mercoledì 30 gennaio 2008

Politically incorrect

- Mamma…
- Sì, amore?
- Ricordi quando fratellino era nella tua pancia?
- Certo che ricordo.
- Stavo pensando, sai…
- Dimmi.
- Se stava dentro alla tua pancia… come ci era entrato?

Farfalle, fiori e api sono rigorosamente banditi. La curiosità del bambino va esaudita in modo appropriato, perché possa crescere libero da preconcetti e falsi tabù. La questione andrebbe dunque affrontata in modo sincero ed esaustivo, mostrando, se necessario, un libro di anatomia umana illustrato.
In realtà tale conversazione avviene inevitabilmente al ritorno dal supermercato: una busta rotta e salsa di pomodoro sulle scale, venticinque chili di spesa arpionati alle braccia, le chiavi smarrite al fondo di una borsa, l’infante nell’ovetto (ignaro della teoria delle poppate ogni tre ore) il cui grido sovraumano è arrivato a far vibrare gli anelli di Saturno. Non ultimo, l’inquisitore in questione non ha ancora quattro anni.
La risposta è delle più infime e vigliacche:

- Quando sei grande te lo spiega papà.

domenica 27 gennaio 2008

La mamma tetta instabile




La mamma tetta instabile è il tipo più comune. Tra tutte è la più volenterosa. Crede fortemente nell’allattamento al seno ed è pronta a qualsiasi sacrificio. Fin da prima di restare incinta ha già messo le cose in chiaro con tutti, marito, madre, parenti e amici: IO ALLATTERO’ AL SENO!!!
Purtroppo questo tipo di madre è caratterizzata da una produzione di latte assolutamente indecorosa. La montata (scarsa) le arriva poco prima della menopausa. Nel frattempo, malgrado che la mamma tetta instabile non abbia che poche gocce di colostro e un neonato più affamato d’un barracuda, gli esperti del settore le dicono di non, (ASSOLUTAMENTE NO, NIET, NEIN!!!) sognare manco per sogno di dare al bambino il latte artificiale (piuttosto la fame, piuttosto l’arsenico ma latte artificiale NO!) Da questo momento in poi, quello della mamma tetta instabile è generalmente un calvario senza fine. Dopo la prima sequenza di nottate insonni, pianti dell’infante (ormai ridotto ad una manciata di ossa) e crisi depressive della mamma, un caleidoscopio di persone intervengono a dire la loro: "sono coliche" (il pediatra), "è viziato" (la nonna), "è trascurato" (l’altra nonna), "è nervoso" (la zia), "fanno tutti così" (la vicina di casa). Quando la povera mamma tetta instabile, alla vista del bambino che si attacca e si ristacca piangendo disperato, decide di osare e dargli un "aggiuntina" (che lui prosciuga per poi crollare nel più beato dei sonni), verrà travolta da una marea di vituperi. Senza darsi per vinta, pur dormendo sette minuti a notte, le prova tutte: attacca il bambino ad una tetta col bostik, mentre si tira il latte dall’altra tetta; beve cinque ettolitri di acqua al giorno, tanto che cominciano a crescerle le squame; acquista una piantagione di finocchi; mangia sei bistecche a colazione e dodici polli per cena, chiede consiglio a Vanna Marchi e all’astrologo Omar. Malgrado gli sforzi però è sempre un passo indietro: se lei produce 20ml il bebé ha bisogno di 50, se lei arriva a 50 lui è già a 100 e quando infine dopo sforzi sovrumani che le fanno guadagnare il Premio Nobel della tetta lei arriva ad un impensabile 80ml, lui ha già superato i 200. A quel punto la mamma tetta instabile manda a**an*ulo la tetta e annega il figlio in una vasca di latte (artficiale).

mercoledì 23 gennaio 2008

La mamma tetta esagerata



Questa è una mamma molto comune. Ha una montata lattea pressoché immediata stile cascate del Niagara. Passa dalla terza all’ottava misura in tre quarti d’ora (tanto che al posto del reggiseno è costretta ad utilizzare due gru). Il latte le sgorga a fiotti da solo (la si riconosce oltre che dal balconcino prosperoso dalle patacche sul davanti del vestito). Sfortunatamente questo tipo di mamma arriva generalmente dotata di pupo altamente disappetente o incapace di attaccarsi o disinteressato alla tetta oppure tutti e tre i casi insieme. La mamma tetta esagerata fa di tutto per cercare di sbarazzarsi del latte. Impiega ore per ogni poppata per attaccare il figlio (il quale dopo tre ciucciate molla la presa e lei deve ricominciare daccapo). Pompa all’infinito ettolitri di latte che surgelerà nel suo freezer, in quello dei vicini, dei parenti, dell’ospedale. Surgelerà abbastanza latte da sfamare per un anno tutti i neonati del pianeta. Malgrado gli sforzi però la mamma tetta esagerata è incapace di evitare l’ingorgo. Le tette si fanno dure come palle da bowling, finché non le viene la mastite. Quando guarisce, il suo bebé ha imparato ad attaccarsi e gli è venuta finalmente fame.
Purtroppo però a lei è andato via il latte.

sabato 19 gennaio 2008

La mamma tetta calibrata



Questo tipo di mamma ha la montata lattea il giorno stesso in cui il neonato decide di avere fame. Produce non troppo latte, né troppo poco (riesce sempre a metterne un po’ da parte per far fronte alle emergenze). Ha tette non troppo grandi né troppo piccole che crescono di due misure (non una di più non una di meno). Ha capezzoli dalla forma perfetta dove l’infante impara subito ad attaccarsi senza problemi. E’ calma, serena, sempre sorridente ed arriva sempre dotata di un poppante calibrato che non ha mai troppa fame né troppo poca; cresce abbastanza ma senza ingrassare troppo; si accontenta quasi sempre e quando piange la mamma lo culla volentieri per ore e ore senza mai sentire la stanchezza. Perde i chili della gravidanza in tre settimane. Allatta esclusivamente al seno per quasi due anni e non le si vedono mai un paio di occhiaie. Questo tipo di mamma a differenza della mamma arcadico-bucolica esiste nella realtà. Purtroppo sarà sempre la vostra compagna di stanza in ospedale o vostra cognata o la vostra vicina di casa o quella che incontrate tutte le mattine al parco ma mai voi.

venerdì 18 gennaio 2008

Tette al vento



Bisognerebbe sempre fare come ha fatto la mamma, ma se la mamma apparteneva alla generazione delle "tette liberate"… che fare? Per la neo mamma della nuova generazione "tetta reintegrata" non c’è esitazione. I fatti parlano chiaro. Nuovi studi hanno dimostrato che se un’infante non ciuccia dalla tetta materna: a) avrà anticorpi paraplegici; b) svilupperà l’intelligenza d’un tacchino d’allevamento; c) peserà 180 chili all’ingresso della scuola materna; d) svilupperà un tale numero di allergie che entro il compimento del decimo anno dovrà vivere rinchiuso sotto vuoto dentro un sacchetto di soia.
"Allatterò al seno!!! " grida la nuova mamma. Nonostante che lei (come buona parte dei suoi coetanei figli di mamme liberate) abbia avuto un totale di tre raffreddori da quando è nata, sia sotto peso e non sia allergica neanche al vetriolo.
Allora si documenta. Sull’allattamento sa tutto: posizioni, dieta, orari. Fin dal terzo mese di gravidanza partecipa a corsi e seminari. Legge interventi su forum online. Entra in corrispondenza con esperte tettologhe. Chiede ad un’astrologa l’oroscopo del capezzolo. Come in economia, l’allattamento al seno funziona su un principio infallibile di legge di domanda e dell’offerta, tanto incrementa la domanda, tanto accresce l’offerta. Nella casistica delle neo-madri (come ci spiega la manualistica ad hoc) è infatti impossibile fallire: si farebbe parte di una non casistica irrilevante e non scientificamente provata (leggi: se non ci riesci sei una sega).
La neo mamma ha un’idea chiara dell’allattamento. Purtroppo è un’idea di tipo arcadico-bucolico con scarsissimo raffronto nella realtà (mamme/madonne che allattano armoniosamente infanti vigorosi e sempre sorridenti). Più comuni invece le mamme di cui parlerò nei prossimi post.

lunedì 14 gennaio 2008

Il mistero della procreazione - quinta parte



E così, eccoci al fatidico giorno, che non è mai il giorno prestabilito (mica che il pupo ci ha il calendario). Lei si sveglia con una lieve scossa vagamente rilevata dai sismografi biologici. Ne seguono dodici ore di forsechessì forsechenno. Dodici ore nelle quali la nostra si convince che i decantati dolori del parto non sono altro che una leggenda metropolitana promulgata dalle nonne al fine di terrorizzare le proprie nipoti e convincerle a votarsi alla verginità (e possibilmente a farsi monache). Ed è così che mentre se la ride, una scossa pari al nono grado della scala Richter la fa stramazzare al suolo a zampe per aria. "Ahi!!!!" dice. Due ore dopo in sala parto, scambiando l’anestesista per l’Arcangelo Gabriele, accoglierà Santa Epidurale, protettrice delle partorienti, come un dono celestiale.Il resto avviene in una coreografia da stadio: trombe, fumogeni, sventolamenti di bandiere, tifo assordante. Daidaidaidaidai spingi spingi spingi Daidaidaidaidai spingi spingi spingi
UEH!!!!!!!!!!!La gioia è incontenibile. L’effluvio di lacrime tale da richiedere numerosi salvagenti e l’intervento della protezione civile.
Il ritorno alla realtà avverrà solo di lì a pochissime ore, quando rimasta sola con l’infante in un braccio e un pacco di pannolini nell’altro, oscillando lo sguardo dall’uno all’altro, verrà colta dall’irrisolvibile quesito:
"E ADESSO COSA FACCIO???"

venerdì 11 gennaio 2008

Il mistero della procreazione - parte quarta

E’ a questo punto che lei diventa proprietà universale, entità multipla che si muove attraverso i consigli incondizionati altrui. Dal droghiere sotto casa al capo ufficio, dalla vicina alla collega ciascuno snocciola la sua in uno sproloquio a corrente continua di questofabenequestofamale, miraccomandomaseisicura, prendiquestoprendiquello, seipazzachetifamale e così via. Il tutto in contrapposizione a quelli che, nonstante il girovita inconfutabile, tra i corridoi dell’ufficio fanno deliberatamente finta d’ignorare. Incinta??? Mavà??? Giuro che non me n’ero accorto!!!
Intanto l’ospedale le consegna il pacco pre-natale. Uh che bello! fa lei che ancora crede a Babbo Natale. Lo apre alla ricerca di qualche bel libro illustrato e illustrativo. Macché. Dentro ci sono: una pubblicità di biberon, un minicampioncino di pannolino che non starebbe manco ad una bambola, tre coupon da compilare e spedire per divenire soggetti d’invio di ulteriori pubblicità ed aspirare in un fantomatico sorteggio per buoni d’acquisto in pappe e omogeneizzati, una pubblicità per uno shampoo per bambini, una lista di negozi pre-natale, una rivista che contiene mezza pagina d’informazioni e 76 di pubblicità, un buono sconto per un ciuccio (a patto che si acquistino nello stesso luogo: carrozzina, seggiolino, bagnetto e set di teli-spugna), un campioncino di crema anti-smagliature con cui riesce a spalmarsi sì e no un’unghia. E’ da quel momento che lei dà avvio ad un’interessante conversazione con il nascituro in cui gli spiega il grande miracolo della niùeconomi: questo enorme tentacolo di progresso economico globale capace di fotterti fin da dentro all’utero materno.
Ed eccoci finalmente a trenta settimane. Comincia il conto alla rovescia. La fame non diminuisce, la digestione diventa un’impresa cosmica. Alcuni succhi gastrici spediscono una delegazione a patteggiare un grado minimo di tolleranza pro-acidità lamentandosi dell’ambiente di lavoro inadeguato (lo stomaco è infatti stritolato tra un piede del pupo, tre costole e l’esofago). Tramite patteggiamento si raggiunge un compromesso approvando una risoluzione di scala mobile dei pasti con ruttone finale. Intanto il pucci-pucci-picci-picci ha raggiunto dei vertici da collana Harmony. Rivoli di zucchero filato e miele inondano la casa, tanto che alcuni eserciti di api sono appostate alle finestre a fare le bave. Solo ad avvicinarsi a questo lui e questa lei c’è da restare appiccicati. Neanche a Disneyworld si vedono volare nell’aria così tanti cuoricini.
Nel corso di questa fase, lei è passata dal pianto alluvionale alla risata perpetua, continua e generalmente assolutamente ingiustificata. Non ride, deflagra. Ride praticamente per tutto e ride così tanto da contagiare chiunque le stia accanto convinto di girare con una parrucca ed un naso di plastica. Solo quando la risata raggiunge livelli preasfittici e convulsioni da far temere un travaglio anticipato il tutto rientra nei ranghi come se niente fosse…
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giovedì 10 gennaio 2008

Il mistero della procreazione - parte terza


Giunti alla sedicesima settimana le alzate notturne sono salite a quattro: una perché deve fare pipì, un’altra perché ha fame, un’altra ancora perché le scappa un’altra volta e infine una quarta perché tanto non riesce a dormire e allora nel letto che ci sta a fare?
Il menu quotidiano transita dalla singola portata a quella doppia, scivola rapidamente verso la tripla e fa un saltello sulla quarta. Intanto il carrello della spesa settimanale gravita tra le corsie incicciottendosi di pacchi, pacchetti, pacchettini e confezioni-emergenza: quelle dello spuntino mattutino, lo snack del buchino nello stomaco, il pranzo luculliano, la merendina delle tre, quella delle cinque e lo stuzzichino delle sei. La cena è quotidianamente anticipata alle sette e trenta per consentire il dolcetto delle nove e tamponare l’acquolina delle dieci. Ma questo pupo quanto mangia?
Il mistero della procreazione si fa sempre più fitto ma l’assenza di segnali rende il tutto vago e aleatorio. Non è tutto uno scherzo, vero? Sarà ancora lì? Non è che è uscito e non ce ne siamo accorti. Ma no, ti pare? E dove andava? Lui lì con l’oracchio teso. Toc toc… ci sei? Silenzio di tomba. Come se quasi ci si aspettasse già un ueue, un rigurgito o un ruttino, una cacarella o una pisciatina. Poi c’è il dramma delle definizioni. A questo punto si chiama ancora embrione od è già feto? Come se il passaggio dall’uno all’altro rappresentasse la prima di una lunga serie di promozioni esistenziali. Neanche è nato e già gli si appiccicano delle etichette.
Alla ventesima settimana arriva un altro sguish e un altro sguash. Click! e lui è sempre lì. Meno male. Si stiracchia tranquillamente e già si ciuccia il pollice. Di già??? Ha l’aria di chi già la sa più lunga di te, e laggiù nel profondo di quell’oceano amniotico. Basta un’occhiata per capire quanto la vita ci stordisca, perché laggiù in quel mondo prenatale anche noi, tanto tempo fa, eravamo i padroni del mondo.
Lei è in crisi mistica ogni mattino. I calzoni acquistati da due settimane che indossava il giorno prima già non le stanno più. Che mi metto??? Ma che ‘sta pancia è cresciuta in una notte? Nel reparto pre-maman sono contemplati abbigliamenti solo dal settimo mese in su. E al quinto e al sesto? Si ottempera con pre-maman a triplo risvolto versione ondulatoria, rabberciati con spille da balia e legacci stile sacco di patate. Lui insiste che lei è bellissima, nel frattempo, con la gioia nel cuore, le dice che è ingrassata come una botte come se fosse il più bel complimento del mondo. Il mistero della procreazione. Improvvisamente, ad unanimità interplanetaria, ciccio diventa sinonimo di bello. Lei fa finta di credere di essere una specie di Venere del Botticelli mentre contempla un barattolo di nutella stravolta dall’irrisolvibile quesito: ci tuffo il dito dentro o no?
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martedì 8 gennaio 2008

Il mistero della procreazione - parte seconda

Fin dall’inizio questo lui e questa lei del mistero della procreazione non ci capiscono un accidenti. Eccoli qui, otto settimane d’embrione e sono già lì con l’enciclopedia Treccani dedicata ai processi di gestazione, come se per armare tutto quel gran casino biologico occorra una laurea in ginecologia. Invece niente. Solo a leggere del gran guazzabuglio in atto nel basso ventre viene l’asma. Armate di ormoni si sono barricate su postazioni irreprensibili producendo armamentari cellulari da far impallidire la Nato. Squadriglie amniotiche, sestiglie vitaminiche e squadracce proteiniche. E’ bastata una scintilla a scatenare una rivoluzione cosmica. Un colpo di stato gestazionale. Il corpo di lei è ormai presidiato. Mollare gli armeggi, lanciare le scialuppe. Si salvi chi può. Tutto al servizio di questo ciuccia energie che se ne sta bello tranquillo lì a fare le giravolte che gli pare, come se ci fosse sempre stato e non sia soltanto il frutto d’una casualità senza plausibile spiegazione logica. Perché sì, al diavolo la scienza, al diavolo la medicina, al diavolo i le illustrazioni sulla copulazione, la fecondazione e la riproduzione delle cellule. Al diavolo. C’è veramente qualcuno su questo pianeta che ci ha capito qualcosa? Se sì, si faccia avanti e lo spieghi a questo lui e questo lei (sguardi languidi e cervello all’ammasso) che non passa giorno che misurino i centimetri di circonferenza, assedino la bilancia, scattino foto all’ombelico non ancora completamente sicuri che là dentro ci sia veramente qualcuno. E se c’è, chi sarà? No, dico… stiamo scherzando? Un essere umano?
Ecco, supponiamo per assurdo che della procreazione non ne sapessimo niente e che di come nascano i bambini non ne avessimo la più pallida idea. Supponiamo questa ipotesi assurda della totale ignoranza. Ecco supponiamo questo, che qualcuno venisse e ci dicesse che i bambini crescono dentro ad una pancia per poi essere vomitati da una fessura tra le gambe. Ohibò, se non fosse che questa cosa strana se l’è inventata madre natura e ce l’ha consegnata lì come la cosa più logica del mondo ci faremmo sicuramente quattro sonore risate. Maddai!!! Quella del sotto il cavolo o della cicogna al confronto sembrerebbe una risoluzione dalla plausibilità vicina alla certezza matematica.
E’ solo alla dodicesima settimana quando una foto senza clicks, scattata mentre lei sta lì stringendo i denti per non allagare il lettino, una foto scattata tramite una macchinetta che fa sguish e sguash che il marzianino rivela finalmente al mondo la sua presenza. Piacere, io sono qui. Oplà! Il lui e la lei sbracciano saluti. Macché, è come guardare un pesce dentro un acquario. Mica che lui ti vede.
Il lui e la lei stringono la foto tra le mani, la scannerizzano e meilano in mondovisione, la spiaccicano sul desktop e se la rimirano ogni volta che accendono il computer, come se lui adesso fosse lì, parte di una realtà virtuale che di reale ha poco e niente. Frutto della fantasia. Eppure la bilancia mostra segni inconfutabili, il giro vita cresce a livelli esponenziali. E poi c’è lei che piange ad ogni ora del giorno e della notte. Perché mai piangi pucci-pucci-picci-picci? Non lo soooooo!!!!!!! Alle quattro del mattino lei è li che scruta il frigo alla ricerca di qualcosa di non identificabile. Passa in rassegna dal burro alla maionese, dal formaggio al latte, dalle uova al succo di frutta, dalla ketchup ai pomodori senza trovare niente. Niente di niente. Che ti va, pucci-pucci-picci-picci? Non lo soooooo!!!!! Hai fame? Non lo soooooo!!!!!!!! E giù lacrime da inondare la pianura padana.
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Il mistero della procreazione - parte prima

Il mistero della procreazione colpisce sempre all’improvviso. Non importa che il lui e la lei in questione si siano cimentati nei più fantasiosi tentativi da oltre un anno. Non importa che abbiano applicato calcolazioni trigonometriche sul rapporto spazio-temporale ovulazione-fecondazione, abbiano sincronizzato orologi, valutato temperature corporee e ambientali, calcolato l’angolazione giusta, il ritmo di durata e acceso nel frattempo qualche cero a Santa Lucia. Non importa. Allo scoccare del fatidico ventottesimo giorno lei tacerà e lui non chiederà nulla. Al ventinovesimo lei farà finta di niente e lui comincerà a fremere. Al trentesimo, lui si farà coraggio e finalmente accennerà "ancora niente?" Ancora niente, replicherà lei con un’aria di chi non si fa troppe illusioni. Due giorni di ritardo ed entrambi silenziosamente già cominciano a congetturare. Al trentunesimo lei dirà che prima di fare il test attenderà almeno il trentaquattresimo. In realtà, senza dire nulla, cederà il giorno successivo e con un ansia di trepidante attesa stile Armstrong un momento prima di posare il primo piede sulla luna, si recherà in farmacia e con pacata nonchalance (come si trattasse di pratica comune e ordinaria) chiederà un test di gravidanza tra il sorrisino augurale del farmacista e lo sguardo paternal-geometrico del cliente successivo ancorato sull’anulare sinistro (ha la fede o no?).
Ecco lì allora che non si sa se sono state le preghiere a Santa Lucia, la congiunzione astrale, la sincronicità bioritmica o semplicemente uno spermatozoo più ardimentoso degli altri che in eroica missione ha issato la bandiera in un gesto all’Hamburger Hill lasciandosi alle spalle i cadaveri dei compagni, eppure il miracolo è avvenuto.
Allora, fotografiamoli questo lui e questa lei nel momento rivelatorio costato tanta trepidante attesa, eppure strasognatamente ritenuto utopico fino alla visione dell’asticella blu. Espressioni inebetite, sguardi languidi, due crateri per bocca che non emettono alcun suono. Il mistero della procreazione ha anche questo di alquanto misterioso: comporta una regressione intellettiva dei futuri genitori pressoché automatica. In un lasso di secondi del dopo constatazione, le facoltà cerebrali si ritirano ad uno stato semi-lobotomico scivolando in una sequenza concentrica di pucci-pucci-picci-picci che durerà probabilmente fino al raggiungimento della maggiore età del nascituro. Non sono passate neanche ventiquattr’ore che pucci-pucci-picci-picci diventa la tiritera quotidiana. Buon giorno, amore. Pucci-pucci-picci-picci. Buon lavoro, amore. Pucci-pucci-picci-picci. Riguardati, amore. Pucci-pucci-picci-picci.
Un lui, una lei e l’altro, quello che se ne sta beato là dentro allo stato ancora embrionale, inconsapevole tanto dei pucci-pucci-picci-picci quanto del caro vita ed il terrorismo internazionale. Quello che naviga nel ciberspazio di un’astronave placentale e se ne sbatte pressoché di tutto. Occhi chiusi a navigare e fare capriole, rivoltandosi e piroettando, muovendo muscoli che non sa d’avere. Cibandosi di quello che passa il cordone. Il resto è mancia.
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Ma facciamo un passo indietro...


Esisteva un tempo bucolico, il tempo in cui sedevamo comodamente in poltrona a leggere un libro, il tempo in cui l’unica vera problematica da affrontare con il partner verteva sulla scelta del film serale: stiamo a casa o andiamo al cinema? Due spaghetti a aglio e olio oppure ci facciamo una pizza fuori? Il tempo in cui ci prendevamo un buon caffè con un’amica e poi giù a parlare che era già passato il pranzo, la cena ed erano quasi le due del mattino. Un altro caffè? Ma sì, tanto domani è domenica.
Esisteva un tempo idillico in cui ci facevamo una doccia anche solo per rinfrescarci e sì… ricordate? Lo decidevate lì per lì. Ora mi faccio una doccia. E come per magia si faceva la doccia.
Era il tempo memorabile di quando avevamo tempo.
Poi, sublime luce, siamo state ispirate dal divino richiamo. Da allora ci siamo smarrite in un labirinto tanto misterioso quanto inestricabile, e da cui pare non ci sia più via d’uscita: è quello del mistero della procreazione.

C'era una volta Raperonzolo...

Il mio rapporto con la favola di Raperonzolo ha radici arcaiche. Se appartenete alla generazione che ascoltava le favole con i mangiadischi (sissignori, ho detto proprio i mangiadischi), allora capirete di cosa sto parlando. C’era la musichetta che partiva: "Di mille ce n’è, di favole da raccontar…" avete capito? Fa niente. Resta il fatto che i quarantacinque giri si trovavano in un risvolto dell'ultima pagina di una collana libri illustrati. Purtroppo io, essendo ultimogenita, i libri li avevo ereditati, e come spesso capita, le cose ereditate arrivano incomplete. Di Raperonzolo mancava il disco, c'era solo il libro, e io non sapevo leggere. Cercavo allora di capire di cosa parlasse guardando le figure, ma tutto restava vago e misterioso.
Il mio rapporto con la maternità è legato a doppio filo a questa favola: una storia intrigante ma fondamentalmente oscura.