- Mamma, vorrei fare una festicciola per il mio compleanno.
- Va bene Rape’, allora invita un po’ di amichette che ti compro la torta.
Avevamo almeno sette anni. Chiedevamo a una manciata di amichette di venire a casa nostra. Qualche pasticcino, una caccia al tesoro che avevamo organizzato da sole, una torta con le candeline. Basta. Ergo, nella Stone Age dei kids parties, eravamo trogloditi con mamme fancazziste.
Infatti oggi, in piena cyber-era del settore, le feste le organizzano le mamme: quelle ipervitaminizzate, quelle factotum, deus ex-machina delle vite dei figli. Si comincia dall’asilo, trenta bambini in una classe. Le mamme bioniche sono le ventinove che vi separano dal resto dell’umanità. Voi infatti, fin dai primi giorni davanti alla scuola, sentite un certo disagio che vi coglie giù nel profondo dello stomaco e si trasforma in ansia; quel vago senso d’alienazione rispetto alle nuove incomprensibili tendenze del genere umano.
Il terrore comincia la prima settimana di asilo, quando una mamma (che non conosci) di un bambino che tuo figlio non conosce, ti mette in mano una busta con su scritto il nome di tuo figlio. Da questo ne deduci che la mamma in questione si è presa la briga, dopo manco un giorno di scuola, di farsi dare dalla maestra la lista di tutti i bambini della classe e ha poi compilato gli inviti uno per uno. Tu allora pensi subito che questa mamma sia un caso disperato, ma sei sulla brutta strada.
La prima volta infatti resti colpita, quasi commossa. Coinvolgi tuo figlio: "Uh guarda, non hai neanche cominciato che già t’invitano ad una festa, che bello!" La settimana successiva, alla seconda busta resti invece perplessa. Dalla terza settimana in poi infine cominci a declinare "uh sorry, domenica abbiamo dei commitments." "Uh sorry, mercoledì c’è un altro party." "Uh sorry, quella settimana siamo in Italia…" Da quel momento l’anno scolastico proseguirà in un susseguirsi di sotterfugi e piani strategici: ti recherai a scuola col passamontagna; porterai tuo figlio tardi quando le altre mamme se ne saranno andate; fingerai raffreddori, morbilli e varicelle. Purtroppo gli inviti ai parties sono come gli zombie: a volte ritornano. Nulla puoi contro le mamme bioniche. I party invitésciòn ti raggiungeranno da una tasca della giacca (dove te li infilano quando sei distratta), da dentro il cestino del pranzo del bambino; da sotto la porta di casa, per posta. Le mamme bioniche ti rincorreranno per la strada, t’incontreranno al mercato, fingeranno di frequentare lo stesso parrucchiere. Non c’è scampo. Almeno diciotto di quei ventinove parties non li riuscirai ad evitare. Improvvisamente, quella che consideravi una vita già piena d’impegni la ricorderai come una vita vuota. Mattinate dedicate alla ricerca dei regali, la carta per incartarli, i biglietti d’auguri specifici per sesso, età e gusti del bambino. E poiché i bambini inglesi non hanno il carnevale, che fanno? Si mascherano tutto l’anno. Feste rigorosamente a tema: Jungle Disco, Pirates and Fairies, Book characters, Zoo Party, Star Wars, Doctor Who, Dinosaurs. Gli armadi si riempiono di travestimenti d’ogni tipo. C’è da impazzire.
Il mondo dei kids parties poi non conosce barriere socio-economiche. La mamma bionica può avere un reddito stellare o vivere nel locale Council Estate con sussidio di disoccupazione e assegni familiari. Per le feste dei bambini non si guarda a spese: si affittano locali, impianti quadrifonici, scenografie, disc jokey, giocolieri, clown, saltimbanco, pattinatori, mangiatori di fuoco, burattinai. Milioni di palloncini in un’orgia multisensoriale. Cibo a zero valore nutritivo ed esponenzialmente nocivo che trasforma i bambini in Pacman impazziti, facendoli schizzare da un lato all’altro della sala senza controllo, bombardati dalla cacofonia delle loro stesse grida, musica, colori e zuccheri.
Ventinove regali vengono ammonticchiati in un lato della sala e tu ti chiedi dove mai la metteranno poi tutta quella roba: la buttano? Sapranno mai chi gliel’ha data? Ma una settimana esatta dopo la festa l’assurdo ti coglierà alla sprovvista: riceverai infatti una seconda busta che conterrà un biglietto di ringraziamento con allegata una foto del bambino con in mano il giocattolo che gli hai comprato. A quel punto cadi in trance. "Mamma, cos’hai?" "Niente, niente, caro, tutto bene." Le cyber mamme infatti portano a casa tutti i regali, prendono nota di ciascun regalo e chi glielo ha dato, poi piazzano il bambino in un angolo e gli mettono in mano un giocattolo alla volta, Cheese! scattano la foto e ripetono l’operazione ventinove volte. Poi stampano le foto ad una ad una, scrivono i biglietti di ringraziamento individuali del tipo: Thank you very much for the splendido salvadanaio rosa a forma di maialino che mi hai regalato, l’ho messo sul terzo scaffale della mia libreria così lo guardo tutti i giorni. Love… Ormai hai una crisi esistenziale, perché con tutto il bene che vuoi ai tuoi figli, tu piuttosto che fare una cosa del genere ti faresti amputare entrambe le braccia.
Ma il vero fiore all’occhiello dei kids parties sono le famigerate party bags. Vengono date alla fine della festa in ringraziamento agli invitati. All’interno contengono solitamente una matita e una gomma da cancellare (che il bambino raramente usa perché ha solo tre anni), delle parole crociate (a chi le diamo? Alla nonna?), un palloncino (che fai sparire subito perché pericoloso), oggettini di plastica stile sorpresa dell’uovo kinder che per mesi finirai per ritrovare sotto ogni letto e armadio. Infine, dulcis in fundo, la torta. Ecco, per qualche illogico recondito motivo che nessuno è ancora riuscito a spiegarmi, i britannici hanno un’abitudine la cui irrazionalità potrebbe essere soggetto di studi approfonditi. Dopo che il bambino ha spento le candeline non fanno come detta il buon senso e la logica del resto del pianeta, vedi tagliare la torta e darla ai bambini. No. Loro no. Ai bambini la torta gliela fanno solo vedere. Poi avvolgono ogni fetta in un tovagliolino e la infilano nella party bag che ti consegnano all’uscita. Come a dire: adesso toglietevi dai piedi e se proprio la volete ‘sta torta mangiatevela a casa vostra.
Naturalmente nel tragitto verso casa la torta si dissolverà all’interno della busta facendo un’unica poltiglia con il resto del contenuto. Una volta a casa, finirà in frigorifero dal quale tre giorni dopo transiterà direttamente nella pattumiera.
- Va bene Rape’, allora invita un po’ di amichette che ti compro la torta.
Avevamo almeno sette anni. Chiedevamo a una manciata di amichette di venire a casa nostra. Qualche pasticcino, una caccia al tesoro che avevamo organizzato da sole, una torta con le candeline. Basta. Ergo, nella Stone Age dei kids parties, eravamo trogloditi con mamme fancazziste.
Infatti oggi, in piena cyber-era del settore, le feste le organizzano le mamme: quelle ipervitaminizzate, quelle factotum, deus ex-machina delle vite dei figli. Si comincia dall’asilo, trenta bambini in una classe. Le mamme bioniche sono le ventinove che vi separano dal resto dell’umanità. Voi infatti, fin dai primi giorni davanti alla scuola, sentite un certo disagio che vi coglie giù nel profondo dello stomaco e si trasforma in ansia; quel vago senso d’alienazione rispetto alle nuove incomprensibili tendenze del genere umano.
Il terrore comincia la prima settimana di asilo, quando una mamma (che non conosci) di un bambino che tuo figlio non conosce, ti mette in mano una busta con su scritto il nome di tuo figlio. Da questo ne deduci che la mamma in questione si è presa la briga, dopo manco un giorno di scuola, di farsi dare dalla maestra la lista di tutti i bambini della classe e ha poi compilato gli inviti uno per uno. Tu allora pensi subito che questa mamma sia un caso disperato, ma sei sulla brutta strada.
La prima volta infatti resti colpita, quasi commossa. Coinvolgi tuo figlio: "Uh guarda, non hai neanche cominciato che già t’invitano ad una festa, che bello!" La settimana successiva, alla seconda busta resti invece perplessa. Dalla terza settimana in poi infine cominci a declinare "uh sorry, domenica abbiamo dei commitments." "Uh sorry, mercoledì c’è un altro party." "Uh sorry, quella settimana siamo in Italia…" Da quel momento l’anno scolastico proseguirà in un susseguirsi di sotterfugi e piani strategici: ti recherai a scuola col passamontagna; porterai tuo figlio tardi quando le altre mamme se ne saranno andate; fingerai raffreddori, morbilli e varicelle. Purtroppo gli inviti ai parties sono come gli zombie: a volte ritornano. Nulla puoi contro le mamme bioniche. I party invitésciòn ti raggiungeranno da una tasca della giacca (dove te li infilano quando sei distratta), da dentro il cestino del pranzo del bambino; da sotto la porta di casa, per posta. Le mamme bioniche ti rincorreranno per la strada, t’incontreranno al mercato, fingeranno di frequentare lo stesso parrucchiere. Non c’è scampo. Almeno diciotto di quei ventinove parties non li riuscirai ad evitare. Improvvisamente, quella che consideravi una vita già piena d’impegni la ricorderai come una vita vuota. Mattinate dedicate alla ricerca dei regali, la carta per incartarli, i biglietti d’auguri specifici per sesso, età e gusti del bambino. E poiché i bambini inglesi non hanno il carnevale, che fanno? Si mascherano tutto l’anno. Feste rigorosamente a tema: Jungle Disco, Pirates and Fairies, Book characters, Zoo Party, Star Wars, Doctor Who, Dinosaurs. Gli armadi si riempiono di travestimenti d’ogni tipo. C’è da impazzire.
Il mondo dei kids parties poi non conosce barriere socio-economiche. La mamma bionica può avere un reddito stellare o vivere nel locale Council Estate con sussidio di disoccupazione e assegni familiari. Per le feste dei bambini non si guarda a spese: si affittano locali, impianti quadrifonici, scenografie, disc jokey, giocolieri, clown, saltimbanco, pattinatori, mangiatori di fuoco, burattinai. Milioni di palloncini in un’orgia multisensoriale. Cibo a zero valore nutritivo ed esponenzialmente nocivo che trasforma i bambini in Pacman impazziti, facendoli schizzare da un lato all’altro della sala senza controllo, bombardati dalla cacofonia delle loro stesse grida, musica, colori e zuccheri.
Ventinove regali vengono ammonticchiati in un lato della sala e tu ti chiedi dove mai la metteranno poi tutta quella roba: la buttano? Sapranno mai chi gliel’ha data? Ma una settimana esatta dopo la festa l’assurdo ti coglierà alla sprovvista: riceverai infatti una seconda busta che conterrà un biglietto di ringraziamento con allegata una foto del bambino con in mano il giocattolo che gli hai comprato. A quel punto cadi in trance. "Mamma, cos’hai?" "Niente, niente, caro, tutto bene." Le cyber mamme infatti portano a casa tutti i regali, prendono nota di ciascun regalo e chi glielo ha dato, poi piazzano il bambino in un angolo e gli mettono in mano un giocattolo alla volta, Cheese! scattano la foto e ripetono l’operazione ventinove volte. Poi stampano le foto ad una ad una, scrivono i biglietti di ringraziamento individuali del tipo: Thank you very much for the splendido salvadanaio rosa a forma di maialino che mi hai regalato, l’ho messo sul terzo scaffale della mia libreria così lo guardo tutti i giorni. Love… Ormai hai una crisi esistenziale, perché con tutto il bene che vuoi ai tuoi figli, tu piuttosto che fare una cosa del genere ti faresti amputare entrambe le braccia.
Ma il vero fiore all’occhiello dei kids parties sono le famigerate party bags. Vengono date alla fine della festa in ringraziamento agli invitati. All’interno contengono solitamente una matita e una gomma da cancellare (che il bambino raramente usa perché ha solo tre anni), delle parole crociate (a chi le diamo? Alla nonna?), un palloncino (che fai sparire subito perché pericoloso), oggettini di plastica stile sorpresa dell’uovo kinder che per mesi finirai per ritrovare sotto ogni letto e armadio. Infine, dulcis in fundo, la torta. Ecco, per qualche illogico recondito motivo che nessuno è ancora riuscito a spiegarmi, i britannici hanno un’abitudine la cui irrazionalità potrebbe essere soggetto di studi approfonditi. Dopo che il bambino ha spento le candeline non fanno come detta il buon senso e la logica del resto del pianeta, vedi tagliare la torta e darla ai bambini. No. Loro no. Ai bambini la torta gliela fanno solo vedere. Poi avvolgono ogni fetta in un tovagliolino e la infilano nella party bag che ti consegnano all’uscita. Come a dire: adesso toglietevi dai piedi e se proprio la volete ‘sta torta mangiatevela a casa vostra.
Naturalmente nel tragitto verso casa la torta si dissolverà all’interno della busta facendo un’unica poltiglia con il resto del contenuto. Una volta a casa, finirà in frigorifero dal quale tre giorni dopo transiterà direttamente nella pattumiera.