteriosamente. Controllo se fossero rimaste in fondo a qualche federa, dietro ai termosifoni, sotto ai letti. Niente.
L’altra sera sono uscita per una riunione alla scuola e marito anglovegetarianastemio ha messo a nanna i bambini. Al mio rientro mi fa:
- Ma senti un po’, mi spieghi la storia dei boxing shorts?
- Quale storia? Quali boxing shorts?
- No, è che questa sera quando ho spogliato Figlio-uno non la finivo più di togliergli mutande. Ne aveva su tre paia sotto i pantaloni.
- Ma come tre paia? Sotto i pantaloni?
- Yep.
- Non capisco. E da dove sono uscite fuori?
- Mah! Lui dice che quando si è cambiato per la lezione di calcio ha trovato due paia nella borsa insieme ai calzoncini e ha pensato che ce le avevi messe dentro tu perché se le mettesse sopra le altre per non prendere freddo.
- Tre paia?
- Tre paia.
Ora considerato che le mutande sono sparite da un pezzo; che non le ho mai messe nella borsa del calcio; che Figlio-uno ha giocato a pallone tutto l’inverno a meno cinque gradi indossando un solo paio di mutande mentre ora fa un caldo boia, i casi sono due: o io sono diventata schizofrenica (e è stata l’altra me a infilargliele nella borsa) o Figlio-uno è un caso su un milione.
Plausibile anche la concomitanza di opzioni .

mercoledì 7 maggio 2008

Dalla parte delle streghe

Raperonzolo, essendo protagonista di una favola rivisitata, ha una teoria tutta sua in merito alle streghe.
Lisa si domandava sul dopo dell’happy ending: ma vissero poi veramente felici e contenti? Non si sa.
Raperonzolo invece vi dice che si sa.
Ecco la sua teoria.
Il dopo non è quello che non viene narrato, ma quello che viene prima del narrato e che è implicito per tutto il corso della vicenda. Il dopo è quello che erano le streghe prima. Perché le streghe, badate bene, prima di essere streghe erano proprio le principesse.
E' da allora che Raperonzolo prova una grande simpatia per le streghe. Sono loro le vere e uniche valorose mamme, non quelle immaginate, rimpiante, dalle sognatrici principesse (perdute in un’immagine ideale di mamma che non c’è), ma donne mature, indurite, pratiche e agguerrite. Pensaci bene, le streghe fanno di tutto per non far sposare le principesse. Sanno benissimo quello che succederà perché ci sono già passate. Infatti non le ammazzano mica le principesse (se fossero veramente così malvagie avremmo favole stile De Sade, invece no), le addormentano solo, come a dire: se proprio vuoi sognare mia illusa principessa, allora dormi, perché se ti svegli aprirai gli occhi sul tuo principe mollaccione e ti ritroverai tra parti, bucati e pannolini ad abbozzare colpi su colpi dalla vita come è successo a me. Altro che cattive, le streghe sono sagge, sono donne. Sono le donne che gli uomini non vogliono vedere e che negano. Le favole, per loro natura misogine, le ritraggono come streghe, ma è solo perché gli uomini, fosse per loro, le donne le vorrebbero sempre principesse beote.

lunedì 5 maggio 2008

Bolle di sapone

- Mamma possiamo fare le bolle di sapone con la bubble machine?
E’ festa, le scuole sono chiuse, c’è il sole, sono le quattro del pomeriggio e l’idea mi sembra ottima. Immagino i bambini giubilanti, perdutamente immersi in un’orgia di bollicine e già mi vedo impervia in atti di giardinaggio sistematico, rimozione dell’artiglieria di fango sui vetri, manicaretti serali.
Purtroppo in casa Raperonzolo ogni piano ha più buchi di uno scolapasta. Appena accesa, la bubble machine emette un grugnito, tre colpi di tosse, una scorreggia e poi si ferma.
- E’ la ventola che incastra. – Insiste Figlio-uno cercando d’infilarci le dita dentro.
- Io! Io! Io! – Dice Figlio-due alcune dozzine di volte cercando di strapparmi l’aggeggio dalle mani.
- Sono scariche le pile. – Diagnostica il pater familias impegnato a osservare il deumidificatore della sua scatola di sigari.
Ok, I am on it, Raperonzolo sa cosa fare: parte gioiosa ma si ferma subito. Purtroppo non basta semplicemente aprire il panciotto dello sparabolle con un click come ai bei vecchi tempi, nei congegni di oggi ci vuole il cacciavite e il cacciavite naturalmente non si trova.
- E lì, è lì. - Dice lui.
- Ma dove? – Ribadisce lei.
- Lì, lì. - Insiste lui.
Alla fine il cacciavite si trova ma non è quello giusto. Riparte la tiritera del lì, lì, ma dove? Ne compare un altro ma è rotto. Dopo venti minuti e alcuni sbuffi del pater familias, (tipo: mai una volta che possa guardare il mio deumidificatore in pace!) ottengo la chiave magica. Orrore. Le pile non sono le comunissime AA di cui abbiamo una scorta tale da meritarci il titolo di azionisti ad honorem della Duracell, no, sono il tipo D, le cicciotte bastarde, quelle che non ti ricordi mai neanche che esistono e figurarsi se ce le hai di scorta. Ma Raperonzolo piena di risorse. Eureka! Il registratore dei bambini! Quello ha le stesse pile! Purtroppo di quel registratore non c’è traccia dal giorno in cui il pater familias, esausto dopo la centottantatresima volta che aveva detto a Figlio-uno di spegnerlo, glielo ha sequestrato nascondendolo in un luogo sicuro, irraggiungibile al pargolo, a me ignoto e poi dallo stesso pater familias dimenticato. Smonto letteralmente casa ma non lo trovo. Sono ora le cinque meno dieci. Ormai Raperonzolo è in piena sfida. Tra lei e la bubble machine è una questione di onore. Carico Figlio-uno in macchina, lascio figlio-due ululare col padre e mi precipito al locale DIY store. Agguanto tre chili di pile, poi quando la cassiera mi presenta il conto mi prende un certo mal di pancia, allora faccio un sorrisino ebete, dico che mi sono sbagliata e ripongo tutto tranne le malefiche cicciotte.
Ecco qua, alle 17:15, con un’ora e quindici minuti di ritardo, la bubble machine comincia a mitragliare bollicine per tutto il giardino.
Dura circa cinque secondi, poi Figlio-due viene colto da un attacco spasmodico di accendi-spegni. Si cerca di distrarlo, si cerca di spostarlo, ma l’impellenza è troppo forte. La bubble machine sussulta. Figlio-uno strilla contro il fratello. Raperonzolo intanto ha abbandonato l’ipotesi giardinaggio e cerca di darsi da fare con i vetri. Non va molto lontano con l’operato. Ora Figlio-due ha perso interesse nell’interruttore e trova più godibile starsene a bocca spalancata a due centimetri dal bocchettone a farsi sparare tutte le bolle direttamente sull’ugola. Figlio-uno impreca, non ha alieni contro cui combattere, finiscono tutti in gola al fratello. Raperonzolo allontana l’aitante secondogenito, dà una secchiata ai vetri e passa alle fragole sperando che questa terza attività giunga a miglior pro. Non ha neanche pulito mezza fragola che l’urlo di Figlio-uno risuona per tutto il vicinato. Osserva desolata la scena: Figlio-due ha agguantato l'aggeggio infernale, si è rovesciato addosso alcuni litri di sapone e ora è lì che fugge a gambe levate con il corpo del reato in mano inseguito dal fratello.
Amen.

domenica 4 maggio 2008

Impavidi guerrieri

Si sono imbattuti nei più temibili alieni e nelle più infime creature del male. Hanno spavaldamente affrontato Daleks e Cybermen, si sono issati contro Troll e mostri a tre teste, non hanno temuto Lord Voldemort, impavidi contro Lord Sauron. Hanno perfino riso in faccia a Satana in persona. Oggi però slinguacciati da due capre, accerchiati da sei galline e inseguiti da quattro fameliche papere, Figlio-uno e Figlio-due non hanno retto l’impatto con le creature terrestri.

giovedì 1 maggio 2008

Regista acqua e sapone

- Mamma, L. mi ha regalato il CD di Doctor Who, quello con David Tennant che racconta l’episodio dei Sontaran!
- Quale, quello che ti ha dato papà la settimana scorsa?
- Sì, sì, quello lì!
- Ma scusa, se ce l’hai già, perché te ne sei fatto dare un altro?
- Ma L. me lo ha regalato.
L., la più brava della classe, ha un certo debole per Figlio-uno e conosce ogni sua passione. L’audio CD in questione era in omaggio con il Radio Times.
- Ma dove l’hai messo che non c’è nella cartella?
- L’ho lasciato nel mio cassetto a scuola.
- Ok.
- Ma sai che cosa ho fatto?
- Cosa hai fatto?
- Visto che già ce l’avevo. Ho pensato che potevo riusarlo. Allora sono andato in bagno, l’ho lavato bene bene col sapone e poi con A. e Calimero abbiamo fatto un nuovo film di Doctor Who!
All’inizio pensavo di dovergli spiegare la differenza tra un CD e un DVD, ma poi mi sono resa conto che le spiegazioni sarebbero state di portata assai maggiore, quindi ho finto entusiasmo e giubilo.
Il guaio sarà quando lo porterà a casa, lo infilerà nel DVD player e si renderà conto che il contenuto di un CD non si cancella esattamente con acqua e sapone e un film non si gira facendo ruotare un dischetto su un dito.